Il ciclo di escursioni di "Val Tidone Lentamente" offre un nuovo appuntamento sabato 10 maggio nel territorio comunale di Pianello con la guida escursionistica ambientale AIGAE Giuseppe Noroni. Attraverso un itinerario ad anello con partenza e arrivo dalla località Case Gazzoli, i partecipanti verranno condotti alla scoperta di piccoli oratori, preziose tracce nascoste tutte da valorizzare. Il percorso, di circa 10 chilometri e adatto a tutti, si snoda tra i torrenti Chiarone e Tidone nel pregio delle semplici architetture rurali locali e nel suggestivo contorno primaverile delle colline valtidonesi, caratterizzato da vigneti e da ricca vegetazione dove, a passo lento, si potranno cogliere tutti i colori e gli odori che questa stagione può offrire. A seguire, merenda per festeggiare la fine dei lavori di restauro dell'oratorio settecentesco dedicato alla Beata Vergine Addolorata (complesso ex Casa degli Orsi di Gazzoli) di Case Gazzoli: bene tutelato e identitario del luogo che sarà per l'eccezionale occasione aperto al pubblico e dove si potranno nuovamente vedere i colori del Settecento all'interno dell'edificio.
Come partecipare
Grazie alla collaborazione con "Progetto Vita" l'escursione sarà cardio-protetta. Quota di partecipazione € 10 e comprende la completa organizzazione e la parte assicurativa. La quota comprende anche la merenda offerta dalla comunità di Case Gazzoli. L'iscrizione obbligatoria deve pervenire entro venerdì 9 maggio e l'escursione si svolgerà con un numero limitato di partecipanti. Tutte le informazioni dettagliate si trovano sull'evento Facebook oppure contattando direttamente la guida escursionista ambientale AIGAE Giuseppe Noroni tramite i seguenti riferimenti: telefono 3297265227 (anche WhatsApp) oppure tramite email info [AT] nomadgeography [DOT] com
Nella foto, l'oratorio di Case Gazzoli dedicato alla Beata Vergine dell'Addolorata.
Successo per l'evento “Val Tidone: i luoghi del sacro – Storia, cultura e devozione nelle pievi e nelle chiese minori” che si è svolto domenica 27 aprile tra cammino, convegni e musica, alla scoperta del patrimonio storico-religioso della vallata.
La passeggiata tra borghi antichi e vigneti
Al mattino e nella prima parte del pomeriggio, una passeggiata da Borgo Mulino Lentino alla Pieve di Stadera – eccezionalmente riaperta per l’occasione – ha coinvolto decine di partecipanti, grazie alla collaborazione con la Delegazione FAI di Piacenza. Il percorso, immerso nel paesaggio primaverile della Val Tidone, ha offerto scorci suggestivi tra vigneti, borghi storici, la Diga del Molato e il Sentiero del Tidone. Letizia Anelli, capo delegazione FAI, ha evidenziato la bellezza ancora poco conosciuta di questo territorio e ha ricordato le precedenti collaborazioni con l’Alta Val Tidone, tra cui le Giornate FAI del 2016, le visite al Giardino Botanico Caplez e a Caminata e ha evidenziato l’entusiasmo dei partecipanti alla passeggiata e l’importanza di camminare lentamente nel paesaggio per cogliere la bellezza autentica della Val Tidone.
