Emilia-Romagna ancora più verde. Hanno superato quota 470mila (470.303) gli alberi distribuiti da Piacenza a Rimini grazie al progetto “Mettiamo radici per il futuro”, il grande piano green messo in campo dalla Regione che punta ad ampliare la superficie boschiva e le aree verdi per dare un contributo alla lotta ai cambiamenti climatici e migliorare la qualità dell’aria con la distribuzione gratuita, grazie ad una rete di vivai accreditati, di 4,5 milioni di specie arboree, una per ogni abitante, nei prossimi quattro anni. Mancano quindi poco meno di 30mila alberi (29.697) per raggiungere il traguardo fissato in 500mila esemplari piantati nel primo anno di progetto. Una sfida che coinvolge cittadini, associazioni, enti, scuole. Entro il 15 aprile basterà quindi recarsi in uno dei tanti vivai accreditati per ritirare gratuitamente gli alberelli nel pieno rispetto delle norme anti-Covid.
“Facciamo del 21 marzo, primo giorno di primavera, un giorno simbolico per piantare nuovi alberi– sottolinea in proposito l’assessore regionale all’Ambiente, Irene Priolo-. In un anno di lavoro intenso e complicato dall’emergenza pandemica non era per nulla scontato che la campagna di forestazione urbana proposta nelle linee di mandato del presidente Bonaccini, potesse decollare. Invece, grazie alla sensibilità degli emiliano-romagnoli, dal momento in cui abbiamo presentato l’iniziativa il 26 settembre a Bobbio, è stato un crescendo di entusiasmo e adesioni, con risultati inattesi, come ad esempio nel mese di dicembre quando abbiamo proposto una specifica campagna natalizia”. “Vorrei quindi ringraziare tutti- prosegue l’assessore- e invitare chi ancora non l’avesse fatto a organizzarsi per ritirare le ultime 30.000 piante che mancano per chiudere la prima annualità della campagna. Stiamo regalando ossigeno alle città e in particolare alle nuove generazioni. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che il fine ultimo di “mettiamo radici per il futuro” è quello di contribuire a migliorare la qualità dell’aria soprattutto nelle zone urbane e periurbane”.
Si ricorda che lo spostamento per raggiungere un’attività non sospesa, come quella della campagna alberi, è sempre ammessa, anche nelle zone rosse o arancioni qualora non siano presenti vivai accreditati nel proprio comune di residenza. Ecco il dettaglio della distribuzione delle piantine sul territorio, con i dati aggiornati all’11 marzo. In totale sono 470.303. In provincia di Reggio Emilia ne sono già state consegnate 98.064; seguono nell’ordine Modena (74.867), Parma (72.991), Bologna (68.843), Forlì-Cesena (65.754), Ravenna (29.375), Rimini (24.000), Ferrara (21.225) e Piacenza (15.184). Le specie arboree più gettonate sono alloro, ligustro, carpino e nocciolo.
43 anni fa l'onorevole Aldo Moro veniva rapito dalle Brigate Rosse. Nell'agguato furono uccisi i cinque uomini della scorta. Di seguito il comunicato dell'Associazione Nazionale Partigiani Cristiani
Il 16 marzo 1978, giorno della presentazione del nuovo governo di Unità Nazionale, il quarto guidato da Giulio Andreotti, la Fiat 130 che trasportava Moro dalla sua abitazione nel quartiere Trionfale zona Monte Mario di Roma alla Camera dei deputati, fu intercettata da un commando delle Brigate Rosse all'incrocio tra via Mario Fani e via Stresa. Gli uomini delle Brigate Rosse uccisero, in pochi secondi, i cinque uomini della scorta: il responsabile della sicurezza, maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi (52 anni); l'appuntato dei carabinieri Domenico Ricci (42 anni); la guardia di P.S. Giulio Rivera (24 anni); il vicebrigadiere di P.S. Francesco Zizzi (30 anni); la guardia di P.S. Raffaele Iozzino (24 anni). Dopo una prigionia di 55 giorni, le Brigate Rosse decisero di concludere il sequestro uccidendo Moro.
