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Notizie Varie

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Case popolari, Acer stanzia 4 milioni nel 2026 per la manutenzione

Manutenzione case popolari

La Conferenza degli Enti ha approvato all’unanimità il bilancio preventivo 2026 di Acer Piacenza nel corso della seduta presieduta dalla presidente della Provincia (e sindaco di Borgonovo) Monica Patelli. Alla Conferenza degli Enti hanno partecipato amministratori dei Comuni del territorio tra cui l’assessore del Comune di Piacenza Nicoletta Corvi, il vicesindaco Matteo Bongiorni, la vicesindaca di Farini Erika Sturla, e i rappresentanti di Calendasco, Castelvetro, Castelsangiovanni, Alseno, Cadeo, Castell’Arquato, Ottone e Rivergaro. Nel presentare la relazione al bilancio, il presidente di Acer Marco Bergonzi ha illustrato le principali linee programmatiche, ponendo l’accento sull’acquisizione di nuovi immobili destinati ad ampliare il patrimonio di Acer e a incrementare l’offerta di alloggi a canone calmierato attraverso la classificazione in Ers. Un lungo percorso valutativo ormai alle fasi finali che, secondo il presidente, “sta offrendo più di una opportunità concreta in un contesto in cui la domanda di alloggi accessibili cresce e richiede risposte strutturate”.
Bergonzi ha inoltre evidenziato l’obiettivo di raggiungere i 30 dipendenti entro la fine del mandato (il prossimo anno), così da allineare il rapporto personale/alloggi agli standard regionali, sottolineando che “un organico adeguato consente una gestione più puntuale, interventi tempestivi e una presenza più capillare sul territorio, quindi servizi migliori ai Comuni ed agli inquilini”. Nel corso della discussione la presidente Patelli ha espresso apprezzamento per l’attività svolta da Acer, ponendo l’attenzione sull’incremento del nuovo tariffario dei servizi, in particolare per Comuni con un patrimonio Erp esiguo rispetto alla popolazione residente. Bergonzi ha replicato ricordando la necessità di uniformare i criteri di calcolo su parametri oggettivi - popolazione, patrimonio Erp e domande annuali - e spiegando che la crescita delle attività richieste ha reso necessario anticipare l’assunzione di personale dedicato.
L’assessore Corvi ha a sua volta riconosciuto la solidità della programmazione di Acer, richiamando gli interventi in corso sull’efficientamento energetico, sulla riqualificazione del patrimonio Erp e sul miglioramento della convivenza nei condomìni grazie a strumenti di comunicazione e tecnologie per la gestione delle segnalazioni. Bergonzi ha poi approfondito gli aspetti tecnici e organizzativi, annunciando l’avvio del percorso per l’adozione di un nuovo sistema gestionale già in uso presso altre Acer italiane e ricordando che l’azienda gestisce mediamente oltre 160 interventi al mese, con tempi definiti per interventi ordinari, urgenti ed emergenze. Ha illustrato inoltre le attività di comunicazione e sensibilizzazione rivolte agli inquilini e alle scuole, tra cui regolamenti aggiornati, progetti educativi e la newsletter mensile Acernews.
Il direttore di Acer Stefano Cavanna ha presentato in seguito il programma triennale delle opere pubbliche: oltre 4 milioni di euro programmati per il 2026, 3,7 milioni di euro per il 2027 e altrettanto per il 2028 per un totale di oltre 11milioni di euro da investire per la manutenzione ordinaria e straordinaria sul patrimonio Erp al netto di eventuali finanziamenti da parte della Regione e/o governo. Nel suo intervento conclusivo, il presidente ha ribadito l’importanza di «fare sistema» tra enti locali, istituzioni e Acer, sottolineando che l’azienda “non è solo un gestore di patrimonio, ma un attore strategico capace di contribuire in modo determinante alla qualità dell’abitare e allo sviluppo urbano”. Bergonzi ha ricordato che Acer Piacenza, oltre ad essere una eccellenza nel panorama delle Acer regionali, è coinvolta in diversi progetti di rilievo, rafforzando il ruolo dell’azienda come partner stabile e competente nelle trasformazioni del territorio. “Guardiamo al 2026 - ha concluso il presidente - con una programmazione chiara, un’attività intensa e una visione condivisa con i Comuni, perché solo attraverso una collaborazione continua e strutturata possiamo rispondere alle esigenze delle comunità e garantire un’edilizia residenziale pubblica moderna, efficiente e sostenibile.
Sin dall’insediamento, la strategia di fondo di questo Cda è quella di far crescere Acer Piacenza, strutturandola in modo sempre più efficiente, valorizzandone le competenze professionali, le capacità di progettazione e di gestione degli immobili e ora anche accrescendone la solidità patrimoniale con nuovi importanti investimenti”.

Pubblicato il 18 gennaio 2026

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Le parole della cura, incontro a Sant’Antonio a Trebbia

cura

“Le parole non sono un dettaglio accessorio, ma uno strumento essenziale della cura, al pari dei gesti e delle competenze”: ha detto Itala Orlando nel salone parrocchiale Piero Bongiorni, della comunità di Sant’Antonio a Trebbia di Piacenza, la sera del 16 gennaio, in una significativa tappa del calendario della Sagra di Sant’Antonio, abate, patrono della parrocchia. L’evento dal titolo “Le parole della cura”, è stato promosso dall’Azione Cattolica di Sant’Antonio e dall’Ufficio Pastorale della Salute della diocesi insieme al Forum delle associazioni familiari.

Interrogarsi su temi universali

Ad aprire l’incontro è stata proprio Itala Orlando, direttrice dell’Ufficio diocesano di Pastorale della Salute, che ha introdotto la quinta edizione di quella che ha voluto definire non un convegno, ma una serata di riflessione. Un appuntamento che da cinque anni accompagna la comunità a interrogarsi su temi universali: la malattia, la vecchiaia, la fragilità, con uno sguardo critico, etico, antropologico e sociale.

Quest’anno il filo conduttore è stato il potere delle parole: parole che possono sostenere o ferire, costruire fiducia o generare distanza, cambiare profondamente la qualità della cura nei luoghi in cui essa prende forma, dagli ospedali alle case di riposo, fino alle strutture residenziali.

A rendere ancora più incisiva la riflessione, Orlando ha condiviso un’esperienza personale vissuta da paziente, raccontando come, talvolta senza intenzione, medici e infermieri possano usare parole non pensate, pronunciate di fretta, capaci però di lasciare segni profondi. Da qui l’invito a una maggiore consapevolezza comunicativa, affinché la cura diventi davvero attenta ed efficace.

Curare e lasciarsi curare

Il primo intervento è stato affidato a Giuliana Masera, ex infermiera, studiosa e docente universitaria, che ha condotto il pubblico in una riflessione ampia e profonda sul significato stesso della cura. La cura, ha spiegato, non è un atto occasionale, ma l’essenza dell’essere umano: ci accompagna dalla nascita alla fine della vita, si manifesta nei momenti di dipendenza e vulnerabilità, ed è sempre relazione. Curare e lasciarsi curare significa riconoscere l’interdipendenza che ci lega gli uni agli altri, superando l’illusione dell’autosufficienza.

Masera ha richiamato il pensiero della filosofa statunitense Martha Nussbaum, secondo cui il valore di una società si misura da come essa considera la sofferenza, la fragilità e coloro che se ne fanno carico. Riconoscere dignità alla dipendenza significa costruire una società in cui la cura non sia un valore marginale, ma primario.

ABC della dignità

Proprio il tema della dignità ha costituito il cuore del suo intervento, attraverso il riferimento al lavoro dello psichiatra canadese Harvey Max Chochinov, che ha elaborato un modello – un vero e proprio “ABC della dignità” – per orientare chi opera nei contesti di cura.
A come Attitude: l’atteggiamento, fatto di sguardi, ascolto, attenzione autentica. B come Behavior: i comportamenti concreti, i piccoli gesti che rendono una persona visibile e riconosciuta. C come Compassion: la capacità di stare accanto, di farsi carico non solo del corpo, ma anche delle paure e delle emozioni dell’altro. D come Dialogue: un dialogo che si adatta alla fragilità, che rispetta i silenzi e costruisce fiducia. È in questo intreccio di parole, gesti e presenza che la dignità prende forma, anche – e soprattutto – nei momenti di maggiore vulnerabilità.