Un viaggio nella storia religiosa della vallata
Nel pomeriggio, presso il Borgo Mulino Lentino, si è tenuto il convegno che ha dato il nome all’evento, segnando anche la prima uscita pubblica del neonato Comitato Storico Culturale Val Tidone. La presidente Simona Traversone, che ha ricevuto il testimone da Pietro Luigi Bonoldi, ha presentato ufficialmente il Comitato, composto da un gruppo eterogeneo per età e competenze: Pierluigi Bavagnoli (vicepresidente), Fausto Borghi (vicepresidente), Camillo Casaroli, Greta Cavallari, Canzio Ferrari, Vanessa Ferrari, Mirna Filippi, Cristina Garzella, Claudio Magri, Sandro Genesi, Gabriella Marazzi, Gianluca Misso, Giuseppe Noroni (presidente Via degli Abati), Daniele Razza. «Siamo uniti dalla passione per la storia locale – ha dichiarato Traversone – e in questi mesi abbiamo avviato progetti di ricerca, escursioni, raccolta di fonti storiche e attività divulgative. Il nostro obiettivo è diventare un punto di riferimento per tutta la Val Tidone, da Romagnese a Rottofreno, coinvolgendo le realtà locali in una rete di sinergia e valorizzazione condivisa». Il convegno, patrocinato dal Comune di Alta Val Tidone, dalla Provincia di Piacenza e dalla diocesi di Piacenza-Bobbio, ha proposto un viaggio nella storia religiosa della vallata, con uno sguardo alle pievi e alle chiese minori, simboli di devozione e identità. L’assessore Dotti, portando i saluti dell’amministrazione comunale, ha sottolineato l’importanza di custodire le radici storiche e spirituali del territorio, ricordando il ruolo fondativo dell’abate San Colombano e del Monastero di Bobbio. Gli interventi dei relatori hanno spaziato tra epoche e temi: Pierluigi Bavagnoli, storico locale, ha introdotto il tema delle pievi nel Basso Medioevo; Pietro Scottini (Archivio Storico Diocesano di Parma e Piacenza) ha illustrato le visite pastorali dei vescovi nei secoli XVI-XIX; Emilio Bardella ha approfondito la presenza del Monastero di Bobbio in Val Tidone durante l’età carolingia. Bavagnoli ha anche moderato l’incontro, rimarcando la volontà del Comitato di riportare alla luce il ruolo centrale di questi luoghi di culto.
Gli interventi dei relatori
I relatori hanno espresso vivo apprezzamento per l’organizzazione e per la grande partecipazione del pubblico. Emilio Bardella ha sottolineato il valore dell’iniziativa per la riscoperta dell’identità storica del territorio e delle sue radici medievali. Pietro Scottini ha ringraziato il Comitato per l’invito, rimarcando l’intreccio tra storia, cultura e devozione emerso durante la tavola rotonda. Pierluigi Bavagnoli ha ricordato la funzione centrale delle antiche pievi e l’obiettivo del Comitato di riproporne la memoria e la centralità. A impreziosire il convegno, anche gli intermezzi musicali di Maddalena Scagnelli e Franco Guglielmetti, che con salterio e fisarmonica hanno eseguito musiche tratte dall’Antifonario di Bobbio, dal Laudario di Cortona e il canto rituale La Santa Croce. In chiusura, il pubblico ha potuto degustare la “merenda del pellegrino” con il Batarò, prodotto De.C.O. di Alta Val Tidone, mentre i relatori sono stati omaggiati con prodotti locali offerti dal Comitato.
Nelle foto, in alto, il neonato Comitato Storico Culturale Val Tidone e i luoghi visitati in occasione dell'evento di domenica 27 aprile.
E’ stato pubblicato il bando del “Premio solidarietà per la vita Santa Maria del Monte”, che viene assegnato, come sempre, l’ultima domenica di giugno (quest’anno sarà il 29 del mese). Giunto alla 35ª edizione, è patrocinato dalla Banca di Piacenza ed è nato per valorizzare la tradizione del Monte in Comune Alta Val Tidone, fin dai tempi più antichi luogo di attenzione di fronte al mistero della vita e costituito per riconoscere atti e comportamenti di solidarietà umana per la promozione e la difesa della vita. La Commissione aggiudicatrice del Premio (consistente in 3.500 euro e in un attestato di benemerenza) è presieduta dal Prefetto di Piacenza ed è composta - oltre che dalla Banca di Piacenza - dal Comune Alta Val Tidone, da don Giuseppe Basini, Vicario generale della Diocesi Piacenza-Bobbio e dalla Ispettrice delle infermiere volontarie della Croce Rossa di Piacenza. Le segnalazioni scritte di persone meritevoli, corredate di nome, cognome e indirizzo di chi le presenterà, nonché da motivazione documentata, dovranno pervenire entro il 5 giugno ad uno dei seguenti indirizzi: Comune Alta Val Tidone (Via Roma 28, loc. Nibbiano - 29031 Alta Val Tidone; tel. 0523 993706 - 993708 - 993702 - email: sindaco [AT] comunealtavaltidone [DOT] pc [DOT] it); Banca di Piacenza, Ufficio Relazioni esterne - email: relaz [DOT] esterne [AT] bancadipiacenza [DOT] it
I premiati delle precedenti edizioni
1991 Giorgio Rondini, primario di Patologia prenatale al Policlinico S. Matteo di Pavia
1992 Walter Vidi, Gruppo soccorso alpino “Madonna di Campiglio”
1993 Livia Cagnani, Amnesty international
1994 Giovanna Vitali, Casa di accoglienza Belgioioso, Pavia
1995 Giancarlo Mandrino, assistenza e recupero carcerati di Alessandria
1996 Mons. Domenico Pozzi, missionario in Kenya
1997 Daniela Scrollavezza, “Casa di accoglienza don Giuseppe Venturini”, Piacenza
1998 Maria Pia Manzini, associazione “La Fucina di Vigevano” per l’assistenza a ragazzi disabili
1999 Padre Gherardo Gubertini, fondatore della “Casa del Fanciullo”
2000 Padre Fiore Angelo Pozzi, missionario salesiano in Congo
2001 Madre Giovanna Alberoni, Orsolina, medico, 50 anni di attività missionaria in India
2002 Francesco Ricci Oddi, 42 anni di carriera ospedaliera a Piacenza
2003 Claudio Lisè, per l’aiuto ai bambini bielorussi di Chernobil
2004 Don Giorgio Bosini, presidente del centro di solidarietà “La Ricerca” Piacenza
2005 William Bonacina, Casa famiglia della associazione “Papa Giovanni XXIII” di don Oreste Benzi
2006 Flavio Della Croce, fondatore associazione “Piccoli al centro” di Ziano
2007 Suor Paolina Volzini, Comunità accoglienza “La Pellegrina” Piacenza
2008 Mons. Angelo Bazzari, presidente Fondazione Don Gnocchi
2009 Lucia Ricetti, per l’assistenza al marito Giampiero Steccato, affetto da “locked-in-Sindrome”
2010 Gaia Corrao, volontaria in Brasile in comunità di assistenza per bambini di strada
2011 Don Pietro Cesena, promotore onlus per l’accoglienza e il sostegno alle ragazze madri
2012 Simone Pancera, collaboratore per oltre venticinque anni dell’associazione “La Ricerca”
2013 Enrica Firretti, benemerita per l’assistenza agli ammalati in rianimazione
2014 Angelo Benedetti, per la dedizione alla professione medica intesa come missione
2015 Mara Scotti e figlia Michelle Giacobbe per la cura del figlio e fratello in affido Riccardo
2016 Don Roberto Porcari, diacono della Chiesa piacentina
2017 Luigi Cavanna, onco-ematologo dell’ospedale di Piacenza
2018 Giuseppina Schiavi, per la collaborazione con la Casa Protezione della giovane di Piacenza.
2019 Giovanna Covati, per aver salvato una bambina dall’investimento di un trattore.
2020 Croce Rossa Italiana – Sezione di Piacenza. Assegnato per la prima volta ad un Ente e non a una persona fisica. Motivazione: per aver rinnovato la sua storica tradizione di soccorso ai bisognosi con l’impegno profuso nel combattere il contagio del virus Corona, insieme a tanti altri organismi ed al personale medico e paramedico.
2021 Luigi Fiori, fondatore del Club dei piccoli Rio Torto, centro per ragazzi con fragilità.
2022 Domenico Bombini, Appuntato scelto dell’Arma dei Carabinieri spesso distintosi con gesti di grande generosità verso persone in difficoltà.
2023 Hospice Borgonovo Val Tidone, per la delicata funzione di assistenza di persone con malattie in fase avanzata e sostegno alle famiglie.
2024 Associazione Volontari Ospedalieri (AVO) di Piacenza, per il servizio di sostegno agli ammalati ricoverati nelle strutture ospedaliere di Piacenza e provincia e agli anziani ospiti delle case di riposo.
Nella foto, la cerimonia al santuario di Santa Maria del Monte lo scorso anno.
“Trieste è la porta dell’Europa, per la maggior parte dei migranti è solo un punto di passaggio”. È stato dedicato alla rotta balcanica, alle sue caratteristiche e alle persone, la maggior parte dell’incontro informativo che si è tenuto nella serata di mercoledì 7 maggio nel Salone della Cattedrale di Piacenza. Cinque volontari dell’associazione “Fiorenzuola oltre i confini” – Alessandra Danesi, Roberto Magni, Isabella Spurio, Daniele Bonetti, Davide Sarpedonti – hanno raccontato ciò che accade sul confine italo-sloveno e l’impegno dell’associazione “Linea d’ombra” con cui collabora. Il 31 maggio e il 1° giugno un gruppo di piacentini sarà in viaggio a Trieste, Gorizia, Nova Gorica e Aquileia con l’Azione Cattolica della Comunità pastorale 1.
Nel 1996 l’aiuto durante la guerra nei Balcani
“La rotta balcanica è meno raccontata di altre – ha introdotto Chiara Sacchi dell’Azione Cattolica della Comunità pastorale 1 – i migranti spesso respinti con violenza alla frontiera. Chi arriva in Italia è in condizioni estreme, con ferite e senza cibo. Questa realtà va affrontata con gesti di tenerezza”. I volontari di Fiorenzuola oltre i confini (Foic) hanno raccontato le proprie attività: nata nel 1996 con viaggi di consegna aiuti umanitari in Bosnia-Erzegovina, l’associazione ha costruito negli anni una rete di solidarietà attiva, locale e internazionale. Foic promuove una cultura della pace, dell’incontro e della cooperazione, radicata nel territorio ma con lo sguardo aperto sul mondo.
Le attività Foic sul territorio
Fiorenzuola oltre i confini promuove “progetti di volontariato e sostegno in decine di Paesi del mondo, tenendo sempre forte e costante il legame con la comunità locale, valorizzando il dialogo tra culture e il senso civico. Nel 2024 ha ricevuto il Premio San Fiorenzo, per il suo impegno in favore della pace e della solidarietà. Il servizio più “continuativo” di Foic è lo sportello migranti, aperto quattro giorni a settimana, con cui offrono supporto ai “nuovi cittadini” per permessi di soggiorno, carte di soggiorno, richieste di cittadinanza, domande per test d’italiano. Gli utenti sono oltre 1300. Sul territorio fiorenzuolano, l’associazione offre ospitalità a cinque famiglie (20 persone) provenienti dall’Ucraina, e a settembre organizza la Festa multietnica.
Nel mondo
“Oltre” i confini, Foic supporta le rette scolastiche per cinque ragazzi che frequentano la Secondary school a Chebole, in Kenya, e promuove progetti per l’infanzia e l’educazione alla cooperazione in Bosnia. Poi interventi “spot” come raccolte fondi e donazioni per emergenze, calamità naturali e vittime di conflitti e interventi di “advocacy”, per portare consapevolezza nelle scuole o attraverso conferenze e attività in rete. Il progetto più grosso è quello che riguarda la rotta balcanica. “Migliaia di persone – è stato spiegato – attraversano i Balcani in fuga da guerre, persecuzioni o povertà per raggiungere l’Europa occidentale. La maggior parte di loro parte da Afghanistan, Pakistan, Siria, Turchia, Kurdistan e attualmente anche dal Nepal”.
Il viaggio
“The Game”. Il gioco. “Così i migranti chiamano il tentativo di attraversare i confini – hanno detto i volontari – settimane o mesi a piedi, tra freddo, fame, boschi e violenze da parte delle forze di polizia. I migranti sono costretti a pagare per il passaggio a trafficanti senza scrupoli. Non c'è nessuna tutela neppure da parte delle autorità locali, che anzi sono un ulteriore fattore di rischio. L’Italia, molto spesso, è solo la porta d’ingresso in Europa. Solo una minima parte si ferma. Tuttavia, Trieste, essendo la prima città sul confine balcanico, è una tappa praticamente obbligata, senza alcun tipo di supporto o assistenza fornita dalle autorità”. I cinque volontari, ospiti dell’AC in Cattedrale, hanno raccontato alcuni brevi aneddoti raccolti negli ultimi anni a Trieste, dove si recano periodicamente con un furgone – messo a disposizione grazie all’aiuto della parrocchia di San Fiorenzo – per consegnare viveri. Lì opera l’associazione “Linea d’ombra”, fondata nel 2019 dai coniugi Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, che accoglie in media 30 migranti al giorno in piazza della Libertà a Trieste. Il racconto è stato arricchito dalla proiezione di foto e spezzoni di telegiornali.
