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Notizie Varie

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Pediatria: cinque nidi di contenimento donati dall'associazione «Quelli di Pode»

DONAZIONE QUELLI DI PODE

I bimbi di Pediatria e neonatologia e del Pronto Soccorso pediatrico di Piacenza potranno utilizzare cinque nuovi nidi di contenimento, resi possibili dalla generosità dell’associazione “Quelli di Pode” di Podenzano. A ricevere le cullette sono state le coordinatrici infermieristiche Eliana Tripolini e Carlotta Granata.

“L’associazione – hanno spiegato Antonio Bardugoni e Silvia Veneziani – è nata in memoria di Andrea Cavanna, tragicamente scomparso a seguito di un incidente stradale. Da allora organizziamo ogni anno un torneo di calcio, il cui ricavato viene interamente devoluto a iniziative benefiche sul territorio. Nel corso degli anni, i fondi raccolti, hanno sostenuto diverse realtà locali e hanno permesso, tra l’altro, l’acquisto di un defibrillatore per il Comune di Podenzano. Quest’anno abbiamo deciso di destinare parte della raccolta a Pediatria e neonatologia e al Pronto Soccorso pediatrico. Con circa 1.200 euro abbiamo acquistato questi nidi, pensati per diventare piccoli ambienti sicuri e protetti per i lattanti”.
“Nel nostro reparto – hanno sottolineato le coordinatrici Granata e Tripolini – che accoglie bambini da 0 a 18 anni, questi nidi ci consentono di contenere i lattanti in sicurezza, garantendo protezione e facilitando una cura più personalizzata. Sono dotati di sponde alte e materassini riscaldabili, completamente lavabili e facilmente asciugabili, e possono essere utilizzati sia su lettini tradizionali sia su termoculle, offrendo comfort e sicurezza ai piccoli pazienti. Inoltre, risultano particolarmente utili quando è necessario applicare dispositivi come ventilazione ad alto flusso o linee infusive, migliorando la sicurezza sia per i bambini sia per il personale sanitario”.
Ancora una volta, questa iniziativa conferma lo stretto legame tra il territorio e l’Azienda Usl di Piacenza, evidenziando il ruolo fondamentale delle associazioni locali nel sostenere la comunità e trasformare l’impegno civile in strumenti concreti per migliorare la cura e il benessere dei bambini.

Nella foto, il momento della consegna  da parte dell'associazione “Quelli di Pode”.

Pubblicato il 14 gennaio 2025

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Il 16 gennaio la Fiamma Olimpica a Piacenza. Inclusione sportiva, investimenti e legacy per la città

gruppo

Venerdì16 gennaio saràPiacenza la protagonista delViaggio della Fiamma Olimpica dei Giochi Invernali Milano-Cortina 2026, ospitando una delle tappe ufficiali del percorso nazionale che sta attraversando il territorio di oltre 300 Comuni italiani. Un evento di grande valore simbolico e partecipativo, che culminerà in una grande festa dello sport aperta a tutta la cittadinanza nel cuore di piazza Cavalli, dove sarà allestito il Villaggio della City Celebration aperto al pubblico a partire dalle 17. Intorno al palco centrale dedicato agli spettacoli - su cui si alterneranno anche le autorità, gli esponenti delle realtà del territorio rappresentative del mondo sportivo e delle discipline invernali - tutto sarà rivolto al coinvolgimento del pubblico: un ledwall per proiezioni e dirette live, spazi per la realtà virtuale, il photo booth “Torch Kiss”, installazioni luminose interattive, il simulatore dello sci, aree ristoro e stand dove si potranno trovare i gadget ufficiali dei Giochi, dando a tutti i visitatori l’opportunità di sentirsi protagonisti e vivere un’esperienza immersiva.

Contestualmente, la carovana olimpica lunga 800 metri si snoderà tra le vie del centro storico, partendo alle 18 da via Maculani per poi raggiungere piazzale Milano,viale Sant’Ambrogio, piazzale Roma, viale Patrioti, piazzale Libertà, Stradone Farnese, via San Vincenzo, via Scalabrini, via Pace, piazza Duomo, via Chiapponi, piazza Sant’Antonino e via Giordani, ritornando quindi su Stradone Farnese e proseguendo lungo via Venturini, viale Malta, piazzale Torino, via Taverna, piazza Borgo, corso Garibaldi e largo Battisti,accompagnata dai 29 tedofori chesi alterneranno per raggiungerepiazza Cavalli intorno alle 19.30: il tutto culminerà con l’accensione del braciere olimpicoda parte del nuotatore e atleta olimpico Giacomo Carini, ultimo a portare la Torcia che avrà ricevuto dal velocista Simone Boiocchi, portacolori dell'Atletica Piacenza e detentore di numerosi titoli Fisdir.

"Il passaggio della Fiamma Olimpica a Piacenza – sottolinea l’assessore allo Sport Mario Dadati – non è soltanto un grande evento di festa, ma un’occasione preziosa per ribadire quanto lo sport possa essere un motore di inclusione, crescita e coesione sociale. Grazie all’adesione al bando Anci dedicato ai Comuni coinvolti nel percorso della Torcia, abbiamo ottenuto un finanziamento di 15.000 euro che sarà destinato al potenziamento delle attrezzature sportive nei centri comunali: un contributo concreto che lascia alla città una legacy tangibile, migliorando la qualità degli spazi e ampliando le opportunità per tutti”.

“Ma il valore più profondo di questa giornata – prosegue Dadati – risiede nel messaggio che la Fiamma porta con sé: i valori olimpici della lealtà, della solidarietà, del fair play e dell’uguaglianza, capaci di unire persone di culture diverse attraverso lo sport e di ricordarci l’importanza di costruire un mondo più giusto e pacifico. La Fiamma ci invita a credere nell’impegno, nella determinazione e nella bellezza di superare i nostri limiti. In un momento storico complesso come quello che stiamo vivendo, è necessario e urgente riflettere su cosa significhi davvero applicare questi valori nella vita quotidiana, trasformandoli in gesti concreti e in scelte che rafforzino la nostra comunità”. Il percorso di avvicinamento all’evento olimpico è stato accompagnato da un impegno amministrativo strutturato, che il 23 settembre scorso ha visto la Giunta comunale approvare lo schema di convenzione con la Fondazione Milano Cortina 2026, rafforzando la collaborazione istituzionale e il ruolo della città all’interno del programma ufficiale dei Giochi.

Come cambia la viabilità

Per consentire l’allestimento del villaggio e garantire lo svolgimento dell’evento in piena sicurezza, saranno previstemodifiche temporanee alla viabilità, con possibili deviazionio temporanee interruzionidel traffico  , regolate dalla Polizia Locale. Già dalle ore 21 di giovedì 15 gennaio, sino al termine della manifestazione (con il disallestimento previsto entro la tarda serata di venerdì 16), sarà istituito il divieto di sosta permanente con rimozione forzata in piazza Cavalli, piazza Mercanti, piazzetta Grida, via Illica, via Mazzini (da via Mentana a piazza Cavalli) e nell’area di parcheggio di via XXI Aprile all’intersezione con via Nino Bixio. In piazzetta Sant’Ilario, tre stalli di sosta saranno riservati ai veicoli a servizio della kermesse. Contestualmente, a partire dalle ore 21 di giovedì 15 sarà vietata la circolazione in piazza Cavalli, piazza Mercanti, nel tratto di via Sopramuro tra piazza Cavalli e via Savini, nonché in piazzetta Grida.Dalle ore 15 di venerdì 16 gennaio, sino al termine dell’evento, divieto di sosta permanente con rimozione forzata nel tratto di Stradone Farnese tra via Mochi e via Santo Stefano, mentre dalle ore 16 di venerdì 16 gennaio sarà vietata la circolazione nel tratto di via Cittadella da via Mazzini a largo Matteotti, in via XX Settembre (da piazza Cavalli a via San Francesco), nel tratto di via Mazzini da via Mentana a piazza Cavalli e in vicolo Perestrello.Dalle 16.30 di venerdì 16, l’area di sosta del trasporto pubblico in via Maculani sarà riservata ai mezzi collegati all’evento, inibendone l’uso per i bus sino alle 18.15 circa. Le linee urbane non potranno transitare in piazza Cavalli dalle 21 di giovedì 15 e per tutta la giornata venerdì 16 gennaio: contestualmente al passaggio dei tedofori potranno verificarsi, lungo il percorso, inevitabili rallentamenti.
Anche le postazioni dei taxi in centro storico saranno temporaneamente trasferite in via IV Novembre: gli spazi sosta di via Cavour, già dalle 21 del 15 gennaio, quella di via Sopramuro a partire dalle ore 15 di venerdì 16. In concomitanza con l'evento sarà inoltre vietata la circolazione, dalle ore 9 fino al termine della manifestazione venerdì 16 gennaio, all'interno della ZPRU (Zona di Particolare Rilevanza Urbanistica) per i veicoli con massa complessiva massima superiore ai 35 quintali.

Nella foto, da sinistra, in prima fila, la delegata provinciale CIP Marta Consonni, il delegato provinciale CONI Robert Gionelli, la sindaca Katia Tarasconi, l'assessore allo Sport Mario Dadati, il giornalista Andrea Amorini - che condurrà il momento istituzionale in piazza Cavalli - e il velocista Simone Boiocchi, detentore di numerosi titoli FISDIR - che correrà il penultimo tratto del tragitto con la Fiaccola prima di lasciarla all'ultimo tedoforo, il nuotatore e atleta olimpico Giacomo Carini - affiancato dal suo allenatore Fabrizio Dallavalle; in alto, da sinistra, Claudio Faimali del CAI, l'ambasciatore regionale dell'Accademia olimpica italiana Carlo Devoti e Nicola Bergonzi per il Piacenza Ski Team.

Pubblicato il 14 gennaio 2026

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Tragedia del Pendolino, Piacenza rende omaggio alle vittime 29 anni dopo

pendolino

Sono passati 29 anni, ma per i familiari delle vittime il tempo si è fermato alle 13.26 di quel 12 gennaio 1997. In una domenica nebbiosa, il treno Etr 460 Botticelli deragliò poco prima di entrare nella stazione di Piacenza. Il bilancio fu di otto morti e una trentina di feriti. Su quel convoglio viaggiava anche l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, uscito illeso. In quell’incidente persero la vita i macchinisti Pasquale Sorbo e Lidio De Santis, gli agenti di polizia ferroviaria Gaetano Morgese e Francesco Ardito, le hostess di bordo Cinzia Assetta e Lorella Santone e le passeggere Agatina Carbonara e Carmela Landi. Ogni anno, il 12 gennaio, i parenti di chi non c’è più si radunano a Piacenza per commemorare i loro cari. Dopo la messa nella basilica di san Savino, presieduta dal vicario generale della Diocesi don Giuseppe Basini, le autorità e i familiari hanno reso omaggio alle vittime di fronte al monumento eretto al binario 1 ovest della stazione ferroviaria. Hanno partecipato alla commemorazione il prefetto Patrizia Palmisani, i comandanti provinciali dei Carabinieri, Pierantonio Breda, e della Guardia di finanza, Massimo Amadori, la vicaria del questore Giovanna Sabato, il vicecomandante della Polizia locale Massimiliano Campomagnani, l’assessore comunale Gianluca Ceccarelli e i delegati regionali di Ferrovie dello Stato e Polizia ferroviaria.

Il ricordo di quel 12 gennaio 1997

“Quella terribile giornata ha aperto una ferita profonda nel cuore di tutti i familiari delle vittime e di molte altre persone che hanno partecipato con intensità al loro dolore”, ha detto don Basini all’inizio dell’omelia. Nel 1997 l’attuale vicario generale era segretario del vescovo Luciano Monari. “Fui tra i primi a ricevere una telefonata – ha ricordato – non riuscivano a raggiungere il Vescovo, e quindi provarono con me. Pur non conoscendo le persone coinvolte nell’incidente, da subito mi è venuto spontaneo invocare l’aiuto di Dio per i familiari che improvvisamente erano stati chiamarti a portare il peso dell’assenza di una persona cara”. “Umanamente la morte è una strada senza via di uscita – ha detto don Giuseppe Basini –, è possibile scalfirla unicamente facendo memoria della persona amata”.

pendo

“Dobbiamo occuparci del presente”

“Le occasioni dolorose, come questa e tante altre nelle quali siamo immersi ancora oggi, non possono che richiedere parole di speranza”, ha proseguito don Basini. “Le parole di speranza, tuttavia, rischiano di rimanere soltanto parole: possono esprimere una sincera ospitalità umana, la vicinanza del cuore e dei sentimenti, ma sembrano poi destinate a infrangersi contro il muro impenetrabile della morte. Ecco perché è importante che le parole umane, necessarie ma deboli, si appoggino alla Parola di Dio, potente nella sua misericordia. Il Vangelo che è stato proclamato ci ha aperto a una speranza e ci ha riportato le parole di Gesù: il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo. Significa che l’istante presente è il tempo di cui noi dobbiamo occuparci. Non dobbiamo rimanere prigionieri del passato ma prendere sul serio il presente sperimentando che Dio è vicino, cioè ciò che stiamo cercando è presente tra le piaghe della nostra vita, così com’è. Per avere questo sguardo, questa capacità di riconoscere la vicinanza di Dio nella nostra vita, occorre convertirci e credere al Vangelo, ossia cambiare il punto di vista, modo di agire e credere al Vangelo, cioè fidarsi che Dio ci ama, dell’amore infinito che è capace di raggiungerci anche nelle situazioni più complicate e dolorose della nostra vita”.

