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Notizie Varie

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Lotta all'inquinamento: ridurre del 40% le emissioni inquinanti

regione emilia romagna

Un territorio sempre più green, privo di emissioni di carbonio, per un futuro sostenibile. La Regione parte da Ecomondo Digital Edition, la fiera internazionale di Rimini (quest’anno in versione virtuale) dedicata all’economia circolare e al recupero di materia ed energia, per lanciare il confronto sul Piano Energetico regionale. Un confronto che in particolare definirà i contenuti del nuovo Piano triennale 2021-23, in sintonia con gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030 e con il Green Deal europeo, nelle strategie regionali per lo sviluppo sostenibile e il contrasto al cambiamento climatico. Con il convegno “Verso il nuovo piano triennale di attuazione 2021-2023 del piano energetico regionale”, che si è tenuto oggi pomeriggio, l’assessore regionale allo Sviluppo economico e Green economy, Vincenzo Colla, ha quindi ufficialmente aperto i lavori per la definizione del nuovo Piano di attuazione (2021-2023) della Regione Emilia-Romagna.
“Le linee strategiche alla base del Piano energetico triennale- ha affermato Colla- verranno concertate con associazioni, imprese, esperti dei vari settori, attraverso un percorso di consultazione democratica e partecipata, partendo dall’ incontro odierno, e si completeranno entro gennaio 2021”. “Ridurre del 40% le emissioni inquinanti, raggiungere il 27% di fonti rinnovabili e aumentare fino al 47% il livello complessivo di efficienza energetica sono gli obiettivi fissati dalla Regione nel nuovo Piano- ha sottolineato l’assessore-. L’Emilia-Romagna, accettando la sfida del Green Deal europeo, vuole dimostrare che con l’ambiente si può crescere, sviluppando imprese e creando buona occupazione. E parte da Ecomondo la discussione sul piano energetico, che dovrà portare, attraverso una fase di transizione pianificata, a un ‘piano regolatore’ regionale per il pieno utilizzo delle diverse fonti rinnovabili e all’implementazione della ricerca green, con l’obiettivo di garantire un futuro sostenibile per tutti”.
“I giovani nelle piazze di tutto il mondo ci ricordano che ‘non esiste un pianeta B’ ed è nostro dovere impegnarci per difenderlo e preservarlo. Per questo – ha annunciato Colla sostituendo nelle conclusioni il presidente Bonaccini- con il nuovo Patto per il lavoro e per il clima ci impegniamo a gestire la transizione verso un nuovo modello di sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile, e a dotarci di una legge regionale per il Clima e una sulle Comunità energetiche”. Al convegno, aperto dall’intervento di Carlo Alberto Nucci dell’Università di Bologna, che ha parlato di “Reti e produzione per la transizione Energetica ed il futuro sostenibile”, è seguita una tavola rotonda dedicata all’approfondimento sul tema delle infrastrutture e degli impianti di produzione di energia, sotto l’aspetto dell’efficienza energetica e del ruolo crescente del contributo delle fonti rinnovabili, a cui hanno partecipato Matteo Mazzoni, Head Market Strategy di Snam; Roberto Giovannini, responsabile Sostenibilità di Terna; Marilisa Partipilo, responsabile Affari istituzionali Area Nord del Gruppo Enel; Lapo Pistelli, Public Affairs Director di Eni e Luigi Castagna, presidente Confservizi Emilia-Romagna. Assente il sottosegretario Todde, per il Ministero dello Sviluppo economico è intervenuto il dottor Andrea Lo Presti.

 Occorre una mobilità sostenibile e intelligente

Negli incontri previsti fino a fine gennaio, saranno affrontati vari temi: innanzitutto quello fondamentale delle Reti per la transizione energetica e il futuro sostenibile, della ristrutturazione edilizia e la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati. “È necessario individuare le azioni che possano contribuire a rendere il parco immobiliare più resiliente- ha spiegato l’assessore-, ad aumentarne il livello di digitalizzazione e ridurre le bollette energetiche contrastando la povertà, ad aumentare e dare impulso al settore dell’edilizia costituendo un’occasione per sostenere le piccole e medie imprese e i posti di lavoro a livello locale”. Altro tema che sarà affrontato nel corso degli incontri sarà quello della rigenerazione urbana, e della trasformazione del sistema produttivo per un’economia pulita e circolare, con un modello sostenibile di crescita inclusiva in grado di affrontare la duplice sfida della trasformazione verde e digitale. Ovviamente per far questo è necessario un new deal dei saperi e delle competenze e profili professionali adeguati alla green economy, con percorsi organizzati dalla Regione. È necessaria infine una mobilità sostenibile e intelligente, in grado di soddisfare i bisogni di mobilità di persone e merci attraverso soluzioni e sistemi più economici, accessibili, sani e puliti; la pianificazione della mobilità a scala nazionale, regionale e locale, nonché nuovi carburanti, con lo sviluppo dei veicoli a basso impatto ambientale anche per i mezzi pubblici. “Anche per la produzione di energia, l’obiettivo- ha aggiunto l’assessore- sarà quello di averla pulita, economica e sicura, attraverso il crescente ricorso alle fonti rinnovabili, con particolare attenzione alla decarbonizzazione del gas. Puntiamo anche alla realizzazione di infrastrutture innovative, guardando in particolare all’utilizzo dell’idrogeno”. Le iniziative e misure realizzate dalla Regione nel precedente Piano triennale, in linea con gli obiettivi europei al 2020, 2030 e 2050 in materia di clima ed energia e illustrate nel 2° Rapporto di monitoraggio, hanno quantificato gli investimenti pubblici in oltre 440 milioni di euro, per il triennio 2017-2019, con risultati importanti in tutti i settori: imprese manifatturiere, terziario e Pubblica Amministrazione, trasporti, agricoltura, ricerca, formazione. Tra questi un ottimo livello per quanto riguarda il target sul risparmio energetico (-28% al 2018), livello intermedio sulle fonti rinnovabili (13% al 2018), mentre per quello sulle emissioni di gas serra l’obiettivo al 2020 risulta più distante (-11% al 2018).

Pubblicato il 9 novembre 2020

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Bando per il Terzo settore, in arrivo 135mila euro a Piacenza

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Coprire i costi dei progetti realizzati nei mesi di maggiore criticità per la diffusione del Coronavirus e fronteggiare le spese legate all’emergenza sanitaria: dai canoni di affitto e utenze, ai costi per la sanificazione dei locali e acquisto dei dispositivi di protezione individuali per gli operatori, a quelli per il personale, ai rimborsi spese ai volontari. Serviranno a soddisfare queste esigenze i contributi per gli Enti del Terzo settore, oltre 3 milioni di euro, resi disponibili dalla Regione Emilia-Romagna, che andranno a finanziare le 675 richieste presentate nel bando indetto lo scorso luglio e ritenute ammissibili. Il contributo medio riconosciuto è di 4.709 euro. La Giunta regionale ha infatti approvato la graduatoria, decidendo di aggiungere ulteriori 716mila euro alla cifra iniziale di 2,5 milioni, portando così le risorse complessive a 3.178.934 euro. Una scelta fatta per far fronte all’alto numero di richieste pervenute e in considerazione del fatto che il Terzo Settore è particolarmente colpito dalle nuove misure restrittive disposte per contenere la seconda ondata di contagi da Covid-19. Le risorse provengono dalla quota complessiva dei fondi messi a disposizione delle Regioni dal Ministero del Lavoro e Politiche sociali, in base all'accordo di programma sottoscritto anche con l’Emilia-Romagna per favorire la realizzazione di interventi particolarmente innovativi da parte del Terzo settore; una realtà che in Emilia-Romagna comprende 3.086 organizzazioni di volontariato e 4.283 associazioni di promozione sociale. "Siamo molto soddisfatti dell’esito del bando, che vede una risposta superiore alle aspettative- dichiara la vicepresidente della Regione con delega al Welfare, Elly Schlein-. Con questo intervento, rafforzato ulteriormente dal punto di vista delle risorse, possiamo far fronte all’alto numero di richieste di enti e associazioni del Terzo settore, sostenendoli in questo momento difficile e consentendo loro di proseguire le attività in forma diversa, anche per salvaguardare il lavoro di tante persone che operano in questi enti. A maggior ragione dopo le nuove restrizioni nazionali che hanno previsto la chiusura dei centri sociali e culturali, hanno bisogno di sostegno e la Regione Emilia-Romagna è stata e sarà al loro fianco, per questo abbiamo stanziato ulteriori risorse per coprire tutte le richieste”. “Il mondo dell'associazionismo di promozione sociale e di volontariato- conclude la vicepresidente- rappresenta un tessuto fondamentale della nostra società, che ha contribuito e contribuisce fattivamente alla gestione dell’emergenza sanitaria e al sostegno di chi ha più bisogno e su cui sarà imprescindibile contare anche in questa seconda ondata della pandemia, ma anche nella successiva ricostruzione”.

