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Notizie Varie

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Il palazzetto di Gragnano può ora ospitare gare regionali

Palazzetto Gragnano

Domenica 2 novembre si è svolta nel palazzetto dello sport di Gragnano, inaugurato ufficialmente nell’aprile del 2024, la prima partita di campionato under 14 di basket. Grande la soddisfazione del vicesindaco e assessore allo sport Marco Caviati: “In questi mesi si è finalmente concretizzato un sogno che durava da 30 anni: avere una struttura sportiva all'altezza dei tempi moderni, dove far giocare, crescere e divertire le giovani generazioni dei gragnanesi ma anche ospitare partite di campionato regionali”. Il nuovo gestore della palestra Polisportiva VII Castelli Gazzolesi infatti da quando ha ottenuto la gestione della nuova struttura, ha provveduto ad attivare la procedura volta ad ottenere l'omologazione per le discipline sportive di pallavolo e basket. Ora pertanto oltre ai consueti allenamenti, già in essere da qualche tempo, sarà anche possibile disputare partite di campionati regionali nel palazzetto sia delle fasce giovanili che seniores.

“E’ veramente una grande soddisfazione vedere come, terminate le attività scolastiche, la palestra inizia a popolarsi di bambini e adolescenti che si avvicinano alla pratica sportiva proseguendo le attività fino a tarda sera. Il Palazzetto illuminato dà proprio l’idea di un mondo in fermento. Poter ospitare partite di campionato è un passaggio ulteriore che parla degli sforzi fatti per far crescere il paese dando risposte adeguate ai bisogni di socialità e salute della comunità, soprattutto giovanile”, commenta il sindaco Patrizia Calza. Per i curiosi e appassionati di questi sport, nei fine settimana sarà possibile vedere partite di basket per le seguenti categorie giovanili: aquilotti, esordienti, under 13, under 14, under 15, under 17. Per i seniores la DR3. Per quanto riguarda la pallavolo si disputeranno campionati giovanili della under 12 e S3. Oltre alla nuova struttura, al fine di garantire un ampio ventaglio di scelte alle famiglie, l’Amministrazione Comunale ha mantenuto in uso la vecchia palestra scolastica, dove è possibile praticare altri sport: ginnastica artistica, arti marziali, ginnastica per adulti, majorettes, e attività motoria per le fasce d'età dei bambini più piccoli (dai 3 anni). “In questo modo - conclude Caviati - le famiglie gragnanesi possono scegliere più attività sportive per i propri figli avendo garantito loro la disponibilità di un’ampia gamma di sport”.

Nella foto, il palazzetto dello Sport di Gragnano.

Pubblicato l'11 novembre 2025

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Mons. Dosi in San Raimondo: «agire con scaltrezza è impegnarsi a dire sì a Cristo»

 Foto don Celso

“Oggi ci ritroviamo per la prima volta a celebrare la santa messa dopo la pausa estiva nel monastero delle Benedettine di San Raimondo, un appuntamento che ci unisce ogni primo venerdì del mese. Grazie quindi alle monache che come sempre ci accolgono e grazie a tutte voi presenti che permettete di vivere questo momento di preghiera comunitaria nel nome del Signore. Siamo anche nella settimana di commemorazione dei defunti e vogliamo perciò rivolgere una preghiera perché il dolce ricordo dei nostri cari non venga mai meno”. Così l'assistente ecclesiastico Don Celso Dosi ha aperto la celebrazione in omaggio alla beata Maria Cristina di Savoia lo scorso 7 novembre.
“Questo pomeriggio vogliamo concentrare la nostra attenzione sulla scaltrezza, un atteggiamento che ci colpisce e un po' ci frastorna, al centro della pagina del Vangelo di Luca che abbiamo letto in cui il Signore loda il servo «scaltro» (Lc 16,1-8) - ha poi proseguito il sacerdote iniziando l'omelia-. L'espressione «ha agito con scaltrezza» riportata nel Vangelo non gode di un'accezione positiva, nel nostro linguaggio popolare la scaltrezza è identificata con la furbizia e la disonestà. Ma nel contesto evangelico assume un significato diverso: diventa la capacità di cogliere il tempo opportuno, l’impegno, la risposta e la reazione agli stimoli e agli inviti che il Vangelo ci presenta. La scaltrezza è quindi adesione piena della nostra vita e collaborazione nei confronti del Signore.

Il messaggio del brano evangelico

“Siamo senz’altro di fronte ad una parabola di difficile interpretazione, che, per tanti, potrebbe sembrare scandalosa, addirittura immorale per la lode che Gesù fa del cattivo amministratore - continua monsignor Dosi -, nonostante questi inviti a truccare i conti. Quanto devi al mio padrone?’, chiede infatti l'amministratore ad un debitore. ‘80 barili d'olio’, risponde lui, e l'altro lo esorta a modificare la ricevuta scrivendo di doverne 50”. Per comprendere la lettura dobbiamo discernere il vertice teologico presente nel racconto. Il brano stimola subito una riflessione: “perché il Signore loda il suo servo imbroglione? – si chiede il prete -. Non per la sua disonestà, ma per il modo con cui, in una situazione difficile, ha saputo destreggiarsi pensando al futuro con ingegno e realizzando quel che si era proposto. La scaltrezza va allora intesa in questo senso: viene lodato il discepolo che non vivacchia alla giornata ma che opera con determinazione e coraggio per mantenersi fedele fino alla fine, che perdona e condona tutto ai suoi simili per assicurarsi il diritto alla vita eterna. Allo stesso tempo vengono biasimati quei discepoli che si mostrano abulici, cioè indecisi nell'agire quando si tratta di occuparsi del loro destino eterno. Occorre, dunque, senza un attimo di esitazione, mettere al sicuro il proprio avvenire, assicurarsi nel tempo presente il regno di Dio amando concretamente Lui e il prossimo.
Ecco, quindi, la buona notizia: ciò che è urgente, l’azione buona, è distribuire il denaro di ingiustizia ai poveri, non conservarlo gelosamente per sé. Proprio queste parole di Gesù vogliono essere la buona notizia per i ricchi, che in questo modo sanno come devono amministrare i beni non loro: distribuendoli a tutti”.

Poi il richiamo alla biografia di San Paolo attraverso il riferimento alla Lettera ai Romani nella prima lettura, dove viene presentato il suo ministero, il suo invito ad annunciare il Vangelo a tutti; soprattutto “tra le genti”, nel mondo dei pagani. “Paolo ha incontrato il Signore sulle vie di Damasco e alla luce di questa esperienza ha aderito a Lui con decisione - ha spiegato Don Celso -, lasciando da parte tutto e buttandosi nell'annuncio del Signore. Possiamo scorgere nella decisione radicale di Paolo l'invito ad agire con scaltrezza che ci propone oggi il Vangelo. Ricordiamoci che essere credenti è un decidersi, è «mettere mano all’aratro» senza voltarsi indietro. (Lc 63 – 67). Significa prendere in mano la nostra vita e affidarla al Signore, dire un sì deciso a Cristo e costruire con Lui una relazione giorno dopo giorno. Se pensiamo alle varie espressioni vocazionali, dal sì nel matrimonio al sì nel sacerdozio, fino al sì nel contesto della comunità monastica e della vita religiosa, sono tutti modi di prendere in mano la propria vita, decisioni di fidarsi dell’altro - sia questi il Signore o il coniuge - e di costruire insieme un percorso.
“Chiediamo quindi in questo contesto di preghiera che la nostra fede e il nostro deciderci per il Signore non incontrino tanti ostacoli - esorta in conclusione -, ma trovino lo slancio e la dedizione necessari perché il nostro sì continui ad essere impegnato, determinato, costruttivo: capace, attraverso la nostra testimonianza, di rivelare l’adesione alla persona di Cristo”.

Micaela Ghisoni

Nella foto, mons. Celso Dosi nella chiesa di San Raimondo.

Pubblicato l'11 novembre 2025

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Pet therapy in Pediatria con la Collina dei ciuchini

caniospedale
Entrano in reparto con passo leggero e occhi attenti, portando con sé calma e allegria.Princess, Miura, Bianca e July non sono semplici ospiti: sono parte integrante di un percorso che va oltre la cura del corpo. Quattro professionisti a quattro zampe che, con dolcezza, rallegrano le giornate dei piccoli pazienti dellaPediatria e della neonatologia di Piacenza. Promosso dall’associazioneLa collina dei ciuchini, in collaborazione con lo staff del reparto diretto dal professorGiacomo Biasucci, il progetto nasce con l’obiettivo di accompagnare i giovani pazienti durante la permanenza in ospedale attraverso leAttività Assistite con gli Animali (IAA), fondate sull’idea che la relazione con un animale favorisca fiducia, calma e senso di responsabilità.
Presentato alla cittadinanza dal direttore sanitarioAndrea Magnacavallo, affiancato dal professor Biasucci edEliana Tripolini, coordinatrice infermieristica del Pronto soccorso pediatrico, eFrancesca Ronchetti, pedagogista e responsabile del progetto per l’associazioneLa collina dei ciuchini, il progetto è partito a metà settembre sotto la guida della coordinatrice infermieristicaCarlotta Granata, e si rivolge a tutti i pazienti del reparto. Presenti alla conferenza stampa anche le coadiutrici del caneMonica Morelli, Roberta Camoni e Mariana Sarubbi.
“Le attività assistite con animali – ha esorditoMagnacavallo – rappresentano un tassello importante della nostra visione di cura globale. Dalla Pediatria e neonatologia di Piacenza, alla Neurologia e fino alla Medicina riabilitativa di Fiorenzuola, stiamo costruendo una rete di esperienze che mettono al centro la persona e il suo benessere complessivo. L’interazione con gli animali, infatti, favorisce l’empatia, riduce l’ansia e aiuta a recuperare fiducia e motivazione: elementi fondamentali in ogni percorso di guarigione”. A guidare il progetto dedicato a Pediatria sono la pedagogistaFrancesca Ronchetti, affiancata daLetizia Mandorli, medico veterinario esperto in IAA, e dalle coadiutrici del caneMonica Morelli,Roberta Camoni eMariana Sarubbi. I protagonisti a quattro zampe – Princess, una meticcia tipo terrier; Miura, un Parson Terrier; Bianca, un Maltese; e July, un Cocker Spaniel – sono cani certificati secondo le linee guida nazionali del 2015, selezionati per il loro temperamento equilibrato e la capacità di entrare in sintonia con i bambini. Dopo un primo momento di naturale timidezza, l’appuntamento con i pet è diventato una piacevole consuetudine che regala ai piccoli ospiti momenti di distrazione, serenità e leggerezza nel percorso di cura. Attraverso gesti semplici – accarezzare, spazzolare, nutrire o giocare con il cane – bambini e adolescenti imparano a gestire le proprie emozioni, a migliorare l’autostima e a relazionarsi con maggiore serenità con gli altri. Il cane diventa un compagno empatico, capace di accogliere senza giudizio e di creare un legame autentico, fatto di fiducia e reciprocità.
Gli incontri, a cadenza settimanale, prevedono attività pratiche e momenti di interazione diretta, sempre sotto la supervisione dell’équipe specializzata. Ogni percorso viene monitorato attraverso report mensili, così da adattare gli interventi ai bisogni di ciascun paziente. “I risultati sono tangibili – ha sottolineato il professor Biasucci – grazie alla presenza dei cani, i pazienti mostrano una maggiore fiducia in sé stessi, migliorano le abilità relazionali e imparano a gestire meglio ansia e frustrazione. L’esperienza con l’animale si trasforma così in una terapia dolce, che stimola la motivazione e restituisce un senso di normalità anche nei momenti più difficili”.
Nella foto, la presentazione dell'iniziativa del progetto dedicato alla Pediatria dell'Ospedale di Piacenza.
Pubblicato il 10 novembre 2025

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«Bene comune» e «sussidiarietà circolare» al centro dell’azione della Rete di Trieste

calza


Il cristianesimo si deve incarnare nella storia e a ciò è utile la politica di cui va recuperato il significato alto che è quello espresso da Paolo IV come «la forma più alta di carità». Da dove partire? Dalla presa d’atto della fragilità della democrazia”. Ha esordito così il professor Stefano Zamagni, a Bologna, qualche giorno fa all’incontro con gli amministratori emiliano-romagnoli che hanno aderito alla Rete di Trieste. Di questo gruppo faccio parte e mi fa piacere condividere alcune delle riflessioni emerse. Occorre essere consapevoli che mancano i luoghi, gli ambienti dove ci si può incontrare e dove si può trasmettere la “conoscenza tacita”, che non è quella codificata nei documenti o sui messaggi social ma si trasmette per relazionalità. L’agire politico peggiora perché molti non hanno retroterra culturale e circola così solo la conoscenza codificata. Gli aderenti alla Rete di Trieste dovrebbero avere il compito di scardinare questa situazione stagnante e pericolosa.
Un inizio un po' forte tuttavia motivante. Il pensiero, lì per lì, è andato, con riconoscenza, agli amici di “Cives” che ogni anno mettono a disposizione un luogo di incontro e discussione aperta a tutti e proprio quest’anno proporranno il tema della Democrazia e delle sfide che l’attendono.

Secondo Zamagni in tutti i settori, dalla scuola, alla sanità, al welfare ma anche nell’economia bisognerebbe recuperare i concetti di “Bene comune” - di cui si parlava già nel Codice di Camandoli ma purtroppo non nella Costituzione - e di “sussidiarietà circolare”. La realtà infatti è ben altro! come dimostra il “desolante fenomeno messo in luce dai giornali, di gente che lavora ma vive sotto ai ponti” denuncia Zamagni o come “La città degli invisibili, all’ombra della lupa “a Piacenza aggiungo io. Nelle situazioni di emergenza, come già scriveva Keynes nel 1939 a proposito di Welfare e democrazia, è ovvio che deve essere lo Stato a sostituirsi ai privati ma a emergenza finita, bisogna restituire alla società civile il compito di farsi carico del benessere dei cittadini. La Civitas - città delle anime - deve prevalere sull’Urbs - la città delle pietre. D'altronde applicare il welfare civile significa applicare il principio di sussidiarietà circolare sancita dalla stessa Corte Costituzionale nella sentenza n. 131 del 26 giugno 2020 , tanto importante quando sconosciuta ai più, secondo la quale, nell’area del welfare, va applicato il principio di sussidiarietà circolare che si esprime con la coprogettazione e la coprogrammazione triangolando tra Comune, società civile e terzo settore sia per individuare gli obiettivi, che le priorità che gli interventi. L’invito di Zamagni agli aderenti alla Rete è dunque quello di farsi carico di chiedere e ottenere per il Welfare civile un riconoscimento normativo che dia applicazione alla citata sentenza. E poi…Vogliamo cambiare il mondo? Esistono il potere come potenza (il potere di Nietzsche, la potenza bellica) ma anche il potere come influenza che agisce sugli stili di vita delle persone. Gesù non aveva eserciti ma non si può dire che non fu potente. La rete può avere questa influenza arrivando nelle Istituzioni. Le esperienze di gruppi di persone che condividono gli stessi valori e li mettono in pratica, per non morire e per essere fecondi devono arrivare alle Istituzioni perché solo così cioè si possono cambiare le regole del gioco. Se le cose vanno male è responsabilità delle Istituzioni perché significa che esistono regole orientate al male come già diceva Giovanni Paolo II. Oggi, sostiene Zamagni, le regole che vanno cambiate sono sicuramente quelle economiche e finanziarie. Si pensi al divario di remunerazioni tra stipendi di lavoratori e dirigenti, oggetto anche di denuncia recente da parte del presidente Mattarella. “Dunque coraggio - è sembrato dire il professore - l’iniziativa della Rete è importante perché può cambiare le regole del gioco”. Non so davvero se così sarà. Ma ne sarà valsa la pena. “Se senti dolore sei vivo ma se senti il dolore degli altri sei umano”, ci ha ricordato Zamagni citando Lev Tolstoj. Se non avremo ottenuto grandi risultati almeno avremo coltivato la nostra umanità.

Patrizia Calza, sindaco di Gragnano,
aderente alla “Rete di Trieste

Pubblicato il 10 novembre 2025

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Il coraggio della fede nelle ferite della vita

 vedove

 

“L’amore non muore: in cammino con il profeta Elia” è il titolo del percorso predisposto dall’Ufficio per il Matrimonio e la Famiglia della diocesi di Piacenza-Bobbio, che ha preso il via l’8 ottobre nella parrocchia di San Giuseppe Operaio a Piacenza. L’incontro inaugurale è stato guidato da don Alessandro Mazzoni, che ha tracciato il profilo del profeta Elia: un uomo che conosce l’ebbrezza del trionfo e l’abisso della disperazione, ponendolo come specchio delle nostre fragilità quotidiane.

Dal trionfo alla fuga: la parabola umana di Elia

La riflessione è iniziata con il commento del primo libro dei Re della Bibbia in cui Elia, solo contro ottocento sacerdoti di Baal, sul monte Carmelo, difende la fede del suo popolo e trionfa. È il momento della gloria, della forza, della certezza di essere nel giusto. Ma subito dopo, con la minaccia di morte della regina Gezabele, entra nello sgomento: fugge nel deserto, schiacciato dalla paura e dalla solitudine. Sotto un ginepro, stremato, Elia si abbandona a una preghiera che sa di resa: «Ora basta, Signore. Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». “È qui – sintetizziamo le parole di don Mazzoni - che la Scrittura mostra la parte più autentica del profeta: non l’eroe invincibile, ma l’uomo fragile che si scopre incapace di reggere il peso della propria missione. Anche chi ha sperimentato la potenza di Dio - ha detto - può cadere nella disperazione. È la parabola di ogni vita: dopo il trionfo, la paura; dopo la luce, il buio”.

Quando la fede incontra il deserto

Il deserto di Elia non è solo geografico: è l’immagine delle crisi che ciascuno attraversa, soprattutto quando un amore, una presenza, una certezza vengono meno. “Nella vedovanza - ha aggiunto don Mazzoni - molti sperimentano lo stesso spaesamento: la fuga interiore, la sensazione di non farcela più, il desiderio di fermarsi sotto il “ginepro” e dire: basta. Ma Dio, nella Bibbia come nella vita, non rimane lontano. Non rimprovera, non punisce: manda un angelo. Gli porta del pane e dell’acqua, segni di un amore che non toglie la fatica, ma la accompagna. È il pane per il prossimo passo: la forza per riprendere il cammino, anche quando non si vede la meta”.

Vivere nel presente: la lezione del profeta

Uno dei passaggi più significativi dell’intervento è stato l’invito a riconciliarsi con il tempo presente. “Spesso viviamo prigionieri del passato - ha detto don Mazzoni - o in ansia per un futuro che non conosciamo. Ma la grazia si gioca nell’oggi: nell’“adesso e nell’ora” che recitiamo ogni volta nell’Ave Maria. È lì che Dio parla, nel frammento quotidiano, nella fedeltà di un passo dopo l’altro”.

La vocazione che non muore

Nella seconda parte del suo intervento, don Mazzoni ha allargato l’orizzonte dal racconto biblico alla vita concreta di chi ha perso un coniuge. “La vocazione - ha spiegato - anche quando il progetto condiviso si infrange, è un cammino da percorrere, lo scopo non si spegne...”. Citando poi la preghiera del Cardinale Newman, “Guida tu, luce gentile”, don Alessandro ha ricordato che Dio non offre la visione completa del cammino, ma la luce sufficiente per il passo successivo. È così che, anche dentro la perdita, la vita può rimodularsi, assumere forme nuove senza rinnegare i desideri e gli amori di ieri.

Dal grido alla rinascita

Il percorso diocesano, per le persone in stato di vedovanza, è stato pensato proprio per essere un cammino di condivisione e di fede, per imparare a riconoscere nel dolore una possibilità di rinascita: “Dio - è stato detto - non teme il nostro pianto: lo accoglie e lo trasforma. È da quelle ferite che può rifiorire la speranza”.
Nei prossimi appuntamenti, promossi dall’Ufficio diocesano per il Matrimonio e la Famiglia, guidato da don Umberto Ciullo, i partecipanti continueranno in un itinerario di riflessione e preghiera, alla scuola del profeta Elia, per scoprire - passo dopo passo - che davvero “l’amore non muore”, ma si trasforma in cammino, memoria e promessa.

Riccardo Tonna

Nella foto, l'incontro in San Giuseppe Operaio.

Pubblicato il 10 novembre 2025

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