Menu
logo new2015 ok logo appStore logo googleStore

Notizie Varie

Notizie Varie

UE: i Giovani di Coldiretti all'incontro con il commissario Wojciechowski

meeting giovani agricoltori

Il Delegato Nazionale di Coldiretti Giovani Impresa ha avuto l'occasione importante, unico italiano insieme alle delegazioni di altri giovani di altre delegazioni straniere, di incontrare il Commissario dell’Agricoltura dell’Unione Europea Wojciechowski e il Ministro dell’Agricoltura Belga in rappresentanza della Presidenza del suo paese, David Clarinval. Al meeting erano presenti diverse associazioni giovanili agricole europee e Coldiretti Giovani Impresa.

Enrico Parisi, incontrando personalmente Wojciechowski, ha dichiarato: “Abbiamo bisogno di una moratoria sui debiti per creare ossigeno in termini finanziari ai nostri agricoltori per poter investire in termini di innovazione e sviluppo. Far rispettare i nostri stessi standard qualitativi in termini di produzione per le aziende che vogliono esportare i loro prodotti in Europa e tutelare infine in maniera decisa la nostra zootecnia di qualità rispetto alla produzione di carne a base cellulare (sintetica) che metterebbe a rischio: tradizioni culturali, aspetti paesaggistici e soprattutto la certezza di una dieta sana”.

Il Commissario all’agricoltura ha mostrato interesse e ha chiesto di incontrare in un'altra occasione Parisi per approfondire anche "il tema della moratoria sui debiti e di come supportare i giovani agricoltori", aggiunge Parisi. "Infine - ha concluso - ringraziando per il lavoro fatto per fermare la produzione di carne a base cellulare, ha sottolineato il suo interesse per approfondire insieme il tema". 

Pubblicato il 27 febbraio 2024

Ascolta l'audio

Il dottor Mazzilli è il nuovo direttore di Chirugia generale Valtidone

MAZZILLI OK

Massimiliano Mazzilli è il nuovo direttore di Chirurgia generale della Valtidone. La nomina è stata formalizzata nei giorni scorsi dal direttore generale Paola Bardasi dopo un concorso per l’assegnazione del ruolo.

“Sono onorato di questo incarico che rappresenta un punto di arrivo della mia esperienza in Azienda, ma anche un segnale di continuità per il presidio della Valtidone. Dopo l’emergenza Covid l’spedale di Castel San Giovanni ha iniziato un percorso di sviluppo e specializzazione verso la chirurgia di medio bassa intensità al fine di garantire su tutta la linea un costate livello assistenziale: il più alto qualitativamente e nell’ambito dell’assistenza. L’obiettivo che la direzione ci ha assegnato è stato l’eccellenza, e verso questo obiettivo abbiamo lavorato e continueremo a lavorare, potenziando l’attività chirurgica attraverso un’attenta e scrupolosa ottimizzazione dell’area organizzativa. Questo significa una migliore organizzazione per garantire un servizio il più efficace possibile. Prendiamo per esempio il trattamento chirurgico dell’ernia, patologia ad alta incidenza sulla popolazione. Attualmente siamo in grado di trattarla in tre modi: con un intervento tradizionale, con un intervento in laparoscopia, ma anche, in casi selezionati, ed è questo farà la differenza nel prossimo futuro, in regime ambulatoriale con anestesia locale. Quest’ultimo asset organizzativo è stato sviluppato e consolidato in stretta collaborazione con la direzione sanitaria e il direttore del dipartimento di Chirurgia Patrizio Capelli. Grazie all’acquisizione di alcune attrezzature tecnologiche, come laser e un sistema di trattamento endoscopico, presto saremo in grado di applicare la stessa procedura ambulatoriale anche ad alcuni i interventi proctologici. Un’innovazione importante per i nostri pazienti, poiché grazie a questo nuovo approccio di cura riusciremo ad abbattere le liste di attesa, ottimizzare le risorse professionali interne e garantire ai pazienti il rientro al proprio domicilio nel più breve tempo possibile, sempre nel massimo rispetto della qualità delle cure.