 I rimborsi concessi

Il bando prevedeva per gli Enti del Terzo settore la possibilità di ottenere contributi per coprire le spese sostenute dall’8 marzo al 31 agosto 2020 relativamente alla realizzazione di specifici interventi di risposta ai bisogni fondamentali e alle esigenze straordinarie della popolazione durante in lockdown; alla gestione degli immobili (canoni di affitto, utenze, pulizie e piccole manutenzioni ordinarie strettamente necessarie allo svolgimento delle attività); costi di igienizzazione degli ambienti; acquisto di dispositivi di protezione individuale per gli operatori e per l’attuazione di misure di contrasto alla diffusione del Covid-19; acquisto di beni e attrezzature entro il valore unitario massimo di 516 euro; acquisizione di beni di consumo e servizi; costi di personale e rimborsi spese ai volontari, esclusivamente riferite alle attività legate all’emergenza sanitaria.
I contributi concessi per ciascun progetto andavano da un minimo di 3mila euro a un massimo di 5mila per le spese più consistenti. Delle 675 richieste di contributo finanziate, 351 sono state presentate da associazioni di promozione sociale iscritte nello specifico registro regionale; 234 da organizzazioni di volontariato, anch’esse iscritte nel registro regionale e 90 provengono da associazioni di promozione sociale con sede in Emilia-Romagna, non iscritte nel registro regionale ma iscritte da almeno un anno nel registro nazionale in qualità di enti affiliati. L’intero pacchetto di risorse (3.178.934) saranno così distribuite a livello territoriale: a Bologna andranno 758.442 euro; Modena 533.969 euro; Ferrara 379.192 euro; Parma 364.935 euro; Reggio-Emilia 350.546 euro; Ravenna 296.294 euro; Forlì-Cesena 229.601euro; Piacenza 135.135 euro e a Rimini 130.815 euro.

Pubblicato il 12 novembre 2020

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Montagna: voucher fino a 500 euro per internet, pc o tablet

