La Domenica delle Palme con tre dettagli

È da piazza Duomo a Piacenza, il 29 marzo, tra rami di palme e ulivi sollevati come segni antichi di pace, che ha preso avvio la Domenica delle Palme, memoria viva dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme. A guidare la celebrazione in cattedrale è stato il vescovo, monsignor Adriano Cevolotto, insieme alla Comunità Pastorale n. 1 che riunisce le parrocchie del centro storico. Attorno a lui, una folla tra cui molti bambini con in mano ramoscelli, ascoltando un racconto che ogni anno ritorna, eppure non è mai lo stesso.
Dalla piazza alla cattedrale
La processione si è snodata dalla piazza alla cattedrale, un cammino breve, ma denso di significato. Dentro, tra le navate, ha risuonato la Passione secondo Matteo: parole che attraversano i secoli e si depositano, ancora una volta, nel silenzio attento dei fedeli. È durante l’omelia che il vescovo ha invitato ad uno scarto interiore. “Il rischio - ha suggerito - è quello di sapere già come va a finire, come quando si rivede un film”. Una familiarità che può spegnere lo stupore, rendere opaca una settimana che invece, ha detto: “rivela il vero volto di Dio e il suo modo di stare accanto all’umanità”.
L’asina, il boccone e lo sguardo
Per riaccendere lo sguardo, mons. Cevolotto ha proposto tre dettagli, tre frammenti apparentemente marginali che diventano chiavi di lettura. Il primo è l’asina. Non un cavallo, simbolo di potere e conquista, ma un animale da lavoro, semplice, per di più preso in prestito. In quel gesto – ha spiegato - si manifesta un re diverso: povero, mite, lontano da ogni logica di successo immediato o dominio. È un Dio che non occupa spazi, ma li attraversa con discrezione.
Il secondo dettaglio è il boccone offerto a Giuda. Un gesto di riguardo, tipico dell’ospitalità, rivolto però a chi sta per tradire. Qui la logica si incrina: Gesù conosce, eppure ama. Non ritira il gesto, non si difende. In quell’offerta si rivela un amore che non dipende dalla risposta dell’altro, ma che si esprime comunque, nel rispetto e nel consiglio, anche davanti al rifiuto. Infine, lo sguardo. Quello che, nel Vangelo di Luca, Gesù rivolge a Pietro dopo il suo rinnegamento. Non un rimprovero, non una distanza. Uno sguardo cercato, voluto. Come a dire: “Io sono qui anche per te”. È il segno di un Dio che non smette di cercare, neppure quando viene abbandonato. Ne emerge - per il vescovo - un volto disarmante: un Dio “debole”, nel senso più umano e insieme più radicale del termine. Un Dio che non si impone, che non promette vittorie facili, ma che continua ad amare, sempre.

Attraversare la Settimana Santa
L’invito finale di mons. Cevolotto è semplice e insieme esigente: attraversare la Settimana Santa cercando un dettaglio, un frammento capace di aprire uno spiraglio di comprensione. Non tutto, non subito, ma qualcosa che resti… La celebrazione è proseguita con la liturgia eucaristica. I canti del coro interparrocchiale hanno accompagnato i riti della comunione, riempiendo la cattedrale di una solennità raccolta. Fuori, la città riprende il suo ritmo. Ma tra le mani, nei rami d’ulivo portati a casa, resta un segno. E forse, per qualcuno, anche uno sguardo nuovo.
Riccardo Tonna
Nelle foto, la celebrazione della Domenica delle Palme in cattedrale a Piacenza.
Pubblicato il 30 marzo 2026
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