Nella foto, il dottor Massimiliano Mazzilli.

Pubblicato il 27 febbraio 2024

Ascolta l'audio

Giovani senza stimoli? Li raccontiamo inerti, ma tanti costruiscono futuro

relatori

“Sonnambuli affetti da ipertrofia emotiva, un popolo inerte, inebetito”. Uscito a dicembre, l'ultimo rapporto Censis definisce in questo modo i giovani di oggi, raccontandoli “apatici” e senza desideri. La riflessione dell'associazione Liberi è partita da questo quadro poco confortante per provare a cambiare prospettiva. Lo ha fatto nell'incontro “Giovani in campo per il bene comune”, tenutosi lo scorso 15 febbraio all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
“Si può avere uno sguardo diverso? È possibile non rassegnarsi? Proiettarsi nel futuro in modo nuovo per poterlo costruire?” Queste domande propositive, formulate dal coordinatore Massimo Trespidi, hanno costituito il focus attorno a cui si sono sviluppate le diverse narrazioni degli esperti presenti alla serata. Giovani di cui la società non parla, ma che con le loro passioni e il lavoro quotidiano al servizio degli atri possono dare le risposte più attendibili.


Le responsabilità provengono da più parti

Paola Gemmi e Alessandra Tibollo sono due pedagogiste alla cooperativa Kairos, ma nascono come educatrici. Unite da solida amicizia e passione comune per il lavoro nel sociale, nel 2006 riescono a fondare una cooperativa nell'ambito della tutela minori, cresciuta nel tempo tra entusiasmi, impegno e difficoltà.
“Oggi siamo 56 operatori specializzati – raccontano intervenendo per prime – e ci occupiamo in particolare di servizi residenziali per minori fragili. “All'inizio non è stato facile ottenere fiducia e credibilità per il nostro progetto. Eravamo fresche di studi, ci volevano molte risorse economiche: la nostra era una scommessa ambiziosa, ma molto rischiosa. Per fortuna però abbiamo trovato molte persone che ci hanno sostenute e hanno rischiato con noi Mi sento di dire che noi eravamo il contrario dello spaccato descritto: ci animava un desiderio profondo”.
Credo però che alla base del quadro negativo tracciato dal Censis ci sia anche la frequente mancanza di supporto e ascolto da parte degli adulti verso i ragazzi. Senza voler negare l'esistenza di un atteggiamento poco partecipativo da parte di alcuni giovani, le responsabilità sono sempre da più parti e non possono essere attribuite in una sola direzione”.

La testimonianza di Davide Delbò

Poi la parola è passata a Davide Delbò, educatore di Strada che organizza attività ludiche con i ragazzi più piccoli e momenti di riflessione con i più grandi negli oratori di Gossolengo e San Nicolò. La storia di Davide è quella di chi ha scoperto la propria inclinazione ad aiutare gli altri grazie ad un incontro speciale. La sua prima grande passione, fin da quando era alle medie, è stata l'informatica.
“Alla tesina di maturità ho portato un videogioco costruito da me e un mio compagno – ricorda – e già dalla quarta superiore mi sono preparato per il superamento del test di ingresso al Politecnico di Milano. Convinto della mia scelta, mi sono iscritto ad Ingegneria informatica. Con l'inizio dell'Università però ho anche cominciato qualche lavoretto per avere un po' di indipendenza economica: come allenatore sportivo e in oratorio insieme agli Educatori di Strada. Proprio l'esperienza con gli Educatori di strada ha gradualmente cambiato la mia vita e le mie prospettive: in Università facevo fatica, avevo perso un po' della motivazione iniziale, soprattutto durante il periodo del Covid. Sull'altro fronte invece gestire personalmente l'attività in oratorio con i ragazzi a fianco di persone che mi davano formazione e supporto costante mi rendeva felice. Sentivo che aiutare i giovani più fragili a superare le difficoltà e realizzare aspirazioni m appagava. Ho capito che quella era la mia vera passione e volevo diventasse anche una professione. Mi sono aperto forse per la prima volta senza veli ai miei genitori, che mi hanno ascoltato e capito senza giudizi”.
“Oggi, dopo quasi cinque anni al Politecnico di Milano, frequento Scienze dell'Educazione alla Cattolica – conclude Davide - e continuo a lavorare come Educatore di Strada”.