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Un Appennino più connesso digitalmente come misura fondamentale per evitarne lo spopolamento. Dopo gli investimenti per la realizzazione delle dorsali in fibra ottica, la Regione Emilia-Romagna interviene anche direttamente nei confronti dei cittadini delle zone di montagna, a partire dalle fasce di popolazione più in difficoltà economica, aiutandoli nell’acquisto degli strumenti necessari per essere online, da un contratto per la connessione a un pc o un tablet. Da lunedì 9 novembre le famiglie dei comuni montani dell’Emilia-Romagna con un reddito Isee inferiore ai 20mila euro potranno infatti fare richiesta per un voucher da 500 euro da utilizzare per stipulare un contratto per la fornitura di una connessione internet e per l’acquisto di un pc o di un tablet per navigare online. Una iniziativa per cui la Regione Emilia-Romagna rende disponibili più di 4 milioni di euro nell’ambito del Piano nazionale voucher lanciato dal Comitato banda ultra larga (Cobul) insieme alle Regioni: in totale saranno 8.600 le famiglie residenti in tutti i 119 Comuni montani che potranno accedere al contributo complessivo di 4.337.00 euro in questa prima fase del progetto, mentre lo step successivo, in programma tra la fine del 2020 e l’inizio dell’anno nuovo, prevede risorse pari a 8 milioni di euro per estendere il sostegno anche alle famiglie con reddito Isee fino ai 50.000 euro e contributi fino a 12 milioni di euro per coinvolgere le imprese delle zone di montagna.
“Evitare lo spopolamento dell’Appennino è una delle sfide più importanti per questa Giunta, e crediamo fortemente che colmare il divario digitale con la pianura sia una delle chiavi per avere successo, specialmente dopo che la pandemia ci ha abituati alla fruizione virtuale di tantissimi servizi, a partire ad esempio dalla didattica a distanza - dichiarano Barbara Lori, assessora alla Montagna, e Paola Salomoni, assessora alla Scuola, università e agenda digitale -. Una montagna ben connessa a Internet è più attrattiva in particolare per i giovani, nell’immediato come in prospettiva di vita, e abbiamo ritenuto fondamentale iniziare aiutando le famiglie più in difficoltà economica. E questa è solo la prima parte di un progetto che muoverà risorse per 24 milioni di euro, che l’Emilia-Romagna ha scelto di dedicare esclusivamente ai comuni dell’Appennino - concludono Lori e Salomoni - e che si inserisce in un solco di investimenti e attenzioni in cui rientrano ad esempio i lavori per dotare di banda larga quasi 250 scuole di montagna”.
Per ottenere i voucher sarà necessario rivolgersi agli operatori di telecomunicazioni che hanno deciso di aderire all’iniziativa, il cui elenco costantemente aggiornato è disponibile sui siti bandaultralarga.italia.it e www.infratelitalia.it, e attivare una utenza di connettività internet. Così facendo si avrà diritto a un contributo del valore di 500 euro per disporre di connettività e di un personal computer o un tablet. L’elenco completo dei Comuni che rientrano nel Piano voucher è disponibile sempre sui siti bandaultralarga.italia.it e www.infratelitalia.it, dove sono pubblicati anche una serie di chiarimenti per le famiglie e per gli operatori, assieme alla documentazione tecnica che questi ultimi dovranno consultare e utilizzare per aderire.

Pubblicato il 7 novembre 2020

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La Provincia aiuta a «Disegnare buone relazioni»

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Disegnare buone relazioni: conoscere e contrastare discriminazioni e violenza di genere per costruire rispetto” è il titolo del progetto presentato  il 6 novembre in videoconferenza dalla Provincia di Piacenza.
Ammonta a 10.950,00 euro il contributo assegnato dalla Regione Emilia-Romagna all’iniziativa, che è stata illustrata dalla consigliera delegata alle Pari Opportunità Valentina Stragliati, dalle psicoterapeute del
CIPM Emilia-Centro Italiano per la Promozione della Mediazione Elena Di Blasio e Glenda Marafante e da Nicola Takhta-Bornian della nota pagina Facebook ‘Piacenza Memes’.
Proprio Di Blasio e Marafante hanno il compito di condurre tre incontri (di due ore ciascuno) per ognuna delle sei differenti realtà interessate dal progetto: due classi del liceo “Colombini” di Piacenza, due classi (una di Borgonovo e una di Castel San Giovanni) del polo scolastico superiore “Volta”, un corso di Enaip e il centro di aggregazione della Casa del Fanciullo.
Insegnanti ed educatori che già seguono i circa 130 giovani coinvolti sono chiamati ad affiancarli nel lavoro svolto negli intervalli tra i diversi momenti formativi, che hanno una serie di obiettivi specifici tra i quali l’analisi (anche attraverso film e pubblicità) dei concetti di violenza, stereotipo e pregiudizio e l’esame dei riferimenti normativi e legislativi rispetto alla violenza di genere ma anche rispetto ad altri fenomeni in aumento tra i giovani, come i casi di revenge porn.
Gli incontri sono finalizzati alla produzione - da parte di ragazze e
ragazzi - di elaborati con messaggi positivi che portino a consolidare quanto appreso.
Slogan pubblicitari, locandine, prodotti artistici, interviste, articoli di giornale, video, post sui social network (i migliori lavori saranno veicolati da Piacenza Memes alle migliaia di suoi follower) potranno anche essere presentati alle scuole e alla cittadinanza nell’evento finale che, con modalità da definire in relazione all’evoluzione della pandemia, è previsto nella primavera 2021.
L’appuntamento conclusivo dovrà ampliare la sensibilizzazione sulle tematiche della cultura plurale delle diversità, della parità uomo-donna e delle pari opportunità, ai fini del contrasto ai fenomeni di emarginazione sociale, di discriminazione e di violenza sulle donne.

