“Rendere omaggio ai Caduti per la Patria significa onorare le donne e gli uomini che hanno dato la vita per un'Italia libera, indipendente, democratica e unita. Vuol dire intrecciare, in una ricorrenza che per ciascuno segna il valore e l'importanza del ricordo, il senso profondo e autentico di una memoria collettiva che segna e definisce la nostra identità, il nostro senso di appartenenza e condivisione”, sono le parole del sindaco di Piacenza Katia Tarasconi presente alla commemorazione dei caduti per la patria al cimitero urbano. “Penso che oggi, più delle parole, possano restituirci appieno il valore di questa giornata i nomi dei soldati inviati al fronte nella Grande Guerra, dei coscritti del 1899 – oltre 260 mila, mandati in prima linea soprattutto dopo la disfatta di Caporetto – o dei partigiani che hanno lottato per la Resistenza sulle nostre colline, dei civili che non si sono piegati all'oppressione e alla dittatura, pagando con la vita la coerenza delle proprie idee e il coraggio di difendere, sino all'ultimo istante, gli ideali in cui credevano. «La storia siamo noi, nessuno si senta escluso»: sembra di ascoltarli, i versi di Francesco De Gregori, mentre ci guardiamo intorno e ripercorriamo il cammino di chi ha sacrificato tutto – affetti, sogni, speranze, progetti – per proteggere la Nazione che amava, per regalare un futuro migliore alle generazioni a venire, anteponendo responsabilità e consapevolezza a ogni interesse e ambizione personale”. “E' alla dignità esemplare della loro testimonianza - ha concluso il primo cittadino - allo spirito di servizio di cui sono stati interpreti anche nei momenti più difficili, alla generosità del loro donarsi che oggi guardiamo con partecipe riconoscenza. Nelle medaglie al valore di cui sono stati insigniti, nella commozione di un Paese che oggi rende il proprio sincero e unanime tributo ai suoi Caduti, ritroviamo le nostre radici e un sentire comune che in questo due novembre vorrei affidare non alla retorica, ma a un silenzio carico di rispetto, gratitudine e vicinanza”. Alla cerimonia erano presenti, il prefetto Daniela Lupo, il Generale Daniele Durante, direttore del polo mantenimento pesante Nord. La messa è stata celebrata da mons. Pietro Campominosi.
Nella foto di Del Papa, la commemorazione dei caduti per la patria al cimitero urbano di Piacenza.
Nelle serate di venerdì 11 e 18 novembre si terranno al Centro parrocchiale di Roveleto di Cadeo, in Via Pisa 1, due serate sul tema: “Quale futuro? - Come possiamo affrontare le urgenze ambientali”. Sono organizzate dal Comitato Parco Agricolo Tre Torrenti che si è costituito nel Comune di Cadeo con lo scopo di promuovere il miglioramento della qualità ambientale, la tutela del territorio agricolo, l’incentivazione dell’uso di energie rinnovabili e con l'intento di elaborare la proposta di costituire un parco agricolo nel territorio. Il tema centrale delle serate sono le relazioni tra l’ambiente i cui viviamo e la nostra salute, la produzione agricola, l'energia e l'economia, aspetti che interagiscono direttamente con la nostra vita, ne determinano la qualità e condizionano pesantemente il futuro nostro e delle nuove generazioni. Temi di strettissima attualità considerando la pesante crisi energetica che stiamo vivendo e i cambiamenti climatici in corso.
L’ambiente, a seconda degli ambiti in cui viene utilizzato il termine, può essere definito come il luogo, spazio che ci circonda oppure - spiegano gli organizzatori - come l'insieme delle condizioni in cui si può svolgere la vita, o ancora il complesso di condizioni socio-culturali ed etiche in cui una persona si trova a vivere, o anche l’insieme delle persone che fanno parte della vita di ciascuno. In realtà l'ambiente è tutto questo insieme: è il posto in cui siamo cresciuti, in cui ci riconosciamo, in cui viviamo, in cui siamo comunità. Una comunità che lo modifica e lo costituisce. Noi viviamo in un ambiente e questo diventa parte di noi e noi siamo parte di lui. È qualcosa che dobbiamo proteggere per sopravvivere come individui e come comunità. Papa Francesco, nella Laudato si, afferma che, “per quanto limitata, l'azione dell'uomo partecipa della potenza di Dio ed è in grado di costruire un mondo adatto alla sua duplice vita corporea e spirituale”. È una dichiarazione che ci richiama a una grande responsabilità nei confronti del creato e quindi dell’ambiente in cui viviamo.
Temi e relatori
Queste due serate vogliono essere l’occasione di approfondimento e confronto su questi temi, anche ai fini di una maggiore comprensione del pensiero e delle motivazioni che ci hanno portato alla proposta di realizzazione di un Parco agricolo. Nella serata di venerdì 11 novembre alle ore 20,45 si parlerà di “Emergenze a confronto: salute ed energia”. Interverranno il prof. Federico Balestrieri degli Istituti Ospitalieri di Cremona e il prof. Leonardo Setti del Dipartimento di Chimica Industriale "Toso Montanari”, Università di Bologna. Modererà il dott. Giuseppe Gregori.
L’argomento di venerdì 18 novembre alle ore 20,45 riguarderà “Agricoltura, alimenti ed Economia”. Interverranno il prof. Giovanni Dinelli Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari, Università di Bologna e il prof. Gabriele Canali Dipartimento di Economia Agro-Alimentare, Università Cattolica SC di Piacenza Modererà la giornalista Claudia Molinari.
Nessuno deve sentirsi estraneo in Emilia-Romagna, perché la pluralità è un valore. Per realizzare questo obiettivo occorre equità per ridurre le disuguaglianze e per puntare all’inclusione dei cittadini stranieri. Superando la logica dell’emergenza, della prima accoglienza, per realizzare azioni di integrazione di ampio respiro e che guardino al lungo periodo. Questa è la sfida da percorrere nei prossimi anni, e lo strumento definito dalla Giunta guidata dal presidente Stefano Bonaccini, e approvato in Assemblea legislativa, ha l’obiettivo di andare in questa direzione: è il “Programma 2022-2024 per l'integrazione sociale dei cittadini stranieri - Emilia-Romagna Plurale, Equa, Inclusiva”. Il lavoro svolto ha visto la partecipazione di tecnici della Regione e più di 500 operatori del terzo settore e tecnici comunali, che attraverso focus group, incontri territoriali ed eventi pubblici hanno contribuito alla redazione del programma, fondamentale anche in mancanza di linee guida organiche e aggiornate da parte del Governo nazionale. In questo modo si è potuto lavorare su contenuti trasversali sia a livello regionale che a livello locale. In una regione, come l’Emilia-Romagna, dove i cittadini stranieri residenti al 31.12.2021 sono 569.460, pari al 12,8% della popolazione complessiva; di questi, 131.000 sono residenti comunitari. La ricchezza complessiva prodotta dagli occupati stranieri sul territorio è stimata all’11,6% del totale del valore aggiunto regionale (corrispondente a circa 16 miliardi di euro); una delle incidenze più elevate a livello nazionale, dove in media il valore aggiunto è pari al 9%. Si tratta dunque di un contributo che la nostra Regione intende offrire al dibattito nazionale ed europeo in tema di integrazione. Attraverso politiche di inclusione consolidate nel tempo, è più facile infatti rispondere ad emergenze o situazioni non programmate, come il recente caso dell’arrivo dei profughi ucraini. Il programma, frutto di un lavoro che ha coinvolto tutti i settori regionali, individua 5 aree trasversali: comunità e prossimità, equità tra i generi e le generazioni, promozione dell’autonomia, delle capacità e delle abilità, mobilità e flussi emergenziali, semplificazione e accesso digitali a servizi e prestazioni. Particolare attenzione viene posta per l’autonomia e l’emancipazione delle donne straniere, visto che è ancora troppo alto il numero di quelle disoccupate, e dei giovani, attori fondamentali dei processi di inclusione. L’arrivo delle donne in regione è quasi sempre silenzioso, perché di solito si ricongiungono ai compagni in un secondo momento, ma non per questo meno consistente. Se da un certo punto di vista la presenza delle donne è un elemento di stabilità familiare, dall’altro richiede investimenti mirati in formazione e mediazione culturale.
Un altro passaggio significativo del programma riflette sul fatto che partire dal 2011 si è assistito a flussi non programmati di persone in arrivo nella regione: non si tratta però di flussi “emergenziali”, perché in realtà, pur con caratteristiche differenti, costituiscono una costante dell’ultimo decennio. Per anticipare e gestire queste situazioni bisogna imparare dalle esperienze, aggiornare le politiche ordinarie di inclusione nei contesti locali, attivare un approccio multidimensionale sulle persone vulnerabili, lavorare con una consolidata rete interistituzionale e del terzo settore. Alle 5 aree trasversali sono affiancate 17 schede sui singoli temi, a conferma dell’attenzione e della sensibilità delle politiche regionali su migrazione e interculturalità. Si va dall’accoglienza alla cooperazione internazionale, dalla lotta allo sfruttamento e alle discriminazioni al contrasto alla violenza di genere, dalle politiche abitative allo sport, senza dimenticare politiche sanitarie, per i giovani, per la scuola e la cittadinanza e altro ancora.
L’IMMIGRAZIONE IN EMILIA-ROMAGNA: ALCUNI DATI
I cittadini stranieri residenti in Emilia-Romagna al 31.12.2021 sono 569.460, pari al 12,8% della popolazione complessiva: dato che conferma l’Emilia-Romagna al primo posto in Italia. Se si escludono i residenti comunitari (131.000), i cittadini di Paesi Terzi scendono a quasi 439mila pari al 9,8% dei residenti in regione, con un aumento di circa 3.700 unità nel corso del 2021. Nell’ultimo decennio il numero di stranieri residenti in regione è cresciuto del 7,4% a fronte di una popolazione complessiva in leggera diminuzione (-0,09%). L’ultimo decennio mostra però un rallentamento del tasso di crescita del numero di stranieri residenti in regione, sia per una riduzione dei flussi a causa di contingenze economiche negative, cambiamenti normativi e limiti alla mobilità a causa della pandemia da Covid-19, sia per un maggiore radicamento e stabilizzazione della popolazione straniera che porta a un aumento di acquisizioni della cittadinanza italiana. Da non trascurare anche un graduale invecchiamento della popolazione straniera e il fatto che l’acquisizione dei modelli di vita italiani incide sulla fecondità delle famiglie. In un contesto di natalità in diminuzione, i nuovi nati con cittadinanza straniera (7.300) rappresentano nel 2020 quasi un quarto (24,5%) del totale dei nati nell’anno e ben più della media nazionale (14,7%). I minori stranieri residenti al 1° gennaio 2022 sono quasi 119mila (pari al 17,4% del totale dei minori, un dato sostanzialmente stabile nell’ultimo decennio). Di questi, sono nati in Italia poco più di 92 mila (quasi il 79%) di quanti ora hanno meno di 18 anni e la quasi totalità (circa 41mila, pari al 93,6%) di quanti hanno meno di 6 anni.
LA PLURALITÀ
In regione risiedono cittadini di 175 differenti Paesi. Il 38,8% degli stranieri residenti in regione appartiene alle prime 3 comunità più numerose: rumena (98.000), marocchina (62000) e albanese (59000). Poi seguono ucraini (5,9%), cinesi (5,3%) e moldavi (4,7%), pakistani (4,4%), tunisini (3,5%), indiani (3,4%) e nigeriani (3,0%). Per l’insieme degli stranieri residenti in regione si conferma al 31.12.2021 la prevalenza femminile (52,7% del totale degli stranieri residenti) che si ritrova in tutte le province. Ci sono cittadinanze a netta prevalenza femminile, in particolare per le provenienze da Ucraina (79,1% donne), Moldova (67,2%) e Polonia (77,9%), e altre a netta prevalenza maschile come per i cittadini provenienti da Senegal (72,2% uomini), Pakistan (65,8%) e Bangladesh (64,5%).
I DATI DEI PERMESSI INDICANO STABILITÀ
Le persone fornite di permesso in regione sono 383.356 all’1.1.2021. È significativo che la maggior parte dei permessi (il 67,7%) sia di lungo periodo e dunque indicatore di una ampia stabilità e che i soggiornanti a scadenza (32,3%) richiedano il permesso principalmente per motivi di famiglia (59%) e motivi di lavoro (25%). Ciò conferma l’intenzione degli stranieri a insediarsi stabilmente nella regione. Poi abbiamo permessi per asilo e umanitari (10,8%) e studio (2,5%).
