Tornano i servizio di continuità assistenziale (ex Guardia Medica) di Ferriere e Ottone. L’Ausl ha comunicato il ripristino del servizio in Alta Valnure e Alta Valtrebbia, dopo la carenza di medici nel Piacentino e l’aggravarsi della pandemia che hanno impedito di coprire tutte le sedi presenti sul territorio. Il direttore generale Ausl Luca Baldino ha riferito, durante la seduta della Conferenza territoriale socio sanitaria, che a partire dal 26 febbraio si procederà a un accorpamento temporaneo di sedi. Questo dopo la battaglia dei due territori che chiedevano a gran voce il ripristino del servizio, sospeso a causa dell'emergenza Omicron e allo sforzo organizzativo dei sanitari nei centri vaccinali del territori, per garantire a tutti in tempi stretti la terza dose di vaccino.
In particolare, sarà riaperta la sede di Ottone, che diventerà il riferimento per l’Alta Valtrebbia, assorbendo anche le funzioni della sede di Bobbio, dove comunque è sempre disponibile per i cittadini il punto di primo intervento dell’ospedale. La sede di Ferriere sarà invece il riferimento per l’Alta Valnure, accorpando le funzioni della sede di Bettola. Nel fine settimana, in particolare dalle ore 20 di ogni venerdì fino alle ore 8 del lunedì successivo, saranno aperti entrambi gli ambulatori di Guardia Medica. “Ringrazio i sindaci coinvolti – ha detto il direttore Baldino – per la collaborazione dimostrata e ricordo che questa è una soluzione temporanea. L’Azienda sta continuando a lavorare per trovare medici disponibili a coprire tutte le sedi, con l’obiettivo di superare appena possibile questi accorpamenti”.
Nella foto, la sede della guardia medica di Bettola (foto Mulazzi).
Cittadini, organizzazioni e amministratori locali sempre più coinvolti, sempre più parte attiva nei processi partecipativi e nelle consultazioni avviate dalla Regione Emilia-Romagna: tutto questo grazie alla nuova piattaforma online “PartecipAzioni”. Frutto di una collaborazione con il Dipartimento della Funzione Pubblica e Formez PA, la piattaforma (disponibile all’indirizzo https://partecipazioni.emr.it/), lanciata dalla Regione, nasce dopo un percorso di progettazione insieme agli enti locali del territorio. “Proprio in questi giorni- commenta Paolo Calvano, assessore regionale al Bilancio, personale, patrimonio, riordino istituzionale- si stanno avviando 36 nuovi processi partecipativi sul territorio, che abbiamo finanziato con il bando 2021. Con la messa online della nuova piattaforma- prosegue l’assessore- raggiungiamo un altro degli obiettivi del Programma di quest’anno e forniamo all’amministrazione, ma soprattutto ai cittadini, un’altra opportunità di essere parte attiva nella vita della nostra regione, contribuendo alla definizione di piani importanti che impattano sulla vita di tutti”.
La nuova piattaforma, che si basa sul software open source Decidim, assorbe i precedenti processi aperti, proponendoli attraverso una nuova veste grafica e con nuovi strumenti. Al tempo stesso, allargherà le opportunità di partecipazione, offrendo uno spazio più semplice e intuitivo che consentirà di intervenire online, durante tutte le fasi dei processi che saranno attivati, senza vincoli di presenza né di orari, e con ogni documentazione/informazione finalizzata a comprendere obiettivi e contesto sempre a disposizione. Nel corso dei prossimi mesi, infatti, PartecipAzioni lancerà nuovi processi partecipativi e consultazioni. Infine, tra gli obiettivi che la piattaforma si pone c’è anche la promozione della politica dell’Open Government all’interno della Regione, sostenendo la cultura dell’amministrazione “aperta” e facilitando la partecipazione dei cittadini. E questo non solo nei momenti decisionali, ma anche nella fase dell’elaborazione vera e propria delle politiche pubbliche.
Nel 77° anniversario dell'eccidio di Ponte Cantone, il consigliere Sergio Pecorara ha partecipato, in rappresentanza dell'Amministrazione comunale, alla cerimonia di commemorazione dei Caduti nel territorio di Calerno, frazione di Sant'Ilario d'Enza, dove come ogni anno anche il Gonfalone della nostra città è stato esposto tra gli stendardi e i labari delle istituzioni e associazioni presenti. Molti, tra i venti giovani di età compresa tra i 17 e i 30 anni che vennero fucilati dai soldati nazisti il 14 febbraio 1945, erano originari delle province di Piacenza e Parma. “Ricordare il loro sacrificio per la libertà e la democrazia – sottolinea Pecorara – è un dovere civile, che ci aiuta a custodire e tramandare il valore della memoria storica. Onorare le vittime di quella brutale rappresaglia vuol dire riaffermare, nel nostro tempo, l'impegno per la pace di cui le generazioni precedenti ci hanno lasciato, come eredità morale, la più alta testimonianza, dando la vita per gli ideali in cui credevano”. I corpi esanimi dei giovani partigiani uccisi, prelevati dal carcere di Parma, vennero lasciati, senza pietà, nella neve, come monito per la popolazione locale: “Ponte Cantone – aggiunge Sergio Pecorara – come tanti altri scorci della nostra pianura, delle nostre colline, è l'emblema dell'orrore della guerra. Esserci, anno dopo anno, è importante, perché significa non solo che non si può dimenticare, ma che in questi stessi luoghi di memoria ritroviamo le nostre radici e, come scrisse Piero Calamandrei, i cardini della nostra Costituzione”.