Portando i saluti e il sostegno al progetto da parte del presidente della Provincia di Piacenza Patrizia Barbieri, la consigliera provinciale delegata alle Pari Opportunità Valentina Stragliati
ha elogiato le finalità dell’iniziativa: “E’ sempre importante incentivare le donne a denunciare qualsiasi tipo di violenza o prevaricazione e occorre lavorare sui maltrattanti, ma dal punto di vista della prevenzione della violenza di genere - che non si arresta nemmeno con la pandemia - sarà decisiva la diffusione tra i giovani della cultura del rispetto. Il progetto va nella direzione giusta, perché interviene nel presente ma ha già lo sguardo rivolto al futuro”.

Pubblicato il 7 novembre 2020

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Quando si coniugano arte, design e impresa

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Moda, arte, innovazione sono la ricetta vincente della Bonotto spa, un’azienda tessile che nasce nel 1912 ed oggi, giunta alla quarta generazione, opera in un grande impianto industriale dove si coniugano magnificamente arte, design ed impresa. Da Luigi Bonotto, che produceva cappelli di paglia, alla più innovativa manifattura tessile che utilizza prodotti bio compatibili o riciclati. Oggi l’azienda è guidata da Lorenzo e Giovanni Bonotto ed è proprio Giovanni, che ha partecipato come docente straordinario all’ultima lezione di Cives dal titolo “Visioni dal futuro”, a spiegarci come la sua azienda, che è diventata un punto di riferimento internazionale nel mondo del tessile di lusso, operi in una modalità assolutamente innovativa pur legandosi alla più antica tradizione artistica dell’impresa manifatturiera italiana.

Creatività pura

Una collaborazione con l’arte costante, poiché essa è parte essenziale di ogni progetto, di ogni prodotto. Giovanni Bonotto ricorda come sin da piccolo sia stato contornato da innumerevoli artisti che frequentavano la sua casa a Molvena ed è proprio in quegli anni che nasce la collezione che oggi fa parte della Fondazione Bonotto, grazie alla frequentazione del padre Luigi con artisti Fluxus e della Poesia Concreta, Visiva, Sonora, Performativa. Molte delle opere della collezione sono disposte nei 10.000 metri quadrati dell'azienda, dagli uffici alle zone di passaggio, dalle zone di produzione alle zone magazzino, costituendo per i maestri artigiani una costante fonte d’ispirazione. La collaborazione con giovani artisti dell’arte contemporanea continua ad ispirare la produttività della Bonotto spa, che oggi può contare oltre ventimila opere d’arte, mescolate nell’azienda, come in una performance, agli strumenti industriali.

