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La vita porta vita, sempre. Serata a Castello con il CAV e i Lucky Fella

castello

“Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente: stategli sempre vicini, date fiducia all’amore, il resto è niente”: con queste parole da una bellissima canzone di Gaber si è chiuso lo spettacolo “Se non ritornerete come bambini”, organizzato dalla parrocchia di Castel San Giovanni nella splendida cornice del Cinema Teatro Moderno. Una serata tra musica e racconto, dedicata alla 48ª Giornata per la Vita, che ha avuto come ospite il gruppo musicale piacentino Lucky Fella, insieme alla testimonianza di alcune volontarie del Centro di Aiuto alla Vita, che da anni si occupa di aiutare giovani donne con gravidanze difficili.

Don Campisi: la fede dà certezza

“Mi piace pormi domande che sembrano scontate ma non le sono – ha esordito il parroco don Andrea Campisi, introducendo lo spettacolo –. Mi sono chiesto quindi: perché è importante vivere una giornata così? In fondo non dovrebbe essercene bisogno, dovremmo essere contenti di vivere, provare una gratitudine che però non è mai scontata. Allora ho ripensato alle parole di papa Benedetto XVI, secondo cui, laddove viene meno la percezione dell’uomo di essere accolto e amato da Dio, il dubbio fondamentale sull’esistenza umana – se sia veramente un bene esistere – diventa insuperabile. Però la fede mi dà una certezza: è bene che io ci sia, è bene esistere come persona, anche in condizioni e tempi difficili. La fede rende lieti, a partire dal di dentro. Questo mi ha colpito: questa letizia è quella che noi chiediamo, e che vogliamo vivere e testimoniare oggi. Da queste parole è nata infatti l’idea di questa serata con i Lucky Fella e con il CAV, a cui siamo legati da una profonda amicizia”.

Barsottelli: un serata di riflessione

“Già il titolo è molto evocativo – ha aggiunto Laura Barsottelli, volontaria e presidente del CAV di Piacenza –. I bambini in generale piacciono a tutti, ispirano tenerezza, ma credo che un titolo del genere ponga una domanda: cosa può significare “tornare come bambini”? Loro sono teneri, spontanei, sinceri: hanno bisogno di cura e si lasciano guidare. La cura è fondamentale per la crescita di un bambino, a partire dall’essere accolto nel grembo della madre. Noi volontarie abbiamo conosciuto tante donne con gravidanze complicate, e abbiamo voluto unirci per cercare di dare loro una mano. È un lavoro complicato, in cui entriamo con molta umiltà e delicatezza, rispettando queste donne che cerchiamo di accogliere per come sono, condividendo le loro paure, per poi trovare risorse insieme e accompagnarle. Noi ci siamo prima, durante e dopo la gravidanza: cerchiamo di essere loro amiche. Questa serata sarà un momento di riflessione piacevole, e speriamo che possa ricordarci che la vita porta vita, sempre”.

Il concerto, tra musiche e testimonianze

Lo spettacolo è stato un viaggio in cinque capitoli: a partire dal tema delle maternità difficili, per attraversare quelli della solitudine dei bambini, dei contesti di sofferenza o guerra, per concludere con il racconto del rapporto tra genitori e figli una volta che questi sono diventati adulti. “Abbiamo voluto iniziare con una preghiera alla Vergine perché vogliamo raccontare della gioia che una madre prova nell’avere e far nascere una via. Il bambino è suo ma non è suo, e come accade a tutti i genitori, non sa quale sarà il futuro del bambino”, ha spiegato Elisa Dal Corso, cantante dei Lucky Fella. Lo spettacolo si è concluso tra gli applausi e la commozione dei presenti, profondamente colpiti dall’intreccio senza soluzione di continuità tra storie in musica e testimonianze reali di donne aiutate dal CAV.

Paolo Prazzoli

Nella foto, il concerto al Moderno dei Lucky Fella.

Pubblicato il 9 febbraio 2026 

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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