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Come guarire le ferite della vita con Gesù

Laura Pirotta


“Tra like, giudizi e aspettative, come gestire l’ansia oggi” è il titolo dell’incontro di domenica 26 aprile alle 17 nell’oratorio della parrocchia Santi Angeli Custodi di Piacenza a Borgotrebbia. Ospite, la psicologa Laura Pirotta, autrice del libro “Guarire le ferite dell’anima con Gesù”.
L’abbiamo intervistata.

Una direzione per la vita

Per iniziare, ci offre qualche nota su di sé
Sono psicologa del benessere e della crescita personale, counselor cristiana, docente e divulgatrice. Da anni accompagno persone - in particolare giovani e adulti - nella gestione delle emozioni, dello stress e delle dinamiche relazionali. Parallelamente svolgo attività di formazione e divulgazione, anche sui social e su YouTube, dove cerco di rendere accessibili temi complessi legati alla psicologia e alle neuroscienze applicate alla vita quotidiana.

Che specificità ha una counselor cristiana?
La specificità non è tanto nell’aggiungere qualcosa, quanto nel dare una direzione. Una counselor cristiana lavora sugli stessi strumenti psicologici, ma li inserisce dentro una visione più ampia della persona, che non è solo mente ed emozioni, ma anche senso, relazione e spiritualità. Significa accompagnare senza giudicare, ma anche aiutare a leggere la propria vita alla luce di un significato più profondo, dove fragilità e ferite non sono solo problemi da risolvere, ma luoghi in cui può emergere una trasformazione.

L’ansia

Quanto l’ansia è un problema per i giovani?
L’ansia oggi è una delle esperienze più diffuse tra i giovani, ma spesso è anche una delle più fraintese. Non è semplicemente “troppa sensibilità”: è il segnale di un sistema che vive costantemente sotto pressione. I ragazzi sono esposti a un livello di stimoli, aspettative e confronto continuo che le generazioni precedenti non hanno mai sperimentato in questa forma. Questo rende l’ansia quasi una condizione di base.

Sono più fragili dei coetanei di ieri?
Più che fragili, direi più esposti. I giovani di oggi hanno meno spazi di decompressione e più occasioni di confronto costante. Allo stesso tempo, però, hanno anche una maggiore consapevolezza emotiva e una maggiore apertura nel parlare di sé. Non sono più deboli: stanno semplicemente affrontando un contesto più complesso, con strumenti che devono ancora imparare a usare pienamente.

I social come amplificatore

I social sono una causa?
I social non sono la causa, ma un potente amplificatore. Amplificano il confronto, il bisogno di approvazione e la percezione di non essere abbastanza. Accanto ai social ci sono però altri fattori importanti: la pressione sulla performance (scuola, risultati, futuro), la paura del giudizio, relazioni sempre più instabili o ambigue, la difficoltà a tollerare frustrazione e attesa, L’ansia nasce spesso proprio dall’incrocio di questi elementi.

Da dove nasce il suo libro?
Il libro nasce dall’esperienza diretta con le persone. Dalle domande che tornano sempre, dai blocchi che si ripetono, dalla sensazione diffusa di sentirsi smarriti anche quando “sulla carta” sembra andare tutto bene. È nato dal desiderio di offrire un percorso che non fosse solo teorico, ma profondamente pratico: qualcosa che aiutasse le persone a pensare, sentire e agire più consapevolmente nella quotidianità.

Come si abbina la psicologia alla fede?
Psicologia e fede non si oppongono, ma lavorano su piani diversi e complementari. La psicologia aiuta a comprendere come funzioniamo, la fede aiuta a dare un senso al perché. Quando integrate, permettono un lavoro più completo: non solo stare meglio, ma anche orientarsi meglio. Non solo ridurre il disagio, ma costruire una direzione.

Le relazioni

Come Gesù guarisce le ferite dell’anima?
Gesù non guarisce partendo dal sintomo, ma dalla relazione. Nel Vangelo, la prima cosa che fa è vedere, ascoltare, incontrare. La guarigione non è solo un “togliere il dolore”, ma un restituire dignità, valore, identità. È un processo che passa attraverso l’incontro, la verità e, spesso, anche attraverso il tempo. Per questo, il suo messaggio continua a essere profondamente attuale: perché parla alla parte più profonda della persona.

Laura Caffagnini

Pubblicato il 18 aprile 2026

Nella foto, Laura Pirotta.

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Sottocategorie

  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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