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In 250 per Sammy: una vita donata

serata con i genitori di Sammy Basso al President

“Mamma, non piangere, fai un sorriso. In quel momento abbiamo capito che stavamo sbagliando a tenerlo sotto una campana di vetro e abbiamo iniziato a far vivere nostro figlio”. I genitori Amerigo Basso e Laura Lucchin raccontano che il loro Sammy era “zucchero e acciaio”, dolce e sempre in cerca di affetto e allo stesso tempo forte, coraggioso e determinato. Non si piangeva addosso, “non si è mai lamentato neanche quando stava male”. Così lo hanno ricordato i genitori, ospiti nella serata di giovedì 16 aprile al Teatro President di Piacenza nell’evento organizzato dal nostro settimanale in collaborazione con l’associazione Assofa e con la Famiglia Piasinteina, davanti a una platea di circa 250 persone fra cui il vescovo mons. Adriano Cevolotto. All’ingresso del teatro è stata allestita una raccolta fondi destinata all’Associazione Italiana Progeria Sammy Basso Aps.

A due anni la diagnosi di progeria
La vita di Amerigo e Laura cambiò drasticamente quando la genetista diagnosticò al figlio Sammy Basso la progeria, una malattia che causa un invecchiamento precoce. Fu detto loro che l’aspettativa di vita delle persone affette da progeria era di tredici anni e mezzo. Sammy visse fino a 28 anni, morì il 5 ottobre 2024 a causa di un malore improvviso, mentre si trovava a una festa. Fin da bambino, Sammy Basso è sempre stato consapevole della sua condizione e ha deciso di sottoporsi a test e sperimentazioni prima di iniziare a svolgere ricerca attiva. Non per sé stesso, perché “la malattia aveva già lavorato troppo su di lui”, ma per gli altri. “Sammy era un bambino che dormiva pochissimo – ricorda la mamma Laura – ci ha messo alla prova fin da subito, testando la nostra forza e pazienza. Già dai primi mesi ha iniziato ad avere qualcosa di particolare, ma i medici ci rassicuravano dicendo che erano cose che si sarebbero sistemate con la crescita. Il pediatra però a un certo momento si insospettì e ci consigliò di fare una visita genetica: Sammy aveva due anni e un mese quando gli fu diagnosticata la progeria. La genetista ci spiegò come sarebbero stati gli anni a venire e alla fine ci disse che non c’era una cura, consigliandoci di goderci Sammy finché ci sarebbe stato”.

“Mamma, fammi un sorriso”
La reazione di papà Amerigo e mamma Laura fu subito quella di proteggere il loro Sammy. “L’abbiamo messo sotto una campana di vetro, con la paura che potesse rompersi da un momento all’altro – racconta Amerigo – ma una sera, vedendo Laura piangere, le disse di fare un sorriso. È lì che abbiamo capito che stavamo sbagliando e abbiamo iniziato a far vivere nostro figlio”. “È stata una malattia molto dura, ma lui ce l’ha resa semplice – dice Laura – col suo modo di essere sempre felice, gioioso e aperto. Riusciva addirittura a ringraziare la progeria perché gli aveva dato la possibilità di fare esperienze, conoscere tante persone, incontrare etnie diverse. Averlo attorno era uno spasso”.

Sei un extraterrestre? Sì, lo sono
“Quando gli altri bambini gli chiedevano se fosse un extraterrestre, lui scherzando rispondeva di sì. Quando siamo stati sulla Route 66 negli Stati Uniti – racconta Laura – ha obbligato tutto il gruppo a fare una deviazione di 450 chilometri a Roswell, dove anni prima si diceva fosse caduto un ufo. Crearono un museo, la gente credeva davvero che ci fosse un legame con gli extraterrestri”. Sammy decise di fare uno scherzo. “Ha scelto il veneto come lingua aliena – prosegue la mamma – e il suo amico Riccardo faceva da interprete con l’inglese. Una signora lo scambiò davvero per un alieno e andò a chiamare gli amici. Da quel momento il museo iniziò a incrementare i propri visitatori”.

