Una donazione dalla Proloco di Gragnano a Pediatria e Neonatologia

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Il neo consiglio direttivo del Gaep, il gruppo degli escursionisti piacentini, prende posizione contro il progetto di un parco eolico tra Ferriere e Santo Stefano d’Aveto. In Valdaveto un privato vuole installare 7 pale eoliche alte 180 metri sul crinale del monte Crociglia, a poca distanza dal rifugio “Vincenzo Stoto”, gestito dal Gaep. “Il progetto – spiega la riconfermata presidente Monica Rebessi - sta suscitando forte e crescente preoccupazione. Il Gaep ha espresso una posizione chiara e responsabile: l’associazione non è contraria alla transizione energetica, ritenuta necessaria e inevitabile, ma non può condividere un intervento che, per dimensioni e localizzazione, rischia di compromettere in modo irreversibile un territorio fragile, storico e profondamente vissuto. Il Gaep ha deciso di affiancarsi alla sindaca di Ferriere, Carlotta Oppizzi, offrendo sostegno e collaborazione, e di unirsi al Consorzio Rurale di Torrio Valdaveto, al Cai di Piacenza e al comitato di cittadini impegnati nella tutela del territorio, con l’obiettivo di contribuire in modo serio, documentato e costruttivo al dibattito in corso”.
IL RIFUGIO E’ LA CASA DEL GAEP
Particolare apprensione riguarda il rifugio “Vincenzo Stoto”, luogo simbolo dell’associazione. Le sue origini risalgono all’antica dogana ducale del Ducato di Parma e Piacenza; acquistato e recuperato dal Gaep grazie al lavoro volontario di generazioni di soci, oggi il rifugio rappresenta un presidio di montagna, un punto di riferimento per escursionisti, famiglie e scuole, oltre che un luogo di memoria collettiva.
Nel corso degli anni, centinaia di soci e volontari hanno contribuito alla sua manutenzione e gestione, rendendolo ciò che è oggi: un rifugio autentico, non commerciale, aperto alla condivisione e al rispetto della montagna. La struttura dispone inoltre di 40 posti letto, consentendo l’accoglienza di gruppi numerosi di escursionisti, famiglie, scolaresche, parrocchie e gruppi scout.
“Non meno importante – ricorda Rebessi a nome dell’associazione - è il possibile impatto sulla Lunga Marcia del Gaep, che nel 2026 raggiungerà la sua 54ª edizione, in programma il 24 maggio. Un evento storico, profondamente radicato nella tradizione piacentina, che ha accompagnato intere generazioni di camminatori e che rischia di essere messo in discussione da un intervento giudicato eccessivamente invasivo. Come Gaep sentiamo il dovere di dirlo chiaramente: la montagna non è uno spazio vuoto da occupare, ma un territorio vivo, fragile e condiviso – dichiara Rebessi –. La transizione energetica è necessaria, ma non può passare sopra crinali, sentieri, pascoli e storia. Difendere il Monte Crociglia oggi significa difendere tutti i monti piacentini”.
LE PROSSIME INIZIATIVE
L’associazione sta analizzando con grande attenzione l’intera documentazione tecnica disponibile, con l’obiettivo di presentare osservazioni puntuali, motivate e non di parte, a tutela di un patrimonio ambientale, storico e sociale che merita rispetto. “Non parliamo per ideologia – spiega la presidente Rebessi – ma per responsabilità. Generazioni di gaeppini, amici e amanti della montagna hanno costruito, vissuto e custodito questi luoghi. Pensare che tutto questo possa essere compromesso significa mettere a rischio non solo un territorio, ma un pezzo della nostra identità collettiva”.
Il prossimo evento organizzato dall’associazione si terrà nel fine settimana del 31 gennaio-1° febbraio, con una suggestiva ciaspolata al chiaro di luna: escursione in partenza dal Rifugio Gaep nella serata di sabato, pernottamento in rifugio e seconda escursione domenica. “L’iniziativa ha registrato il tutto esaurito in pochi giorni, con una significativa partecipazione anche di escursionisti genovesi, a conferma di come il nostro Appennino sia vissuto e apprezzato ben oltre i confini provinciali. Le recenti nevicate fanno ben sperare di poter vivere un fine settimana speciale. La voglia di montagna e di vivere questi luoghi non può svanire per un progetto che rischia di impattare fortemente su un territorio tanto fragile. Preservare questi spazi significa tutelare emozioni, tradizioni e comunità, affinché il legame con la natura continui a essere fonte di gioia e condivisione per tutti”.
Pubblicato il 29 gennaio 2026
Nella foto, il rifugio “Vincenzo Stoto”.
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Quella che emerge dal primo Rapporto sulla coesione sociale è una provincia caratterizzata da una forte collaborazione e sinergia tra enti, istituzioni e sistema economico, con un equilibrio dinamico e una solidità del tessuto imprenditoriale. I dati complessivi però nascondono un’altra realtà, quella delle aree interne e montane, che fa molta più fatica. A differenza delle altre province emiliane (Parma e Reggio Emilia), le zone appenniniche piacentine fanno registrare indicatori negativi, la popolazione cala e le aziende chiudono. Per far fronte a questa criticità, secondo Filippo Cella, vicepresidente della Camera di commercio dell’Emilia, servirebbero più infrastrutture e meno tasse per le imprese di montagna. È proprio l’ente camerale ad aver commissionato il Rapporto, primo per la provincia di Piacenza (mentre in altri territori, come Reggio Emilia, è consuetudine da più di un decennio), che fotografa non solo l’economia ma soprattutto le ricadute della “ricchezza” sul tessuto sociale. Il documento, che consta di 79 pagine con dati, grafici e considerazioni, è stato presentato mercoledì 28 gennaio nella sede della Provincia di Piacenza. Hanno collaborato alla realizzazione la Fondazione di Piacenza e Vigevano, Ifoa, Provincia e Comune di Piacenza.
Cella: più infrastrutture e meno tasse per la montagna
La ricerca della Camera di commercio parla di “un territorio in equilibrio dinamico, solido nei fondamentali economici (+3% l’occupazione nel 2024 e +0,5% il Pil), ricco di capitale sociale (722 enti del terzo settore) e dotato di una governance collaborativa rara”. La presentazione dei dati, a cura di Gino Mazzoli, psicosociologo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, è stata anticipata dagli interventi del presidente della Camera di commercio Stefano Landi, del vicepresidente Filippo Cella, della presidente della Provincia Monica Patelli, dell’assessore comunale Francesco Brianzi e del vicepresidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Mario Magnelli. “Siamo stabili da anni su circa 25.600 aziende – ha rilevato Filippo Cella – nonostante le difficoltà intercorse e le congiunture internazionali riusciamo a essere un territorio che mantiene questa presenza. Serve più attenzione al territorio più estremo: le aree interne e di montagna, dove gli indicatori sono negativi. Registriamo percentuali importanti di chiusura di aziende, si perdono dei presìdi. Enti pubblici e associazioni di categoria devono guardare con attenzione a interventi di sostegno reale, sollecitando chi di dovere per completare le infrastrutture locali e spingere a livello governativo verso una defiscalizzazione per chi fa impresa in quei territori”.
Territorio “fotografato” per orientare le scelte
“L’analisi – sottolinea il presidente della Camera di commercio dell’Emilia, Stefano Landi – abbraccia diversi ambiti di particolare importanza, perché è in questa visione ampia che si possono cogliere gli intrecci che esistono tra l’uno e l’altro e, insieme, vanno a determinare la qualità della vita delle persone e possono orientare le scelte dei diversi soggetti che concorrono allo sviluppo del territorio”. È dunque da qui, aggiunge Cella, che emerge “una realtà locale alle prese con alcune sfide importanti (tra queste il disagio giovanile, la pressione sul sistema abitativo e di welfare), ma nella quale spicca una forte reattività delle istituzioni e, soprattutto, una singolare capacità di lavoro di rete che coinvolge amministrazioni locali, istituzioni scolastiche e sanitarie, mondo dell’impresa e del volontariato”.
Più bambini a scuola grazie alle politiche regionali
Tra le macroaree indagate dal rapporto, la demografia fa registrare una stabilità grazie all’incidenza dell’immigrazione, che compensa il saldo naturale negativo, un’economia caratterizzata dalla stabilità delle imprese stabili e da un lieve aumento del Pil, un mondo del lavoro solido con un’occupazione in crescita del 3% (4mila occupati in più e 1.400 disoccupati in meno), un calo degli inattivi (-2%, -900 unità), una rete socio-sanitaria che presenta alcune sofferenze (tra cui il disagio psicologico e psichiatrico dei minori, tema non solo piacentino) ma anche un calo degli accessi al pronto soccorso dovuto anche al potenziamento della medicina territoriale, e infine la scuola che ha registrato una crescita nel post Covid soprattutto grazie alle politiche regionali per la prima infanzia, in particolare il sostegno economico per le rette, con un incremento del 27% degli iscritti dal 2020 al 2024: una tendenza invertita, nonostante il calo delle nascite.
Francesco Petronzio
Pubblicato il 29 gennaio 2026
Nella foto, da sinistra Giovanni Teneggi (presidente Ifoa), Filippo Cella (vicepresidente Camera di commercio Emilia), Stefano Landi (presidente Camera di commercio Emilia), Monica Patelli (presidente Provincia di Piacenza), Francesco Brianzi (assessore Comune di Piacenza), Mario Magnelli (vicepresidente Fondazione di Piacenza e Vigevano).
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È un bel dono quello degli alpini di Settima alla scuola primaria “Ilaria Alpi” di Quarto, nel comune di Gossolengo. Un gesto che si è concretizzato lunedì 26 gennaio: una numerosa rappresentanza della locale sezione e della Protezione Civile Alpina ha incontrato i giovanissimi studenti, le insegnanti e la preside Giorgia Antaldi per consegnare direttamente nelle sue mani l’importante cifra di mille euro. Un gesto concreto, che dimostra ancora una volta come gli alpini rappresentino una certezza quando si tratta di supportare il territorio. L’occasione è stata la Giornata della Memoria e del Sacrificio degli Alpini, che dal 2022 viene celebrata il 26 gennaio, e che le penne nere della zona hanno scelto di onorare raccontando ai piccoli la loro storia e il loro impegno passato e presente.
Con grande interesse i bambini hanno ascoltato i loro racconti e hanno scoperto l’equipaggiamento originale dell’alpino: vecchi sci di legno, uno zaino, una gavetta e una borraccia rivestita di panno, che hanno incuriosito tutti. Al termine dell’incontro è stato consegnato simbolicamente un assegno di mille euro che la scuola utilizzerà per importanti progetti didattici e per un percorso di danza e teatro, che si concluderà con un suggestivo spettacolo di fine anno. Fondi importanti, dunque, che insieme al ricavato dell’ultima “Marcia Fuoriclasse”, organizzata lo scorso settembre dalla scuola, renderanno possibile questo ambizioso percorso formativo. Il legame tra la scuola primaria di Quarto e gli alpini è profondo: un legame fondato, ormai da tanti anni, su collaborazione e partecipazione. Le penne nere garantiscono il proprio supporto in occasione di grandi eventi come la già citata Marcia Fuoriclasse, iniziativa che l’istituto organizza ogni anno: un supporto fondamentale quando si tratta di allestire, preparare, cucinare, aiutare in generale. E infatti docenti e dirigenti hanno colto l’occasione per valorizzare la loro instancabile attività e ribadire la propria gratitudine. Alpini e giovanissimi insieme, due generazioni che si incontrano, valori che si tramandano, esempi di impegno civico e solidarietà che i bambini hanno l’opportunità di assorbire per farne tesoro.
Alcuni degli alunni hanno il nonno alpino: in queste occasioni è bello osservare gli occhi del nipotino riempirsi di orgoglio, gli occhi del nonno esprimere gioia autentica mentre supporta il suo futuro. Ma l’esempio e i valori arrivano a tutti i bambini, nessuno escluso. Perché quei bambini che non hanno il nonno alpino, e che verosimilmente conoscono un po’ meno questa realtà, si chiederanno: chi sono questi signori che danno una mano alla nostra scuola? Perché lo fanno? Perché ci portano questi doni così importanti senza chiedere nulla in cambio? E questa è una lezione fondamentale tanto quanto la matematica o l’italiano: i bambini imparano l’importanza del dono disinteressato, della generosità. Solidarietà e senso civico diventano materia scolastica. Una materia molto attuale.
Pubblicato il 29 gennaio 2026
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Al via in Emilia-Romagna il nuovo bando per la valorizzazione di luoghi, progetti e attività legati alla storia e alla memoria del Novecento. Proprio alla vigilia del Giorno della Memoria la Giunta ha approvato nell’ultima seduta di ieri martedì 27 gennaio l’avviso annuale rivolto a Organizzazioni, Associazioni, Fondazioni, Comuni e Unioni di Comuni per sostenere, con contributi fino al 70% dei costi, iniziative che abbiano come principali obiettivi, per il 2026, tre linee di intervento: valorizzazione dei percorsi regionali collegati ai luoghi della memoria, organizzazione di iniziative per celebrare l’ottantesimo Anniversario della nascita della Repubblica e dell’estensione del diritto di voto alle donne. Ci sono luoghi, infatti, diventati un simbolo delle atrocità compiute nel secolo scorso, come i due visitati oggi a Carpi, nel modenese, dall’assessora alla Cultura, Gessica Allegni: il Campo di Fossoli, il principale luogo di transito per la deportazione dall'Italia verso i lager nazisti, e il Museo Monumento al Deportato, con le parole incise sui muri, tratte dalle lettere dei condannati a morte della Resistenza europea, i nomi di 15.000 deportati italiani e le opere di Guttuso, Léger, Picasso. “Ricordare l'orrore dell'Olocausto e i crimini del nazifascismo - aggiunge Allegni - non può ridursi ad un atto formale, ma deve tradursi nel dovere di comprendere e contrastare l'odio e l’antisemitismo, in qualunque forma si ripresentino. Lo è tanto di più nel tempo in cui viviamo, attraversato da tragedie umanitarie, guerre, crisi istituzionali, nuovi autoritarismi. Prendersi cura dei luoghi della memoria significa coltivare, testardamente, la possibilità di costruire un futuro più giusto, fondato sui valori del rispetto, della pace, del dialogo”. Da questa radicata convinzione, l’impegno della Regione Emilia-Romagna che si rinnova ogni anno, anche grazie al bando sulla storia e la memoria del Novecento previsto dalla legge regionale n.3/2016, nell’ambito della quale, con una specifica convenzione, viene dato anche un sostegno economico alla Fondazione Fossoli. “É un impegno concreto - chiude Allegni - perché riconosciamo in questi luoghi un patrimonio collettivo da preservare, valorizzare e rendere accessibile, soprattutto alle ragazze e ai ragazzi”.
IL BANDO 2026
Il bando di quest’anno finanzia in particolare attività e iniziative di dimensione sovralocale che abbiano questi obiettivi: interventi di valorizzazione dei percorsi regionali collegati ai luoghi della memoria come i musei dedicati alla conservazione, alla ricerca e alla presentazione della storia del XX secolo; interventi di studio, ricerca e raccolta di testimonianze sui luoghi della storia del Novecento in Emilia-Romagna; interventi di valorizzazione dei luoghi e del patrimonio culturale insistente sulla Linea Gotica e sul Cammino di Pace da Monte Sole a Sant’Anna di Stazzema e dei luoghi della memoria presenti sui percorsi nelle rotte di commemorazione europea. E ancora, progetti a sostegno della valorizzazione dei luoghi della memoria e dei percorsi regionali ad essi collegati, anche ai fini della promozione del patrimonio culturale del territorio regionale; infine, eventi che possano commemorare incisivamente ed efficacemente la memoria del Novecento, in particolare la promozione di iniziative per celebrare l’ottantesimo Anniversario della nascita della Repubblica e dell’estensione del diritto di voto alle donne, nel giugno 1946. I beneficiari dei contributi devono avere sede legale o operativa in Emilia-Romagna; i progetti presentati devono essere realizzati nell’anno solare 2026 e svolgersi sempre all’interno del territorio regionale. L’intervallo di tempo - quindi data di apertura e chiusura del bando - nel quale sarà possibile presentare la domande di contributo, unicamente sul portale Sfinge 2020, sarà reso noto nelle prossime settimane sul portale regionale https://patrimonioculturale.regione.emilia-romagna.it/avvisi-e-bandi e alla pagina https://patrimonioculturale.regione.emilia-romagna.it/memoria2026 (non ancora attiva). La percentuale di contributo regionale varia in base alle categorie di beneficiari (Comuni e Unioni con meno di 15mila abitanti; Comuni e Unioni con oltre 15mila abitanti; Associazioni, Fondazioni, Enti morali), dal 30 al 70%, a fronte di un costo massimo di progetto di 50mila euro.
Pubblicato il 28 gennaio 2026
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