 L'intervento di Carlotta Pancera

Sempre nell'ambito sociale Carlotta Pancera ha invece raccontato la sua esperienza come educatrice di infanzia di Unicoop. Fin da bambina voleva assomigliare al nonno, maestro elementare a Bettola. Il suo percorso universitario a Parma in Scienze dell'educazione l'ha però portata presto ad interessarsi ai primi mesi di vita dei bambini. Dopo un primo tirocinio universitario in un nido Unicoop e tanti incarichi nei nidi di Piacenza e provincia ha imparato un elemento chiave della relazione educativa.
“Noi educatrici siamo semplici osservatrici – ha spiegato – al centro c'è sempre il bambino con i suoi bisogni. È un lavoro impegnativo e ricco di soddisfazioni, ci vogliono passione, cuore e competenza per dare tempi diversi a bambini diversi tra loro. Io vado a lavorare tutti i giorni sorridendo, i piccoli mi riempiono di stimoli ed è anche grazie a loro se ho scelto questo lavoro”. Il sogno nel cassetto di Carlotta? Riuscire un giorno a progettare e coordinare un nido.


Manuel Galli, il ruolo dello sportivo

A inquadrare il versante sportivo è intervenuto Manuel Galli, da undici anni allenatore nella Bakery. La palla in mano l'ha avuta fin da bambino. Non è diventato campione di basket, ma ha deciso comunque di comunicare a bambini e ragazzi la sua passione per la pallacanestro, aiutandoli a crescere in questo sport.
“La Bakery nasce proprio a questo scopo – racconta - , con il tempo ho scoperto che allenare i più piccoli è l'aspetto che mi gratifica di più. Nell'ultimo periodo lavoriamo anche insieme a ragazzi con problemi d'autismo. L'integrazione di chi ha qualche difficoltà attraverso lo sport è un obiettivo molto sentito e sviluppato a Piacenza: poter contribuire in questa direzione mi rende orgoglioso”.

L'impegno politico di Michele Schiavi

Michele Schiavi è un giovane consigliere comunale di Caorso e all'incontro ha rappresentato la voce dell'impegno politico. La sua passione per la politica è nata alle superiori. Quando poi alla maturità non si è sentito preso sul serio dal presidente di Commissione per aver espresso il suo sogno di 'fare il politico' ha deciso una volta di più di iscriversi a “Scienze Politiche”, per apprendere nozioni da spendere attivamente sul campo. “I giovani impegnati in politica sono tanti – ha detto – e anche molto attivi. L'impressione è pero che per i politici più adulti costituiscano spesso medaglie da apporsi al petto. E tengo a sottolineare un altro elemento: noi che abbiamo parlato stasera non siamo fotogrammi isolati di una generazione, casi unici da mostrare: fuori si può vedere il quadro per intero”.

Le conclusione di Mauro Monti

“Le diverse narrazioni di stasera sono tutte accomunate dalla passione dei protagonisti – ha osservato Mauro Monti in conclusione – e ci dicono che uno sguardo propositivo verso il presente e il futuro è possibile, eccome. Come questi ragazzi avremmo potuto sentirne molti altri. Le loro storie rivelano tanto sul ruolo della scuola: l'orientamento serve relativamente, nella vita si cambia strada e si modificano scelte. Ma l'importanza della scuola resta nel fornire ai ragazzi competenze alte, variegate e trasversali, che li aiutino a rapportarsi ai diversi contesti e a raggiungere un obiettivo personale appagante”.
“La voce dei giovani racconta molto anche del mondo adulto – continua -. Da una parte ci sono adulti che non danno fiducia, spazio, né credito. Dall'altra parte ci sono adulti capaci di ascoltare e aiutare i ragazzi”.
Non a caso il prossimo incontro dell'associazione Liberi annunciato da Trespidi e previsto a marzo metterà in dialogo diverse generazioni.

