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Piacenza e San Francesco, otto secoli di storia raccontati tra i libri del convento

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Nella Biblioteca del Convento di Santa Maria di Campagna, tra scaffali colmi di volumi e il profumo della carta antica, sabato 14 marzo, Piacenza ha ripercorso una parte importante della propria storia. Lo ha fatto attraverso l’incontro “Piacenza e San Francesco”, una conversazione che ha intrecciato ricerca storica, memoria locale e spiritualità francescana. A guidare il pubblico in questo viaggio è stato il diacono e studioso piacentino Franco Fernandi, autore di ricerche dedicate alla presenza dell’ordine francescano nel territorio. I suoi lavori, dal volume “Piacenza e Francesco d’Assisi, alla riscoperta della presenza francescana” del 2009 fino al recente “I Francescani a Cortemaggiore”, raccontano secoli di storia religiosa intrecciati alla vita delle comunità locali.

Quasi ottocento anni di presenza francescana

Il cuore dell’incontro è stato il rapporto tra Piacenza e la figura di Francesco d’Assisi. Un legame che, come ha ricordato Fernandi, dura da quasi ottocento anni: un anniversario importante che la città si prepara a celebrare tra pochi anni. Secondo lo studioso, l’impronta lasciata dai francescani nel territorio piacentino è straordinaria. “Le opere realizzate dai frati nella città – ha spiegato – non hanno paragoni con quelle di altri ordini religiosi presenti a Piacenza”. Un’affermazione che trova riscontro nella diffusione capillare di conventi, chiese e comunità nate lungo i secoli.

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Nelle foto, sopra, il pubblico presente; in alto, un momento dell'incontro
nel convento di Santa Maria di Campagna.


Le prime tracce dell’ordine in Emilia

Per comprendere l’arrivo dei francescani a Piacenza, Fernandi ha ricostruito brevemente il contesto dell’Emilia del primo Duecento. Nel 1211 o 1212 il primo compagno di Francesco, Bernardo da Quintavalle, fu inviato a Bologna, allora centro universitario di primaria importanza. Negli stessi anni si colloca anche un episodio legato alla tradizione francescana: il cosiddetto “miracolo del pane” compiuto da Francesco nel 1215 a Fidenza, all’epoca Borgo San Donnino.

Il rapporto tra Francesco e Bologna non fu sempre lineare. Nel 1220, tornando dal Medio Oriente, il santo evitò la città dopo aver scoperto che i suoi frati avevano accettato una casa di proprietà, scelta contraria alla regola della povertà. Solo l’anno successivo, il 15 agosto 1221, vi fece ritorno, tenendo una predica destinata a restare celebre in Piazza Maggiore.

Il passaggio di Francesco nel Piacentino

Se la presenza dei francescani a Piacenza è ben documentata, più incerta è invece quella di Francesco stesso. Non esistono infatti documenti che attestino con certezza un suo soggiorno in città. La tradizione orale, tuttavia, racconta che il santo avrebbe attraversato il territorio piacentino. Secondo questi racconti, avrebbe sostato a Travo, nell’oratorio di Santa Maria, e soggiornato nel convento di San Francesco a Bobbio. Episodi non comprovati dalle fonti scritte, ma che testimoniano quanto la figura del santo sia rimasta viva nella memoria collettiva del territorio.

L’arrivo dei frati e delle Clarisse

Gli storici collocano l’arrivo dei Ordine dei Frati Minori a Piacenza tra il 1228 e il 1230. Il primo convento sorse nell’area dove oggi si trova la chiesa di Santa Chiara, lungo lo Stradone Farnese, e portava il nome di Convento di San Francesco. Poco prima, nel 1229, era giunto in città anche l’ordine femminile fondato da Chiara d’Assisi: le Clarisse di Santa Chiara. La loro storia a Piacenza fu però segnata da continui spostamenti. Dal primo convento vicino all’attuale Piazzale Medaglie d’Oro, le monache furono trasferite nel tempo in diversi luoghi: da Sant’Agata a San Pietro, fino all’antica abbazia di San Sisto per decisione di Innocenzo IV. Un trasferimento che avvenne solo dopo oltre vent’anni di ritardi, probabilmente legati alle tensioni con la potente comunità benedettina.

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Nella foto, il diacono Franco Fernandi.

Santa Maria di Campagna, cuore francescano

La conferenza si è conclusa con uno sguardo al luogo stesso che ospitava l’incontro: la Basilica e il convento di Santa Maria di Campagna, da secoli legati alla presenza dei francescani. Qui visse anche Bonaventura Gazzola, figura di rilievo dell’ordine. E proprio questo luogo, simbolo della spiritualità francescana cittadina, ha conosciuto recentemente un nuovo capitolo: nel 2025 l’arrivo di una comunità missionaria proveniente dal Congo ha ridato impulso alla vita del convento e della basilica. Un segno di continuità che sembra riflettere lo spirito stesso della storia raccontata da Fernandi: una presenza che attraversa i secoli e che, tra ricerca storica e memoria condivisa, continua a far parte dell’identità spirituale e culturale di Piacenza.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 16 marzo 2026

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Sottocategorie

  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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