Menu
logo new2015 ok logo appStore logo googleStore

Notizie Varie

Notizie Varie

Cala la presenza delle imprese femminili a Piacenza: -2,3%

Dati calo imprese femminili 25

Sono scese a 5.418 unità le imprese femminili attive in provincia di Piacenza alla fine del 2025, con una contrazione del 2,3% che risulta di due punti superiore al -0,3% già registrato nel 2024. Nonostante la flessione, che determina un saldo con 127 imprese “in rosa” in meno, Piacenza conserva la prima posizione, nell’area vasta dell’Emilia Occidentale, per l’incidenza delle imprese femminili sul totale delle attività imprenditoriali attive, attestata al 22% e, conseguentemente, anche al di sopra della media regionale del 21,4%. “La nostra provincia - sottolinea la Vicepresidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di commercio dell’Emilia, l’imprenditrice piacentina Federica Bussandri - si distingue non solo per il peso rilevante della componente femminile all’interno del sistema imprenditoriale, ma anche per la forte inclusività che le imprese «in rosa» esprimono”.
“Significativi, al proposito - prosegue Federica Bussandri - sono i valori che riguardano le imprese guidate da donne di origine straniera, che rappresentano il 15,3% di quelle femminili, così come quelli relativi alle realtà condotte da giovani, che nel caso delle imprese femminili rappresentano il 9,2%, mentre le imprese giovanili sul totale di quelle piacentine sono al 7,6%”. “Anche per questo - conclude la vicepresidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di commercio dell’Emilia - continuiamo a lavorare intensamente per aprire nuove opportunità per le imprese femminili del nostro territorio, ma anche per rilanciare quella cultura d’impresa che consenta alle donne di entrare nel sistema imprenditoriale con nuovi progetti che possono avere positive ricadute per tutti”.

Le analisi dell’Ufficio Studi e Statistica della Camera di commercio dell’Emilia su dati Infocamere, intanto, evidenziano la più forte presenza di imprese femminili piacentine nel commercio, dove le unità attive sono 1.290 con incidenza sul totale del 23,8%. Anche i servizi alle imprese giocano un ruolo fondamentale in questo tipo di analisi, con le loro 1.086 realtà imprenditoriali, che pesano per il 20%. Seguono poi, molto ravvicinate, le imprese “in rosa” dei servizi alla persona (968 aziende e incidenza al 17,9%) e quelle agricole (891 e 16,4%), mentre sono 650 quelle impegnate nelle attività di alloggio e ristorazione (incidenza sul totale al 12%), nella manifattura 336 (6,2%) e, infine, nelle costruzioni 176 (3,2%). Quanto alla natura giuridica, 3.689 imprese femminili sono ditte individuali, che vanno a incidere sul totale per il 68,1%, pur con un calo del 3,8% nel 2025. Seguono le società di capitale che, con un +3,4%, hanno chiuso il 2025 a 1.052 unità e, infine, le società di persone (588 unità e -3%). Riguardo, poi alle cosiddette “cariche femminili” registrate (titolari, soci, amministratori, altre cariche e soci di capitale), in provincia di Piacenza sono 18.658, delle quali il 25,9% sono presenti nei servizi alle imprese (4.839 cariche), seguite più da lontano da quelle del commercio, ferme al 19,4% (3.623). Quanto alla distribuzione territoriale, il maggior numero di imprese femminili è concentrato, ovviamente, nel capoluogo, con 2.038 unità attive che incidono per il 22,4% sul totale delle realtà imprenditoriali presenti nel comune. Seguono, in graduatoria, Fiorenzuola d’Arda (299 imprese femminili e 22,9% sul totale), Castel San Giovanni (223 e 21,4%), Rottofreno (165 e 24,8%) e Carpaneto Piacentino (147 e 22,4%).