La gentilezza

A portare la voce dell’esperienza quotidiana è stata poi Eleonora Fernandi, infermiera nel reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale di Piacenza e membro dell’équipe della Pastorale della Salute. Il suo intervento ha acceso i riflettori su una parola spesso sottovalutata: gentilezza. In un tempo che la confonde con debolezza, Fernandi ne ha rivendicato la forza trasformativa nella relazione di cura.

Richiamando il lavoro pionieristico di Letizia Espanoli e il modello “SenteMente”, ha spiegato come la gentilezza non sia semplice buona educazione, ma un’azione intenzionale, gratuita, profondamente umana. Numerosi studi, ha ricordato, dimostrano i suoi benefici sia per i pazienti sia per gli operatori, eppure essa resta spesso assente nei percorsi formativi e nei criteri di valutazione, nonostante sia l’aspetto più apprezzato dagli utenti e, quando manca, la principale causa di conflitti e reclami.

In contesti di lavoro segnati da stanchezza, urgenza e pressione, mantenere la gentilezza è una sfida quotidiana. Ma è proprio lì che diventa decisivo tornare alla persona che si ha di fronte, curare lo sguardo, il tono della voce, la qualità della presenza, senza lasciare che il “fare” schiacci l’“essere”.

Il caregiver

A chiudere la serata è stato Carlo Pantaleo, coordinatore di progetti del Tavolo Nazionale per i Caregiver e collaboratore del Forum delle Associazioni Familiari dell’Emilia-Romagna. Il suo intervento ha dato nome e volto a una figura spesso invisibile: il caregiver, colui o colei che si prende cura in modo continuativo e responsabile di una persona anziana, fragile o disabile. Un ruolo che può essere svolto da un familiare o da un professionista, e che sempre più spesso richiede una collaborazione stretta tra entrambi, soprattutto quando la cura diventa una presenza costante nella vita.

“Le parole della cura” si è così rivelato un racconto corale fatto di esperienze, pensiero e umanità. Una serata che ha lasciato in eredità una domanda semplice e radicale: quali parole scegliamo quando ci prendiamo cura dell’altro? Perché, come è emerso con forza nella parrocchia di Sant’Antonio a Trebbia, anche da una parola può iniziare – o interrompersi – un percorso di cura autentica.

Riccardo Tonna

Nella foto, da sinistra, Itala Orlando, Eleonora Fernandi, Giuliana Masera e Carlo Pantaleo.

Pubblicato il 18 gennaio 2026

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La rassegna provinciale del tartufo di Pecorara è «sagra di qualità»

Tartufo Pecorara sagra qualita

Fine dell’anno con il botto per la Rassegna Provinciale del Tartufo di Pecorara che ha ricevuto la comunicazione ufficiale dell’attribuzione del Marchio “Sagra di Qualità”. Con una lettera inviata al presidente della Pro Loco di Pecorara, organizzatrice dell’evento che ogni anno nel mese di ottobre celebra il tartufo Nero di Pecorara e i prodotti del sottobosco, l’Unpli (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia) ha ufficialmente comunicato il conferimento del prestigioso riconoscimento. “In seguito alla visita svolta nei mesi scorsi dagli ispettori dell’Unpli – si legge nella lettera – siamo lieti di ufficializzare l’esito positivo della valutazione, con conseguente attribuzione del marchio Sagra di Qualità a partire dall’anno 2026”.
L’ispezione dell’Unpli si era svolta in occasione dell’ultima recente edizione della rassegna, la 34esima, svoltasi come di consueto nella terza domenica di ottobre. Gli ispettori, accompagnati dal Presidente provinciale dell’Unpli, Angelo Laface, hanno potuto valutare ed apprezzare gli aspetti organizzativi della rassegna, la solida presenza di espositori e l’attrattività della manifestazione che richiama pubblico da ben oltre i confini provinciali per celebrare un prodotto che è diventato a tutti gli effetti un brand territoriale, il Nero di Pecorara.
“Congratulandoci per l’importante risultato raggiunto – concludono la missiva il presidente Unpli Antonino La Spina e il responsabile del dipartimento Sagra di Qualità, Sebastiano Sechi – cogliamo l’occasione per ringraziare tutti i volontari della Pro Loco che, con il loro instancabile lavoro, hanno contribuito al conseguimento di questo importante traguardo che, speriamo, possa diventare un volano per la valorizzazione di tutte le attività dell’associazione”. Particolare soddisfazione viene espressa anche dal sindaco di Alta Val Tidone, Franco Albertini che già ai tempi in cui era amministratore dell’allora comune di Pecorara, oggi fuso in quello di Alta Val Tidone, aveva svolto un primario ruolo di impulso nel recupero e nel rilancio di questa importante rassegna.


