Giovedì 8 dicembre si aprirà ufficialmente la rassegna di eventi “Natale insieme 2022”, organizzata dall’Amministrazione Comunale di Fiorenzuola d’Arda in collaborazione con le associazioni locali Pro loco e Vetrine in Centro: cuore della giornata sarà Piazza Molinari, dove verrà acceso l’Albero di Natale e si terrà il brindisi accompagnato dalle tre “De.Co.” locali.
Il programma della giornata
Alle 16.30 il pomeriggio in Piazza Molinari si aprirà con i canti dei “Piccoli Cantori di Fiorenzuola”, coro composto dagli alunni della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo, che precederanno l’accensione ufficiale dell’Albero, decorato quest’anno con gli addobbi realizzati proprio dagli studenti dell’Istituto Comprensivo di Fiorenzuola d’Arda. Sotto l’Albero illuminato si terrà il primo brindisi ufficiale delle festività natalizie a Fiorenzuola d’Arda, organizzato in collaborazione con i locali “Caffè Tre Mori”, “Locanda San Fiorenzo” e “Riva Cafè”, ed accompagnato dalle tre Denominazioni Comunali di Fiorenzuola d’Arda: gli anolini da passeggio, i chisolini e le sprelle “di Natale”, appositamente create dallo chef Claudio Cesena.
Dalle 15.30, nel Teatro “Giuseppe Verdi” verrà inoltre presentato il calendario annuale tradizionalmente realizzato dalla Pro loco di Fiorenzuola d’Arda, il “Lunari ad Fiurinsola pr’al dumila e ventatrì”. Sarà un 8 dicembre di rilievo anche sotto l’aspetto artistico, a Fiorenzuola d’Arda: nella splendida cornice di Palazzo Bertamini-Lucca, la mostra d’arte contemporanea “Da Warhol a Banksy” sarà accessibile al pubblico dalle 10.30 alle 19.30, mentre nella chiesa della Buona Morte saranno in esposizione la collezione di quadri donati all’Associazione Famiglie Disabili di Fiorenzuola d’Arda da Alessio Sterbizzi.
Nella foto, l'albero di Natale allestito in piazza Molinari a Fiorenzuola.
L’inizio del ministero pastorale di un nuovo parroco è un avvenimento di rilievo nella vita di una comunità. Accompagnare il parroco che entra nella sua nuova comunità non è soltanto celebrare un giorno di festa: il passaggio di un parroco ad un altro nella Chiesa non è mai unicamente un avvicendamento di persone come potrebbe esserlo in una qualsiasi azienda. Quello che si celebra è anzitutto un dono, un bel dono di grazia e di benedizione di Dio. Questo è accaduto anche a Pometo domenica 4 dicembre, seconda del tempo di Avvento, con l’insediamento del nuovo parroco don Marco Forni nominato dal Vescovo lo scorso 5 ottobre dopo la scomparsa di don Donato Casella. La celebrazione solenne e suggestiva di insediamento, che ha avuto uno svolgimento preciso e ricco di significati, era presieduta dal vescovo mons. Adriano Cevolotto. Sul sagrato della chiesa il Sindaco del Comune di Colli Verdi ha rivolto al neo parroco un cordiale e caloroso benvenuto alla presenza dei numerosi fedeli provenienti da tutte le parrocchie che passeranno adesso ufficialmente alle sue cure. Con l’entrata in chiesa e con il canto del Veni Creator ha avuto inizio la celebrazione liturgica. Don Marco ha benedetto i fedeli con l’aspersione dell’acqua santa, ha ricevuto dal Vescovo l’Evangelario ed ha proclamato il Vangelo. Il Vescovo nella sua omelia, commentando il passo odierno relativo alla predicazione di Giovanni Battista, ha incoraggiato don Marco a proclamare la Parola, a dar voce alla Parola e ad essere guida di tutta la comunità a lui affidata. Con il Vescovo erano presenti il vicario episcopale mons. Aldo Maggi, don Cesare Marenzi, don Marco Poggi cancelliere episcopale, don Francesco Favaretto, don Luciano Chiesa, due eremiti della Divina Provvidenza dell’eremo di Sant’Alberto di Buttrio e il diacono don Duilio Demarosi. La corale della parrocchia ha proposto un repertorio di canti appropriato favorendo la partecipazione di tutta l’assemblea. A nome delle due nuove comunità parrocchiali affidate a don Marco Nicola Parisi ha rivolto un fervido saluto di accoglienza offrendo al neo parroco un omaggio significativo: una bella icona mariana con l’augurio che la Madonna alla quale don Marco è particolarmente legato (ha celebrato la sua prima messa il giorno dell’Immacolata) lo possa sostenere e confortare in questa missione impegnativa. Al termine della celebrazione si è proceduto alla pubblica sottoscrizione dell’atto formale di nomina da parte del Vescovo, del neo parroco, di due testimoni e del cancelliere episcopale che ne ha dato pubblica lettura.