I genitori di Sammy Basso a Piacenza

La ricerca, non per sé stesso ma per gli altri
Ad aprire le porte della ricerca a Sammy fu Lino, cugino della sua maestra d’asilo che lavorava a Washington. “Ci fece da ponte con un’associazione americana che organizzava viaggi con bambini affetti da progeria, così andammo nella capitale statunitense per fare il primo incontro con genitori di bambini con la stessa malattia”, spiega Amerigo Basso. “Andavamo a casa di Lino – prosegue Laura Lucchin – che ci portava nei centri di ricerca, Sammy era molto curioso. All’età di quattro anni decise consapevolmente di dare un campione biologico a una dottoressa, a nove anni si sottopose alla prima sperimentazione clinica sostenendo fosse un treno che non sarebbe ripassato. Era convinto che quelle azioni non sarebbero servite a lui, ma sapeva che poteva fare la differenza per gli altri: si metteva al servizio per far avanzare la ricerca. A 22 anni è stato il primo paziente al mondo a sottoporsi a un intervento di sostituzione della valvola aortica a cuore battente, operazione che prima aveva studiato insieme al cardiochirurgo. Sapeva che c’era il 50% di possibilità che andasse male, ma era sereno perché nel caso sarebbe stata utile per gli altri. Sapeva che la malattia sul suo corpo aveva già lavorato troppo e quindi per lui era tardi”.

La fede in Dio
Laura e Amerigo hanno raccontato della profonda fede cristiana che animava Sammy, devoto a san Francesco d’Assisi, di cui “abbracciò la vita”. “Siamo una famiglia cristiana – spiegano i genitori – ma è lui che ha scelto di essere cristiano”. La mamma racconta: “Quando era bambino gli dicevo di chiedere a Gesù di farlo guarire, ma lui mi rispondeva che non l’avrebbe chiesto perché se il Signore lo aveva fatto nascere così, c’era un motivo: aveva sicuramente un progetto su di lui”.
La serata, condotta dalla giornalista Barbara Sartori, è proseguita con la testimonianza di Alberto Carenzi, 50enne pontenurese, consigliere di Assofa, che dalla nascita convive con una tetraparesi spastica che lo costringe a muoversi con i tripodi. Carenzi ha raccontato l’esperienza di chi, nella disabilità, affronta con speranza e fiducia le sfide della vita di ogni giorno. “Devo dire grazie alla mia famiglia e agli amici: le relazioni sono il motore di ogni vita – ha evidenziato –. È grazie alle relazioni che sono riuscito a realizzare tanti sogni, come il pellegrinaggio a Santiago de Compostela quando tutti mi dicevano che era impossibile”.

Una certezza “smontata”
“Questa sera siamo stati smontati in una nostra convinzione: che quel che conta è la salute – ha sottolineato il Vescovo nel suo intervento -. Sammy ed Alberto ci dicono che quel che conta nella vita è altro, che si può vivere pienamente anche facendo i conti con i limiti, che per altro abbiamo tutti. E ci dicono che da soli non si va da nessuna parte. Sammy nella lettera scritta agli amici – e letta durante il funerale – lo ha chiarito bene: non c’è nessuna battaglia da combattere, ma una vita da accogliere come dono”.

Concerto alla Sala degli Arazzi il 16 maggio
Prima dei saluti finali la presidente Afadi Fiorenzuola Federica Bussandri ha annunciato un evento, organizzato con Assofa insieme ad altre associazioni sensibili alla disabilità, che si terrà nella Sala degli Arazzi della Galleria Alberoni il prossimo 16 maggio. “Vi invitiamo tutti: sarà una serata in cui anche i nostri ragazzi metteranno a frutto i loro talenti”. Il ricavato andrà a progetti in cantiere sul territorio.

Francesco Petronzio

Nelle foto, alcuni momenti della serata con i genitori di Sammy Basso al teatro President. 

Ascolta l'audio

Pubblicato il 17 aprile 2026

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