“L’attribuzione del marchio Sagra di Qualità – dice Albertini - è il più importante riconoscimento per una rassegna, quella del tartufo, che affonda le radici nella storia sociale ed economica della comunità di Pecorara e dell’Alta Val Tidone. E’ il premio all’intuizione di volerla recuperare e rilanciare oltre 35 anni fa insieme alla Provincia di Piacenza diventando da subito rassegna provinciale, e a chi giornalmente, ben oltre i limiti temporali della rassegna stessa, lavora per rinnovarla di edizione in edizione, rendendola vetrina straordinaria delle eccellenze di questo territorio e sguardo attento e fiducioso per il futuro dell’intera valle. Testimonianza di ciò è l’essere stata motore della nascita della denominazione comunale del tartufo riconosciuta dal Ministero e oggi più che mai culla del lungimirante progetto di promo-commercializzazione del Nero di Pecorara, divenuto primario brand di marketing territoriale. Alla Pro Loco di Pecorara che ne è organizzatrice con il patrocinio del Comune di Alta Val Tidone, ai privati, sostenitori, sponsor, dipendenti comunali e volontari che la rendono ogni anno più bella, completa e attrattiva, va il mio ringraziamento convinto che questo marchio di Sagra di Qualità sia solo un altro punto di partenza per ulteriormente migliorare e crescere”.
“È un traguardo che ci rende davvero orgogliosi”, commenta Cristina Mussetti, presidente della Pro Loco di Pecorara. È il lavoro generoso, incessante e professionale di tanti volontari che in questi anni ha permesso di confezionare una sagra apprezzata ben oltre i nostri confini. Doveroso e sentito è il ringraziamento che va al sindaco Franco Albertini per la lungimiranza di voler recuperare una rassegna che affonda nelle radici più profonde della nostra comunità e che oggi è un momento di convivialità ma anche di proficua vetrina del territorio e di volano economico grazie all’attribuzione del marchio De.Co. e alla nascita del progetto di promo-commercializzazione «Nero di Pecorara».
Questo marchio Sagra di Qualità ci rende ancora più responsabilizzati a continuare nel cammino di crescita e continuo miglioramento della rassegna e più in generale del nostro impegno per il nostro territorio che amiamo”. Nelle prossime settimane verranno comunicati alla Pro Loco e al Comune la data, il luogo e le modalità di partecipazione alla cerimonia di premiazione che si terrà comunque a Roma nella prossima primavera.

Nella foto, la sagra del tartufo a Pecorara.

Pubblicato il 17 gennaio 2026

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La Fiamma Olimpica passa a Piacenza, città in festa

Piacenza autorita

Piacenza in festa per il passaggio della Fiamma dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026. Quasi cinquanta tedofori hanno portato la torcia olimpica per le vie della città: dopo la partenza, alle 18.12 a Barriera Milano, il percorso ha interessato viale sant’Ambrogio, viale Patrioti, stradone Farnese, via San Vincenzo, via Scalabrini, via Pace, piazza Duomo, via Chiapponi, via Giordani, stradone Farnese, via Venturini, viale Malta, via Taverna, piazza Borgo, corso Garibaldi e largo Battisti per arrivare infine a piazza Cavalli, dove l’ultimo tedoforo, Giacomo Carini, ha acceso il Braciere olimpico.