L'ordinazione di don Marco nel 2014
Don Marco è stato nominato parroco delle due parrocchie di Nostra Signora di Fatima in Pometo e San Pietro Apostolo in Ruino e delle seguenti ulteriori parrocchie dove attualmente aveva l’incarico di Amministratore: Sant’Albano in Sant’Albano, Santo Stefano protomartire in Valverde, San Giorgio in Menconico, San Pietro Apostolo in San Pietro Casasco e San Colombano in Monteforte. E’ stato nominato inoltre rettore del santuario di Nostra Signora della Mercede in Montelungo. Classe 1970, ordinato sacerdote il 7 dicembre 2014 dal vescovo Gianni Ambrosio e subito avviato alla cura di diverse comunità parrocchiali come amministratore che ora lo vedono confermato come parroco titolare. In questa sua quasi decennale attività ha dato prova di impegno assiduo e attento riuscendo ovunque a sistemare con cura le strutture ecclesiastiche, a coinvolgere i parrocchiani nelle varie e necessarie attività a supporto della vita religiosa delle comunità, guadagnando ovunque stima e rispetto. La giornata si è poi conclusa nel salone parrocchiale con un momento di convivialità.
Minuto di silenzio in Consiglio comunale, nella seduta di ieri 5 dicembre, per ricordare la figura di Giancarlo Bianchini, scomparso a 84 anni. A Palazzo Mercanti maggioranza e minoranza hanno voluto omaggiare l’ex parlamentare della Democrazia Cristiana. “È stato un vero esempio - ha dichiarato Andrea Fossati, capogruppo del Pd - in ogni ambito e settore dove si è speso, un punto di riferimento a cui chiedere consigli e pareri, sia dal punto di vista politico che in ambito familiare, per lui elementi cardine della costruzione del futuro della nostra comunità”. Fossati ha conosciuto Bianchini nel contesto dell’Assofa, l’associazione che l’ex parlamentare aveva fondato nel 1993. “Qui Bianchini si è posto l’obiettivo di far sì che i portatori di handicap siano accolti nel contesto sociale, per valorizzare tutte le loro potenzialità in quanto ricchezze per tutta la comunità. Non è rimasto a guardare, ma si è speso direttamente, in tutta la sua vita, al servizio degli altri, della comunità e della famiglia. Ricordo il motto «1+1=3», significa che quando c’è sinergia il risultato è maggiore della somma dei singoli componenti. Fino all’ultimo la sua casa piacentina è stata aperta a incontri che lui stesso proponeva e sollecitava per programmare il futuro. Grazie Giancarlo per quanto hai fatto e per l’esempio che ci hai lasciato. Sarà nostro compito riproporre i tuoi ideali e valori”. “Facciamo nostro il ricordo di Bianchini espresso da Fossati – ha preso la parola Massimo Trespidi (Civica Barbieri-Liberi), merita di essere ricordato da tutto il Consiglio comunale”. “Oltre all’uomo che conosciamo per gli incarichi politici – è la riflessione di Paola Gazzolo, presidente del Consiglio comunale - le parole del vescovo Adriano Cevolotto durante il funerale hanno sottolineato quanto abbia squarciato il velo del silenzio e dell’indifferenza sul tema della disabilità”. “La sua scomparsa – è la chiosa di Stefano Cugini (ApP) - lascia più povera la comunità piacentina, ma più ricca di valori. Una volta mi disse: «Fai volontariato e ti occuperai dei tuoi bisognosi. Fai politica e ti occuperai di tutti i bisognosi della tua comunità»”.
“Recentissima la pubblicazione dei dati del Miur (Ministero dell'istruzione e del merito) relativa alla previsione di decremento demografico della popolazione italiana fra i 3 e 18 anni: oggi sono circa 8 milioni gli italiani appartenenti a questa fascia d'età; ma nel 2031 saranno scesi a 7 milioni. Significative differenze poi, secondo le stime della Fondazione Agnelli, tra le diverse aree del Paese e d'Europa, con una decrescita più accentuata nel Sud Italia rispetto al Nord e in Italia rispetto al Nord Europa. Tale scenario demografico proiettato su Piacenza implica la presenza di circa 300 bambini in meno alle scuole elementari tra 3 anni e di altri 300 in meno alle scuole medie fra 8 anni; con un conseguente fabbisogno di 30 – 35 classi in meno in città e di 100 in meno in provincia nel 2031”. Queste le prime considerazioni fondamentali di Mauro Monti, già dirigente scolastico all’Isii Marconi, in merito alla situazione demografica e alle prospettive dell’edilizia scolastica a Piacenza. Il suo intervento è stato parte dell'incontro: “La scuola domani – nuovi ambienti per apprendere, Pnrr ed enti locali”, organizzato dall'associazione politico-culturale Liberi lo scorso primo dicembre all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Edifici rinnovati a favore di una didattica cambiata
“I fondi europei del PNRR - ha spiegato l'ex dirigente - permetteranno a Piacenza di realizzare a breve cinque o sei nuove scuole distribuite in diverse aree della città: da Borgotrebbia, all'ex Manifattura Tabacchi dell’Infrangibile, passando per l'ex Laboratorio Pontieri e arrivando a sostituire l'attuale scuola d'infanzia di Viale Dante”. “Una domanda sorge allora legittima: servono nuove scuole o scuole nuove? Il bisogno di scuole deve essere capace di progettare edifici rinnovati, non certo per rispondere ad una pressione demografica inesistente, ma per soddisfare le esigenze di una didattica e di una società profondamente cambiate”.
Favari: occorre una scuola in sintonia con i bisogni del Terzo Millenio
Sulle nuove frontiere dell’apprendimento, bisognose di adeguate metodologie pedagogiche e di una gestione innovativa degli spazi fisici, è poi intervenuta Simona Favari, dirigente del Polo Volta di Castelsangiovanni e del quarto circolo didattico a Piacenza. È urgente - ha detto la dirigente - passare da una scuola italiana di stampo ancora ottocentesco (aule standardizzate con file di banchi tutte uguali, delimitate da porte e affacciate su ampi corridoi, divise per classi d'età) ad una scuola finalmente moderna, sincronizzata con i bisogni del Terzo Millennio”. “Svariate ricerche - ha osservato - comprovano in misura sempre maggiore il valore delle esperienze nei processi d'apprendimento e la centralità della componente emotiva, per cui cognizione ed emozione sono elementi strettamente legati e la promozione di un apprendimento significativo necessita di un ambiente che suscita benessere. Tutto questo mentre il concetto di competenza si arricchisce sempre più di elementi trasversali: una combinazione di abilità cognitive, meta-cognitive, interpersonali, intellettuali e pratiche accanto a valori etici (soft skills), che si affiancano alle tradizionali competente cognitive. Oggi sappiamo quindi che l'istruzione passa per la strada dell'educazione e che la scuola deve occuparsi anche della dimensione valoriale per favorire il superamento delle diverse sfide della vita”. “A fronte di tali consapevolezze - continua Favari - appare prioritario superare il tradizionale modello scolastico di tipo trasmissivo- valutativo, focalizzato sull'insegnamento del docente e la conseguente valutazione della perfomance dello studente, a vantaggio di un metodo pedagogico responsabilizzante – comunitario: centrato su apprendimento, didattica e strategie adottate per acquisire obiettivi di padronanza. Un modello che mira a sviluppare competenze attraverso la co – costruzione del sapere da parte degli alunni, mediante coinvolgimento e partecipazione attiva.” Per fare questo - ha concluso- è però necessaria una trasformazione innovativa degli spazi e dei tempi scolastici come richiesta dal PNRR, in una logica di ecosistema d'apprendimento che investa studenti e intero personale scolastico e consenta di costruire un paesaggio didattico personalizzato da sperimentare. Solo così lo spazio potrà trasformarsi in luogo vissuto di creatività, esplorazione, riflessione, rappresentazione e condivisione, che renda la scuola e i suoi attori protagonisti del proprio presente proiettati verso il futuro.
Architetto Femia: portare la scuola al centro della città
All'architetto italiano Alfonso Femia è quindi toccato evidenziare l'esigenza di riportare la scuola al “centro della città”, rendendola capace di dialogare con il quartiere e il contesto urbano. “Come testimoniano numerosi esempi di spazi scolastici realizzati in Italia e in Francia – ha spiegato – , in quest'ottica la scuola non è più un semplice edificio, ma diventa il fulcro di un sistema dinamico e pluricellulare di relazioni il cui impatto sociale e ambientale (dal trasporto pubblico, alla didattica, fino al recupero di aree verdi) si riverbera su tutto il territorio circostante.” Un circolo virtuoso che però richiede – sottolinea – responsabilità e interesse da parte delle amministrazioni pubbliche, su cui poi si possono innestare interventi privati”.
Proprio per questo a fine serata Massimo Trespidi, docente e consigliere comunale, ha invitato a partecipare ad un incontro successivo sul tema, che si terrà a inizio 2023. A parlare stavolta saranno i protagonisti interni ed esterni al mondo della scuola – ha ricordato – : amministratori locali, docenti, genitori studenti destinatari degli stimoli raccolti in questo primo intervento: perché queste sollecitazioni si possano concretamente avvicinare alla nostra esperienza quotidiana”.
I 50 anni di Condifesa Piacenza festeggiati nella suggestiva cornice della Volta del Vescovo sono stati una festa che ha coinvolto tutta la realtà agro-alimentare ed imprenditoriale agricola piacentina: di questo Consorzio fanno parte soci di tutte le rappresentanze agricole piacentine, dal momento in cui questo “ombrello” assicurativo è una fondamentale tutela del loro reddito di impresa fin dall’anno della sua fondazione. Un parterre delle grandi occasioni per tanti ospiti nazionali, regionali e provinciali, accolti dal Presidente Gianmaria Sfolcini e dal direttore Stefano Cavanna, con tutto l’efficiente staff di Condifesa Piacenza. Per l’occasione è stato distribuito ai partecipanti il libro edito per i 50 anni di Condifesa Piacenza elaborato dal giornalista Giuseppe Romagnoli. L’articolato convegno, moderato dalla giornalista Nicoletta Bracchi, è stato aperto dal Presidente Sfolcini che ha ricordato la peculiarità di trasparenza che caratterizza il Consorzio “che è nato per la gestione del rischio, cercando di tenere bassi i costi per gli associati puntando sulla formazione dei collaboratori, promuovendo la gestione della prevenzione con i mezzi informatici grazie ad uno staff di giovani”.
Giuseppina Felice, responsabile del settore competitività delle imprese e sviluppo dell’innovazione della Regione Emilia-Romagna ha ribadito che “la gestione del rischio è fondamentale di fronte ai cambiamenti climatici che implicano aspetti economici e calo del valore dei terreni”. Le azioni da portare avanti sono la ricerca di tecnologie, l’agricoltura di precisione, la formazione. È importante anche promuovere fondi mutualistici e la stabilizzazione del reddito.
Stefano Cavanna ha tracciato un esaustivo quadro dell’attività svolta da Condifesa Piacenza, affermando “La comunicazione è stata rivista per essere più vicini ai bisogni dei soci, e si è investito anche sulla formazione del personale”. Ha quindi mostrato un quadro dei valori assicurati per ogni comparto, sottolineando la crescita subita dal Consorzio dal 2015 ad oggi. Infine, il Direttore Cavanna ha ricordato l’importanza di un nuovo strumento come Agricat (Fondo di Mutualizzazione Nazionale per gli Eventi Catastrofali) che partirà con la nuova programmazione Pac 2023-2027. Punta a intervenire per coprire danni da gelo e brina, alluvione e siccità, vista anche l'offerta non sufficiente, per alcune aree e colture, di polizze assicurative. Con il nuovo Fondo 700mila imprese saranno coperte, quelle che beneficiano dei pagamenti diretti Pac.
Massimo Crespi, Ceo di Radarmeteo, è intervenuto affermando “ognuno nel suo ambito deve sapere assumere delle decisioni perché quello dei mutamenti climatici è un problema di natura economico-finanziaria. Oggi grazie alla digitalizzazione si può avere un quadro esaustivo dei fenomeni e soprattutto dei dati che evidenziano, per esempio per Piacenza, una crescita esponenziale e concentrata di fenomeni estremi”.
Nella successiva tavola rotonda sono intervenuti Giovanni Razeto di Ismea, Andrea Bartolini di Hypermeteo e Andrea Berti direttore di Asnacodi Italia. Il primo, rispondendo alle domande della coordinatrice Bracchi, ha parlato del fondo di mutualità che rappresenta il 3% del Primo Pilastro Pac per dare risposte agli eventi catastrofali. “Ci sono - ha sottolineato Razeto – ancora troppe realtà scoperte da un punto di vista assicurativo, i tempi di liquidazione sono ancora troppo lunghi mentre i fondi devono dare risposte in tempi rapidi per dare ristoro ai bilanci. La sfida è coinvolgere le aziende e fare sistema”.
Bartolini ha sostenuto che “grazie alle nuove tecnologie è possibile ottenere dati precisi che determinano indici di rischio utilizzati dagli assicurati e dagli agricoltori per le scelte colturali”, mentre Berti ha ripercorso l’iter delle leggi evidenziando che “oggi in Italia siamo leader nella gestione del rischio, anzi guida per il resto d’Europa; anche la Ue ha compreso l’importanza della digitalizzazione delle imprese; oggi la difesa va attuata in una logica di sostenibilità, trasferendo le conoscenze agli agricoltori nella consapevolezza di essere network con tutti gli altri per giungere alla resilienza dell’impresa”.
Le conclusioni del convegno sono state affidate al presidente nazionale Asnacodi Albano Agabiti che ha ricordato come “Siano stati prodotti risultati eccezionali al servizio delle imprese per la gestione del rischio, con una rete unica al mondo che si basa sull’innovazione per comunicare e formare. Questo è il nostro futuro. Un’Italia brava non solo a produrre ma anche a gestire il rischio.580 miliardi di euro, un quarto del Pil: questo è l’agroalimentare italiano”.
La vera sfida è andare verso le imprese con l’innovazione, essere sempre più vicini alle esigenze delle aziende agricole, puntare su innovazione digitale e sull’agricoltura di precisione.
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