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«Un mondo che scompare», mostra di Antonio Ferraroni a Fiorenzuola

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Sabato 4 aprile alle ore 17.00 nella chiesa della Buona Morte, in via Liberazione a Fiorenzuola d'Arda sarà inaugurata la mostra fotografica “un mondo che scompare” di Antonio Ferraroni.

La Dancalia, regione dell'Ethiopia ai confini con Eritrea e Gibuti, è molto tumultuosa e spesso si verificano scontri armati con altre forze. Chi si addentra in queste terre deve avere un apposito visto e deve essere scortato da guardie armate. In questa zona, abitata dal popolo Afar; nel 1975 si costituì il movimento ALF (Afar Liberation Front) con velleità indipendentiste, che solo nel 1990 raggiunse un accordo con il governo centrale di Addis Abeba.
Il lago Karum, situato nell'area detta Piana del Sale, ha un’altissima concentrazione salina e anche da lì, oltre che da cave a cielo aperto, si ricava il sale.
Siamo in una depressione che varia tra i 60 e i 90 metri sotto il livello del mare; il caldo intenso ed il riverbero della luce permettono di lavorare solo dalle prime luci del giorno fino a circa le 10 del mattino, ma è frequente trovare scavatori che lavorano durante la notte, approfittando del chiarore lunare.
Ogni squadra ha il proprio compito: i Tigrini Cristiani Ortodossi rompono la spessa crosta salina in grandi lastre; i mussulmani Afar trasformano queste lastre in mattoni, detti ganfur, il cui peso può variare dai 4 ai 6 kg ognuno, ricavandone oltre 200 in una giornata di lavoro.

Nel percorso espositivo si evince l’attività che ogni singolo uomo svolge per il sostentamento della propria famiglia e la sopravvivenza del gruppo tribale, adeguandosi a quello che offre la propria realtà in quanto a possibilità, risorse, clima, metodi di lavori, divisione dei ruoli in situazioni difficili e spesso durissime.
I cammellieri, con le loro carovane formate da dromedari o asini, arrivano di prima mattina nella piana, dopo un percorso di numerosi chilometri. Nella giornata spetta a loro il compito di sistemare il carico in perfetto equilibrio sui propri animali, carico che può arrivare fino ad un peso di 100kg sui dromedari più forti. Al tramonto le carovane, con gli animali legati in file indiana, lasciano la Piana del Sale e percorrono a ritroso il greto del fiume Saba, a tratti in secca, raggiungendo i magazzini di raccolta situati al villaggio di Berkale. Da qui, con mezzi meccanici, il prezioso materiale, fonte di sostentamento di tante famiglie, viene portato nella città di Makallè per essere commercializzato.
Tutto questo inizia a scomparire in parte rimpiazzato dalla meccanizzazione attuata da alcune compagnie minerarie, innescando la rivolta del popolo Afar che teme di perdere il lavoro.

Anche in questo inedito progetto fotografico, Antonio Ferraroni opera con particolare interesse verso l’indagine sociale. Nel servizio proposto l’autore presenta le immagini in Bianco e Nero “fine art” in disposizione tale da evocare un senso di tensione, senz’altro recepito dall’autore dalla situazione vissuta e con maestria trasmesso.
Ferraroni, come nelle precedenti mostre riesce a trasmetterci emozioni forti, ma sincere, senza artifici atti a creare spettacolarizzazioni, ma con grande partecipazione umana, senza giudizio e pregiudizio, sottolineando il gesto atavico che si tramanda immutato da generazioni per ottenere la migliore qualità di lavorazione del prodotto.
Si lascia all’osservatore di coglierne la fatica ancestrale e la tragica bellezza degli scenari che fanno da cornice a questa attività, in un bianco e nero che ne esalta la drammaticità.

La mostra, visitabile fino al 19 aprile 2026, seguirà gli orari di apertura:
Lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, sabato,domenica 10.00-12.00 e 17.00-19.00 - Giovedì 10.00-12.00
L'ingresso è, come sempre, libero e gratuito.

Pubblicato il 31 marzo 2026

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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