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L'eucaristia tra i tavoli della Mensa Caritas

 messa alla caritas

Non è una chiesa, ma il cuore batte allo stesso ritmo. I tavoli allineati, il via vai discreto dei volontari: la Mensa della Fraternità della Caritas diocesana, in via San Vincenzo a Piacenza, il 22 aprile, si è trasformata per una sera in luogo di liturgia e di preghiera. Qui, dove ogni giorno si distribuisce pane concreto, pranzo e cena per chi ne ha bisogno, si è celebrato “L’Altro Pane”, l’eucaristia mensile nei luoghi della carità.

Di che cosa siete affamati?

A presiedere la celebrazione è stato don Pietro Doti, ordinato sacerdote appena quattro giorni prima, il 18 aprile. Volto giovane, emozione palpabile, ma anche familiarità: quella di chi, in quella mensa, non è estraneo. Amico e volontario della Caritas, don Pietro ha parlato a una comunità che conosce per nome e per storia. La sua omelia, semplice e intensa, ha preso le mosse dal capitolo 6 del Vangelo di Giovanni, il racconto della moltiplicazione dei pani. Ma più che sul miracolo, lo sguardo si è posato sulla folla: su quella fame che va oltre lo stomaco.
“Di che cosa siete affamati?” - la domanda di Gesù, rilanciata da don Pietro, ha attraversato la sala in silenzio. Una domanda che scava, che mette a nudo. Perché - ha spiegato - il rischio è fermarsi al segno, cercare in Dio solo una risposta immediata ai bisogni materiali, come la folla che lo paragonava a Mosè e alla manna nel deserto. Ma il pane dato non è il punto di arrivo: è un indizio. “Sono io il pane”- dice Gesù. E in quella dichiarazione, ha sottolineato il sacerdote, si nasconde una promessa più grande: quella di una fame più profonda, e di una pienezza che non si esaurisce.

La fame dell’uomo

Il cuore della riflessione si è spostato allora sull’uomo. Su quel desiderio ostinato, spesso silenzioso, di una vita piena, compiuta, eterna. Un desiderio che - secondo don Pietro - non va ridotto né addomesticato. “Accontentarsi di meno - ha detto - è quasi un’offesa a Dio”. Infatti - per i cristiani - non si tratta di un Dio che “sistema un po’ le cose”, ma un Dio che vuole salvare tutto: ogni frammento di vita, ogni fatica, ogni gesto seminato nel servizio. Tra i tavoli dove ogni giorno si combatte la fame reale, le parole hanno assunto un peso diverso. Perché qui il pane è necessario, ma non basta. Qui si vede quanto sia vero che la fame dell’uomo non è mai una sola.

Il bisogno di pienezza

Don Pietro ha invitato a custodire quel desiderio grande: non spegnerlo, non ridurlo. A vivere “al meglio delle proprie possibilità”, e a riconoscere negli altri - soprattutto nei più fragili - lo stesso bisogno di pienezza. Una preghiera, più che una conclusione: che il Signore mantenga vivo questo desiderio, e lo renda motore di servizio. La celebrazione è stata accompagnata dai canti del coro dei volontari Caritas, voci semplici, intrecciate come le storie presenti in sala. Alla fine, i ringraziamenti: per la presenza, per il cammino condiviso, ma anche per un segno concreto di affetto - la casula donata dalla Caritas, indossata da don Pietro nella sua prima messa a San Nicolò.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 24 aprile 2026

Nella foto, la celebrazione eucaristica alla mensa della Caritas presieduta da don Pietro Dotti.

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