Dalla partenza al Braciere

Quella terminata a Piacenza è stata la 40esima tappa del Viaggio della Fiamma Olimpica. Diciannove studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore hanno partecipato, in qualità di tedofori, all’accensione. Tra gli sportivi piacentini hanno portato la Fiamma figurano il campione di motonautica Massimiliano Cremona, la ballerina di boogie woogie Carlotta Manzato, la ciclista Silvia Zanardi, il velocista Simone Boiocchi e il nuotatore Giacomo Carini. Quest’ultimo, che ha partecipato alle Olimpiadi di Tokyo e Parigi, ha guidato la torcia per gli ultimi 400 metri fino al tripode sul palco di piazza Cavalli. Tedoforo “vip” è stato il cane Chico, seguito sui social da un milione di fan, accompagnato dal “papà” Francesco Taverna. Nel primo pomeriggio, la Fiamma Olimpica è passata anche a Bobbio.

Piacenza accensione braciere

Le autorità presenti

A salutare l’arrivo della Fiamma Olimpica c’erano istituzioni, autorità civili e militari della città. Prima della partenza è intervenuto sul palco il ministro degli affari europei, Pnrr e politiche di coesione Tommaso Foti. Al termine della cerimonia, sono saliti sul palco la sindaca di Piacenza Katia Tarasconi, la presidente della Provincia Monica Patelli, la senatrice Elena Murelli, i consiglieri regionali Lodovico Albasi, Luca Quintavalla e Giancarlo Tagliaferri, oltre al prefetto Patrizia Palmisani, al questore Gianpaolo Bonafini, ai comandanti provinciali dei carabinieri, Pierantonio Breda, della guardia di finanza, Massimo Amadori, e dei vigili del fuoco, Pier Nicola Dadone. Presenti anche il direttore del Polo di mantenimento pesante nord Roberto Cernuzzi, l’assessore comunale allo sport Mario Dadati e il delegato provinciale Coni Robert Gionelli. I Giochi Olimpici invernali cominceranno ufficialmente il 6 febbraio e si concluderanno il 22 febbraio, le gare saranno disputate, oltre che a Milano e Cortina d’Ampezzo (Belluno), anche a Rho, Assago (Milano), Bormio, Livigno (Sondrio), Predazzo, Tesero (Trento) e Rasun-Anterselva (Bolzano).

Tutti i tedofori

L’elenco completo dei tedofori che hanno portato la Fiamma Olimpica a Piacenza: Eleonora Alesina, Matilde Astorri, Marjan Atanasov, Federico Belz, Francesca Bertoni, Simone Boiocchi, Giacomo Carini, Marco Andrea Cartasegna, Anna Carla Caselotti, Lara Claudia Chisari, Sabrina Comini, Tommaso Costantini, Francesca Cremascoli, Massimiliano Cremona, Andrea De Stefano, Francesca Desideri, Nicole Devoti, Alice Ferri, Simona Fontana, Edoardo Fumi, Luigi Galasso, Antonio Garofalo, Lucrezia Lamastra, Valeria Pia Liguori, Leonardo Lucchini, Andrea Maialetti, Carlotta Manzato, Ilaria Marchesi, Matteo Martellozzo, Gunnar Meinhardt, Manuele Messeni, Marco Motti, Filippo Nicolosi, Andrea Onesti, Corrado Pagani Ricci Oddi, Claudia Peroni, Chiara Quattrone, Marco Rosati, Stefania Romenti, Anna Taglia, Francesco Taverna, Chiara Valenti, Jessica Valenza, Sara Vezzini, Bin Wan, Silvia Zanardi.

Francesco Petronzio

Nelle foto, l'arrivo della fiamma olimpica  a Piacenza.

