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Giubileo Giovani: ma la speranza è davvero l'ultima a morire?

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Ma la speranza è davvero l'ultima a morire? È con questa domanda nel cuore che 160 giovani sono partiti la mattina del 28 luglio dal piazzale della SS. Trinità, guidati da 15 accompagnatori, tra cui tre presbiteri: don Roberto Ponzini, vicario della stessa parrocchia, don Giuseppe Porcari di Borgonovo e padre Nicola Albanesi del Collegio Alberoni.
Ogni giornata iniziava con la proclamazione delle lodi mattutine e si concludeva con la celebrazione dell’Eucaristia nel pomeriggio: due capisaldi di ogni pellegrinaggio cristiano, strumenti privilegiati per un incontro autentico con il Signore. Ogni pellegrinaggio, infatti, ha una meta, e la nostra era l’incontro personale, intimo, con Dio.
La prima tappa, il giorno stesso della partenza, è stata a Bologna, presso la sede delle Missionarie di padre Massimiliano Kolbe. Dopo aver ascoltato l’esperienza di due missionarie, ci è stata raccontata la vita di padre Kolbe, frate cappuccino che ha donato la propria vita per amore di Cristo.
In serata siamo stati ospitati presso la casa di accoglienza Pastor Angelicus a La Verna.
La mattina seguente, recitando il Santo Rosario, abbiamo raggiunto a piedi il Santuario di La Verna, luogo dove si conservano reliquie di San Francesco e dove il santo ricevette il dono delle stimmate.
Nel pomeriggio ci siamo diretti ad Arezzo. Qui, divisi a coppie, siamo stati inviati per le strade della città ad annunciare il Vangelo, prendendo ispirazione dal brano dell’invio dei discepoli. Un’esperienza intensa, che ci ha preparati spiritualmente all’incontro con il Papa.
Il terzo giorno ci ha condotti alla basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, dove siamo stati accolti dai frati. Fra’ Aldo ci ha narrato con passione la vita di San Francesco. All’interno della basilica si trova la Porziuncola: piccola chiesetta dove Francesco comprese la sua vocazione, accolse Santa Chiara e ricevette il Perdono di Assisi.
Nel pomeriggio abbiamo raggiunto Assisi alta, dove abbiamo celebrato l’Eucarestia nella basilica di Santa Chiara, che custodisce il corpo della santa e il Crocifisso di San Damiano, lo stesso che parlò a San Francesco.
La mattina del 31 luglio abbiamo intrapreso il cammino verso l’Eremo delle Carceri, luogo francescano di ritiro spirituale dove San Francesco si ritirava in preghiera con i suoi fratelli.
Il giorno seguente siamo partiti per Roma. Al nostro arrivo ci siamo recati alla chiesa di Santa Galla, dove abbiamo celebrato l’Eucaristia con Monsignor Adriano Cevolotto, vescovo di Piacenza. È stata un’occasione preziosa per incontrare altri giovani della diocesi e vivere insieme un momento di comunione.
In seguito, ci siamo diretti alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, dove abbiamo attraversato la Porta Santa: un gesto significativo, simbolo del perdono e della preparazione spirituale all’incontro con il Santo Padre.
Siamo così giunti alla giornata più attesa del pellegrinaggio: l’incontro con Papa Leone XIV.

La mattina del 2 agosto abbiamo raggiunto Tor Vergata, insieme a migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo. Alle 20:30 è iniziata la veglia presieduta dal Santo Padre, un momento di profonda preghiera e raccoglimento. Abbiamo vissuto circa 40 minuti di Adorazione Eucaristica, in silenzio, davanti all’ostensorio utilizzato anche da San Giovanni Bosco e dal Beato Pier Giorgio Frassati.
La notte è trascorsa tra balli, canti, poche ore di sonno e qualche goccia di pioggia.
La domenica mattina ci siamo svegliati intorno alle 6.30, abbiamo fatto colazione e ci siamo preparati alla celebrazione eucaristica con il Papa. Il suo discorso ha toccato profondamente i cuori di tutti, concentrandosi sul futuro dei giovani: “Carissimi giovani, ha detto il Papa, aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo.”
 
L'incontro con Kiko Argüello

Un altro momento fondamentale del pellegrinaggio è stato lunedì 4 agosto, quando siamo tornati a Tor Vergata per incontrare Kiko Argüello, fondatore del Cammino Neocatecumenale, insieme a Carmen Hernández, salita al Padre nel 2016.
È stato un incontro vocazionale, in cui ogni giovane è stato invitato a rispondere alla domanda: “A cosa ti senti chiamato oggi?”
Sono stati circa 10.000 i ragazzi che si sono alzati concretamente per aderire alla vita consacrata o alla missione.
In particolare, per i fratelli e le sorelle del Cammino Neocatecumenale, questo è stato uno dei momenti più intensi, poiché ha visto nascere numerose vocazioni. “Se il Signore ci ha chiamato nella Chiesa è perché vuole che siamo il sale della società. Una società dove non c’è perdono, e questo fa soffrire tutti.”
— Kiko Argüello Gli ultimi giorni del pellegrinaggio sono stati dedicati alla visita del seminario Redemptoris Mater di Macerata e al Duomo di Loreto, dove abbiamo avuto l’opportunità di affidare una grazia alla Vergine Maria.
L’ultima tappa, prima del ritorno a Piacenza, è stata – come da tradizione – la visita alle monache del Monastero di Cartoceto, nella chiesa dedicata a Santa Maria del Soccorso. Torniamo ora alla domanda da cui siamo partiti:
“La speranza è davvero l’ultima a morire?”
Ora abbiamo gli strumenti, le esperienze, le parole e le testimonianze per rispondervi con certezza che sì, è davvero così. Spes non confundit: 
La speranza non delude.

Alice Giovanelli

Nella foto, il gruppo dei giovani delle parrocchie della Santissima Trinità e di Borgo Trebbia, durante la loro visita al Santuario francescano di La Verna.

Pubblicato il 10 agosto 2025

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