Tradizione ed innovazione

Molti dei macchinari utilizzati nella Bonotto spa sono vecchi telai restaurati che caratterizzano in modo determinante il concetto di “Fabbrica Lenta” . La necessità di guadagnare e di produrre sempre di più hanno costretto l’industria tessile ad abbassare considerevolmente la qualità del prodotto, ma la Bonotto spa ha preferito innovarsi restando legata ad una tradizione irrinunciabile. Giovanni Bonotto ricorda gli anni in cui l’automazione ha iniziato a prendere il sopravvento modificando e standardizzando i processi produttivi, trasformando i lavoratori del settore da maestri operai a sovrintendenti di strumenti industriali. La manualità fu persa e le fabbriche cominciarono a realizzare prodotti fotocopiati, di bassa qualità e di basso prezzo, anche a causa della riduzione dei costi della manodopera. Da quella esperienza Giovanni Bonotto comincia a girare nelle fabbriche che hanno chiuso a seguito della crisi del settore e trova al loro esterno tanti macchinari abbandonati perché non più produttivi, essendo ormai “lenti”. Da questa “Visione” nasce l’idea della Fabbrica Lenta, ovvero della riscoperta di un modo di produrre artigianale ed unico, anche perché i nuovi strumenti non riescono ad imitare la singolarità dei tessuti realizzati sui vecchi telai. L’uomo ed il suo operato in questo modo sono stati rimessi al centro del lavoro, le sue “mani intelligenti” riescono a creare prodotti di assoluta eccellenza, opere e non oggetti standardizzati che nell’azienda Bonotto si fondono con le creazioni in loco degli artisti.

Gli occhiali della fantasia

Gli occhiali della fantasia sono il dono che l’arte ha fatto a Giovanni Bonotto e alla sua azienda, l’amore per il lavoro e l’orgoglio di riuscire provando e riprovando senza paura di sbagliare, anzi scoprendo che talvolta l’errore riesce ad aprire porte inimmaginabili poiché, come per l’arte, si parte da un idea ma la trasformazione continua del prodotto porta ad un risultato inaspettato ed unico. Il pensiero non convenzionale caratterizza la progettualità della fabbrica che pare non rispettare i canoni aziendali attuali, ma si spinge verso una modernità legata alla tradizione, creando progetti attualissimi e al contempo artigianali.

Inventare tessuti e dunque moda

La Bonotto spa esprime la propria contemporaneità anche attraverso la creazione di tessuti da prodotti di riciclo come la plastica o da fibre naturali quali l’agave, il banano, la ginestra, recuperando fibre ecologiche, biodegradabili e biocompatibili. La volontà è quella di guardare al mondo in mondo sostenibile, sia nella produzione che nel consumo, confermando la centralità dell’individuo, del suo lavoro e del suo modo di esprimersi. Con più siti produttivi ed oltre duecento maestri d’arte impiegati, la Bonotto è diventata una delle grandi aziende di riferimento del Made in Italy e più in generale della moda internazionale, senza nessuna strategia di marketing ma semplicemente rendendo attiva la propria indole artistica.

Italiani un popolo visionario

Per Giovanni Bonotto gli italiani sono da sempre un popolo visionario, egli non crede infatti che siano industriosi come i tedeschi o con grandi capacità c omunicative come i francesi ma, essendo figli del Rinascimento, hanno uno speciale fuoco creativo, il fuoco delle botteghe artigiane. Nel nostro paese l’arte è ovunque e sono proprio gli artisti che danno la benzina intellettuale per creare cose irripetibili. Il termine del successo per la Bonotto è quello di aver fondato un nuovo linguaggio produttivo, differenziandosi dalla massa, con un diverso atteggiamento del fare e del creare, dove si produce meno ma si fattura di più, perché il valore aggiunto del prodotto lo rende unico e dunque desiderabile. Giovanni Bonotto conclude il suo intervento sostenendo come la recente pandemia rimodulerà gli atteggiamenti al consumo inducendo ad acquistare quantità limitate di prodotti, ma con maggiore qualità.

Stefania Micheli

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Pubblicato il 6 novembre 2020

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