Due giorni dopo il sequestro, mentre in San Lorenzo al Verano si celebravano i funerali degli uomini della scorta, venne fatto ritrovare il primo dei nove comunicati che le BR inviarono durante i 55 giorni del sequestro: «Giovedì 16 marzo, un nucleo armato delle Brigate rosse ha catturato e rinchiuso in un carcere del popolo Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. La sua scorta armata, composta da cinque agenti dei famigerati corpi speciali, è stata completamente annientata. Chi è Aldo Moro è presto detto: dopo il suo degno compare De Gasperi, è stato fino a oggi il gerarca più autorevole, il teorico e lo stratega indiscusso di questo regime democristiano che da trenta anni opprime il popolo italiano. Ogni tappa che ha scandito la controrivoluzione imperialista di cui la Dc è stata artefice nel nostro Paese – dalle politiche sanguinarie degli anni Cinquanta alla svolta del centrosinistra fino ai giorni nostri con l'accordo a sei – ha avuto in Aldo Moro il padrino politico e l'esecutore più fedele delle direttive impartite dalle centrali imperialiste»
A distanza di 43 anni da quel tragico evento che ha profondamento segnato il cammino della nostra Repubblica, nel piangere la scomparsa dei 5 uomini della scorta, vogliamo ricordare che il disegno politico che fin dalla Resistenza i padri costituenti, di cui Aldo Moro rappresentava un autorevole esponente, hanno percorso verso un Italia libera e democratica, ha bisogno di essere riaffermato e consolidato ogni giorno perché il cambiamento va governato con la pazienza di chi sa aiutare la sua metabolizzazione da parte delle società su cui incide e va aggiornato continuamente sulla base dell’esigenza di governare una modernizzazione sempre indigesta alla gran parte della classe dirigente. Alla luce di tutto questo non è utopico ritenere che quegli stessi valori che unirono gli italiani oltre settant’anni fa, sono gli stessi valori intorno ai quali una nuova pacificazione sociale, ancor più necessaria oggi a seguito del dramma causato dall’emergenza sanitaria, si può costruire nell’interesse del Paese.
“Sarebbe triste se nel fornire il vaccino si desse la priorità ai più ricchi, o se questo vaccino diventasse proprietà di questa o quella Nazione, e non fosse per tutti”: così sottolineava papa Francesco incontrando i volontari del Banco Farmaceutico a vent’anni dalla nascita della realtà che combatte la “povertà sanitaria” garantendo farmaci a coloro che non potrebbero permetterseli e, dunque, finirebbero con il rinunciare a curarsi. Papa Francesco si era soffermato - e non è stata la sola volta - sulla necessità di “globalizzare la cura” anche sul fronte della lotta al Covid, garantendo l’accesso al vaccino a tutti i Paesi, compresi quelli più poveri.
Ora questo appello - che si inserisce in una pluralità di voci, da Amnesty International al Comitato nazionale di bioetica - viene raccolta dagli studenti del liceo “Gioia” di Piacenza, che lo rilanciano ai colleghi, attraverso la loro Consulta provinciale. “Chiediamo la sospensione della licenza dei brevetti, possibilità aperta dall’articolo 27 degli accordi Trips sugli aspetti commerciali di proprietà intellettuale”, sottolinea Alice Bonelli, studentessa di una delle tre classi del “Gioia” da cui è nata l’iniziativa di sensibilizzazione, partita da un input del docente di storia e filosofia Vincenzo Maini. “Il professore ci ha sottoposto un tema di grande attualità di cui però si parla poco - spiega Bonelli -. Ci siamo messi a studiare gli accordi Trips e ad approfondire la questione, abbiamo sottoposto la proposta al preside, che ci ha appoggiato, e alla Consulta degli Studenti”.
