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Rinasce sulle note di Giuseppe Verdi lo storico mulino del Castellazzo appartenuto al Maestro

presentazione del progetto di recupero del castellazzo appartenuto a Giuseppe Verdi

Si è chiusa sulle note dell'Ave Maria, intonata nel Ridotto del Teatro Municipale dal soprano Laura Colombo con l'accompagnamento, al pianoforte, del direttore dell'Accademia Concertante d'Archi di Milano, Mauro Ivano Benaglia, la presentazione del progetto di valorizzazione del Mulino di Castellazzo - acquistato da Giuseppe Verdi nel 1875 nel territorio di Villanova d'Arda - ad opera dell'associazione "Verdi e le sue terre".
Un'iniziativa di promozione culturale e tutela del patrimonio storico legato alla figura del grande compositore che ha ricevuto, nel corso della conferenza stampa odierna, il plauso della sindaca e dell'assessore alla Cultura di Piacenza e Villanova, Katia Tarasconi e Christian Fiazza, accanto al vicesindaco di Villanova Emanuele Emani e alla direttrice della Fondazione Teatri di Piacenza, Cristina Ferrari. A coordinare gli interventi, il giornalista e musicologo Roberto Fiorentini, vicepresidente di "Verdi e le sue terre".
"L'acquisto del mulino del Castellazzo da parte della nostra associazione, nata da una passione condivisa tra amici - ha spiegato Fiorentini - è soprattutto un grande atto di amore verso Giuseppe Verdi. Di rispetto. Di riconoscenza per quello che il musicista ha fatto in queste terre piacentine non solo dal punto di vista musicale, ma soprattutto umano e certamente economico. Salvare questo immobile dalla completa distruzione, per noi, è dire un grande grazie a Verdi e dimostrare l'amore per la nostra terra, che nel nome del grande compositore delle Roncole può rilanciarsi dal punto di vista culturale e alimentare il volano del turismo".

La storia del Castellazzo

Castellazzo è citato in alcuni documenti che riguardano i possedimenti della famiglia Pallavicino. Fu Rolando II Pallavicino, in particolare, a costituire il ‘Corpo Comutativo’ e assegnarvi i quattro mulini dello stato Pallavicino. Nel 1778 fu predisposto un progetto per il restauro di questi fabbricati e nel 1875 quello di Castellazzo fu acquistato da Giuseppe Verdi. Si trovano altre citazioni dell’immobile nel 1867, quando il sindaco di Villanova scrisse al Ministero dei Lavori Pubblici appuntando: ‘Nel Comune di Villanova esiste il canale del Castellazzo con mulino e torchio da olio, che serva per l’irrigazione dei fondi del proprietario".
Nel 1877, inoltre, il Tribunale di Piacenza si pronunciò a favore del Maestro in una causa riguardante le acque del canale di Castellazzo (tuttora esistente), che serviva per irrigare i campi posti dietro a Villa Verdi. L’avvocato che lo assisteva era Gaetano Grandi di Piacenza, avo di Filippo Grandi.
Anche i tecnici della Soprintendenza hanno rimarcato il valore storico del mulino. Nel 2006, la relazione del funzionario Stefano Pezzoli lo cita "come segno tangibile della presenza del sommo musicista a un paio di km dalla villa di Sant’Agata’. E successivamente l'allora Soprintendente ai Beni Architettonici per le province di Parma e Piacenza, Luciano Serchia, scriveva di "un evidente valore ambientale dell’immobile attraversato dal canale del molino o del Castellazzo", definendone "indiscutibile" l’interesse culturale.

L'acquisizione del mulino di Castellazzo, rogitata il 16 aprile 2025, "è un'opera di mecenatismo culturale preziosa", rimarcano la sindaca Tarasconi e l'assessore Fiazza, che nel ricordare il successo della Trilogia Verdiana andata in scena al Teatro Municipale nel 2025 e il percorso intrapreso, in rete con numerose realtà del territorio, per il recupero dell'ex Albergo San Marco, hanno sottolineato la centralità di Verdi anche nel percorso di candidatura di Piacenza a Capitale Europea della Cultura per il 2033, evidenziando come l'impegno dell'associazione "Verdi e le sue terre" dia "un contributo importante nel valorizzare la figura del grande compositore non solo attraverso la musica che ne rappresenta l'eredità universale e senza tempo, ma anche celebrandone il legame con la nostra terra che fu, per il Maestro, fulcro dell'attività agricola e politica, casa e luogo dell'anima".
Dell'amore di Giuseppe Verdi per la sua terra ha parlato anche il vicesindaco Emani, ribadendo come ne derivasse, per il compositore, un equilibrio profondo, legato strettamente ai luoghi in cui visse per oltre cinquant'anni e riaffermando la necessità di un forte lavoro di squadra, senza campanilismi, per rendere omaggio come merita al Genio verdiano, patrimonio condiviso di cui l'associazione "Verdi e le sue terre" ha a cuore l'anima.
“Oggi non parliamo soltanto del recupero di un edificio storico, ma della restituzione di un pezzo autentico dell’anima verdiana", ha dichiarato Cristina Ferrari: "Quando si pronuncia il nome di Verdi il pensiero corre immediatamente alle sue opere immortali e ai grandi teatri del mondo, ma Verdi fu anche altro: uomo di terra, amministratore attento, innovatore agricolo. E il Mulino del Castellazzo rappresenta esattamente questa dimensione meno celebrata ma essenziale della sua vita. Con quest’iniziativa s’intende andare oltre la semplice conservazione del passato, per renderlo nuovamente capace di generare futuro”.

L’associazione "Verdi e le sue terre"  si è costituita il 16 dicembre 2025 come ente del terzo settore, con sede a Villanova sull'Arda. L'acquisizione dello storico "Mulino di Verdi", con il ripristino delle sue funzioni idrauliche e con la raccolta ed esposizione di documenti e testimonianze su Verdi agricoltore, nonché amministratore pubblico, è il cardine su cui si fonderanno le future iniziative, con l'obiettivo di promuovere mostre e convegni, creare percorsi guidati di visita alle cascine che furono del Maestro, all’Ospedale da Lui creato e a Villa Verdi in provincia di Piacenza, promuovendo inoltre ricerche specifiche, anche in collaborazione con le Università, nonché ulteriori attività di acquisto e riqualificazione di beni legati alla figura di Verdi.

Pubblicato il 25 maggio 2026

Nella foto, la presentazione al Ridotto del Teatro Municipale del progetto di recupero del mulino del Castellazzo appartenuto a Giuseppe verdi. Al tavolo dei relatori, da sinistra: la direttrice della Fondazione Teatri di Piacenza Cristina Ferrari, l'assessore alla Cultura del Comune di Piacenza Christian Fiazza, la sindaca di Piacenza Katia Tarasconi, il vicesindaco di Villanova d'Arda Emanuele Emani e Roberto Fiorentini, vicepresidente dell'associazione "Verdi e le sue terre". 

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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