Palazzo Farnese si accende di rosso per puntare l'attenzione sulle cardiopatie congenite, nella Giornata mondiale dedicata alla sensibilizzazione su questa patologia. L'iniziativa è promossa dall'associazione “Piccoli Grandi Cuori” in collaborazione con il Centro nazionale e regionale Trapianti, il Policlinico Sant'Orsola, Aido e Admo, con il patrocinio della Regione e dell'Azienda Usl, nonché di tutti i capoluoghi di provincia emiliano-romagnoli, i cui principali monumenti ed edifici storici si tingeranno questa sera della tonalità che è emblema del cuore.
Obiettivo della campagna, promuovere la riflessione sul tema e il sostegno alle famiglie, favorire la consapevolezza sull'importanza della donazione, come scelta di generosità e condivisione che può rivelarsi determinante per il progresso scientifico e per salvare la vita di pazienti a rischio, con particolare attenzione ai bambini. L'organizzazione “Piccoli Grandi Cuori” ricorda infatti che le cardiopatie congenite rappresentano il 40% circa delle malformazioni neonatali, con un'incidenza di 8 su mille bambini venuti alla luce: fondamentale la prevenzione, la diagnosi precoce e il conseguente trattamento. Se ne è discusso anche nel “Symposium” tenutosi a Bologna nel fine settimana, con focus in particolare sulla cardiologia pediatrica, di cui l'ospedale Sant'Orsola rappresenta uno dei tre più importanti centri in Italia.
E’ iniziata la terza parte di Cives dal titolo “Il futuro del mondo tra epidemie, conflitti e speranze”, in collaborazione con il Laboratorio di Mondialità Consapevole. Una cooperazione nata per riflettere sul futuro della comunità umana, che vuole alzare lo sguardo riconoscendosi come una famiglia “sulla stessa barca”, responsabile della presenza comune sulla terra e che coltiva la speranza per il futuro del genere umano. Ospite della lezione Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, organizzazione non governativa per la difesa e la promozione dei diritti umani, di cui fa parte dal 1980.
Peter Benenson nel 1961 creò il primo “social network”
“Amnesty international celebra i suoi sessant’anni ed è il tempo giusto per fare un bilancio e per capire i passi avanti fatti sulla tutela dei diritti umani. Lo scopo del suo fondatore, l’avvocato Peter Benenson,- spiega Riccardo Noury- era quello di coinvolgere persone da ogni parte del mondo attorno ad una causa. I destinatari di questa mobilitazione vennero individuati nelle autorità dei paesi dove si trovavano persone in carcere per le loro opinioni; l’obbiettivo era quello di ottenere la scarcerazione dei prigionieri di coscienza. Altro denominatore comune dell’azione è stata l’abolizione della pena di morte e la lotta contro ogni forma di tortura, contro la violenza sulle donne e sui migranti. Amnesty International ha contribuito nel 1998 a Roma alla nascita della Corte penale internazionale, lo strumento più efficace di giustizia internazionale".
A favore di un’umanità in pericolo
"La bussola dell’operato di Amnesty International, è rappresentata dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948. Sono trenta articoli che, se fossero realmente applicati da tutti i paesi, renderebbero il mondo perfetto dal punto di vista della tutela dell’uguaglianza, della protezione, della non discriminazione. La dichiarazione - continua il relatore- tiene insieme diritti civili e politici, economici, sociali e culturali. Amnesty International ha lavorato su questi diritti con campagne contro la povertà, a favore del diritto alla salute e a favore dell’ambiente. È sicuramente un’enorme pretesa quella di occuparci dell’umanità in pericolo, a rischio, sofferente, trascurata e dimenticata ponendo al centro del dibattito la tutela dei diritti umani, nel tentativo di costruire una cultura internazionale attraverso azioni collettive. Passi avanti sono stati fatti ma occorrono leggi e garanzie costituzionali oltre che un continuo monitoraggio internazionale".
Più diritti per tutti
"Le sfide sono state tante ed impressionanti ed abbiamo contribuito a liberare numerosi prigionieri di coscienza, una media di tre al giorno in questi sessant’anni. Dopo la caduta delle torri gemelle a New York qualcuno ha pensato che per combattere il terrorismo fosse necessario il terrore, ma tutto ciò non gioverebbe a nessuno e non porterebbe ad un aumento della sicurezza, occorrono invece più diritti che troppo spesso sembrano una coperta corta che non riesce ad avvolgere tutto il tessuto dell’organismo sociale. Le minoranze non sembrano ugualmente tutelate, come i meno meritevoli nella convinzione che i diritti non siano innati ma occorra meritarseli comportandosi bene, per questo assistiamo a mattanze di detenuti, anche nelle carceri italiane". "La preoccupazione - conclude Noury - poi per il fenomeno dell’emigrazione ha portato ad assoldare individui immorali nei paesi di partenza per arginare il fenomeno, creando un vero e proprio traffico di esseri umani, un’organizzazione che vede coinvolte intere nazioni come la Bielorussia, sottolineando come le crisi umanitarie siano sempre accompagnate da crisi dei diritti umani. Infine la recente pandemia che ha prodotto quasi sei milioni di morti e oltre quattrocento milioni di contagi, ha dimostrato come il diritto alla salute non sia per tutti. Solo il 7 per cento della popolazione dei paesi a basso o medio basso reddito è stata vaccinata, evidenziando una società dominata dalla diseguaglianza, con soggetti che non hanno accesso ai diritti fondamentali. Dobbiamo imparare a costruire una società più giusta, più equa, in cui i servizi essenziali funzionino e siano accessibili a tutti, altrimenti saremmo condannati al ripetersi di altre emergenze, siano esse sanitarie o economiche".
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