Pubblicato il 10 marzo 2026

Ascolta l'audio

Al via i lavori per il nuovo regolamento della partecipazione

Regolamento partecipazione Comune

Sono 65, di cui 28 donne e 37 uomini, i componenti del panel di cittadini aderenti al percorso di coinvolgimento della comunità nell'aggiornamento del Regolamento comunale della Partecipazione, in vigore dal 2013 e oggetto di un processo inclusivo di riscrittura e rinnovamento, mirato a consolidare ulteriormente - anche grazie alle opportunità offerte dall'evolversi delle tecnologie e degli strumenti digitali - il dialogo tra Amministrazione e territorio. L'evento di avvio del progetto cofinanziato dalla Regione Emilia Romagna - il cui lancio ufficiale era avvenuto qualche settimana fa in Municipio, per invitare singoli e associazioni a candidarsi a far parte del gruppo - si è tenuto nella serata di mercoledì 4 marzo a Palazzo Farnese, con l'intervento del sindaco Katia Tarasconi, dell'assessora alla Partecipazione Serena Groppelli e del direttore generale del Comune, Luca Canessa. L'appuntamento, coordinato dal team di Poleis che affianca l'Amministrazione in questa attività, è stato occasione per presentare - a cura del referente Filippo Ozzola - il calendario degli incontri in programma, nonché, con il coordinatore dei processi partecipativi regionali Michele D'Alena, gli obiettivi che ci si pone per ampliare e favorire il contributo della collettività alle decisioni pubbliche. "Ci tenevo particolarmente - sottolinea il sindaco Tarasconi - a ringraziare le persone che si sono rese disponibili a seguire ogni tappa di questo cammino, che è molto più di un normale iter amministrativo volto ad adeguare, ai mutamenti del tempo, un documento che sino ad oggi ha rappresentato una bussola importante. Il nostro attuale Regolamento è un ottimo punto di partenza da cui iniziare a lavorare insieme, con il supporto prezioso della Regione; condividere la genesi del suo rinnovamento significa assumersi un impegno che è espressione di senso civico e responsabilità, ma è anche un gesto di fiducia reciproca, per costruire una città sempre più accogliente. Penso ad esempio agli studenti fuori sede, o ai lavoratori non residenti: una comunità inclusiva è uno spazio in cui ognuno può sentirsi cittadino, corresponsabile del territorio che ci apre le sue porte". "Negli ultimi anni - rimarca l'assessore Groppelli - è cambiato radicalmente il modo in cui le persone si attivano e i modelli ereditati dalla lunga esperienza novecentesca richiedono di essere aggiornati e integrati, non solo includendo le tecnologie digitali, ma ripensando gli strumenti stessi, perché possano essere più flessibili e vicini ai bisogni e ai tempi dei cittadini. Il Regolamento della partecipazione non è un documento tecnico da lasciare agli esperti, ma la carta con cui Piacenza decide come i suoi cittadini possono contare, incidere, essere ascoltati. È, in un certo senso, il fondamento di tutto il resto, del dialogo tra la città e chi la amministra".

"Alla base - chiosa il direttore generale dell'ente, Luca Canessa - c'è il concetto fondamentale di tutela e promozione dei beni comuni, di cui nel 2025 abbiamo approvato le linee guida di gestione condivisa, introducendo il criterio innovativo della redditività civica come capacità di generare benefici sociali misurabili per la collettività. In questi anni abbiamo declinato in tanti modi il principio cardine della partecipazione: dall'implementazione dei gruppi di vicinato alla co-progettazione nei più svariati ambiti di competenza del Comune, dai patti di reciprocità con i cittadini (basti pensare al cosiddetto "baratto amministrativo" o a iniziative premiali come Ecoattivi) sino all'impianto generale di una collaborazione costruttiva, orientata a valorizzare il rapporto tra pubblico e privato: tutto va nella direzione di una città sempre più vissuta e recepita come patrimonio di cui prendersi cura insieme". Il panel si compone per oltre il 60% - 40 persone - della fascia d'età tra i 35 e i 65 anni, mentre 5 partecipanti (pari circa all'8%) hanno tra i 16 e i 25 anni, 9 cittadini - quasi il 15% - rientrano nella fascia 25-35 e gli over 65 sono 11, vale a dire oltre il 16% del totale.

