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Notizie Varie

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8.000 euro a favore della “Casa di Iris” con la cena benefica di Piacenza Expo

cavalli fuochi iris 1

Un dono natalizio con un po’ d’anticipo sul calendario quello consegnato da Piacenza Expo all’Hospice “La Casa di Iris”. Un dono rappresentato da un assegno da ottomila euro consegnato dal’Amministratore unico della società fieristica piacentina, Giuseppe Cavalli, al Presidente della Fondazione “La Casa di Iris”, Sergio Fuochi, al termine della grande cena benefica - ribattezzata “Iris, il fiore di Natale” - svoltasi nei giorni scorsi nel Foyer del quartiere fieristico di Le Mose.
Una serata all’insegna della beneficenza e della solidarietà con più di trecento persone presenti, tra cui il Sindaco di Piacenza Katia Tarasconi, e che, grazie anche al sostegno di alcune aziende del nostro territorio - Assiteca Piacenza, ATK, Lombardi arredamenti industriali, Centro Medico Rocca e Coldiretti Piacenza - ha appunto permesso di donare alla Casa di Iris un consistente contributo economico.
E’ il nostro dono di Natale - ha commentato Cavalli - per questa importante struttura che con grande professionalità e straordinaria umanità offre cure e assistenza a persone affette da gravi patologie. La Casa di Iris è un’eccellenza del nostro territorio che per continuare a rimanere tale necessita dell’aiuto e della solidarietà di tutta la nostra comunità; questo è il contributo di Piacenza Expo, frutto dei tanti piacentini che hanno voluto sposare questa causa, ma anche dei nostri soci che hanno risposto presente a questo appello”.
E’ un dono natalizio molto gradito - ha commentato il Presidente Sergio Fuochi - che dimostra non solo la generosità e la vicinanza di Piacenza Expo, che ringrazio di cuore anche a nome di tutte le persone che lavorano e operano all’Hospice, ma anche il grande senso di solidarietà dei piacentini nei confronti della Casa di Iris. Siamo alla vigilia dell’avvio dei lavori per la costruzione della nuova sede dei volontari ma anche per implementare la nostra ricettività, che passerà da sedici a diciotto posti-letto, e questo generoso contributo di Piacenza Expo ci aiuterà sicuramente ad affrontare questi importanti investimenti che miglioreranno ulteriormente la Casa di Iris”.

Nella foto, la consegna simbolica dell'assegno.

Pubblicato l'11 dicembre 2022

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Anolini solidali di «Piacenza in Blu»

piacenza in blu

Natale si avvicina e come ogni anno tornano i tradizionali anolini solidali di Piacenza in Blu. Un piccolo modo per partecipare tutti insieme virtualmente a un grande pranzo della tradizione, aiutando i ragazzi dell’associazione, nata a febbraio 2020, che comprende una trentina di famiglie con ragazzi con disabilità di tipo intellettivo e relazionale, dai 5 ai 38 anni.

La sua mission è di offrire occasioni per vivere il tempo libero, diversificate a seconda dell’età. “Può sembrare superfluo, invece per i nostri ragazzi il tempo libero rischia di essere un tempo vuoto, critico, il momento in cui emergono i comportamenti-problema - spiega la presidente Laura Pedretti -. Vagano per casa, insorge la noia, manca un’attività strutturata e vanno in stress, si sentono frustrati. Gestirli diventa difficile per la famiglia. Come tutti, hanno bisogno di stare insieme”. Ecco perché Piacenza In Blu sta puntando su sport (scherma, palestra, yoga), cultura per i più grandi (visita ai musei e alle bellezze di Piacenza), laboratorio di teatro, attività all’aria aperta, dalle gite all’orto a Spazio 2, apprezzato dai piccoli come dai più cresciuti. “L’impressione - confida Pedretti - è che per loro quel che conta non è tanto l’attività in sé, ma stare con gli amici, anche solo per andare al bar per la merenda”.

Ordinazioni entro il 15 dicembre

Il ricavato degli anolini solidali servirà a sostenere i progetti rivolti a bambini e ragazzi. L'associazione è impegnata anche nella riqualificazione della sede di via Molinari a Piacenza. “La nostra famiglia si allarga, c’è bisogno di un posto non solo per accogliere le attività - sottolinea la presidente Pedretti - ma anche per dare alle famiglie un luogo dove possano incontrarsi e confrontarsi”.

Gli anolini sono disponibili in pacchetti da 1 kg (28 euro) oppure da 500g (18 euro). Occorre effettuare la prenotazione entro il 15 dicembre. Per ordinazioni: Alessandra, tel. 348.1222567.

Pubblicato il 9 dicembre 2022

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Pometo, a don Marco Forni l'augurio di un cammino gioioso

Foto di gruppo

L’inizio del ministero pastorale di un nuovo parroco è un avvenimento di rilievo nella vita di una comunità. Accompagnare il parroco che entra nella sua nuova comunità non è soltanto celebrare un giorno di festa: il passaggio di un parroco ad un altro nella Chiesa non è mai unicamente un avvicendamento di persone come potrebbe esserlo in una qualsiasi azienda. Quello che si celebra è anzitutto un dono, un bel dono di grazia e di benedizione di Dio.
Questo è accaduto anche a Pometo domenica 4 dicembre, seconda del tempo di Avvento, con l’insediamento del nuovo parroco don Marco Forni nominato dal Vescovo lo scorso 5 ottobre dopo la scomparsa di don Donato Casella. La celebrazione solenne e suggestiva di insediamento, che ha avuto uno svolgimento preciso e ricco di significati, era presieduta dal vescovo mons. Adriano Cevolotto. Sul sagrato della chiesa il Sindaco del Comune di Colli Verdi ha rivolto al neo parroco un cordiale e caloroso benvenuto alla presenza dei numerosi fedeli provenienti da tutte le parrocchie che passeranno adesso ufficialmente alle sue cure.
Con l’entrata in chiesa e con il canto del Veni Creator ha avuto inizio la celebrazione liturgica. Don Marco ha benedetto i fedeli con l’aspersione dell’acqua santa, ha ricevuto dal Vescovo l’Evangelario ed ha proclamato il Vangelo. Il Vescovo nella sua omelia, commentando il passo odierno relativo alla predicazione di Giovanni Battista, ha incoraggiato don Marco a proclamare la Parola, a dar voce alla Parola e ad essere guida di tutta la comunità a lui affidata.
Con il Vescovo erano presenti il vicario episcopale mons. Aldo Maggi, don Cesare Marenzi, don Marco Poggi cancelliere episcopale, don Francesco Favaretto, don Luciano Chiesa, due eremiti della Divina Provvidenza dell’eremo di Sant’Alberto di Buttrio e il diacono don Duilio Demarosi.
La corale della parrocchia ha proposto un repertorio di canti appropriato favorendo la partecipazione di tutta l’assemblea.
A nome delle due nuove comunità parrocchiali affidate a don Marco Nicola Parisi ha rivolto un fervido saluto di accoglienza offrendo al neo parroco un omaggio significativo: una bella icona mariana con l’augurio che la Madonna alla quale don Marco è particolarmente legato (ha celebrato la sua prima messa il giorno dell’Immacolata) lo possa sostenere e confortare in questa missione impegnativa.     
Al termine della celebrazione si è proceduto alla pubblica sottoscrizione dell’atto formale di nomina da parte del Vescovo, del neo parroco, di due testimoni e del cancelliere episcopale che ne ha dato pubblica lettura.

L'ordinazione di don Marco nel 2014

Don Marco è stato nominato parroco delle due parrocchie di Nostra Signora di Fatima in Pometo e San Pietro Apostolo in Ruino e delle seguenti ulteriori parrocchie dove attualmente aveva l’incarico di Amministratore: Sant’Albano in Sant’Albano, Santo Stefano protomartire in Valverde, San Giorgio in Menconico, San Pietro Apostolo in San Pietro Casasco e San Colombano in Monteforte. E’ stato nominato inoltre rettore del santuario di Nostra Signora della Mercede in Montelungo. Classe 1970, ordinato sacerdote il 7 dicembre 2014 dal vescovo Gianni Ambrosio e subito avviato alla cura di diverse comunità parrocchiali come amministratore che ora lo vedono confermato come parroco titolare. In questa sua quasi decennale attività ha dato prova di impegno assiduo e attento riuscendo ovunque a sistemare con cura le strutture ecclesiastiche, a coinvolgere i parrocchiani nelle varie e necessarie attività a supporto della vita religiosa delle comunità, guadagnando ovunque stima e rispetto.
La giornata si è poi conclusa nel salone parrocchiale con un momento di convivialità.