Micaela Ghisoni

Nella foto, i relatori all'incontro dedicato ai giovani svoltosi all'Auditorium della Fondazione.

Pubblicato il 26 febbraio 2024

Ascolta l'audio

Africa Mission Cooperazione e Sviluppo: parte la campagna degli agrumi dell'amicizia

africa 

Arance e limoni sono tornati. Anche quest’anno infatti la campagna "Gli agrumi dell'amicizia" di Africa Mission Cooperazione e Sviluppo approda in diverse sedi del nostro Movimento, a partire dalla sede centrale di Piacenza dove a fine febbraio arrivano tante cassette di arance e di limoni, pronte per essere distribuite con un'offerta minima di 8 euro negli orari di apertura degli uffici: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14.30 alle 18.30.
Come sempre a dare una mano preziosa è stato il gruppo di Procida: da loro infatti arrivano i limoni, ma saranno disponibili anche le arance italiane. Si tratta, in entrambi i casi, di prodotti non trattati, ma soprattutto buonissimi. Anche perché offrono l'occasione di aiutare le attività portate avanti dal Movimento in Uganda. Sono arrivati anche i maxi-limoni di Procida, che da sempre costituiscono una certezza della campagna “Gli agrumi dell’amicizia”.

“Anche quest’anno sono tornate le arance e i limoni – il commento del direttore Carlo Ruspantini – e rappresentano un’occasione per darci una mano: per noi questa campagna è una tradizione, un evento prezioso che interessa diverse sedi in Italia e che offre loro l’occasione di collaborare ulteriormente per il sostegno dei progetti in Uganda”.
Come già lo scorso anno, anche nel 2024 è prevista la partecipazione consueta alla mostra mercato “Seminat” a Piacenza Expo dall'1 al 3 marzo: tre giorni che vedranno il Movimento presente con uno stand di distribuzione degli agrumi dell’amicizia e di artigianato ugandese.
Anche nelle altre sedi d’Italia arance e limoni arriveranno: a Varese, a Parma, a Stresa, Treviso (dal 7 marzo), a Pesaro-Urbino (dal 7 e dal 16 marzo), Fabriano e Piobbico, a Bucciano (dal 16 marzo), a Grotte di Castro e Castell’Azzara (nella prima settimana di marzo).

Pubblicato il 26 febbraio 2024

Ascolta l'audio

Cure palliative, la rete regionale ha a disposizione 300 posti letto

Cure palliative i dati 

In aumento in Emilia-Romagna il numero di cure palliative (anche pediatriche) a favore dei pazienti assistiti da almeno un nodo della rete nell’anno attraverso le cure palliative domiciliari, hospice (23 strutture con oltre 300 posti a disposizione), ambulatori e ospedali. Nel 2022, ultimo dato disponibile, sono state 16.027 le persone prese in carico nel loro percorso palliativo, un numero sempre in crescita se si considera che erano 11.933 nel 2018. A questi vanno aggiunti i 669 bambini presi in carico (erano 607 nel 2021), ma la Rete delle cure palliative pediatriche è stata approvata solo nel 2019. In Emilia-Romagna, inoltre, i giorni medi di attesa per accedere al nodo “Hospice” sono 3,2. Anche questo un dato positivo visto che nel 2018 l’attesa era pari a 3,6 giorni. “La Regione Emilia-Romagna - sottolinea l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini- è da tempo impegnata nel sostegno alle cure palliative. Lo dimostrano i dati che confermano come la Rete attiva nella nostra regione funzioni e accolga sempre più pazienti ogni anno. Un impegno che non diminuirà»” Quanto alle risorse, a livello regionale e aziendale non è previsto uno stanziamento annuale dedicato esclusivamente al finanziamento della rete delle cure palliative. Questo livello di assistenza, al pari delle altre prestazioni ricomprese nei Lea, viene infatti finanziato annualmente nell’ambito della quota capitaria assegnata ad ogni azienda sanitaria. Nel 2022 la Regione ha speso 44.506.413 euro per la Rete delle cure palliative contro i 27.737.054 del 2018.

Pubblicato il 26 febbraio 2024

Ascolta l'audio

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente