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Il Diritto di Scegliere: Piacenza celebra le «Madri della Libertà»

evento allapasserini

C’è un’immagine che, più di ogni altra, restituisce il senso di una democrazia che finalmente respira a pieni polmoni: quella di una donna che, ottant’anni fa, stringeva tra le dita per la prima volta la scheda elettorale. Non era solo un pezzo di carta; era, come è stato ricordato tra le navate della Biblioteca Passerini-Landi, «un’arma contro ogni sopruso».
L’evento “Il Diritto di Scegliere”, svoltosi il 31 marzo 2026 per celebrare l’ottantesimo anniversario delle prime elezioni amministrative a suffragio universale, non è stato una semplice commemorazione accademica, ma un vibrante dialogo tra passato e presente. Un incontro dove la polvere dei documenti d’archivio ha lasciato il posto all’emozione viva di chi quel cambiamento lo ha attraversato.

Il soffio della democrazia: l’ingresso delle “Stagnotte”

L’apertura del pomeriggio è stata affidata a un gesto simbolico di forte impatto emotivo. Le ragazze del gruppo teatrale “Le Stagnotte” hanno fatto il loro ingresso impersonando le elettrici del 1946: volti fieri, gesti solenni, la consapevolezza di non essere più «dietro le quinte» della storia. Un’azione teatrale che ha ricalcato quel «passo avanti della democrazia» che vide la donna italiana finalmente incamminata sulla strada del progresso, accanto all’uomo, per la ricostruzione morale e materiale del Paese.
«Ci avete fatto emozionare con questo ingresso a sorpresa», ha commentato Nicoletta Corvi, sottolineando come il tema femminile non sia una questione di nicchia, ma un tema sociale universale. «Sento profondamente il senso di responsabilità delle donne che tramandano questa memoria ad altre donne».

1946: Piacenza tra macerie e speranza

Attraverso la voce dei relatori e le immagini in bianco e nero mostrate durante l’incontro, è stato tratteggiato il volto di quella Piacenza che rinasceva dal buio della guerra. La città di allora, guidata dal sindaco Giuseppe Visconti, era un cantiere a cielo aperto. Lo sgombero delle macerie era il primo, gigantesco problema urbano; il ripristino delle abitazioni non era solo un’esigenza logistica, ma l’occasione per dare i primi lavori pubblici a una popolazione provata.
Mentre l’economia ripartiva — con i bottonifici locali che lavoravano a pieno ritmo per soddisfare le nuove richieste — la vita quotidiana era segnata da una povertà dignitosa. Si scoprivano i primi cibi confezionati, le zuppe disidratate e la carne in scatola, e si tornava a gustare la pasta prodotta con il grano donato dal Papa grazie alla generosità dei cattolici argentini: un segno di solidarietà universale che toccò anche la nostra diocesi.

Il triplice voto e l'elettorato passivo

Elisabetta Paraboschi, giornalista e collaboratrice ISREC, ha guidato il pubblico in quello che ha definito «un viaggio nel tempo». Spesso la memoria collettiva si concentra solo sul 2 giugno, ma il 1946 fu l’anno del “triplice voto”. A Piacenza, il 62% dei cittadini si espresse per la Repubblica.
Tuttavia, come ha ricordato l’Assessore alla Cultura Christian Fiazza, la strada non fu priva di ostacoli: «Ci volle un anno intero per arrivare al pieno riconoscimento dell’elettorato passivo». Il cambiamento epocale ha richiesto tempo e coraggio: basti pensare che Piacenza ha dovuto attendere 46 anni prima di vedere una donna vestire la fascia tricolore da Sindaco. «La storia ci insegna che senza cambiamenti non c’è futuro — ha aggiunto Fiazza — e mi auguro che la presenza femminile ai vertici della nostra amministrazione diventi una costante per entrambi i fronti politici».

La testimonianza di Pietra: «Votare è un dovere»

Il momento più toccante della serata è stata la presenza di Pietra “Pierina” Santoro. Originaria di Palermo ma piacentina d’adozione (residente a Calendasco), Pierina ha attraversato il secolo scorso con la schiena dritta. Ottant’anni fa era alle urne e, con una lucidità che ha commosso la sala, ha raccontato di aver votato anche la mattina stessa dell’evento. «Mi ricordo bene il referendum tra Re e Repubblica. Io ho sempre, sempre votato. Perché è un dovere degli italiani». Nelle sue parole, la semplicità di un impegno civile che non conosce stanchezza.

L’arte come custode: “Tante Parole”

A suggellare l’incontro, l’artista Livia Spinolo ha presentato l’opera “Tante parole”, un’installazione materica realizzata proprio con i libri della Biblioteca Passerini-Landi. Un omaggio alla cultura come base della libertà di scelta. Insieme a lei, hanno arricchito il dibattito Serena Groppelli (Assessora alle Pari Opportunità) e Daniela Mosia, conservatrice della biblioteca, che ha saputo valorizzare il patrimonio documentario cittadino.

Un cammino ancora in corso

I numeri del 1946 a Piacenza raccontano una partecipazione ancora timida ma pionieristica: su 134 candidati totali, solo 11 erano donne, equamente distribuite tra i partiti. In provincia, solo Monticelli e San Giorgio ebbero il coraggio di candidare delle donne.
Oggi, ottant’anni dopo, quella sfida continua. L’evento della Passerini-Landi non è stato solo un compleanno istituzionale, ma un monito: la democrazia è un bene prezioso che va alimentato ogni giorno, con la stessa determinazione di quelle donne che, nel marzo del 1946, uscirono di casa con il batticuore e la consapevolezza che, da quel momento, nulla sarebbe stato più come prima.

Marco Grisoli

Pubblicato il 3 aprile 2026

Nella foto, l'evento “Il diritto di scegliere” alla Passerini Landi.

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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