C’E’ ANCHE LA DIOCESI DI PIACENZA-BOBBIO

Per quanto riguarda la zona di residenza, il 31.1% afferisce al centro storico compreso tra i punti cardine di via Taverna, via Roma, piazza Cittadella e Cheope, il 21.3% rappresenta i quartieri tra viale Dante e via Veneto, Galleana e Stadio nella parte Sud della città, il 16.4% è espressione della zona Est tra Farnesiana, Baia del Re, San Lazzaro, Mucinasso, Ivaccari e Montale, il 13.1% fa riferimento all'area Ovest tra Infrangibile, Veggioletta, Borgotrebbia e Sant'Antonio, l'8.2% non risiede stabilmente a Piacenza ma la vive quotidianamente per motivi di studio o lavoro, mentre il restante 9.8% si divide equamente tra Besurica e frazioni lungo la direttrice di Vallera, Pittolo, Quarto e San Bonico da una parte, Roncaglia, Gerbido, Mortizza, Bosco dei Santi e Capitolo dall'altra. Sono 43 i cittadini che non hanno ruoli direttivi o di rappresentanza in alcuna associazione, a differenza delle rimanenti 22 persone coinvolte nelle seguenti realtà: Amici del Capitolo, Arci, Amici del Museo della Resistenza Piacentina, Associazione Noi di Gerbido, Mortizza e Bosco dei Santi, Cantiere Simone Weil, Fiab Amolabici, Diocesi di Piacenza-Bobbio, Libera Piacenza, Nuovi Viaggiatori, Piacenza in Blu, Associazione Baia del Re, Rathaus, Avis comunale, Arcigay, Spes, Comitato Orti di via Campesio, Laureati in Scienze Agrarie, Legambiente, Quartiere Roma, Cosmonauti, Croce Rossa Italiana, Assofa. I lavori proseguiranno con il prossimo incontro in calendario il 25 marzo presso l'Hub Too di via XXIV Maggio 51.

Nella foto, il sindaco Katia Tarasconi e l'assessora alla Partecipazione Serena Groppelli.

Pubblicato il 10 marzo 2026

Ascolta l'audio

Un fischietto per chiedere aiuto in caso di pericolo, il dono della San Martino

Coop San Martino storie femminili

In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, la Cooperativa San Martino ha puntato ancora una volta sulla propria componente “rosa”, con una delle iniziative che mettono al centro le proprie socie lavoratrici. È stata avviata in questi giorni la distribuzione di un piccolo oggetto simbolico e allo stesso tempo concreto: un fischietto, contenuto in un vasetto serigrafato con il logo della Cooperativa San Martino, pensato come un piccolo strumento a tutela delle donne, utile per richiamare l’attenzione e chiedere aiuto in caso di pericolo.
“Il fischietto - spiega la responsabile welfare e diversity inclusion manager Margherita Spezia - può sembrare semplice, ma in alcune situazioni può rivelarsi fondamentale. In Cooperativa stiamo sviluppando da tempo percorsi legati all’empowerment femminile, alla sicurezza e all’inclusione, lanciando un messaggio: prendersi cura della propria sicurezza è importante”.
Il vasetto che accompagna il fischietto è stato preparato e confezionato dalle socie lavoratrici impegnate presso la Vetreria di Borgonovo, uno degli appalti storici della Cooperativa e che impiega una squadra di lavoro quasi completamente femminile. L’iniziativa si inserisce nel solco di quella lanciata lo scorso 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. “In questo modo continuiamo a ricordare anche la nostra collega Damia El Assali, vittima di femminicidio”, sottolinea Delia Guglielmetti, responsabile della Cooperativa per la vetreria di Borgonovo e membro del CdA di San Martino.

Continua in questo modo il percorso che la Cooperativa sta portando avanti sui temi della parità e dell’empowerment femminile. “Queste iniziative - evidenzia il direttore generale Paolo Rebecchi - vogliono essere uno stimolo non solo per le nostre lavoratrici ma per tutte le donne”. A lui si unisce l’amministratore delegato Francesco Milza: “Stiamo procedendo su questa strada, e stiamo già progettando altre iniziative su questi temi ai quali teniamo molto”. Aggiunge il presidente Mario Spezia: “L’8 marzo non deve essere solo una giornata simbolica, ma un’occasione per continuare a costruire un futuro più equo e sicuro per tutte”.