“Quel «fatto» non deve diventare un assoluto”

“Essere cristiani vuol dire credere che Dio ci ama così tanto da raggiungerci anche là dove pensiamo che non possa arrivare. Le esperienze di dolore molte volte rischiano di chiuderci, e invece in questo momento la parola di Dio ci dice: guarda, il tempo è compiuto, àpriti, non rimanere legato a quel fatto. Certo, quel fatto c’è e ne sentiamo tutto il peso, però non deve diventare un assoluto. Perché il regno di Dio è vicino, anche se tu non te ne accorgi, Dio è con te ed è per te. Fidati della parola di Dio”. “Come diceva il poeta francese Paul Claudel – ha ricordato don Basini – Dio non è venuto a spiegare la sofferenza, ma a riempirla della sua presenza. Percepire la presenza di Dio, di un amico o di un familiare ci può dare la forza necessaria per vivere la sofferenza. Penso che l’avrete sperimentato in questi 29 anni che ciò che dà forza è sapere di non essere soli a portare quel dolore.

“Nelle sofferenze, Dio ci raggiunge”

Dio non ci protegge da ogni sofferenza, questa è una visione magica. Ma ci raggiunge in ogni nostra sofferenza. Tutti noi abbiamo perso persone care, alle quali la nostra vita era attaccata in modo forte e fecondo. E tutti noi, seppur in modi diversi, abbiamo dovuto misurare la nostra debolezza di fronte alla loro morte. Preghiamo perché il ricordo del loro volto, del loro sorriso, delle loro parole non diventi motivo di tristezza infinita, ma produca un amore ancora più grande e più maturo per la vita. È un modo giusto, penso, per onorare i nostri cari. Trasformare quel dolore in un amore più grande. Non venga meno in ciascuno di noi la capacità di reagire, sperare, di seminare amore là dove viviamo, certi che questa è la scelta migliore che possiamo compiere. Infatti, come ci ricorda san Giovanni della Croce, alla sera della nostra vita saremo giudicati sull’amore, nient’altro che su questo”.

messapendolino

Il ricordo di Alessandro Ambrosio, capotreno ucciso a Bologna

Al termine della messa ha preso la parola Clemente Bernardo, referente del Dopolavoro ferroviario di Piacenza, che organizza la commemorazione. “Grazie ai familiari delle vittime che ogni anno vengono qui, anche da regioni lontane. Ricordare le incolpevoli vittime è un nostro dovere”, ha detto. Un pensiero è stato dedicato poi ad Alessandro Ambrosio, il capotreno 34enne accoltellato a morte lo scorso 5 gennaio all’esterno della stazione di Bologna, “vittima innocente di un disagio sociale che merita attenzione”, ha affermato Bernardo. L’assessore comunale Gianluca Ceccarelli ha letto alcuni passi di una lettera ricevuta nei giorni scorsi dalla sindaca Katia Tarasconi e scritta da Federico, che era bambino quando assistette a quella tragedia dal marciapiede della stazione. Anche Ceccarelli, a nome del Comune, ha ricordato Ambrosio, “vittima di una violenza inaccettabile che tocca il cuore di ciascuno di noi e ci porta a esprimere la nostra solidarietà ai suoi cari”.

“Lui non torna, è qui a Piacenza”

La commozione negli occhi dei familiari è la stessa di 29 anni fa, così come il dolore. L’agente Francesco Ardito, 22 anni, fu la vittima più giovane di quel disastro. La madre, Maria Cristina Spennato, ha detto che ogni anno “è come se fosse la prima volta”. “Grazie all’organizzazione e a voi (alla stampa, nda) che ricordate sempre questa «cosa». Io la chiamo così perché non so come definirla, per me è una «cosa» e basta. Certe volte penso che forse mio figlio Francesco è in ferie e tra poco arriva, ma poi non torna. Invece lui è qui, a Piacenza. E non fa niente”.

Francesco Petronzio

Nelle foto, la commemorazione della tragedia del Pendolino. (foto Del Papa)

Pubblicato il 13 gennaio 2026

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Pecorara, il raduno degli ex allievi Don Orione nel ricordo di don Zambarbieri

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A Pecorara la comunità orionina validonese ha ricordato, domenica scorsa,  don Giuseppe (Pino) Zambarbieri e i suoi fratelli Alberto e Angelo.
Nativo del peaese dell'alta val Tidone, il sacerdote è stato il terzo successore di don Orione alla guida della Piccola Opera della Divina Provvidenza, di cui è stato Segretario Generale dal 1963 al 1975. 
Ogni anno l'Associazione Ex Allievi di Borgonovo ed il Movimento Laicale Orionino ricordano questa importante fugura con una messa celebrata nella chiesa parrocchiale di Pecorara, quest'anno presieduta da don Flavio Peloso, che di don Orione è stato il settimo successore (2004-2016), e che ora guida la Casa "Paterno" di Tortona.
Da giovane prete Don Peloso collaborò a lungo con Don Pino ed ebbe modo di conoscere bene anche i fratelli, Angelo, che fu Vescovo di Guastalla, e Alberto, che fu sacerdote orionino a Tortona. 
"I fratelli Zambarbieri - ha detto don Flavio - sono un esempio di umiltà e glorificazione: nati in una famiglia molto credente e cresciuti nella preghiera e nel lavoro, partono da niente per poi raggiungere traguardi importanti. Don Giuseppe, dopo aver finito il suo mandato, tornò ad una vita umile di servizio, e con sapeva illuminare con la sua parola. Anche Angelo, pur essendo Vescovo, e Alberto vissero nell'' umiltà, nella luminosità e nella bontà, nonché nel servizio. Don Orione ha privilegiato la casa di Borgonovo, la sua più povera, che anche don Giuseppe ha amato”.
Zambarbieri3
Presenti il parroco don Luigi Bavagnoli ed il diacono Danilo Rossi, oltre ai rappresentanti dei Comuni di Borgonovo e alta val Tidone.
Hanno partecipato anche il Presidente della sezione di Borognovo dell'Associazione Ex Allievi Bruno Schinardi ed il Presidente nazionale Mauro Sala: "Non tutto nasce a caso: grazie agli amici di Borgonovo che hanno il compito di mantenere viva la memoria di don Pino. Come Ex Allievi siamo qui per ringraziarlo per la sua vicinanza all'Associazione durante la sua Segreteria: perché potessimo essere il bello e il buono che un crisitiano può essere e trasmettere questi valori ci ha trasmesso il ricordo e l'insegnamento di don Orione." 
Al termine dopo la recita della preghiera dell'Ex Allievo, sul sagrato della chiesa, si è esibita la Banda del Don Orione per un breve concerto, Banda che già aveva accompagnato il coro durante la messa.
Matteo Lunni
Nelle foto, il raduno degli Ex Allievi del Don Orione a Pecorara.
Pubblicato il 13 gennaio 2026

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Fontana Pradosa, festa di Sant'Antonio con il vescovo emerito di Fidenza mons. Mazza

piazzabersani

“Il cuore più autentico della pastorale oggi, in particolare fuori dalle città, è mantenere vive le piccole comunità, anche e soprattutto quando la maggior parte delle attività pastorali finisce per essere concentrata nel capoluogo della comunità pastorale, nel nostro caso Castel San Giovanni”. Don Matteo Rebecchi, parroco di Fontana Pradosa, frazione castellana al confine con Sarmato, presenta così il significato della festa dei santi patroni Antonio e Savino.
I festeggiamenti per la comunità fontanese cominceranno sabato 17 gennaio, giorno della memoria di Sant’Antonio Abate, con la celebrazione della messa delle 10.00 e proseguiranno il giorno dopo, domenica 18, con la messa solenne presieduta da mons. Carlo Mazza, vescovo emerito della diocesi di Fidenza. Sul sagrato della chiesa, al termine delle celebrazioni, si terrà la tradizionale benedizione degli animali e delle automobili, e successivamente la distribuzione dei panini benedetti in memoria dei santi patroni.

In un tempo in cui le vocazioni si fanno sempre meno numerose e la responsabilità affidata ai laici più rilevante, anche piccoli momenti di festa come questo sono preziosi: “Giustamente le attività di catechesi, iniziazione cristiana e i gruppi giovanili fanno riferimento alla parrocchia di Castello – spiega don Rebecchi –. La comunità fontanese però trova il modo di tenere vivi innanzitutto i legami tra le persone che la compongono, e secondariamente di animare anche varie iniziative che – come questa – servono a radunare, a riunire chi si riconosce in questi legami: ci sono tanti laici di varie età che si trovano per preparare e organizzare, cercando modi sempre nuovi per custodire le tradizioni. Questo è senza dubbio un punto di forza, e rappresenta il futuro delle nostre comunità”. 

Paolo Prazzoli

Nella foto di Bersani la piazza di Fontana Pradosa.
Pubblicato il 13 gennaio 2026

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