Un viaggio interiore verso la redenzione: il «Giubileo in alta sicurezza» porta quattro detenute in scena alle Novate

Per rimettere i propri peccati, nel 2025 tanti pellegrini si sono diretti a Roma, attraversando una delle tre porte sante. E, così facendo, si sono fatti cambiare dal viaggio, preparandosi al perdono divino. Un viaggio vero e proprio i detenuti non possono compierlo, e così un’importante occasione di redenzione a loro è preclusa. Sta proprio qui il senso del “Giubileo in alta sicurezza”, ideato dal drammaturgo Mimmo Sorrentino, docente di teatro partecipato, che permette alle donne recluse di esprimersi attraverso il teatro: la drammaturgia dello spettacolo racconta il viaggio, necessariamente interiore, nel femmineo che le porta verso la redenzione. Lo spettacolo arriverà anche a Piacenza, il prossimo 6 febbraio, alla Casa circondariale delle Novate. Andranno in scena quattro detenute che la scorsa estate sono state trasferite dalla Casa di reclusione di Vigevano a quella di Piacenza, affiancate dalle attrici professioniste Adriana Busi e Monica Garcia. Si potrà partecipare allo spettacolo solo su invito, nel rispetto della normativa vigente per il circuito dell’Alta sicurezza.
“Progetto coerente con gli obiettivi welfare della Fondazione”
L’iniziativa, proposta dallo stesso regista che l’aveva avviata a Vigevano, ha trovato subito terreno fertile a Piacenza grazie al direttore del carcere delle Novate Andrea Romeo e alla Fondazione di Piacenza e Vigevano. “Il carcere deve essere un luogo di qualità, in cui si produce arte” ha detto Romeo durante la presentazione dello spettacolo, il 26 gennaio. “È interesse di tutti che sia un luogo di qualità” ha fatto eco Roberto Reggi, presidente dell’ente di via Sant’Eufemia. “Questa produzione – ha proseguito – lavora sul progetto di vita di queste persone, coerentemente con gli obiettivi di welfare della Fondazione”. Il “Giubileo in alta sicurezza” rientra nel più ampio progetto “Educarsi alla libertà” promosso dalla cooperativa sociale Teatroincontro, patrocinato dai Ministeri della Giustizia e della Cultura e sostenuto dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano. Già attivo da diversi anni a Vigevano, il progetto finora ha prodotto spettacoli rappresentati in teatri stabili, di ricerca, in tante università italiane, che sono stati visti da oltre 12mila spettatori.
Chi fa teatro non delinque più
È risaputo che, statisticamente, nei detenuti che partecipano a percorsi rieducativi il rischio di recidiva si abbatte. Il risultato più importante ottenuto negli anni dal progetto, ha riferito Sorrentino, è proprio questo: nessuna delle detenute di alta sicurezza che vi ha partecipato è tornata a delinquere dopo la scarcerazione. “C’è anche un forte valore politico – ha detto Sorrentino – che sta nel contrasto alla criminalità organizzata. E la ricaduta è importante: il carcere, considerato fuori dalla città, è diventato un luogo di partecipazione culturale: grazie a questo progetto abbiamo registrato un aumento delle persone disposte a fare volontariato in carcere”. L’attività di Teatroincontro ha richiamato l’attenzione di molti studiosi, fra i quali Massimo Recalcati, Adolfo Ceretti e Nando Dalla Chiesa, che nel suo ultimo libro “La legalità è un sentimento” ha dichiarato che nella Casa di reclusione di Vigevano si è aperta una strada del tutto nuova di contrasto alla criminalità organizzata. Si sono poi ispirati al lavoro della cooperativa anche numerosi artisti, a cominciare dal regista Leonardo Di Costanzo per il suo celebre film “Ariaferma”, e poi Mario Martone, Maddalena Crippa, Arianna Scomegna, Donatella Finocchiaro e Bruno Oliviero che sul lavoro di Sorrentino ha girato il docufilm “Cattività” prodotto dalla Rai.
“Il teatro in carcere fa la differenza”
L’apertura del progetto di Sorrentino anche a Piacenza offre una continuità, preziosa per non interrompere il percorso riabilitativo, alle detenute che lo avevano già iniziato a Vigevano. Questo punto è stato evidenziato dal direttore del carcere delle Novate, Andrea Romeo. “È un’occasione anche per noi istituzioni per metterci in gioco e adattare i percorsi alle nuove esigenze”, ha detto. “Il teatro in carcere fa la differenza – ha aggiunto – lo porteremo avanti con esperienze variegate per dare un’opportunità al territorio, affinché si comprenda che la rieducazione non è solo diritto del detenuto ma un interesse collettivo”.
Francesco Petronzio
Pubblicato il 26 gennaio 2026
Nella foto, Andrea Romeo, Roberto Reggi e Mimmo Sorrentino.



