Menu
logo new2015 ok logo appStore logo googleStore

La pace che prende voce dai banchi di scuola

relatori profezie di pace

Può la pace nascere dentro la guerra? È la domanda emersa nella Sala “Amici dell’Arte” di via San Siro, lunedì 4 maggio, a Piacenza.
È attorno a questo interrogativo che ha preso forma “Profezie per la pace”, la mostra ideata e realizzata dagli studenti delle scuole superiori di Gioventù Studentesca, in occasione della 46ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli. Un progetto che resterà aperta a Piacenza fino al 10 maggio, ogni giorno dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19.

La consegna di papa Francesco

L’inaugurazione si è aperta con i saluti istituzionali del vescovo mons. Adriano Cevolotto e della sindaca Katia Tarasconi, a testimoniare una città che riconosce la cultura della pace. A coordinare l’incontro è stato Valerio Vinotti, di Comunione e Liberazione, che ha introdotto il cuore del lavoro degli studenti.
Il racconto parte da lontano, da Piazza San Pietro, il 15 ottobre 2022. In quell’occasione, durante un’udienza generale, Papa Francesco aveva rivolto al movimento di Comunione e Liberazione un invito preciso: offrire un aiuto concreto e “accompagnarlo nella profezia per la pace”. Non una formula astratta, ma una consegna. Gli insegnanti l’hanno raccolta e rilanciata nelle aule, trasformandola in un compito reale. Da lì, centinaia di ragazzi, in diverse città italiane, hanno iniziato a lavorare.

mostra pace pubblico

Gli artigiani della pace

Il punto di partenza è stato duro: la consapevolezza di vivere in quella che il Papa ha definito una “terza guerra mondiale a pezzi”. Numeri, conflitti, mappe: una realtà che rischia di schiacciare qualsiasi tentativo individuale. Ed è proprio da questa sproporzione che è nata la domanda decisiva: come può qualcosa di piccolo incidere su un male così grande?
Vinotti ha tracciato una distinzione efficace: da una parte gli “architetti della pace”, coloro che firmano trattati e decidono le sorti dei popoli; dall’altra gli “artigiani della pace”, uomini e donne comuni che costruiscono, giorno per giorno, relazioni diverse. È su questi ultimi che gli studenti hanno posato lo sguardo, andando a incontrare persone immerse nei conflitti eppure capaci di non lasciarsi definire da essi.
Le loro storie - raccolte e restituite attraverso video e testimonianze - sono il cuore della mostra. Racconti semplici, ma non semplicistici, che parlano di resistenza all’odio, di scelte quotidiane, di gesti minimi che tengono aperto uno spazio umano dentro la violenza.

Restare umani

A dare profondità al percorso è stato poi l’intervento del curatore Emmanuel Exitu, che ha accompagnato il pubblico dentro la tesi centrale dell’esposizione: la pace non è ciò che arriva dopo la guerra, ma qualcosa che nasce al suo interno. Non è un effetto di accordi firmati, ma una possibilità che prende forma nei cuori di chi rifiuta di cedere all’indurimento.
“Restare umani dentro la guerra è quasi impossibile”, ha sottolineato Exitu, indicando però anche una via: quella di una forza che supera l’uomo, di una presenza che entra nella storia e sostiene questa lotta interiore. La pace, in questa prospettiva, non è un progetto da pianificare, ma un dono che accade, spesso attraverso un incontro.

Non farsi inghiottire dal mare di odio

Le storie raccolte lo dimostrano. Come quella di un gruppo di rabbini che, in territori palestinesi dichiarati zona di guerra, raccolgono olive per conto di chi non può più farlo, salvando così il lavoro e la dignità di intere famiglie. O come esperienze italiane segnate dal terrorismo, dove, proprio nel punto più acuto del male, sono emersi gesti inattesi di riconciliazione.
Cristiani, musulmani, atei: le voci che compongono la mostra sono diverse, ma unite da un tratto comune: il rifiuto di lasciarsi inghiottire dal “mare di odio”. Perché, come ha ricordato Exitu, quel mare non è solo fuori: spesso nasce anche dentro ciascuno. La pace diventa allora una lotta personale, quotidiana, contro ciò che divide e indurisce il cuore.

proferzie di pace

Gocce di pace

Colpisce, tra tutte, la testimonianza riportata da Exitu, di una studentessa. Di fronte alle decine di guerre attive nel mondo, si era sentita inutile, quasi ridicola. Poi la scoperta: il suo cuore ha bisogno di queste “gocce” di pace. Non per cambiare subito il mondo, ma per restare umano. Tutto ciò suggerisce che, forse, il cambiamento non parte dai grandi equilibri geopolitici, ma da una decisione personale, fragile e tenace insieme.

Riccardo Tonna

Nelle foto, dall'alto, i relatori della mostra “Profezie per la pace”, il pubblico in sala  e i pannelli in espoizione agli Amici dell'Arte.

Pubblicato il 5 maggio 2026

Ascolta l'audio

Sottocategorie

  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

    Ascolta l'audio

    Conteggio articoli:
    5

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente