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Goccia dopo goccia, per un oceano di pace

bambini

 

Tra i passi di chi attraversava il centro e le voci dei bambini, sabato 7 febbraio in piazza Cavalli, qualcosa si muoveva con discrezione ma decisione: un’idea semplice, quasi fragile, eppure ostinata. Costruire la pace, goccia dopo goccia. È da qui che ha preso forma “Goccia dopo goccia – Un oceano di pace”, la giornata di riflessione e preghiera promossa a Piacenza da Agesci, Azione Cattolica, Caritas Diocesana di Piacenza-Bobbio, insieme all’Ufficio Catechistico e al Servizio per la Pastorale Giovanile-Vocazionale della Diocesi, con il patrocinio del Comune. Una scelta non solo organizzativa, ma simbolica: abitare i luoghi del cuore della città – piazza Cavalli, Palazzo Gotico, la Basilica di San Francesco – per dire che la pace non è una questione privata né confinata dentro le chiese. È una faccenda che riguarda tutti, credenti e non credenti.

Workshop e attività

Il pomeriggio si è aperto alle 15 con un momento di accoglienza in piazza Cavalli. Sotto i portici, gli stand delle associazioni raccontavano una pace concreta, fatta di servizio quotidiano, ascolto, accompagnamento. C’era chi si fermava apposta, chi si avvicinava per curiosità, chi scopriva quasi per caso che la pace può avere molti volti e molte mani.

Poi i workshop, le attività, i gruppi di bambini e ragazzi a cui è stata affidata una bottiglietta d’acqua da riempire. Dentro, poche gocce d’acqua, aggiunte nel tempo, ogni volta che – nei mesi precedenti – si era riflettuto su un tema legato alla pace. Un gesto semplice, quasi infantile, e proprio per questo potente: «Poco alla volta, un passo dopo l’altro, goccia dopo goccia, si può fare il mare», hanno spiegato gli organizzatori. Un mare che non nasce da un’onda improvvisa, ma dalla pazienza condivisa.

Davanti a San Francesco

Nel cammino verso la Basilica di San Francesco, la giornata ha cambiato ritmo. Davanti alla chiesa, il vescovo Adriano Cevolotto ha introdotto la preghiera richiamando il Messaggio per la Pace di Papa Leone XIV del 1° gennaio 2026: la pace come principio che guida e determina le scelte. Non uno slogan, ma una bussola. Ha accolto e ringraziato ragazzi, genitori, animatori, catechisti, capi scout, per aver accettato l’invito a “essere pace” nel cuore della città, proprio nell’anno in cui si celebra l’ottocentesimo anniversario della morte di san Francesco d’Assisi, pellegrino di fraternità e di pace.

pace

Pace nelle nostre azioni

Dentro la basilica, tra canti e preghiere, le bottigliette sono state portate davanti alla Croce. Tante piccole quantità d’acqua, versate in un bacile. Un gesto condiviso, essenziale, che parlava più di molte parole. Nella sua meditazione, mons. Cevolotto ha dato voce a quel simbolo. Le gocce, ha detto, sono le persone, le azioni quotidiane, le scelte apparentemente minime che, unite, possono diventare un oceano di pace. Ma ha anche indicato con chiarezza i nemici della pace: la guerra, certo, ma soprattutto la rassegnazione e l’indifferenza. Quel “che cosa ci posso fare?” che spegne ogni responsabilità. Quel “girarsi dall’altra parte” che lascia solo chi soffre. La pace tra le nazioni sembra lontana, quasi irraggiungibile. Ma c’è una pace che riguarda ciascuno, ogni giorno: nei rapporti a scuola, in famiglia, nei gruppi, nel gioco. È lì che si misura la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Gridare per la pace - ha ammonito il vescovo - perde senso se poi si costruiscono divisioni, se si feriscono gli altri con parole e gesti. Anche il bullismo, chiamato senza mezzi termini “una forma vigliacca di guerra”, è stato nominato come negazione radicale della pace.

Ognuno una piccola goccia

Il messaggio finale è stato semplice e impegnativo insieme: ciascuno può seminare pace. Nessuno è troppo piccolo per farlo. Ogni gesto conta. La pace non è un’idea astratta, ma un principio guida che deve entrare nelle decisioni quotidiane. Per questo l’invito concreto: fermarsi ogni giorno e chiedersi che cosa ha costruito pace e che cosa no. Diventare luce. Essere, nel proprio piccolo, una goccia d’acqua nel deserto.

La giornata si è chiusa con un augurio che suonava come una consegna: “Buona pace”. Un saluto semplice, quasi disarmato, che però racchiudeva il senso profondo dell’iniziativa. Perché la pace, a Piacenza, sabato, non è stata solo invocata; è stata insieme vissuta e condivisa, goccia dopo goccia…

Riccardo Tonna

Nelle foto, l'iniziativa per la pace
Pubblicato il 9 febbraio 2026

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