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Chiesa di Santa Brigida: «celebriamo un nuovo inizio»

brigida

Un suono delicato ha accolto i fedeli varcando la soglia della chiesa di Santa Brigida a Piacenza, domenica 1 febbraio. Le corde dell’arpa, intrecciate alle voci del coro parrocchiale, hanno creato un’atmosfera celtica, dal sapore irlandese, capace di trasportare l’assemblea in un tempo di pellegrinaggio e di silenzio interiore. È così che si è aperta la messa solenne presieduta dal vescovo di Piacenza-Bobbio, mons. Adriano Cevolotto, nel giorno dedicato alla Patrona e in occasione dell’inaugurazione ufficiale della chiesa al termine dei lavori di ristrutturazione.

Luce e acqua

La celebrazione è iniziata con la liturgia della luce e dell’acqua, segni potenti di purificazione e rinascita, che hanno introdotto il senso profondo dell’intera giornata: non solo una riapertura architettonica, ma un vero “ricominciare” spirituale e comunitario. La chiesa, addobbata con colori primaverili, parlava visivamente di speranza, di germogli nuovi, di possibilità che tornano a farsi spazio. A dare il benvenuto al vescovo è stato don Paolo Capra, parroco di Santa Brigida, che nel suo intervento ha sottolineato il valore simbolico del momento. «Celebriamo un nuovo inizio», ha ricordato, ringraziando le tante persone che, con impegno e dedizione, hanno reso possibile la restituzione della chiesa alla comunità. Un pensiero particolare è andato a don Riccardo Lisoni, parroco precedente, assente per motivi di salute ma idealmente presente: «Ha sognato questo nuovo inizio», ha detto don Capra, annunciando la notizia delle sue dimissioni dall’ospedale proprio in giornata, interpretate come un dono della stessa Santa Brigida. Il tema del rinnovamento ha attraversato tutta la liturgia, richiamato dai segni della luce e da un riferimento al “nuovo battesimo”, come invito a riscoprire le radici della fede per guardare avanti. Un ringraziamento corale ha concluso l’intervento del parroco, rivolto ai fedeli e a chi ha accompagnato la comunità in questo percorso.

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Parola e gesti

Nell’omelia, mons. Cevolotto ha offerto una lettura intensa e profonda dell’evento, definendo la riapertura di Santa Brigida una vera e propria “parola del Signore”. «Dio parla attraverso la Parola e attraverso i fatti», ha affermato, riconoscendo nella chiesa restituita alla sua bellezza un dono non solo per la comunità pastorale, ma per l’intera città di Piacenza. Le testimonianze storiche del complesso risalgono al IX secolo e raccontano una lunga storia di fede, accoglienza e passaggio.

Santa Brigida, ha ricordato il vescovo, è da sempre legata alla storia dei pellegrinaggi: la chiesa e gli spazi adiacenti erano una sosta necessaria per chi, dal Nord Europa e dalle isole britanniche, si dirigeva verso Roma o la Terra Santa. Un luogo di riposo, di preghiera, di incontro. Ed è proprio da qui che mons. Cevolotto ha sviluppato il cuore della sua riflessione: la “beatitudine della sosta”.

In un tempo segnato dalla fretta e dalla corsa continua, il vescovo ha messo in guardia dal rischio di trasformare la velocità in un alibi. «Beato chi sa fermarsi per poter raggiungere la meta» - ha detto - invitando a riscoprire il valore del riposo come spazio in cui ritrovare Dio e se stessi, senza perdere il senso e la direzione del proprio cammino.

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Il tratto femminile del Vangelo

Il riferimento a Santa Brigida d’Irlanda ha arricchito ulteriormente l’omelia. Co-patrona dell’Irlanda insieme a san Patrizio e san Colombano, Brigida fu donna di conversione, fondatrice di monasteri, badessa dell’abbazia di Kildare per comunità maschili e femminili, segno di una responsabilità e autorevolezza riconosciute alle donne fin dalle origini. Un tratto “femminile” del Vangelo che, ha suggerito il vescovo, merita di essere recuperato e valorizzato anche oggi.

Riflettendo sulle Beatitudini del Vangelo di Matteo, mons. Cevolotto le ha definite il “manifesto” di Gesù: non una promessa di felicità rimandata alla fine delle sofferenze, ma l’annuncio che nessuna condizione umana – povertà, ingiustizia, mancanza di pace – può impedire a Dio di farsi presente e di donare la sua gioia. Una beatitudine possibile qui e ora, perché Cristo ha scelto di abitare ogni fragilità per amore.

La croce di Santa Brigida

Al termine della celebrazione, il vescovo ha donato alla comunità una croce di Santa Brigida, portata dall’Irlanda: segno di un miracolo attribuito alla santa e, insieme, espressione dell’amore di Cristo. Un gesto semplice e potente, a suggello di una giornata che ha intrecciato storia, fede e futuro, restituendo a Santa Brigida il suo ruolo di casa, sosta e ripartenza per tutti.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 2 febbraio 2026

Nelle foto, la celebrazione in Santa Brigida presieduta dal Vescovo in occasione della presentazione dei recenti restuari.

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