IL PIL DEL “LAVORO STRANIERO”
La ricchezza complessiva prodotta dagli occupati stranieri in Emilia-Romagna è stimata nell’ordine del 11,6% del totale del valore aggiunto regionale (corrispondente a circa 16 miliardi di euro); una delle incidenze più elevate a livello nazionale, dove in media il valore aggiunto è pari al 9%.
OCCUPATI E DISOCCUPATI: UN PROBLEMA SOPRATTUTTO FEMMINILE
Nel 2020 l’incidenza degli stranieri sul totale degli occupati in regione è passata dal 12,8% al 13,1%, confermando un valore ben al di sopra la media nazionale (10,2%). Il dato però, rispetto alla composizione, non è “neutro”. Diminuiscono infatti in modo significativo le donne straniere occupate (da 122.867 a 115.952), che rappresentano il 44,6% degli stranieri occupati in regione. Essendo molte donne impegnate nei lavori di cura, l’occupazione femminile ha risentito dell’effetto Covid 19 più di quella degli uomini. Complessivamente il tasso di occupazione degli stranieri, cioè il rapporto tra gli occupati e la corrispondente popolazione, è inferiore a quello degli italiani di oltre otto punti percentuali (61,7% rispetto 70%) ma se per gli uomini tale tasso è addirittura superiore di 1,2 punti (76,6% rispetto 75,4% degli italiani), è guardando alla componente femminile che osserviamo un tasso di occupazione di quindici punti in meno: il 49,3% rispetto 64,4% delle occupate italiane. Nonostante la forte partecipazione attiva al mercato del lavoro gli stranieri registrano un tasso di disoccupazione - il rapporto tra le persone in cerca di impiego tra i 15 ed i 74 anni e le corrispondenti forze di lavoro, risultato della somma degli occupati e dei disoccupati - quasi doppio di quello degli italiani, 11,1% rispetto il 4,9%, distanza osservabile per entrambi i generi. Tuttavia, il tasso di disoccupazione femminile è sensibilmente più alto di quello maschile, 12,9% rispetto a 9,6%. I disoccupati stranieri sono il 26,8% delle persone in cerca di occupazione.
LAVORO AUTONOMO IN CRESCITA
Al 31 dicembre 2020 le imprese attive straniere in Emilia-Romagna sono più di 50mila, in netto aumento nel corso dell’ultimo decennio di oltre 10.000 unità (+27%). Per quanto riguarda il settore di attività economica, al primo posto, con quasi il 36% del totale delle imprese straniere della regione, si trovano le ditte operanti nel settore delle costruzioni, a cui segue il commercio all’ingrosso e al dettaglio (25%) e le attività manifatturiere (10,3%). In relazione alla tipologia, queste si mostrano, come immaginabile, in gran parte come ditte individuali (40.354) che rappresentano il 79,7% del totale.
Diffondere la cultura delle pari opportunità all’interno delle scuole è l’obiettivo del Protocollo di intesa triennale siglato tra Regione Emilia-Romagna (assessorato alle Pari opportunità) e Ufficio Scolastico Regionale. A firmare e presentare il documento, l’assessore alle Pari opportunità Barbara Lori e il vice direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale Bruno Di Palma. Nell’ambito di quest’intesa si darà il via, per la prima volta in Emilia-Romagna, ad un percorso di approfondimento per promuovere, diffondere e sviluppare la cultura delle pari opportunità con particolare riferimento alla problematica dell’abbattimento degli stereotipi. Saranno quindi promosse iniziative di formazione, informazione e sensibilizzazione del personale della scuola (dirigenti scolastici, docenti, personale Ata), per sviluppare una consapevole cultura sociale sui temi delle pari opportunità, in particolare per superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell'essere donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini nel rispetto dell'identità di genere, culturale, religiosa, dell'orientamento sessuale, delle opinioni e dello status economico e sociale, per aumentare la consapevolezza e il rispetto di sé e dell’altro e prevenire il rischio di essere autori di violenza, anche in ambiente digitale. L’intesa rientra tra le iniziative finalizzate alla formazione della cittadinanza e alla promozione delle pari opportunità che la Regione da tempo sostiene, anche finanziando dal 2016 specifici bandi annuali per sostenere progetti realizzati prevalentemente in ambito scolastico od extrascolastico, destinati alle giovani generazioni. Tutto ciò in linea con quanto prevedono la legge regionale n.6 del 2014 “Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere”, ma soprattutto il nuovo Piano triennale regionale contro la violenza di genere approvato nel 2021. Qui, tra le possibili azioni da attuare per contrastare il fenomeno, viene indicata la promozione di un’adeguata formazione del personale della scuola e azioni formative rivolte prioritariamente a target giovanili, ossia a studenti e studentesse delle scuole di ogni ordine e grado. Inoltre, nell'ambito delle indicazioni nazionali per i curricula delle scuole e la programmazione didattica sono promosse la sensibilizzazione, l'informazione e la formazione degli studenti, anche attraverso un'adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo.
Ridurre le emissioni, agire simultaneamente sul trasporto di merci e persone (monossido e biossido di azoto), combustione di biomasse (PM10) e agricoltura (ammoniaca). Intervenire sia su scala estesa (dal Bacino padano al nazionale), sia locale. E ancora, prevenire gli episodi di inquinamento acuto e ridurre i picchi locali. Queste, in sintesi, le linee strategiche del nuovo Pair, il Piano Aria integrato regionale 2030, che si muove in un contesto nazionale e internazionale caratterizzato da una forte crisi energetica. Un Piano che, per la prima volta, vede assegnate delle risorse: quasi 150 milioni di euro regionali, di cui quasi 67 milioni già in attuazione nel primo triennio, a cui si aggiungeranno più di 230 milioni dal Por-Fesr 2021-2027. Più altri fondi che, a livello nazionale, concorreranno agli obiettivi. Proprio questi finanziamenti serviranno ad accelerare processi innovativi, in grado di portare a un "disaccoppiamento" tra la crescita economica, che dev’essere sempre più sostenibile, e gli impatti sull’ambiente. Grazie a questo nuovo modello di sviluppo economico, che vede allearsi insieme cittadini, imprese e mondo produttivo, trarranno beneficio la qualità della vita e la salute di tutti. Così, in Assemblea, la vicepresidente con delega all’Ambiente, Irene Priolo.
“Sono lieta che proprio il primo passo del mio incarico come vicepresidente e assessore alla Transizione ecologica e al Contrasto ai cambiamenti climatici sia questo: un Piano di sistema che dovrà legarsi al Piano dell’energia, ma anche a quello dei rifiuti, in un’ottica di economia circolare, basata su riprogettazione, buone pratiche, sinergie, competenze, osmosi produttiva ma anche creatività. Questo Piano - ha puntualizzato Priolo - non nasce oggi, è stato avviato già prima dell’estate con l’approvazione del documento strategico da parte della Giunta e poi con due sedute in Commissione. Richiede un confronto, un percorso articolato. Ed è per questo che, prima dell’adozione, prevista entro il 2023, ci saranno diversi momenti per approfondire temi e interventi. Parliamo di un Piano che dovrà anche ‘sposare’ la transizione ecologica. Le misure messe in campo negli anni scorsi con il precedente Piano- ha aggiunto l’assessore- hanno migliorato (e sono i dati a dircelo) la situazione a livello di inquinamento atmosferico, ma non basta: l’aria del bacino Padano resta critica, e questo nuovo Piano, rispetto ai precedenti, potrà contare su investimenti ben più cospicui, tra risorse regionali, nazionali ed europee”.
“A livello di approccio - ha proseguito Priolo - dobbiamo entrare in una logica di un Piano che dà delle opportunità, a partire da quello dell’innovazione del sistema produttivo e a quello del miglioramento della qualità della vita dei cittadini”. Tra le azioni già in corso, l’assessore ha ricordato il bando per la sostituzione di impianti inquinanti per riscaldamento civile a biomassa e quello per la sostituzione di mezzi obsoleti con veicoli a minor impatto ambientale, oltre a bando in agricoltura per la riduzione di gas serra e ammoniaca. La mobilità delle persone e delle merci “sono punti su cui occorre lavorare, insieme al Governo - ha concluso l’assessore -; così come l’agricoltura è un altro aspetto di grande rilevanza. Da parte nostra aiuteremo i cittadini in questa sfida, fondamentale per il futuro di tutti”.
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