Menu
logo new2015 ok logo appStore logo googleStore

Chiama per nome
le tue tenebre

Dal Vangelo secondo Giovanni (9, 1.6-9.13-17.34-38 - forma breve)
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita;
sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco
e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”.
Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini

e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante,
dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?».

Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno
che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato,
il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.
Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato

la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo».
Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo

non viene da Dio, perché non osserva il sabato».
Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?».

E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco:
«Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?».
Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati
e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò,
gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose:
«E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù:
«Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».
E si prostrò dinanzi a lui.

La nostra vita e la Parola
vg12mar26Gesù vede. “Gesù vide un uomo cieco dalla nascita”: colui che non vedeva viene visto. Quell’uomo non entra semplicemente nel campo visivo di Gesù, ma diventa proprio oggetto dello sguardo di Cristo, viene guardato, conosciuto ed incontrato. Come dice sant’Agostino commentando un altro passo dei vangeli “fu visto e vide; ma se non fosse stato veduto, non avrebbe visto”. Mentre i discepoli sono in cerca di una spiegazione, indagano sulla causa della condizione di quest’uomo, Gesù guarda al fine, si sente chiamato, per l’incontro che ha avuto con quest’uomo, a compiere le opere della luce. Anche noi spesso rimaniamo incastrati in quella logica dei discepoli alla ricerca di un colpevole e, quando non lo troviamo negli altri, colpevolizziamo noi stessi. Gesù ha un altro scopo: quello di prendere il male e trasformarlo nel luogo dove si manifesta la sua salvezza e la sua misericordia. Egli è colui che è “venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi”. È cieco guaribile colui che riconosce di essere nelle tenebre; nonostante tutto quello che ha capito della vita, riconosce di non essere in grado di penetrare l’essenza della realtà. Quelli che vedono, quelli che già credono di vedere, sono chiusi alla luce che è Cristo, attaccati alla loro visione di sé, degli altri e del mondo.
La luce vera. Quest’uomo, che inizialmente sembrava semplicemente oggetto passivo dei discorsi e delle azioni di altri, gradualmente diventa protagonista sempre più consapevole di quello che gli è accaduto: è andato a lavarsi alla piscina di Siloe, che significa “inviato”, e così è divenuto lui stesso inviato, testimone fermo di colui che gli ha aperto gli occhi perché finalmente potesse vedere la luce che è Cristo stesso: “lo hai visto, è colui che parla con te” gli dice Gesù.
Proprio le obiezioni, le contestazioni, l’essere cacciato fuori sono per lui occasione di crescita nella fede. Colui che aveva passato la vita a chiedere l’elemosina per poter sopravvivere, incontra colui che gli dona piena dignità. Quella cecità incomprensibile agli uomini è stato il luogo in cui “la luce che splende nelle tenebre” (Gv 1, 5) non è stata “vinta dalle tenebre”. Tutto si gioca nell’apertura a quella luce vera che, come dice il prologo di Giovanni, il mondo non riconosce e non accoglie. Nella notte di Pasqua sarà accesa proprio quella luce vera nel buio della notte e la Chiesa risplenderà della gloria del suo Signore. Riconoscendo la nostra cecità, senza la pretesa di capirla, ci prepariamo all’azione di Dio perché faccia risplendere anche in noi la luce del suo amore.
Don Andrea Campisi

Pubblicato il 12 marzo 2026

Ascolta l'audio

Altri articoli...

  1. Riscopriamo il nostro battesimo - Commento al Vangelo di domenica 8 marzo 2026
  2. Il mistero di bellezza che c’è in ogni persona - Commento al Vangelo di domenica 1 marzo 2026
  3. Il tentatore è al lavoro - Commento al Vangelo di domenica 22 febbraio 2026
  4. Liberi da tutto, anche da se stessi - Commento al Vangelo di domenica 15 febbraio 2025
  5. La strada per non essere spenti e senza sale - Commento al Vangelo di domenica 8 febbraio 2026
  6. Le Beatitudini non sono un elenco di slogan - Commento al Vangelo di domenica 1 febbraio 2026
  7. Pescare le persone dagli abissi più oscuri - Commento al Vangelo di domenica 25 gennaio 2026
  8. Il problema dell’uomo è il peccato - Commento al Vangelo di domenica 18 gennaio 2026
  9. Dio va sempre oltre - Commento al Vangelo di giovedì 1 gennaio 2026
  10. Chi è al timone della mia vita? - Commento al Vangelo di domenica 21 dicembre 2025
  11. Gesù e quell’urto che destabilizza - Commento al Vangelo di domenica 14 dicembre 2025
  12. Peccato, cioè fallire il bersaglio - Commento al Vangelo di domenica 7 dicembre 2025
  13. Se Gesù mette a soqquadro la vita - Commento al Vangelo di domenica 30 novembre 2025
  14. Un re che non salva se stesso - Commento al Vangelo di domenica 23 novembre 2025
  15. La fine e il fine di tutte le cose
  16. C’è un’alternativa al culto del denaro - Commento al Vangelo di domenica 9 novembre 2025
  17. Non siamo in corsa verso il nulla - Commento al Vangelo di domenica 2 novembre 2025
  18. I dodici gradi dell’umiltà - Commento al Vangelo di domenica 26 ottobre 2025
  19. La preghiera per noi è solo un optional? - Commento al Vangelo di domenica 19 ottobre 2025
  20. Camminando si guarisce - Commento al Vangelo di domenica 12 ottobre 2025

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente