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Dalla Fondazione Invernizzi cinque premi per la ricerca che fa bene al futuro dell'agroalimentare

5 premiatifondazione invernizzi

Si è tenuta il 24 marzo presso la sede di Milano della Fondazione Invernizzi, la cerimonia di assegnazione delle Borse Portus 2025, l'iniziativa con cui la Fondazione Enrica e Romeo Invernizzi sostiene ogni anno la ricerca scientifica dei dottorandi Agrisystem dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza-Cremona. Cinque borse di studio da 5.000 euro ciascuna, assegnate sulla base di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali indicizzate con alto Impact Factor: è il bilancio della cerimonia che ha visto premiati Pier Paolo Becchi, Yuri Bellone, Filippo Del Zozzo, Hajar Salehi e Leilei Zhang.
Le borse finanziate dalla Fondazione Enrica e Romeo Invernizzi nell’ambito del Progetto Portus sono riservate agli autori di articoli pubblicati nel 2024 su riviste Scopus o Web of Science con alto Impact Factor, come primo o corresponding author.

«Questa giornata ha avuto più scopi» ha spiegato Paolo Ajmone Marsan, docente di Genomica Animale all'Università Cattolica e coordinatore del dottorato Agrisystem. «Premiare ufficialmente i cinque dottorandi che hanno svolto ricerche importanti, pubblicate su riviste di rilievo; presentare una nuova task force di dottorandi che si occupa di contrastare le fake news; ascoltare gli esperti in comunicazione scientifica». E con riferimento ai cinque premiati, Ajmone parla di nuovi protagonisti della ricerca, «il livello delle pubblicazioni sottolinea la qualità delle ricerche svolte nell’ambito del dottorato Agrisystem»: chi ha avuto questo riconoscimento, ha proseguito Ajmone «i vincitori sono stati scelti tra molti candidati ed hanno pubblicato sulle migliori riviste scientifiche del settore agro-alimentare. E per questo un grazie particolare va alla Fondazione Invernizzi, che supporta i dottorandi e stimola a migliorare sempre di più la qualità delle loro pubblicazioni».

«Questa giornata rappresenta per la Fondazione Invernizzi un momento importante, perché unisce il sostegno alla ricerca di qualità e la responsabilità di comunicarla in modo chiaro ed efficace - ha dichiarato il Professor Giuseppe Bertoni, presidente di Fondazione Invernizzi - Premiare questi giovani ricercatori significa riconoscere il valore del loro lavoro e il loro contributo alle sfide future dell’agroalimentare. Il confronto di oggi ci ricorda che non basta fare buona scienza: è necessario saperla trasmettere. In un momento segnato dalla disinformazione, costruire fiducia tra ricerca, filiera e società è fondamentale. Per questo crediamo che investire nei giovani ricercatori e nella comunicazione scientifica sia un aspetto decisivo per il futuro del settore».

Oltre alla premiazione, nel pomeriggio si è tenuto un evento scientifico con tre sessioni tematiche, tutte costruite attorno a una domanda scomoda: la scienza sa ancora parlare alle personeAlessandro Fantini ed Erminio Trevisi hanno aperto i lavori con casi concreti di comunicazione efficace (e fallita) su latte, carne, benessere animale e sostenibilità, portando in sala l'esperienza dei progetti IRCAF. Il messaggio era chiaro: quando la scienza abdica alla narrazione, il vuoto lo riempiono altri. 
A seguire, Marco Cattaneo con l'intervento “La divulgazione scientifica nell’era delle fake news”: come si racconta una storia scientifica mantenendo rigore e accessibilità? Cattaneo ha mostrato che la semplificazione non è una concessione alla superficialità, ma una competenza che si costruisce e che va difesa.
La terza sessione, “Comunicazione e percezione del consumatore”, ha visto Michele Paleologo affrontare le tecniche di comunicazione e l'organizzazione dei team, mentre Carlotta Lomeo ha presentato i risultati del brainstorming sulla disinformazione scientifica condotto dai dottorandi stessi: errori ricorrenti, trappole narrative, ma anche le contromisure che funzionano.
La ricerca di qualità non ha bisogno di essere difesa a parole. Ha bisogno di essere finanziata, riconosciuta, sostenuta. E ha bisogno di essere raccontata bene.

Nella foto, i dottorandi di Agrisystem dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza-Cremona, che hanno ricevuto la borsa di studio dalla Fondazione Invernizzi.

Pubblicato il 30 marzo 2026

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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