I precedenti non mancano. Il prof. Maini cita il caso dei farmaci antiretrovirali per il trattamento dei malati di Aids, il cui costo era insostenibile prima che il governo Mandela intervenisse sospendendo il brevetto. Anche il vaccino per la poliomielite di Sabin, per esempio, non venne brevettato proprio per consentirne l’utilizzo e la diffusione il più possibile. "Piacenza è una delle realtà più colpite nella prima fase della pandemia, sarebbe significativo se riuscisse a mettere in moto un coinvolgimento più vasto su questo tema, anche in onore della tante vittime che abbiamo pianto", riflette il prof. Maini.
Un video e un sito per sensibilizzare
Il primo step della campagna è la costruzione di un sito internet e la realizzazione di un video da far circolare anzitutto tra gli studenti, sfruttando i canali social che raggiungono più facilmente i giovanissimi. “Speriamo di portare l’iniziativa in Regione e anche a livello nazionale. Togliere il brevetto ai vaccini anti-Covid è possibile: perché non farlo ora? Tante categorie sociali stanno soffrendo, il vaccino aiuterebbe a ripartire, a ritrovare speranza”, evidenzia Costanza De Poli, rappresentante della Consulta degli Studenti.
“Crediamo che proprio noi studenti dobbiamo farci portavoce di questa esigenza: la nostra generazione sta perdendo i suoi anni più belli davanti a uno schermo - è l’accorata considerazione di Nicolò Lodigiani, rappresentante di Istituto al Liceo Gioia -. Vogliamo impegnarci al massimo in questa causa, saremo come la goccia che, poco alla volta, scava la pietra”.
Tra gli istituti piacentini, ha già dato l’appoggio ufficiale alla campagna il liceo “Colombini”, ma sono in corso contatti anche con le altre scuole. La campagna verrà diffusa inoltre agli studenti delle scuole all’estero con cui il “Gioia” ha avviato uno scambio. E se già altri, in Italia o fuori dai confini nazionale, si stanno muovendo con una proposta simile, il desiderio è di fare rete, di unire le voci. In una seconda fase, non si esclude di lanciare anche una petizione per raccogliere firme da presentare alle istituzioni e al mondo politico.
«Grazie per avermi dato la possibilità di partecipare a questo concorso, in Italia per me è la prima volta. Come l’ho saputo? Grazie a Internet. Grande è stata la mia sorpresa per essere stata segnalata tra le migliori. Amo l’arte italiana e nel mio prossimo viaggio nel vostro Paese, quando si potrà, verrò a Piacenza». Collegata da San Pietroburgo, Maria Nesterova - che ha ricevuto una menzione speciale per la sua opera “Ecco Uomo 2021” - è intervenuta nel corso della cerimonia di premiazione dei concorsi di fotografia e di pittura (che la Banca di Piacenza ha bandito in occasione dell’Ostensione a Palazzo Galli dell’Ecce Homo di Antonello da Messina organizzata in collaborazione con l’Opera Pia Alberoni) che si è tenuta nella Sala Ricchetti della sede centrale dell’Istituto di credito di via Mazzini. Una dimostrazione di come la cultura non conosca confini e avvicini i territori: al Museo di San Pietroburgo, infatti, sono conservati due opere del piacentino Gian Paolo Panini, artista com’è noto presente nella collezione d’arte della Banca.
Alla presenza dei presidenti Nenna e Sforza e del direttore generale Antoniazzi, dapprima la giuria del concorso fotografico ha premiato i primi tre classificati leggendo la motivazione della scelta fatta. Nell’ordine: Giuseppe Balordi di Piacenza con “Auschwitz: Ecce Homo XX Secolo”, terzo classificato, premiato dal presidente di giuria Pietro Boselli, vicedirettore generale della Banca; Angelo Carmisciano di Mantova con “Kenosis”, secondo classificato, con consegna del premio da parte di Patrizio Maiavacca, del Gruppo fotografico Idea Immagine; Alessandra Podrecca con “Nuova vita in Cristo”, prima classificata, premiata da Giorgio Braghieri, presidente della Fondazione Opera Pia Alberoni.
La cerimonia è proseguita con il concorso di pittura. La giuria - composta da Pietro Boselli, presidente, da Umberto Fornasari, della Fondazione Opera Pia Alberoni e da Alessandro Malinverni, storico dell’arte e Conservatore del Museo Gazzola - dopo aver spiegato i criteri utilizzati per la selezione delle opere in gara, ha anche in questo caso proceduto alla consegna dei premi ai primi tre classificati leggendo la motivazione della scelta. Nell’ordine: Lucia Caprioglio di Torino, terza classificata con “Ecce Homo, un solo volto due espressioni: dolore e serenità”, premiata dal presidente Boselli; Paola Ricchiuti di Bergamo con “Ecce Homo-La fonte prima”, seconda classificata (non presente, ha mandato un messaggio di ringraziamento letto dal prof. Malinverni); Elena Cavanna di Piacenza con “Ferite dinamiche”, prima classificata, premiata dal dott. Fornasari. Una pergamena è andata ai quattro menzionati “per l’originalità dell’interpretazione e l’abilità nella tecnica adottata”: Valeria Gai di Formello (Roma), Maria Nesterova di San Pietroburgo (Russia), Emilio Sgorbati di Agazzano e Irene Vacca di Roma.
Ai sei vincitori dei due concorsi - oltre a una pergamena - è stato consegnato un prestigioso premio legato all’attività fotografica o pittorica. A tutti quelli che si sono iscritti ai concorsi è andato invece un attestato di partecipazione.
All’iniziativa hanno dato seguito anche alcune scuole primarie, fra le quali si è particolarmente distinta l’Elementare Sant’Orsola, con una settantina tra disegni e dipinti preparati con entusiasmo dalle diverse classi (dalla seconda alla quinta). In rappresentanza della scuola era presente la preside prof. Donatella Vignola. Per tutti gli alunni la Banca ha preparato un premio speciale, una medaglietta che ricorda l’Ostensione dell’Ecce Homo a Palazzo Galli, che verrà consegnata a scuola da rappresentanti della Banca nei prossimi giorni.
Il presidente Sforza Fogliani ha in particolare ringraziato il dott. Braghieri («senza la disponibilità dell’Opera Pia non si sarebbe potuto organizzare l’Ostensione dell’Ecce Homo»), il quale a sua volta ha ringraziato l’Istituto di credito, auspicando «di poter continuare a collaborare con la nostra banca locale, la più attenta al territorio e alla cittadinanza di Piacenza». Nel suo saluto finale il presidente Nenna ha avuto parole di apprezzamento per tutti i partecipanti alla simpatica e riuscita iniziativa, visto l’altissimo numero di adesioni, e si è complimentato con i vincitori non mancando di sottolineare il ruolo fondamentale svolto dalla Banca di Piacenza «sia per l’economia, sia per l’offerta culturale del territorio».
LE MOTIVAZIONI
Qui di seguito le motivazioni delle giurie per le opere vincitrici.
Concorso fotografico
Terzoclassificato – Giuseppe Balordi
Auschwitz: Ecce Homo XX secolo
Nella foto, Giuseppe Balordi premiato da Pietro Boselli.
“Quale immagine meglio di un campo di sterminio – con la crudeltà che si manifesta in modo così evidente – può rappresentare l’Ecce Homo. La sofferenza, la disperazione, l’annullamento dell’essere umano testimoniano di quanta malvagità l’uomo può essere capace.Negli sguardi dei bambini, spaventati, rassegnati, nella condizione più fragile in cui si può trovare un individuo, ritroviamo l’espressione di Cristo così come raffigurato nel dipinto di Antonello da Messina”.
