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Fol in Fest, svelato il tema: «Allenarsi alla risalita. La montagna tra Paradiso e Inferno»

Nuova edizione Fol in Fest 2026

La risalita dai propri inferni personali e da quelli che ci circondano e le probanti salite di montagna: è questo il parallelismo, dalla venatura dantesca, che tiene insieme l’edizione 2026, la quinta, del Fol in Fest, il festival della montagna che ha svelato il tema e il titolo di quest’anno: “Allenarsi alla risalita. La montagna tra Paradiso e Inferno”.

“Viviamo un tempo attraversato da molteplici “inferni” personali - smarrimento, solitudine, fragilità identitarie – e inferni storici – guerre, crisi sociali, disorientamento culturale. Non si tratta solo di eventi ma di condizioni diffuse che interrogano l’uomo nella sua capacità di orientarsi. In questo scenario, la proposta non è una fuga, ma un esercizio: allenarsi alla risalita”, spiega Massimo Polledri, direttore artistico del Fol in Fest che tornerà il prossimo luglio ospitato nei comuni promotori dell’evento, i più “montani” del nostro Appennino, Alta Val Tidone (capofila), Ferriere, Morfasso e Ottone.
“La montagna diventa il luogo simbolico e concreto di questo allenamento - continua Polledri - Non è uno spazio neutro: impone fatica, misura il limite, chiede decisione. Ma proprio per questo restituisce senso. Ogni passo verso l’alto è insieme sforzo e scelta, responsabilità e libertà”. Il riferimento a Dante Alighieri diventa quindi decisivo. Nel Purgatorio, la montagna non è solo un elemento geografico, ma una struttura morale: è il luogo della trasformazione possibile. Dopo la discesa nell’Inferno, l’uomo non è condannato a restare tale; può risalire, ma solo attraverso un cammino consapevole, graduale, personale. Non esiste scorciatoia”.

Con la definizione del tema e del titolo della nuova edizione, il Fol in Fest ha approvato anche la predisposizione di un nuovo bando rivolto ai giovani. Dopo la positiva esperienza dello scorso anno, che grazie alla collaborazione con Università Cattolica, scuole superiori tra cui l’Istituto Volta della Val Tidone e il Mattei di Fiorenzuola, Banca di Piacenza e mondo imprenditoriale locale, permise ai partecipanti una ricerca su possibili start up legate alla montagna, quest’anno l’obiettivo è rivolto a un approfondimento letterario sui temi della montagna come categoria simbolica e culturale, della salita quale fatica, libertà e responsabilità e della valorizzazione del rapporto tra territorio, comunità e identità. Il bando, che resterà aperto fino al 20 novembre 2026, è rivolto a studenti universitari e delle scuole secondarie di secondo grado, in forma singola o in gruppo, ai quali è richiesta la predisposizione di un testo argomentativo originale in questi ambiti disciplinari: filosofia e letteratura, teologia, scienze sociali e politiche, studi territoriali e urbanistici, antropologia e cultura della montagna.
Gli elaborati, della lunghezza compresa tra 25.000 e 60.000 battute (spazi inclusi) in lingua italiana, dovranno essere inviati all’indirizzo mail in formato Pdf. Quelli ammessi saranno valutati dal Comitato Scientifico del Fol in Fest che proporrà una graduatoria stabilita sulla base dei criteri di originalità, rigore scientifico, coerenza con il tema, capacità di integrazione tra dimensione dantesca e contemporanea. Ai più meritevoli sarà assegnato un premio in denaro del valore di 1000 euro (sezione università) e 500 euro (scuole secondarie di secondo grado).

Nella foto, la presentazione dell'evento.

Pubblicato il 12 maggio 2026

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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