Pubblicato il 17 gennaio 2026

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A Pievetta si celebra l'antica festa di Sant'Agnese

agnese

“Quella di Sant’Agnese è una festa molto antica, le persone più anziane della comunità la ricordano come una consuetudine fin da quando erano ragazzi: è una tradizione che si vive da tanto tempo a Pievetta”. Così don Simone Tosetti, parroco di questo paesino del territorio di Castel San Giovanni sospeso sull’argine del Po al confine con la Lombardia, introduce la festa che ogni anno, a fine gennaio, riunisce i pievettesi attorno a Sant’Agnese: “In realtà la patrona è Maria Bambina ma c’è tanta devozione per Sant’Agnese, sicuramente perché è ritenuta la protettrice dai pericoli del mare e delle acque, particolarmente vicina al cuore di un paese come Pievetta, vicinissimo al Po e soggetto negli anni a tante inondazioni: avere lei come patrona era come chiedere una protezione speciale”.

L’associazione tra Sant’Agnese e l’acqua è una peculiarità del territorio piacentino, dove è anche ritenuta protettrice dei barcaioli. L’origine di questa devozione probabilmente va collocata proprio a Piacenza: il “quartiere Sant’Agnese” si sviluppa attorno alla chiesa di Santa Maria in Gariverto, vicino al Po, dove è presente una cappella dedicata alla santa. “Visto che quel quartiere, che prendeva il suo nome dalla Santa, era abitato soprattutto dai barcaioli, loro si rimettevano nelle sue mani durante il lavoro quotidiano e nelle emergenze – spiega don Tosetti –: nella chiesa in Gariverto c’è ancora oggi una statua che ritrae Sant’Agnese mentre tiene in mano una barca”. Questa devozione locale poi si è diffusa nei paesi lungo il Po, come Calendasco e Pievetta, anch’essa una zona in cui molti lavoravano sulle acque, anche come pescatori.

“A me colpisce che la parrocchia abbia come protettrice Sant’Agnese e come patrona Maria Bambina: sono due “piccoli”, e questo è molto evangelico: Gesù ci invita a mettere al centro i piccoli, a richiamarci al loro modo di stare nel mondo per poter entrare nel Regno”. Da un lato Sant’Agnese, esempio di innocenza e purezza, uccisa giovanissima; dall’altro Maria Bambina: “Queste due figure ci aiutano a custodirci dentro al richiamo evangelico alla piccolezza, all’essere semplici e fiduciosi. Inoltre, questa è una tradizione di festa che tanti parroci prima di me hanno sempre portato avanti e sostenuto, e che ancora oggi sono custoditi nei ricordi dei parrocchiani: don Giuseppe Formaleoni e don Sergio Sebastiani tra i più recenti. Loro stessi hanno ricordi molto belli di questo momento, che ha innanzitutto un valore aggregativo molto importante per il paese, perché fa ritornare qui molti pievettesi che adesso vivono a Castello o a Pieve Porto Morone. Tornano qui perché questa festa racconta un legame, racconta le radici che le persone vogliono ancora custodire e le fanno sentire parte del luogo in cui sono nate e cresciute”.

vecchiafoto

La festa inizierà con la celebrazione della messa il 21 gennaio, giorno della memoria di Sant’Agnese, alle 21.00, e proseguirà la domenica successiva, 25 gennaio, con la celebrazione solenne alle 11.00, presieduta da don Paolo Cignatta, che è stato parroco a Pievetta nei primi anni Duemila. Al termine della messa verranno benedetti panini e i parrocchiani di Pievetta prepareranno il pranzo in canonica dove si potrà gustare la panissa, cucinata secondo la ricetta tipica che da decenni si realizzava solo per Sant’Agnese: il raccolto verrà utilizzato per il restauro di una statua della Madonna delle Grazie del Cinquecento. Poi, alle 15:30 la processione con la statua di Sant’Agnese passerà per le vie del paese e toccherà il piccolo borgo di Bosco Tosca dove è custodita, nella nicchia di una casa, l’antica statua della Santa, precedentemente presente in chiesa. Tornando verso la chiesa, si passerà sull’argine per la benedizione delle acque del Po: come da tradizione, sarà l’occasione per ringraziare il Signore del dono dell’acqua e chiedere che non diventi un pericolo né un problema.

Nelle foto, dall'alto la festa di Sant'Agnese a Pievetta negli anni passati.

Pubblicato il 16 gennaio 2026

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