Proprio alle storie delle donne che fanno parte della Cooperativa appartiene quella di Victoria Diatta, 25 anni, piacentina di origini senegalesi, oggi demi-chef de rang nella cucina dell’Armani Hotel di Milano. Victoria ha portato avanti il suo percorso professionale prima all’istituto alberghiero di Piacenza e successivamente all’Alma, la Scuola internazionale di cucina italiana di Colorno, dove ha perfezionato la propria formazione prima di approdare a Milano. Nella cucina del prestigioso Armani Hotel ha acquisito competenza e professionalità, arrivando a una posizione di responsabilità. Dietro la sua storia c’è anche quella della madre Marie Diatta, che lavora da circa vent’anni per la Cooperativa San Martino presso la Vetreria di Borgonovo. Un percorso di integrazione e lavoro che si intreccia con quello della Cooperativa e con il sostegno ricevuto negli anni, anche grazie alla figura di Delia Guglielmetti. Il suo racconto si è classificato al primo posto nel bando della Cooperativa “Voci al femminile”.
“Mi sento figlia della Cooperativa San Martino - racconta Victoria -. Mia mamma è arrivata in Italia molti anni fa e il suo non è stato un percorso facile. In Cooperativa siamo state accolte e accompagnate, e Delia per noi è stata una figura fondamentale, quasi una seconda mamma”. Un legame che racconta bene l’impegno della cooperativa: valorizzare il lavoro delle donne e sostenere percorsi di crescita, personali e professionali, che spesso partono da lontano ma trovano in questa comunità un punto di riferimento importante.

Nella foto, un gruppo di lavoratrici della cooperativa San Martino.

Pubblicato il 9 marzo 2026

Ascolta l'audio

Simona Saladini di Acisjf: «da cento anni a fianco delle donne»

Foto 1 Saladini e Schiavi

"Da oltre cento anni Acisjf opera come Associazione Cattolica internazionale al fianco e a difesa delle donne. La capacità che ha permesso a questa realtà di sopravvivere e rinnovarsi fino ad oggi è stata quella di adattarsi ai cambiamenti sociali avvenuti nel tempo per rispondere ai nuovi bisogni delle donne e dei loro bambini. Riconosciuta dal diritto canonico della Santa Sede, l'associazione nasce a Friburgo con l'acronimo francese nel 1987 e arriva in Italia nel 1902”.

Così Simona Saladini, presidente nazionale di Acisjf, ha preso la parola presso la casa della Protezione della Giovane di via Tempio, a Piacenza, lo scorso 14 febbraio. Al suo fianco Giuseppina schiavi, responsabile della casa piacentina, e ad ascoltarla volontari, amici e simpatizzanti dell’associazione. Un’occasione per ripercorrere il valore e la storia di questa realtà, attraverso la proiezione di video - uno a impronta nazionale e l’altro focalizzato su Piacenza - e una nuova presentazione di “Maria che scende dal treno”: (Edizioni Univ. Romane, 2025): libro scritto da Mirella Taranto con la collaborazione di Saladini e delle presidenti locali, e già presentato in San Giovanni in Laterano lo scorso ottobre A seguire si è svolta l’assemblea elettiva della sezione locale, con il rinnovo del direttivo e l’inserimento di giovani componenti. Sarà ora il nuovo direttivo a procedere con le successive nomine.

Schiavi, “Oggi siamo qui per il senso del dono”

Per l’incontro di oggi abbiamo scelto una delle stanze della nostra casa di via Tempio per far sentire più forte il senso e la gratuità del dono - ha quindi spiegato Schiavi-. Quasi tutto quello che vedete in questo salone, dai mobili al divano, è stato donato da familiari e amici. Rappresenta perciò l’atto d’amore di persone che hanno aperto il cuore alla nostra associazione, ed è anche il luogo dove trovano spazio le emozioni. Qui ci sono bambini che piangono, che giocano, ci si racconta, ci si incontra, si condividono momenti di gioia e di dolore”.

Abbiamo pensato che fosse un luogo caldo, più di qualsiasi sede istituzionale - ha detto -. L’abbiamo scelto come testimonianza viva del calore delle relazioni che si creano in Acisjf, quelle che anche il nostro vescovo Adriano ha ricordato come un tratto distintivo nelle storie custodite in “Maria scende dal Treno”. Senza vicinanza e calore verso le donne che accogliamo portare avanti il nostro compito non sarebbe possibile”.

pubbschiavi

La storia di Acisjf

In Italia siamo partiti a Torino nel 1902 grazie alla spinta di Toniolo, figura di spicco del volontariato e dell’Azione Cattolica, e da lì abbiamo aperto case in tutt’Italia - ha ripreso Saladini -. In quel periodo storico c’era il bisogno di accogliere e collocare le mondine arrivate nelle città dalle campagne in cerca di lavoro. L’invito da parte della chiesa al mondo cattolico di dare vita ad attività di accoglienza è stato il motore iniziale, ma l’associazione ha saputo cambiare e si è arricchita nel tempo con l’emergere di diversi e più complessi bisogni sociali della popolazione femminile. Dalla questione della tratta alla forte migrazione dal sud al nord Italia che continua ancora oggi, fino ai flussi migratori intercontinentali il bisogno sociale continua ad abbracciare l’Italia e il resto del mondo - ha sottolineato -. Tante volte mi telefonano docenti o personale ATA arrivati dal sud e in cerca di un alloggio perché hanno avuto un incarico distribuito su tre sedi con orari e luoghi difficili da conciliare. Se non trovassero accoglienza nelle nostre case, che per chi può pagare hanno comunque un costo contenuto, non riuscirebbero a sostenere le spese. Lo stesso discorso vale, in misura ancora maggiore, per le donne migranti che arrivano da altri Paesi: sole, incinta o con i loro bambini. Spesso vittime di violenze, giungono in Italia dopo un viaggio della speranza pericoloso e difficile. Con sé non hanno niente, se non le loro cicatrici e i bisogni materiali ed emotivi a cui noi proviamo a rispondere.

Il video e il libro

"Con i video proposti e soprattutto con il libro abbiamo voluto raccontare storie vere, non limitandoci alle dichiarazioni programmatiche che spesso si sentono ma dando spazio a ciò che succede concretamente nelle nostre case -ha spiegato Saladini-. Più che focalizzarci sulla storia di Acisjf, comunque presente attraverso le testimonianze delle persone, abbiamo voluto dare voce sia a chi in associazione è stato accolto con le proprie fragilità sia a chi ha lavorato ogni giorno per dare alle donne e ai loro figli una possibilità di rinascita. in ‘Maria che scende dal treno’ trovate quindi le storie delle donne ospitate, ma anche quelle delle presidenti storiche e attuali, che per Acisjf hanno dato e continuano a dare la loro vita. E poi ci sono le testimonianze delle suore, presenti in molte delle nostre case: a cominciare da Cuneo, dove prestano la loro opera dal 1902, per arrivare qui a Piacenza dove abbiamo le suore congolesi. Tra le varie testimonianze ricordo quella di Giulia, arrivata in Italia dall’Albania e accolta da noi dopo essere stata cacciata dalla propria famiglia perché aspettava un bambino. Dopo un percorso di accompagnamento verso l'autonomia, con un periodo di permanenza in una casa messa a disposizione dalla nostra associazione, oggi Giulia ha un lavoro e ha partorito il suo secondo figlio avuto con il nuovo compagno. E poi c'è l'intervista a Giuseppina Schiavi, un pilastro dell’associazione”.