 

Alessandro Callegari 

 Pubblicato il 6 dicembre 2022

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«Natale insieme», le iniziative dell’8 dicembre a Fiorenzuola


 alberofiorenzuola

Giovedì 8 dicembre si aprirà ufficialmente la rassegna di eventi “Natale insieme 2022”, organizzata dall’Amministrazione Comunale di Fiorenzuola d’Arda in collaborazione con le associazioni locali Pro loco e Vetrine in Centro: cuore della giornata sarà Piazza Molinari, dove verrà acceso l’Albero di Natale e si terrà il brindisi accompagnato dalle tre De.Co.locali.

Il programma della giornata

Alle 16.30 il pomeriggio in Piazza Molinari si aprirà con i canti dei “Piccoli Cantori di Fiorenzuola, coro composto dagli alunni della scuola primaria dellIstituto Comprensivo, che precederanno l’accensione ufficiale dell’Albero, decorato quest’anno con gli addobbi realizzati proprio dagli studenti dell’Istituto Comprensivo di Fiorenzuola d’Arda. Sotto lAlbero illuminato si terrà il primo brindisi ufficiale delle festività natalizie a Fiorenzuola d’Arda, organizzato in collaborazione con i locali Caffè Tre Mori, Locanda San Fiorenzoe Riva Cafè, ed accompagnato dalle tre Denominazioni Comunali di Fiorenzuola d’Arda: gli anolini da passeggio, i chisolini e le sprelle di Natale”, appositamente create dallo chef Claudio Cesena.

Dalle 15.30, nel Teatro “Giuseppe Verdi” verrà inoltre presentato il calendario annuale tradizionalmente realizzato dalla Pro loco di Fiorenzuola dArda, il Lunari ad Fiurinsola pr’al dumila e ventatrì”.
Sarà un 8 dicembre di rilievo anche sotto l
aspetto artistico, a Fiorenzuola dArda: nella splendida cornice di Palazzo Bertamini-Lucca, la mostra d’arte contemporanea “Da Warhol a Banksy” sarà accessibile al pubblico dalle 10.30 alle 19.30, mentre nella chiesa della Buona Morte saranno in esposizione la collezione di quadri donati all’Associazione Famiglie
Disabili di Fiorenzuola d’Arda da Alessio Sterbizzi.

Nella foto, l'albero di Natale allestito in piazza Molinari a Fiorenzuola.

Pubblicato il 7 dicembre 2022

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«Nuove scuole o scuole nuove»? Le sfide della scuola di domani

convegno scuola1

“Recentissima la pubblicazione dei dati del Miur (Ministero dell'istruzione e del merito) relativa alla previsione di decremento demografico della popolazione italiana fra i 3 e 18 anni: oggi sono circa 8 milioni gli italiani appartenenti a questa fascia d'età; ma nel 2031 saranno scesi a 7 milioni. Significative differenze poi, secondo le stime della Fondazione Agnelli, tra le diverse aree del Paese e d'Europa, con una decrescita più accentuata nel Sud Italia rispetto al Nord e in Italia rispetto al Nord Europa. Tale scenario demografico proiettato su Piacenza implica la presenza di circa 300 bambini in meno alle scuole elementari tra 3 anni e di altri 300 in meno alle scuole medie fra 8 anni; con un conseguente fabbisogno di 30 – 35 classi in meno in città e di 100 in meno in provincia nel 2031”.
Queste le prime considerazioni fondamentali di Mauro Monti, già dirigente scolastico all’Isii Marconi, in merito alla situazione demografica e alle prospettive dell’edilizia scolastica a Piacenza.  Il suo intervento è stato parte dell'incontro: “La scuola domani – nuovi ambienti per apprendere, Pnrr ed enti locali”, organizzato dall'associazione politico-culturale Liberi lo scorso primo dicembre all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

Edifici rinnovati a favore di una didattica cambiata

“I fondi europei del PNRR - ha spiegato l'ex dirigente - permetteranno a Piacenza di realizzare a breve cinque o sei nuove scuole distribuite in diverse aree della città: da Borgotrebbia, all'ex Manifattura Tabacchi dell’Infrangibile, passando per l'ex Laboratorio Pontieri e arrivando a sostituire l'attuale scuola d'infanzia di Viale Dante”.
“Una domanda sorge allora legittima: servono nuove scuole o scuole nuove? Il bisogno di scuole deve essere capace di progettare edifici rinnovati, non certo per rispondere ad una pressione demografica inesistente, ma per soddisfare le esigenze di una didattica e di una società profondamente cambiate”.

