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Consiglio pastorale: una Chiesa che cambia, ma non si arrende

scalabriniani23

C’è una fotografia che attraversa tutta la giornata del Consiglio pastorale diocesano, riunitosi sabato 9 maggio alla Casa Madre dei Padri Scalabriniani di Piacenza, in via Torta. È l’immagine di una Chiesa che perde numeri, fatica a parlare alle nuove generazioni, vede svuotarsi molte celebrazioni, ma continua a restare profondamente radicata nel territorio grazie a una rete silenziosa e tenace di laici, volontari, sacerdoti e comunità. La sala dell’incontro ha raccolto voci, dati, riflessioni e soprattutto interrogativi. Non tanto per fotografare una crisi già nota, quanto per capire da dove ripartire.

Dal business all’anima

Dopo il momento iniziale di preghiera e il saluto introduttivo, il cuore della mattinata è stato dedicato alla presentazione del settimo report “Dal business all’anima”, progetto nato dalla collaborazione tra Università Cattolica e Nuovo Giornale, ideato da don Davide Maloberti e Giuseppe Borea. A illustrare i risultati sono stati i docenti Paolo Rizzi e Barbara Barabaschi insieme a Gabriele Fugazzi, seminarista e analista programmatore. Il lavoro rappresenta una delle più ampie letture della realtà ecclesiale piacentina degli ultimi anni. Una mappa dettagliata delle 38 Comunità pastorali della diocesi, osservate nei loro cambiamenti sociali, religiosi e demografici.

Un volto diverso di Chiesa

Il quadro emerso è complesso. La diocesi piacentina conta oggi 404 parrocchie distribuite tra città, pianura, collina e montagna, all’interno di un territorio abitato da circa 295 mila persone. Ma il volto del territorio sta cambiando rapidamente: la montagna continua a spopolarsi, la città mantiene una maggiore vitalità, mentre cresce ovunque la presenza di migranti e di nuove appartenenze religiose. Anche la Chiesa cambia volto. I sacerdoti attivi sono 153, con un’età media superiore ai 63 anni. Aumentano gli incarichi affidati ai singoli preti, soprattutto nelle aree più periferiche, mentre cresce lentamente la corresponsabilità dei laici attraverso consigli pastorali, ministeri e koinonie. Ma il dato che più ha attraversato la riflessione è stato quello della partecipazione religiosa. In 26 Comunità pastorali su 38 diminuiscono i battezzati. Il calo non riguarda solo i territori in declino demografico, ma anche realtà in crescita. È il segno - ha evidenziato il report - di una trasformazione culturale profonda: la parrocchia non è più il centro naturale della vita sociale e la trasmissione della fede in famiglia si è indebolita.

pubblico al consiglio pastorale

Una Chiesa viva nella carità

Particolarmente eloquente il capitolo dedicato ai giovani. I bambini continuano a frequentare numerosi i percorsi dell’iniziazione cristiana: oltre 6700 ragazzi partecipano al catechismo e restano vive esperienze come Grest, oratori, sport e campi estivi. Ma dopo la Cresima avviene una frattura sempre più evidente. Tre adolescenti su quattro interrompono il cammino ecclesiale; tra i giovani, la partecipazione stabile riguarda appena 400 persone, quasi tutte concentrate in città. Un “crollo della tenuta”, lo definisce il rapporto, attribuendolo a fragilità educative, linguaggi percepiti come lontani, scarsità di accompagnatori formati e all’effetto acceleratore del Covid. Eppure, accanto alle fragilità, emerge anche una Chiesa sorprendentemente viva nella carità e nel volontariato. La rete Caritas resta capillare, sostenuta da centinaia di volontari. Gli anziani rappresentano oggi il volto più stabile della partecipazione ecclesiale. E proprio la solidarietà continua a essere uno degli elementi più riconosciuti e concreti della presenza della Chiesa sul territorio.

La pastorale degli adulti

La seconda parte dell’incontro si è spostata dal piano dell’analisi a quello delle prospettive. Introdotti da don Paolo Cignatta, vicario episcopale per il coordinamento degli uffici pastorali, i partecipanti si sono confrontati nei gruppi di lavoro sul tema della pastorale degli adulti, considerata una delle priorità decisive per il futuro della diocesi. Le testimonianze emerse dai gruppi hanno mostrato sensibilità diverse, ma una convinzione comune: occorre ripartire dagli adulti, dai genitori, dalla vita concreta delle famiglie, superando una pastorale limitata ai sacramenti dell’infanzia.

don cignatta e mons. Cevolotto

Avviare processi concreti

Su questo tema si è innestata la riflessione del vescovo mons. Adriano Cevolotto, che ha dato il tono all’intera giornata. Il presule ha insistito sulla necessità di una pastorale capace di intercettare le esperienze reali delle persone, evitando approcci puramente organizzativi o astratti.
“Non basta raccomandare azioni”, ha sottolineato il vescovo, indicando invece la necessità di avviare processi concreti e scelte missionarie. “L’obiettivo - riassumiamo le parole del presule - non è dire ai genitori cosa devono fare, ma suscitare negli adulti domande autentiche, facendo percepire la pertinenza del Vangelo dentro la vita quotidiana”.

Discepoli - missionari

Nelle conclusioni finali, mons. Cevolotto ha poi allargato ulteriormente lo sguardo, richiamando il ruolo del Consiglio pastorale come luogo vivo di discernimento e non semplice organismo consultivo. “La fede - ha ricordato - non riguarda gli altri, ma interpella tutti”. E ha richiamato il binomio caro a Papa Francesco dei “discepoli - missionari”: “non esiste missione senza discepolato, né autentico discepolato senza slancio missionario”.
Da qui anche un invito molto concreto: imparare a scegliere le priorità, evitando di disperdere energie nel tentativo di conservare tutto. Alcune attività, ha detto il vescovo, forse dovranno essere lasciate andare, per permettere a qualcosa di nuovo di nascere davvero.
Il prossimo appuntamento del Consiglio pastorale diocesano è stato fissato per il 6 giugno. Sarà un ulteriore passaggio di un percorso che la diocesi piacentina sente ormai decisivo: comprendere come abitare il cambiamento senza smarrire il cuore della propria missione.

Riccardo Tonna

Nelle foto, il Consiglio pastorale alla Casa madre dei Padri Scalabriniani.

Pubblicato l'11 maggio 2026

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