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Al PalabancaEventi il volto di Maria Cristina di Savoia tra fede e algoritmi

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Cosa hanno in comune un algoritmo di ultima generazione, capace di processare migliaia di dati in pochi istanti, e una giovane sovrana dell’Ottocento scomparsa a soli 23 anni? La risposta, sorprendente e magnetica, è risuonata tra le pareti della Sala Panini al PalabancaEventi di via Mazzini, dove il Convegno di Cultura Maria Cristina di Savoia ha presentato l’ultima fatica letteraria di Luciano Regolo: "Maria Cristina di Savoia - Servi Dio e tutto avrai dappoi". Non si è trattato di una semplice presentazione libraria, ma di un’operazione di "restauro storico e digitale" che ha saputo fondere fede, arte e avanguardia tecnologica. Ad accogliere il pubblico piacentino è stato infatti l’inedito contributo dell’Intelligenza Artificiale applicata alla storiografia: attraverso complessi calcoli iconografici, la tecnologia ha "risvegliato" il volto autentico della "Reginella Santa", permettendo ai presenti di incrociare lo sguardo con una figura che per troppo tempo è rimasta confinata in un’agiografia bidimensionale.

I Santi non invecchiano mai

A guidare questo viaggio nel tempo è stato Luciano Regolo, firma di spicco del giornalismo italiano. Con una carriera costruita su una solida gavetta e una formazione d'eccellenza, Regolo ha saputo unire il rigore della ricerca alla capacità divulgativa del grande cronista. Già giornalista a La Repubblica dal 1994 e direttore per sette anni di Famiglia Cristiana, l’autore ha portato a Piacenza non solo un libro, ma la testimonianza di un’evoluzione personale e spirituale che lo ha visto scrivere ben tre volumi sulla Regina delle Due Sicilie. "I santi non invecchiano mai, perché il loro legame con l’eterno li rende perennemente contemporanei", ha spiegato Regolo in un dialogo serrato con la Presidente del Convegno piacentino, Donatella Vignola, confessando come la sua stessa ricerca di un'intimità con Dio sia passata attraverso lo studio di questa donna straordinaria.

Ma la vera anima "investigativa" di quest'opera emerge in un dettaglio scientifico che riscrive la storia: la fine del mito della morte per setticemia post-parto. Grazie a un’analisi meticolosa delle fonti e alle memorie del medico di corte Gaetano Lucarelli, il libro rivela che a stroncare Maria Cristina fu una perforazione gastrica causata da una caduta accidentale. Questa scoperta medica trasforma il racconto in un’indagine storica moderna, dimostrando come la scienza possa oggi fare luce su zone d’ombra rimaste tali per quasi due secoli. Maria Cristina appare così come una figura dai tratti sorprendentemente vicini ai giovani di oggi, una sorta di "Gen Z" dell'Ottocento: nata in esilio, ostile ai matrimoni combinati e dotata di un piglio quasi manageriale nella gestione degli affari di famiglia, ha saputo restare coerente con la propria interiorità in un mondo di imposizioni dinastiche.

La presentazione è stata arricchita dai saluti di monsignor Celso Dosi e dall’introduzione di Rossella Beoni Bigli, che hanno tratteggiato il valore educativo della devozione mariana della sovrana. Come sottolineato da monsignor Dosi, il libro di Regolo evita facili semplificazioni, restituendo il ritratto sobrio di una donna profondamente consapevole del suo ruolo politico e sociale. Maria Cristina non fu una protagonista rumorosa, ma una forza silenziosa che influenzò la corte di Napoli attraverso la carità e un linguaggio educativo rivolto al popolo. L’evento, reso possibile dalla ospitalità della Banca di Piacenza, ha dimostrato come la storia possa diventare materia viva: il pubblico, incuriosito dall'uso dell'IA e dalle rivelazioni mediche, ha riflettuto su come questa "Reginella" continui a parlare al presente. In un'era dominata dalla velocità, la sua riscoperta offre una lezione di autenticità, provando che la vera regalità risiede, ieri come oggi, nella coerenza della propria anima.

Marco Grisoli

Pubblicato il 10 febbraio 2026

Nella foto, l'incontro al PalabancaEventi dei Convegni Maria Cristina di Savoia.

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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