Favari: occorre una scuola in sintonia con i bisogni del Terzo Millenio

Sulle nuove frontiere dell’apprendimento, bisognose di adeguate metodologie pedagogiche e di una gestione innovativa degli spazi fisici, è poi intervenuta Simona Favari, dirigente del Polo Volta di Castelsangiovanni e del quarto circolo didattico a Piacenza. È urgente - ha detto la dirigente - passare da una scuola italiana di stampo ancora ottocentesco (aule standardizzate con file di banchi tutte uguali, delimitate da porte e affacciate su ampi corridoi, divise per classi d'età) ad una scuola finalmente moderna, sincronizzata con i bisogni del Terzo Millennio”.
“Svariate ricerche - ha osservato - comprovano in misura sempre maggiore il valore delle esperienze nei processi d'apprendimento e la centralità della componente emotiva, per cui cognizione ed emozione sono elementi strettamente legati e la promozione di un apprendimento significativo necessita di un ambiente che suscita benessere. Tutto questo mentre il concetto di competenza si arricchisce sempre più di elementi trasversali: una combinazione di abilità cognitive, meta-cognitive, interpersonali, intellettuali e pratiche accanto a valori etici (soft skills), che si affiancano alle tradizionali competente cognitive. Oggi sappiamo quindi che l'istruzione passa per la strada dell'educazione e che la scuola deve occuparsi anche della dimensione valoriale per favorire il superamento delle diverse sfide della vita”.
“A fronte di tali consapevolezze - continua Favari - appare prioritario superare il tradizionale modello scolastico di tipo trasmissivo- valutativo, focalizzato sull'insegnamento del docente e la conseguente valutazione della perfomance dello studente, a vantaggio di un metodo pedagogico responsabilizzante – comunitario: centrato su apprendimento, didattica e strategie adottate per acquisire obiettivi di padronanza. Un modello che mira a sviluppare competenze attraverso la co – costruzione del sapere da parte degli alunni, mediante coinvolgimento e partecipazione attiva.”
Per fare questo - ha concluso- è però necessaria una trasformazione innovativa degli spazi e dei tempi scolastici come richiesta dal PNRR, in una logica di ecosistema d'apprendimento che investa studenti e intero personale scolastico e consenta di costruire un paesaggio didattico personalizzato da sperimentare. Solo così lo spazio potrà trasformarsi in luogo vissuto di creatività, esplorazione, riflessione, rappresentazione e condivisione, che renda la scuola e i suoi attori protagonisti del proprio presente proiettati verso il futuro.

Architetto Femia: portare la scuola al centro della città

All'architetto italiano Alfonso Femia è quindi toccato evidenziare l'esigenza di riportare la scuola al “centro della città”, rendendola capace di dialogare con il quartiere e il contesto urbano. “Come testimoniano numerosi esempi di spazi scolastici realizzati in Italia e in Francia – ha spiegato – , in quest'ottica la scuola non è più un semplice edificio, ma diventa il fulcro di un sistema dinamico e pluricellulare di relazioni il cui impatto sociale e ambientale (dal trasporto pubblico, alla didattica, fino al recupero di aree verdi) si riverbera su tutto il territorio circostante.” Un circolo virtuoso che però richiede – sottolinea – responsabilità e interesse da parte delle amministrazioni pubbliche, su cui poi si possono innestare interventi privati”.

Proprio per questo a fine serata Massimo Trespidi, docente e consigliere comunale, ha invitato a partecipare ad un incontro successivo sul tema, che si terrà a inizio 2023. A parlare stavolta saranno i protagonisti interni ed esterni al mondo della scuola – ha ricordato – : amministratori locali, docenti, genitori studenti destinatari degli stimoli raccolti in questo primo intervento: perché queste sollecitazioni si possano concretamente avvicinare alla nostra esperienza quotidiana”.

Micaela Ghisoni

Pubblicato il 6 dicembre 2022

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