In due mesi 1.400 attraversamenti illegali
Tra gennaio e febbraio 2025, secondo i dati Frontex citati dai volontari durante l’intervento di mercoledì sera, ci sono stati 1.400 attraversamenti illegali del confine europeo nei Balcani occidentali, il 64% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. “C’è un’accoglienza istituzionalizzata e un’altra «informale» – hanno spiegato – molti preferiscono viaggiare nell’ombra, senza essere schedati. Le cifre si riferiscono a migranti intercettati o presentatisi spontaneamente. La diminuzione è quindi in primis indice del perfezionamento dei metodi dei trafficanti: in Bosnia, ad esempio, i migranti non si spostano più a piedi ma in auto e furgoni, non stazionano nei campi, ma in case di privati conniventi”.
Donazioni
Per il prossimo viaggio a Trieste, Fiorenzuola oltre i confini cerca zaini, sacchi a pelo, felpe e pantaloni di tuta (con elastico in fondo) da uomo, nuovi o in ottimo stato, di taglia M o L. Le donazioni possono essere effettuate anche tramite bonifico (IBAN: IT49V0623065310000030212525) con la causale “Progetto Trieste”.
Francesco Petronzio
Nella foto, da sinistra Alessandra Danesi, Roberto Magni (Foic) e Chiara Sacchi (AC).
Che ne sarà del nostro futuro? La parola passa ai giovani. A lanciare la (metaforica) palla ai nostri figli e figlie è Fondazione La Ricerca con diverse iniziative full immersion a tu per tu con la Generazione Z tra cui il progetto laboratori #Orizzonti avviato nei mesi scorsi e che giovedì 8 maggio in Sant’Ilario alzerà il sipario su uno spaccato conclusivo di riflessioni, ma anche ansie, inquietudini, buoni propositi e speranze raccontate direttamente da chi, un’ottantina fra ragazzi e ragazze dai 14 e i 19 anni d’età, sono tra quanti il futuro se lo stanno costruendo adesso. “Prevale in loro una sensazione confusa e offuscata” rileva la psicologa-La Ricerca, Lucia Catino, che ha coordinato i laboratori creativi dove i partecipanti hanno potuto confrontarsi imparando le varie tecniche espressive. Preferisce non anticipare troppo sulla “restituzione” dell’8 maggio, ma tiene a sottolineare quanto nei giovani “consapevoli della fatica che li aspetta perché ne vogliono far parte in maniera attiva senza subire le contraddizioni che prospetta questo presente, sono alla ricerca di un senso, di un senso di sé nelle relazioni, nel senso di appartenenza all’ambiente, impegnandosi nello sport, per l’ambiente, per la comunità” #Orizzonti è stato finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le politiche della famiglia e patrocinato dal Comune di Piacenza: video, canzoni, scritti, disegni, fotografie intratterranno i visitatori nei diversi stand allestiti nell’ex-chiesetta di via Garibaldi (e chi vorrà in un secondo tempo potrà spingersi alla scuola tutor di via Leonardo da Vinci per vedere anche i loro murales sul tema). La presentazione dei lavori occuperà l’intero pomeriggio, a partire dalle 15: interverranno gli stessi autori e gli esperti (che con le educatrici-La Ricerca Debora Massari e Ingrid Salinas hanno condotto i cinque laboratori creativi al fianco dei peer-leaders): Emanuele Ercoli e Marco Premoli (Urban Bars, scrittura rap), Gero Guagliardo e Andrea Parolini (Tutto evolve, fotografie), Elena Carini di Noh Studio (Cineamiamoci, audiovisivi), Andrea Guglieri di Crazy Sound (Giovani Suoni, band musicali) e Fabio Guardino di Street Visions (street art).
Nella foto in alto, uno dei laboratori creativi organizzati dalla Fondazione La Ricerca.
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