Un futuro di rete

Ma quale futuro si prospetta per Acisjf? A partire dalle esigenze del presente cosa occorre perché possa continuare a portare avanti al meglio la propria opera di solidarietà e aiuto alle donne? Sono interrogativi fondamentali che ci siamo posti scrivendo il libro - sottolinea la presidente nazionale -. Di fronte a fragilità sempre più profonde sul piano sociale e famigliare, con problematiche di figli che diventano a loro volta genitori, l’unica risposta efficace è accrescere e potenziare quell’approccio di rete che mi piace chiamare «welfare community»: una sinergia progettuale e operativa che coinvolge enti locali, prefetture, istituzioni ma soprattutto le altre associazioni, permettendo di affiancare a chi ha bisogno tutte le figure necessarie. Già oggi ci muoviamo in rete attraverso la politica «delle tre A» - «accoglienza», «ascolto», «accompagnamento» - che sintetizza il nostro operato. Un approccio che per migliorare e consolidarsi ha bisogno di superare dannosi individualismi e di poter contare su un numero maggiore di volontari.

Il bisogno di volontari formati

"Oggi i volontari sono pochi - ha osservato Saladini-, manca soprattutto la fascia d’età più giovane, dai 30 ai 45 anni. Ma se vogliamo tenere aperte le case abbiamo bisogno di loro. Oggi più di ieri devono venire formati a non essere soggetti giudicanti rispetto ai casi sociali di cui si occupano e a non concepire il loro ruolo come un mezzo per colmare mancanze personali. Devono imparare a confrontarsi con la persona, a starle accanto e ad accompagnarla nel suo percorso di autonomia”. “Voglio concludere con un affettuoso grazie a Giuseppina e a tutte le presidenti locali. Acisjf nazionale va avanti per merito loro, che come me si alzano ogni giorno per aprire le loro case e prendersi cura delle donne”.

Micaela Ghisoni

Nelle foto, l'incontro alla Protezione della Giovane con Giuseppina Schaivi e Simona Saladini.

Pubblicato il 9 marzo 2026

Ascolta l'audio

Il grazie del Comune di Ottone alle donne della casa di riposo

Visita casa riposo Ottone

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, domenica 8 marzo, l’Amministrazione comunale di Ottone ha voluto dedicare un momento di attenzione e riconoscenza alle donne ospiti della Casa di Riposo “Leopoldo Castelli”. La vicesindaca Maria Lucia Girometta e la consigliera Rita Nobile si sono recate presso la struttura per consegnare un omaggio floreale alle residenti, in un gesto simbolico ma carico di significato. L’iniziativa ha rappresentato un momento di incontro e di condivisione, durante il quale l’Amministrazione ha voluto esprimere gratitudine e rispetto verso donne che, con le loro vite e le loro esperienze, sono state testimoni di importanti cambiamenti sociali e culturali.

“Abbiamo voluto essere presenti – ha dichiarato il vicesindaco Girometta – per rendere omaggio a queste donne che rappresentano una parte fondamentale della nostra comunità. Il gesto del fiore è semplice, ma racchiude un significato profondo: riconoscere il valore delle loro storie, del loro lavoro e dei sacrifici affrontati in anni in cui la condizione femminile era molto diversa da quella odierna. Sono donne che hanno attraversato momenti storici significativi e che meritano tutta la nostra stima”.

Ancora Girometta ha sottolineato il valore simbolico dell’iniziativa: “La Giornata Internazionale della Donna non è soltanto una ricorrenza celebrativa, ma un’occasione per riflettere sul cammino compiuto e su quello ancora da percorrere. Incontrare queste ospiti significa riconoscere il ruolo che le donne hanno avuto nel costruire le nostre comunità, spesso con forza e determinazione anche in contesti difficili. Con questo piccolo gesto vogliamo dire grazie a tutte loro”. L’incontro si è svolto in un clima di grande cordialità e partecipazione. Le ospiti della struttura hanno accolto con entusiasmo la visita degli amministratori, condividendo ricordi, sorrisi e racconti di vita che testimoniano il percorso delle donne nel corso del Novecento e oltre. Un momento semplice ma ricco di valore umano, che ha voluto ribadire l’importanza di custodire la memoria e riconoscere il contributo delle generazioni che hanno aperto la strada ai diritti e alle opportunità di cui oggi molte donne possono beneficiare.

Nella foto, la vista alla casa di riposo “Castelli”.

Pubblicato il 9 marzo 2026

Ascolta l'audio

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente