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Notizie Varie

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Simona Saladini di Acisjf: «da cento anni a fianco delle donne»

Foto 1 Saladini e Schiavi

"Da oltre cento anni Acisjf opera come Associazione Cattolica internazionale al fianco e a difesa delle donne. La capacità che ha permesso a questa realtà di sopravvivere e rinnovarsi fino ad oggi è stata quella di adattarsi ai cambiamenti sociali avvenuti nel tempo per rispondere ai nuovi bisogni delle donne e dei loro bambini. Riconosciuta dal diritto canonico della Santa Sede, l'associazione nasce a Friburgo con l'acronimo francese nel 1987 e arriva in Italia nel 1902”.

Così Simona Saladini, presidente nazionale di Acisjf, ha preso la parola presso la casa della Protezione della Giovane di via Tempio, a Piacenza, lo scorso 14 febbraio. Al suo fianco Giuseppina schiavi, responsabile della casa piacentina, e ad ascoltarla volontari, amici e simpatizzanti dell’associazione. Un’occasione per ripercorrere il valore e la storia di questa realtà, attraverso la proiezione di video - uno a impronta nazionale e l’altro focalizzato su Piacenza - e una nuova presentazione di “Maria che scende dal treno”: (Edizioni Univ. Romane, 2025): libro scritto da Mirella Taranto con la collaborazione di Saladini e delle presidenti locali, e già presentato in San Giovanni in Laterano lo scorso ottobre A seguire si è svolta l’assemblea elettiva della sezione locale, con il rinnovo del direttivo e l’inserimento di giovani componenti. Sarà ora il nuovo direttivo a procedere con le successive nomine.

Schiavi, “Oggi siamo qui per il senso del dono”

Per l’incontro di oggi abbiamo scelto una delle stanze della nostra casa di via Tempio per far sentire più forte il senso e la gratuità del dono - ha quindi spiegato Schiavi-. Quasi tutto quello che vedete in questo salone, dai mobili al divano, è stato donato da familiari e amici. Rappresenta perciò l’atto d’amore di persone che hanno aperto il cuore alla nostra associazione, ed è anche il luogo dove trovano spazio le emozioni. Qui ci sono bambini che piangono, che giocano, ci si racconta, ci si incontra, si condividono momenti di gioia e di dolore”.

Abbiamo pensato che fosse un luogo caldo, più di qualsiasi sede istituzionale - ha detto -. L’abbiamo scelto come testimonianza viva del calore delle relazioni che si creano in Acisjf, quelle che anche il nostro vescovo Adriano ha ricordato come un tratto distintivo nelle storie custodite in “Maria scende dal Treno”. Senza vicinanza e calore verso le donne che accogliamo portare avanti il nostro compito non sarebbe possibile”.

pubbschiavi

La storia di Acisjf

In Italia siamo partiti a Torino nel 1902 grazie alla spinta di Toniolo, figura di spicco del volontariato e dell’Azione Cattolica, e da lì abbiamo aperto case in tutt’Italia - ha ripreso Saladini -. In quel periodo storico c’era il bisogno di accogliere e collocare le mondine arrivate nelle città dalle campagne in cerca di lavoro. L’invito da parte della chiesa al mondo cattolico di dare vita ad attività di accoglienza è stato il motore iniziale, ma l’associazione ha saputo cambiare e si è arricchita nel tempo con l’emergere di diversi e più complessi bisogni sociali della popolazione femminile. Dalla questione della tratta alla forte migrazione dal sud al nord Italia che continua ancora oggi, fino ai flussi migratori intercontinentali il bisogno sociale continua ad abbracciare l’Italia e il resto del mondo - ha sottolineato -. Tante volte mi telefonano docenti o personale ATA arrivati dal sud e in cerca di un alloggio perché hanno avuto un incarico distribuito su tre sedi con orari e luoghi difficili da conciliare. Se non trovassero accoglienza nelle nostre case, che per chi può pagare hanno comunque un costo contenuto, non riuscirebbero a sostenere le spese. Lo stesso discorso vale, in misura ancora maggiore, per le donne migranti che arrivano da altri Paesi: sole, incinta o con i loro bambini. Spesso vittime di violenze, giungono in Italia dopo un viaggio della speranza pericoloso e difficile. Con sé non hanno niente, se non le loro cicatrici e i bisogni materiali ed emotivi a cui noi proviamo a rispondere.

Il video e il libro

"Con i video proposti e soprattutto con il libro abbiamo voluto raccontare storie vere, non limitandoci alle dichiarazioni programmatiche che spesso si sentono ma dando spazio a ciò che succede concretamente nelle nostre case -ha spiegato Saladini-. Più che focalizzarci sulla storia di Acisjf, comunque presente attraverso le testimonianze delle persone, abbiamo voluto dare voce sia a chi in associazione è stato accolto con le proprie fragilità sia a chi ha lavorato ogni giorno per dare alle donne e ai loro figli una possibilità di rinascita. in ‘Maria che scende dal treno’ trovate quindi le storie delle donne ospitate, ma anche quelle delle presidenti storiche e attuali, che per Acisjf hanno dato e continuano a dare la loro vita. E poi ci sono le testimonianze delle suore, presenti in molte delle nostre case: a cominciare da Cuneo, dove prestano la loro opera dal 1902, per arrivare qui a Piacenza dove abbiamo le suore congolesi. Tra le varie testimonianze ricordo quella di Giulia, arrivata in Italia dall’Albania e accolta da noi dopo essere stata cacciata dalla propria famiglia perché aspettava un bambino. Dopo un percorso di accompagnamento verso l'autonomia, con un periodo di permanenza in una casa messa a disposizione dalla nostra associazione, oggi Giulia ha un lavoro e ha partorito il suo secondo figlio avuto con il nuovo compagno. E poi c'è l'intervista a Giuseppina Schiavi, un pilastro dell’associazione”.

Un futuro di rete

Ma quale futuro si prospetta per Acisjf? A partire dalle esigenze del presente cosa occorre perché possa continuare a portare avanti al meglio la propria opera di solidarietà e aiuto alle donne? Sono interrogativi fondamentali che ci siamo posti scrivendo il libro - sottolinea la presidente nazionale -. Di fronte a fragilità sempre più profonde sul piano sociale e famigliare, con problematiche di figli che diventano a loro volta genitori, l’unica risposta efficace è accrescere e potenziare quell’approccio di rete che mi piace chiamare «welfare community»: una sinergia progettuale e operativa che coinvolge enti locali, prefetture, istituzioni ma soprattutto le altre associazioni, permettendo di affiancare a chi ha bisogno tutte le figure necessarie. Già oggi ci muoviamo in rete attraverso la politica «delle tre A» - «accoglienza», «ascolto», «accompagnamento» - che sintetizza il nostro operato. Un approccio che per migliorare e consolidarsi ha bisogno di superare dannosi individualismi e di poter contare su un numero maggiore di volontari.

Il bisogno di volontari formati

"Oggi i volontari sono pochi - ha osservato Saladini-, manca soprattutto la fascia d’età più giovane, dai 30 ai 45 anni. Ma se vogliamo tenere aperte le case abbiamo bisogno di loro. Oggi più di ieri devono venire formati a non essere soggetti giudicanti rispetto ai casi sociali di cui si occupano e a non concepire il loro ruolo come un mezzo per colmare mancanze personali. Devono imparare a confrontarsi con la persona, a starle accanto e ad accompagnarla nel suo percorso di autonomia”. “Voglio concludere con un affettuoso grazie a Giuseppina e a tutte le presidenti locali. Acisjf nazionale va avanti per merito loro, che come me si alzano ogni giorno per aprire le loro case e prendersi cura delle donne”.

Micaela Ghisoni

Nelle foto, l'incontro alla Protezione della Giovane con Giuseppina Schaivi e Simona Saladini.

Pubblicato il 9 marzo 2026

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Un fischietto per chiedere aiuto in caso di pericolo, il dono della San Martino

Coop San Martino storie femminili

In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, la Cooperativa San Martino ha puntato ancora una volta sulla propria componente “rosa”, con una delle iniziative che mettono al centro le proprie socie lavoratrici. È stata avviata in questi giorni la distribuzione di un piccolo oggetto simbolico e allo stesso tempo concreto: un fischietto, contenuto in un vasetto serigrafato con il logo della Cooperativa San Martino, pensato come un piccolo strumento a tutela delle donne, utile per richiamare l’attenzione e chiedere aiuto in caso di pericolo.
“Il fischietto - spiega la responsabile welfare e diversity inclusion manager Margherita Spezia - può sembrare semplice, ma in alcune situazioni può rivelarsi fondamentale. In Cooperativa stiamo sviluppando da tempo percorsi legati all’empowerment femminile, alla sicurezza e all’inclusione, lanciando un messaggio: prendersi cura della propria sicurezza è importante”.
Il vasetto che accompagna il fischietto è stato preparato e confezionato dalle socie lavoratrici impegnate presso la Vetreria di Borgonovo, uno degli appalti storici della Cooperativa e che impiega una squadra di lavoro quasi completamente femminile. L’iniziativa si inserisce nel solco di quella lanciata lo scorso 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. “In questo modo continuiamo a ricordare anche la nostra collega Damia El Assali, vittima di femminicidio”, sottolinea Delia Guglielmetti, responsabile della Cooperativa per la vetreria di Borgonovo e membro del CdA di San Martino.

Continua in questo modo il percorso che la Cooperativa sta portando avanti sui temi della parità e dell’empowerment femminile. “Queste iniziative - evidenzia il direttore generale Paolo Rebecchi - vogliono essere uno stimolo non solo per le nostre lavoratrici ma per tutte le donne”. A lui si unisce l’amministratore delegato Francesco Milza: “Stiamo procedendo su questa strada, e stiamo già progettando altre iniziative su questi temi ai quali teniamo molto”. Aggiunge il presidente Mario Spezia: “L’8 marzo non deve essere solo una giornata simbolica, ma un’occasione per continuare a costruire un futuro più equo e sicuro per tutte”.

Proprio alle storie delle donne che fanno parte della Cooperativa appartiene quella di Victoria Diatta, 25 anni, piacentina di origini senegalesi, oggi demi-chef de rang nella cucina dell’Armani Hotel di Milano. Victoria ha portato avanti il suo percorso professionale prima all’istituto alberghiero di Piacenza e successivamente all’Alma, la Scuola internazionale di cucina italiana di Colorno, dove ha perfezionato la propria formazione prima di approdare a Milano. Nella cucina del prestigioso Armani Hotel ha acquisito competenza e professionalità, arrivando a una posizione di responsabilità. Dietro la sua storia c’è anche quella della madre Marie Diatta, che lavora da circa vent’anni per la Cooperativa San Martino presso la Vetreria di Borgonovo. Un percorso di integrazione e lavoro che si intreccia con quello della Cooperativa e con il sostegno ricevuto negli anni, anche grazie alla figura di Delia Guglielmetti. Il suo racconto si è classificato al primo posto nel bando della Cooperativa “Voci al femminile”.
“Mi sento figlia della Cooperativa San Martino - racconta Victoria -. Mia mamma è arrivata in Italia molti anni fa e il suo non è stato un percorso facile. In Cooperativa siamo state accolte e accompagnate, e Delia per noi è stata una figura fondamentale, quasi una seconda mamma”. Un legame che racconta bene l’impegno della cooperativa: valorizzare il lavoro delle donne e sostenere percorsi di crescita, personali e professionali, che spesso partono da lontano ma trovano in questa comunità un punto di riferimento importante.

Nella foto, un gruppo di lavoratrici della cooperativa San Martino.

Pubblicato il 9 marzo 2026

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Giorgio Perlasca «entra» nel Giardino dei giusti di Gragnano

perlasca

“La Giornata dei Giusti non crea barriere, non è a senso unico, piuttosto unisce gli esseri umani in nome dell’aspirazione al bene, al vero e alla ricerca della bontà nei comportamenti quotidiani. Ci stimola, in nome della comune umanità delle persone buone, a ricomporre memorie terribili del passato e del presente e ad impedire l’effetto perverso della loro concorrenza, una degenerazione che attraversa il nostro tempo”. Questo è il pensiero che sottende la decisione della “Fondazione Gariwo” di diffondere i Giardini nel mondo. Il 6 marzo, Giornata Europea dei Giusti delle Nazioni presso il Giardino dei Giusti di Gragnano, uno dei 300 sparsi nel mondo, attraverso lo scoprimento di una targa, il Comune, di concerto con il Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, ha ricordato Giorgio Perlasca che, fingendosi un console spagnolo, a Budapest, salvò 5200 ebrei dall’Olocausto.
Il giovane sindaco Alessia Varesi, con Anna Timoni e Noemi Chiesa (rappresentanti del Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze) hanno ripercorso la storia di Perlasca e condiviso altre riflessioni sull’azione di questo italiano che trovatosi a Budapest nel 1944 ebbe la formidabile intuizione di mettere in atto una incredibile messinscena, tornando poi, a fine guerra, nell’anonimato.

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“C’era gente in pericolo di vita e bisognava fare qualcosa. Avendo la possibilità di farlo, l’ho fatto” questa la semplice risposta di Perlasca al giornalista Giovanni Minoli che gli chiedeva come avesse potuto trovare il coraggio per una simile azione. “Perlasca, come gli altri che in tempi difficili misero in pericolo la propria vita per salvarne altre sono esempi a cui guardare oggi più che mai”, ha commentato il sindaco Patrizia Calza.
“Il giardino che abbiamo voluto realizzare ormai quattro anni fa vuole essere uno spazio pubblico di stimolo alle coscienze grazie alle storie delle persone buone e straordinarie nella loro semplicità che saranno ricordate In questo luogo anno dopo anno. Si tratta di un luogo di speranza che non è la convinzione che una cosa andrà a finire bene ma la certezza che quella cosa ha un senso farla indipendentemente da come andrà a finire”.
Dopo la benedizione di don Alessandro Ponticelli è toccato a Marco Bergonzi, presidente Acer e promotore della intitolazione a Perlasca di una sala dell’Amministrazione Provinciale quando ricoprì il ruolo di consigliere provinciale. La cerimonia si è poi chiusa con una sorpresa: il messaggio del figlio Franco Perlasca e presidente della Fondazione Giorgio Perlasca, letto dal sindaco e contenente il testamento spirituale che Giorgio Perlasca ha lasciato a tutti, ma specialmente ai ragazzi.

Nelle foto, la cerimonia a Gragnano.

Pubblicato il 9 marzo 2026

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Il grazie del Comune di Ottone alle donne della casa di riposo

Visita casa riposo Ottone

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, domenica 8 marzo, l’Amministrazione comunale di Ottone ha voluto dedicare un momento di attenzione e riconoscenza alle donne ospiti della Casa di Riposo “Leopoldo Castelli”. La vicesindaca Maria Lucia Girometta e la consigliera Rita Nobile si sono recate presso la struttura per consegnare un omaggio floreale alle residenti, in un gesto simbolico ma carico di significato. L’iniziativa ha rappresentato un momento di incontro e di condivisione, durante il quale l’Amministrazione ha voluto esprimere gratitudine e rispetto verso donne che, con le loro vite e le loro esperienze, sono state testimoni di importanti cambiamenti sociali e culturali.

“Abbiamo voluto essere presenti – ha dichiarato il vicesindaco Girometta – per rendere omaggio a queste donne che rappresentano una parte fondamentale della nostra comunità. Il gesto del fiore è semplice, ma racchiude un significato profondo: riconoscere il valore delle loro storie, del loro lavoro e dei sacrifici affrontati in anni in cui la condizione femminile era molto diversa da quella odierna. Sono donne che hanno attraversato momenti storici significativi e che meritano tutta la nostra stima”.

Ancora Girometta ha sottolineato il valore simbolico dell’iniziativa: “La Giornata Internazionale della Donna non è soltanto una ricorrenza celebrativa, ma un’occasione per riflettere sul cammino compiuto e su quello ancora da percorrere. Incontrare queste ospiti significa riconoscere il ruolo che le donne hanno avuto nel costruire le nostre comunità, spesso con forza e determinazione anche in contesti difficili. Con questo piccolo gesto vogliamo dire grazie a tutte loro”. L’incontro si è svolto in un clima di grande cordialità e partecipazione. Le ospiti della struttura hanno accolto con entusiasmo la visita degli amministratori, condividendo ricordi, sorrisi e racconti di vita che testimoniano il percorso delle donne nel corso del Novecento e oltre. Un momento semplice ma ricco di valore umano, che ha voluto ribadire l’importanza di custodire la memoria e riconoscere il contributo delle generazioni che hanno aperto la strada ai diritti e alle opportunità di cui oggi molte donne possono beneficiare.

Nella foto, la vista alla casa di riposo “Castelli”.

Pubblicato il 9 marzo 2026

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Celebrati i dieci anni dalla confisca alla mafia del capannone di Calendasco

Il Consiglio comunale di Calendasco convocato qui

Da capannone della mafia a spazio polifunzionale a disposizione della comunità. A dieci anni dall’acquisizione del bene da parte del Comune, il Consiglio comunale di Calendasco si è riunito in seduta straordinaria nel centro “Rita Atria” per presentare nel luogo simbolo di riscatto le iniziative e i progetti di rinascita. Il centro “Rita Atria”, intitolato alla giovane donna che ha pagato con la vita la scelta di ribellarsi al potere mafioso, è diventato sede della Protezione Civile, ospita mezzi comunali, è un centro educativo per adolescenti e un punto nevralgico del territorio per eventi, attività sociali, culturali, attività formative e iniziative sulla legalità.

Il modello

Il percorso che ha portato a questa trasformazione è stato un modello di collaborazione tra il Comune, la Regione Emilia-Romagna, l’associazione contro le mafie Libera, la Scuola Edile, il mondo dell’associazionismo, le scuole - più di 200 le ragazze e i ragazzi che hanno partecipato ai laboratori e alle attività formative -, un gruppo di profughi presenti nell’ostello di Calendasco, oltre a studenti francesi in Erasmus. Il progetto di riqualificazione e rigenerazione, tra cui il tetto con pannelli fotovoltaici che ne fa la prima comunità energetica in un bene confiscato, ha avuto un costo complessivo di 484mila euro a partire dal 2017, di cui 368mila di contributo regionale. Tra gli ultimi interventi, la cucina comunitaria inaugurata nel 2025, nata dall’idea dei ragazzi dell’associazione Libera per servire tutta la comunità. Al Consiglio comunale, presieduto dal sindaco, Filippo Zangrandi, ha partecipato l’assessore regionale alla Legalità, Elena Mazzoni. Presenti l’associazione contro le mafie Libera, volontari, scuole e cittadini coinvolti nelle attività sociali e culturali.

Lassessore Mazzoni copia

Presente l’assessore regionale

“Un luogo restituito alla collettività - ha affermato Mazzoni - rappresenta uno dei simboli più concreti e forti della battaglia quotidiana per la legalità e la giustizia sociale. È la dimostrazione che i territori possono trasformare ferite profonde in luoghi di riscatto, partecipazione e crescita civile”. “In questa giornata- ha proseguito Mazzoni- desidero ribadire quanto il lavoro sulla legalità sia decisivo. Viviamo in un tempo in cui le mafie mutano pelle, cercano nuovi spazi, si insinuano nei settori più vulnerabili del tessuto economico e sociale. Per questo la Regione Emilia‑Romagna ha rafforzato gli strumenti di prevenzione, monitoraggio e contrasto delle infiltrazioni mafiose, adottando un approccio che coinvolge non solo le istituzioni, ma anche il mondo della scuola, le associazioni, i volontari, il Terzo settore e le realtà economiche locali”.

Le iniziative a Calendasco

L’Emilia-Romagna è la terza regione del Nord Italia per numero di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata. Nel Piacentino sono stati due. Nel tempo quello di Calendasco ha saputo adattarsi ai bisogni della collettività: durante la pandemia è stato un ambulatorio medico; ha ospitato studenti del Conservatorio, un seggio elettorale in occasione di un referendum, mostre, percorsi di formazione sull’antimafia, il campo estivo “E!State Liberi” per oltre cinque edizioni consecutive. Dal 2024 è anche punto di partenza del sentiero partigiano dedicato a Cesare Rabaiotti “Il Moro”: una connessione simbolica tra memoria della Resistenza e cultura della legalità.

Nelle foto, la presentazione del progetto di riqualificazione del capannone della mafia a centro polifunzionale per la comunità di Calendasco.

Pubblicato il 9 febbraio 2026

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