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Notizie Varie

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Il 21 maggio a Piacenza la consegna dei brevetti ai Maestri del Lavoro

 Foto maestri 1 Maggio 2022 Bologna FILEminimizer

Sabato 21 maggio a Piacenza la solenne consegna dei brevetti ai dieci nuovi Maestri del Lavoro piacentini. Prima della cerimonia ufficiale, che si terrà nella sala convegni di Confindustria in via IV Novembre 132, verrà celebrata una messa per i Maestri del Lavoro, nella chiesa di San Giuseppe Operaio celebrerà don Federico Tagliaferri, assistente spirituale dei Maestri.
Alle ore 11, presso la sede di Confindustria, avrà inizio la cerimonia in cui saranno festeggiati i neo Maestri insigniti, con decreto del Presidente della Repubblica, della “Stella al Merito del Lavoro” 2022.
Ecco i nuovi Maestri: Luigi Baravella, Claudio Cervini, Fanzini Rita, Fava William, Fiumara Gaetano, Mario Gobbi, Lucia Guglielmetti, Michele Marchini, Marco Tagliaferri, Maria Vioni.

Aprirà la cerimonia l’intervento del Console Provinciale dei Maestri del Lavoro, Emilio Marani. Interverranno il prefetto, Daniela Lupo, il sindaco di Piacenza e Presidente della Provincia, Patrizia Barbieri. Con la presenza delle autorità civili e militari e imprenditori, seguirà la consegna dei brevetti da parte del prefetto Daniela Lupo. Concluderà la cerimonia il Console Emerito dei Maestri, Aldo Tagliaferri.

Pubblicato il 20 maggio 2021

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Over 50, al via «un caffé per senior digitali»

senior


Gli over 50 sono sempre più tecnologici e smart ma sembrano essere più in difficoltà nell’acquisizione di competenze digitali, nell’esercizio della tutela della privacy e dei propri diritti e nell’accesso alle tecnologie informatiche.
L'associazione 50&Più si impegna ad offrire servizi di informazione e formazione digitale, come dimostrano i recenti corsi gratuiti rivolti a tutti sull’uso dello smartphone (20 iscritti) e del computer (30 iscritti).

I corsi riprenderanno dopo il periodo estivo ma nel frattempo parte l'iniziativa "Un Caffé per senior digitali".
L'incontro è  una volta a settimana negli uffici dell'associazione  ogni mercoledì mattina dalle ore 10,30 alle 12, a partire dal 25 maggio, "prendiamo un caffè (o un tè) e chiacchieriamo di argomenti  rigorosamente informatici per conoscere e utilizzare al meglio i nostri dispositivi digitali, siamo essi smartphone, tablet e computer. Senza un programma preciso, gli argomenti saranno quelli proposti dai partecipanti oppure, in mancanza, da noi sulla base delle problematiche che ci vengono sottoposte nell’attività di assistenza che forniamo continuamente".

I “Caffè per senior digitali” sono gratuiti e aperti a tutti, l’unica condizione è che occorre essere “senior”. 
È possibile partecipare sia prenotandosi (tel. 3477620915 - 0523.461839-31) sia presentandosi all’incontro, il mercoledì mattina entro le ore 11, nella nostra sede presso l’Unione Commercianti in strada Valnure, 2 Piacenza.
Ai partecipanti viene richiesto di indossare la mascherina.

Pubblicato il 18 maggio 2022

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Rallentano gli arrivi dei profughi ucraini

Profughi ucraini

Sono 24.822 gli arrivi registrati in Emilia-Romagna di profughi in fuga dalla guerra in Ucraina: 2.235 sono ospitati nei Cas, i Centri di accoglienza straordinaria. Negli ultimi giorni gli arrivi sono rallentati, ma il sistema dell’accoglienza continua a essere operativo. Per quanto riguarda le differenti forme di accoglienza, le richieste di contributo per l’autonomo sostentamento sono state in totale 3.471, l’11% del totale nazionale, mentre il mondo del sociale si è fatto carico di 1.036 posti. A tal proposito, in settimana sono previsti incontri con sei differenti enti del terzo settore che saranno firmatari di apposite convenzioni. Questo, in sintesi, il quadro uscito dalla nuova riunione della Cabina di regia regionale per l’assistenza ai profughi che si è tenuta in Regione e a cui hanno partecipato la vicepresidente Elly Schlein, gli assessori Raffaele Donini (Politiche per la salute) e Irene Priolo (Protezione civile), il sottosegretario alla presidenza Davide Baruffi e il prefetto di Bologna Attilio Visconti; erano presenti in videocollegamento anche diversi Prefetti, rappresentanti delle istituzioni e del terzo settore, il dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, Bruno Di Palma, e gli amministratori in rappresentanza dei comuni capoluogo e delle province.

Altro tema emerso nel corso dell’incontro è quello dei più giovani e dell’istruzione: al momento sono più di 2.900 gli studenti e le studentesse ucraine che frequentano le scuole di ogni ordine e grado dell’Emilia-Romagna. Circa la metà è iscritta alle scuole primarie e i restanti si dividono tra medie e asili, mentre sono pochi le ragazze e i ragazzi che frequentano le scuole superiori. In questo contesto si inserisce anche la circolare sulla scuola d’estate 2022, già emanata, che prevede iniziative per l’integrazione e l’inclusione dei giovani arrivati dall’Ucraina: con i corsi di prima alfabetizzazione all’italiano, con i laboratori culturali e con il sostegno e la consulenza psicologica. A contribuire a finanziare questa attività, i fondi dedicati del PNRR - che a livello nazionale ammontano a 179 milioni -, ma anche le risorse reperite con la solidarietà degli emiliano-romagnoli.

Pubblicato il 18 maggio 2022

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Fondazione, corsi di italiano e iniziative per i minori ucraini

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Sostenere l’integrazione e l’inserimento scolastico dei minori provenienti dall’Ucraina, di età compresa tra i 7 e i 15 anni, grazie a corsi di lingua italiana e attività culturali e ricreative. Con questo obiettivo la Fondazione di Piacenza e Vigevano e la Banca di Piacenza lanciano il bando “Aiuto ai profughi ucraini: corsi di lingua italiana e iniziative di inclusione sociale rivolte ai minori”.
È stato presentato nella giornata di martedì 17 maggio a Palazzo Rota Pisaroni, in corrispondenza del suo avvio: vi hanno preso parte, in rappresentanza della Fondazione, la vicepresidente Nicoletta Corvi, coordinatrice della Commissione Welfare, e Elena Uber, rappresentante del Consiglio d’Amministrazione e della stessa Commissione; per la Banca di Piacenza era presente il vicedirettore generale Pietro Boselli.  

Il Bando è aperto, sino al prossimo 6 giugno, a progetti provenienti da realtà del Terzo Settore, istituti scolastici, associazioni ed enti senza scopo di lucro, cooperative sociali e imprese sociali della provincia di Piacenza e del comune di Vigevano. Mediante corsi e iniziative da tenersi in estate, si vuole consentire ai minori ucraini il ritorno a una vita il più possibile “normale”, in vista di un loro inserimento nel prossimo anno scolastico.

IL BANDO


La strategia del bando non segue una prospettiva assistenziale, ma privilegia strumenti e metodi per l’integrazione sociale. I minori, giunti sul territorio negli ultimi mesi dell’anno scolastico in corso, potranno avvalersi gratuitamente di corsi di lingua italiana della durata minima di 30 ore, e di attività ricreative e culturali complementari alla proposta formativa, di almeno 20 ore. In questo modo si intende favorire un apprendimento più veloce, ma anche favorire momenti di socialità con coetanei italiani e non. La pratica sportiva non agonistica è considerata attività ricreativa privilegiata.
I corsi e le attività dovranno svolgersi durante la stagione estiva, in corrispondenza del periodo di chiusura degli istituti scolastici (giugno–settembre 2022).
Poiché alla didattica è previsto l’affiancamento di iniziative ricreative e culturali, i progetti dovranno essere presentati da partenariati costituiti da almeno due soggetti ammissibili, in modo tale che sia garantita la coesistenza di entrambe le attività.
Le proposte potranno essere presentate entro le ore 18 del 6 giugno 2022.
Il budget a disposizione del bando è di 30.000 euro. Sarà sostenuto fino a un massimo di 10.000 euro per ciascuna proposta.
L’analisi qualitativa e quantitativa delle domande sarà effettuata da una Commissione Valutativa costituita da Fondazione di Piacenza e Vigevano e Banca di Piacenza, che ne predisporrà una graduatoria da sottoporre all’esame e alla deliberazione del Consiglio di Amministrazione della Fondazione. Nella valutazione saranno elementi premianti: qualità del progetto (chiarezza, concretezza, visione strategica); esperienze e professionalità dei soggetti del partenariato; capacità di costruire partnership e alleanze territoriali significative e persistenti; incidenza e coinvolgimento del territorio; innovatività.
Esigenze di chiarimento, domande tecniche sulla procedura di compilazione on-line e ogni altra richiesta relativa al Bando possono essere comunicate via mail a o al numero 0523.311111.

Nella foto di Del Papa, la presentazione del progetto in Fondazione: da sinistra,  Elena Uber, Niocletta Corvi e Pietro Boselli.

Pubblicato il 18 maggio 2022

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«L’Occidente ha distrutto l’Afghanistan. Accogliere tutti senza discriminazioni»

icontro amnesty afganistan 13 maggio 2022

“Il mondo cambia. E l’Afghanistan?” – è il tema dell’ottavo incontro del Laboratorio di Mondialità Consapevole, promosso da Università Cattolica, che si è tenuto venerdì 13 maggio al centro Caritas “Il Samaritano”. Sono intervenuti Luca Radaelli, infermiere, e Stefania Calza, medico, che da anni lavorano con Emergency. Radaelli ha trascorso sette anni in Afghanistan, dove ha lavorato prima come infermiere poi come Medical Coordinator e infine come responsabile del “progetto Afghanistan”. Oggi ricopre il ruolo di Medical Staff Planning Manager. Stefania Calza, piacentina, dopo la laurea specialistica in Medicina interna e Radiologia ha svolto brevi collaborazioni sanitarie in Amazzonia brasiliana, Eritrea ed Etiopia. Dal 2005 collabora con Emergency tramite missioni in Sudan e Afghanistan. Calza è tra i soci fondatori dell’associazione “Arcangelo Dimaggio” ed è responsabile della Senologia Radiologica e del Centro Salute Donna dell’Ausl di Piacenza.

Una realtà diversa

“L’idea era di fare una missione di sei mesi, e poi tornare a casa. Non avevo fatto i conti con la realtà – racconta Luca Radaelli –. Quando arrivai a Lashkar-gah nel 2008 rimasi folgorato da due cose: non mi aspettavo di trovare ospedali con giardini curati, un’attenzione al dettaglio… pensavo di avere a che fare con ospedali da campo; e poi ho visto le conseguenze effettive della guerra sulle persone, quindi bambini mutilati dalle mine antiuomo, la brutalità delle armi sul corpo degli esseri umani. Gino Strada evidenziava che nei conflitti moderni le vittime sono sempre i civili, perché il campo di battaglia sono le case delle persone. Il 50% dei nostri pazienti sono bambini”.

Cambiare le sorti di un popolo

“Quando andai per la seconda volta sapevo ciò che stavo facendo, per cui lasciai la mia casa, la mia fidanzata e partii per l’Afghanistan consapevole che la mia casa sarebbe stata lì. Tornavo in Italia solo per le vacanze: in quei momenti capivo cosa volesse dire vivere costantemente con livelli di adrenalina molto alti. Appena arrivavo a casa, l’unica cosa che riuscivo a fare era dormire, per scaricare tutto – prosegue Radaelli –. L’Afghanistan ha cambiato totalmente il mio modo di vedere il mondo e le cose. Essere presente a fare qualcosa importante che poteva cambiare le sorti di un popolo, di un Paese o semplicemente curare le persone sono soddisfazioni che non si possono descrivere. Emergency non è solo ospedali, ma soprattutto si occupa della formazione dello staff dei medici e degli infermieri”.

Il progresso non si cala dall’alto

“Ho imparato che la prima vittima della guerra è la verità. In Afghanistan le persone cercano di progredire, di dare aiuto a chi sta intorno. Ciò che arriva in Europa è tutta retorica intrisa di bugie, creata per dare a noi la sensazione di accettare un contesto di guerra. La Nato dice di voler «esportare la democrazia», che idiozia! Il progresso non si cala dall’alto, per radicarsi deve essere un processo che parta dal basso: le donne non si emancipano con un diktat che arriva da fuori, ma attraverso un percorso fatto di consapevolezza, istruzione e cultura. Se pensiamo che il 92% dell’eroina mondiale si raffina in Afghanistan smettiamo di credere alla retorica occidentale – conclude Radaelli –. È una guerra lunga, deteriorante, e le persone devono continuare a vivere la loro quotidianità consapevoli dell’incertezza di riuscire a tornare a casa. A scatenare le guerre sono sempre interessi, ma non quelli delle persone. La guerra non è romantica. Le cicatrici di guerra rendono uomini delle caricature di sé stessi. Non belli, ma feriti e stuprati. Le persone fanno sempre la differenza: anche in un contesto come quello si può scegliere da che parte stare, se combattere, se restare”.

Accogliere senza discriminazioni

Il contatto con una realtà come quella ci fa essere innamorati di qualcosa di impossibile. È una realtà complessa, difficile da spiegare – spiega Stefania Calza –. Oggi abbiamo una situazione simile a quella afghana in Europa. Dobbiamo capire che l’ondata emotiva che ora si riversa nel conflitto ucraino, tutta la sacrosanta solidarietà che mostriamo nei confronti dei civili ucraini riposano probabilmente su un malinteso senso di appartenenza al genere umano, per cui abbiamo fatto delle differenze. I bambini ucraini somigliano ai nostri, le città ucraine somigliano alle nostre, conosciamo personalmente degli ucraini, vivono intorno a noi. Perché la Polonia ha accettato più di un milione di ucraini ma ha respinto i neri? Che solidarietà è se fa differenze razziali? Il racconto dell’Europa che arriva agli afghani è quello di un «altrove» di tipo fisico, temporale, un luogo in cui riporre la speranza di migliorare la propria esistenza. E dunque fuggono, passando per una realtà allucinante. Negli ultimi anni di dominazione occidentale abbiamo offerto uno spiraglio di cultura occidentale che è stato un grosso tradimento nei confronti dell’Afghanistan, un’idea dell’occidente falsata che ha spinto e spinge molta gente a scappare. Io stessa accolgo una famiglia ucraina, ma dico che è sbagliato lasciare fuori dalle nostre porte donne e uomini solo perché hanno colori diversi.

Le mine antiuomo

Quando partì per la sua prima missione, Stefania Calza aveva paura. “Arrivai in Afghanistan dopo aver sorvolato un deserto montuoso fatto di grotte, anfratti, un paesaggio lunare. Mi accorsi subito che gli americani non hanno capito niente. Pensare di vincere in quelle circostanze era impensabile, anche con l’esercito più all’avanguardia che esista. Uscii dall’aeroporto e notai che una delegazione europea faceva da scudo a una politica italiana impegnata in Europa completamente circondata da militari, con giubbotto antiproiettile, mentre a noi in Italia veniva descritta una situazione di pace. Arrivai in ospedale, portando con me i macchinari per fare la TAC. Era la prima a disposizione della popolazione civile su tutto il territorio nazionale. La nostra TAC era simbolo di civiltà, un gesto di grande coraggio da parte di Emergency quello di esportare sanità di alto livello. La cosa che mi ha sconvolto di più è stata l’impatto con le vittime delle mine antiuomo sparse da noi occidentali in tutto il territorio. Sono facili da spargere, come le bombe a grappolo: se ne lancia una e ne arrivano a terra centinaia. Chiunque ne calpesti una salta in aria. Se non ti ammazzano ti rendono invalido per tutta la vita, distruggendo spesso gambe e genitali. I bambini amputati sembravano rendersi conto di quanto successo solo quando venivano sfasciati, perché prima mantenevano viva l’illusione di tornare a una situazione di normalità. Emergency ha condotto una lunga battaglia contro le mine antiuomo: l’Italia, che ne era il maggior produttore, oggi le ha messe al bando, almeno ufficialmente”.

La libertà delle donne

“In qualsiasi società il livello di evoluzione si misura a seconda della libertà che hanno le donne, perché la libertà di pensiero, di stampa, di fede, eccetera vedono la loro summa nella libertà delle donne. In Afghanistan vige la legge coranica, per cui le donne non possono andare a scuola, vengono vendute da minorenni per il matrimonio. Che tipo di alternativa della figura femminile abbiamo portato noi? Abbiamo portato un’immagine del femminismo distorta rispetto ai nostri valori, fatta di donne vestite da soldato per scimmiottare uomini, o di ballerine succinte vestite da Babbo Natale per dilettare le truppe. Noi di Emergency abbiamo proposto figure di professioniste, ma eravamo la minoranza – conclude Calza –. Non siamo noi a dover «togliere il burqa» alle donne: lasciamoglielo, sono loro a doversene liberare, quando e come vogliono”.

Ultimo incontro

L’appuntamento conclusivo si terrà sabato 28 maggio alle 18.30 nei locali del centro “Il Samaritano” in via Giordani 12/14. Interverranno Marina Pozzoli di Medici Senza Frontiere e Gabriele Micalizzi, fotoreporter, Collettivo Cesura. L’evento sarà aperto al pubblico.

Francesco Petronzio

Pubblicato il 18 maggio 2022

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