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Messa Crismale: l’ora dell’amore

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La mattina del Giovedì Santo, il 2 aprile, nella Cattedrale di Piacenza la Chiesa di Piacenza-Bobbio si è ritrovata attorno al suo vescovo, mons. Adriano Cevolotto, per la Messa Crismale, uno dei momenti più intensi e identitari dell’anno liturgico. Con lui, sull’altare, il vescovo emerito mons. Gianni Ambrosio, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e i fedeli (qui il video).

Una Chiesa che si ritrova

Ad aprire la celebrazione è stato il vicario generale, don Giuseppe Basini, con parole che hanno subito dato il tono: gioia, gratitudine, comunione. La Messa Crismale non è solo un rito, ma il momento in cui la Chiesa locale si riconosce come corpo vivo, raccolto attorno al suo pastore.

Don Basini ha voluto esprimere un grazie concreto al vescovo Adriano, sottolineando la sua vicinanza alla diocesi, fatta di visite pastorali, ascolto e parole scritte alle comunità rinnovate. Un ministero che si misura nella prossimità, più che nei gesti solenni.

Un grido per la pace

Non è mancato un passaggio forte, quasi necessario nel tempo presente: l’appello alla pace. Richiamando l’insegnamento di Papa Leone, Basini ha ricordato con parole nette che Dio rifiuta la guerra, e che non può esserci preghiera autentica laddove le mani sono segnate dalla violenza.

Un messaggio che ha attraversato il silenzio dell’assemblea, trasformandosi in invocazione: per chi soffre, per chi è fragile nel corpo e nello spirito, perché nessuno si senta dimenticato.

Tra le intenzioni, un ricordo commosso per mons. Giuseppe Formaleoni, accompagnato nella preghiera nel giorno stesso del suo funerale, e uno sguardo al futuro, alle vocazioni: i giovani in cammino, i seminaristi del Collegio Alberoni, e l’annuncio dell’ordinazione imminente di Pietro Dotti, attesa per il 18 aprile.

Il tempo della memoria e della fedeltà

La celebrazione ha avuto anche il sapore della memoria. Gli anniversari sacerdotali hanno scandito il tempo di una fedeltà lunga decenni: dai 10 ai 70 anni di ordinazione. Una storia corale, fatta di volti e di vite donate. E poi il nome del decano, don Silvio Anelli: 104 anni di età, 82 di sacerdozio. Un’intera esistenza che diventa segno.

crisma

Alla scuola della lavanda dei piedi

Nell’omelia, il vescovo Cevolotto ha guidato l’assemblea dentro il mistero del Giovedì Santo, invitando a non separare ciò che la liturgia tiene unito: la Messa Crismale e quella “in Cena Domini”. Due momenti che trovano il loro centro nel gesto della lavanda dei piedi.

Una “scuola”, l’ha definita, riprendendo un’immagine cara alla riflessione ecclesiale: la scuola della Pasqua, dove ogni gesto contiene il tutto, e il tutto si svela passo dopo passo.

Il gesto di Gesù che si china a lavare i piedi diventa così la chiave per comprendere tutto: il ministero, la vocazione, la vita stessa. Non un simbolo distante, ma un’azione viva, che continua - ha detto il vescovo - sui “nostri piedi”, segnati dalla fatica, dalle fragilità, dalle strade sbagliate…

Lasciarsi amare

C’è un passaggio che ha attraversato l’omelia come un filo silenzioso ma decisivo: prima di servire, - per il vescovo - bisogna lasciarsi amare. Prima di chinarsi sugli altri, accettare che Cristo si chini su di noi. “Se non ti laverò, non avrai parte con me”: le parole del Vangelo diventano criterio di verità. “Non è l’efficienza a definire il ministero, - ha detto mons. Cevolotto - né il numero delle opere compiute, ma la capacità di riconoscersi bisognosi”. Da qui nasce uno stile: fatto di gesti concreti, di attenzione alle relazioni, di pazienza quotidiana. Un ministero che non si esaurisce nelle parole, ma prende forma nei dettagli, negli incontri, nella cura.

Una Chiesa che si china

Il Vescovo ha parlato di umiltà, anche di umiliazione, senza retorica. Ha ricordato che il servizio non è un atto eroico isolato, ma una ripetizione quotidiana, come quella di chi si prende cura degli altri ogni giorno. Ha quindi insistito su un punto decisivo: la reciprocità. “Abbiamo bisogno gli uni degli altri”. Nessuno è autosufficiente nella Chiesa. Lavarsi i piedi a vicenda - per mons. Cevolotto - significa riconoscere che la fragilità è condivisa, e che la carità non si pretende, ma si accoglie con gratitudine.

Il segno degli oli

Nel cuore della celebrazione, la processione degli oli: l’olio degli infermi, quello dei catecumeni e il crisma profumato. Segni antichi e sempre nuovi, destinati a raggiungere ogni comunità della diocesi.

Il vescovo ha benedetto gli oli e consacrato il crisma con un gesto carico di simbolo: l’alito sul vaso, segno dello Spirito che dà vita. Un momento di silenzio intenso, quasi sospeso.

Tra i presenti, anche un gruppo di cresimandi di Ponte dell’Olio: occhi attenti, testimoni di una Chiesa che continua.

L’ora dell’amore

“Un detenuto del nostro carcere - ha ricordato il vescovo - ha definito questo tempo l’ora dell’amore”. È forse questa l’immagine che resta: una comunità che si raccoglie, che ricorda, che rinnova, che si lascia interrogare. E che, almeno per un mattino, impara di nuovo a chinarsi sui piedi dei fratelli come Gesù.

Riccardo Tonna

Nelle foto, la messa crismale del Giovedì Santo in Cattedrale presieduta dal vescovo Cevolotto.

Pubblicato il 3 aprile 2026

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