Secondoclassificato – Angelo Carmisciano
Kenosis
Nella foto, Angelo Carmisciano premiato da Patrizio Maiavacca.
“Interessante e ben costruita è l’interpretazione dell’Ecce Homo: il gioco di luci e ombre conferisce all’immagine drammaticità, mentre l’atteggiamento del viso col capo chino mostra un uomo abbattuto e rassegnato al suo destino”.
Primoclassificato – Alessandra Podrecca
Nuova vita in Cristo
“Il passo del Vangelo di Giovanni (rappresentato nella fotografia), così intenso e drammatico in cui Pilato dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegna umiliato ai sacerdoti, con la frase “Ecce Homo”, mostra un uomo spaventato, angosciato, abbandonato e disprezzato che sta per essere crocifisso; Gesù muore per gli altri e la debolezza che qui viene espressa svela la forza inaudita di un amore, che nella fotografia di Alessandra Podrecca si esprime attraverso mani di un bimbo, simbolo di purezza e di speranza e quindi di “nuova vita…”.
Concorso di pittura
Terzoclassificato – Lucia Caprioglio
Ecce Homo, un solo volto due espressioni: dolore e serenità
Nella foto, Lucia Caprioglio premiata da Pietro Boselli.
“Felice e sapiente il connubio di tecniche e materiali differenti. L’oro di ascendenza bizantina sottrae alla temporalità e all’immanenza la riproduzione dell’Ecce Homo del Metropolitan Museum di New York, scomposta, riassemblata e duplicata così da amplificare la tensione spirituale dell’originale”.
Secondoclassificato – Paola Ricchiuti
Ecce Homo-La fonte prima
“Originalissima chiave di lettura, che trasforma i versetti del Vangelo di Giovanni - prima fonte di ispirazione per Antonello – nei protagonisti dell’opera. La parola scritta, ancora prima dell’immagine che suggerisce e ispira, si offre allo sguardo dello spettatore, accompagnata da una piccola corona di spine a mo’ di firma, mentre il supporto argenteo evoca la lucentezza dei capelli inanellati di Gesù e delle sue lacrime”.
Primoclassificato–Elena Cavanna
Ferite dinamiche
Nella foto, Elena Cavanna premiata da Umberto Fornasari.
“Per la sapiente capacità di tradurre il pathos dell’Ecce Homo di Antonello in un’immagine al limite dell’astratto. Le dinamiche e vibranti pennellate - di forte consistenza materica – suggeriscono un volto che si confonde con una croce; i tocchi di colore bianco e dorato traducono, in un brillante e fluido scintillio, le stille di sangue e le lacrime del Cristo”.
Le province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia svelano un’attitudine peculiare alla ricerca del nuovo e del nuovissimo, delle intuizioni che hanno lastricato la strada verso il presente, raccogliendo testimonianze di percorsi fuori dalle rotte e proponendo scorci su panorami artistici inediti ma fondamentali per riflettere su un’epoca in continua mutazione. Di seguito, una mappa su cui segnare le tappe di un viaggio tra correnti e tensioni in quell’Emilia che rivendica anche per il 2021 il proprio status di estensione della Capitale Italiana della Cultura.
Piacenza
Nel sottotetto del rinascimentale Castello di San Pietro in Cerro, lungo il percorso che si sviluppa tra le due torrette, nel 2001 è stato allestito il MiM – Museum in Motion, collezione d’arte di oltre millecinquecento pezzi dal dopoguerra all’attualità (tra pittura, grafica, scultura e installazione) esposti a rotazione, comprensiva di più di trecento opere di autori internazionali, nazionali e locali. La collaborazione dell’associazione parigina D’ARS, il sostegno critico di Pierre Restany e l’organizzazione di Roberta Castellani hanno portato alla divisione dell’esposizione in tre sezioni: le ricerche internazionali sono attestate da lavori di artisti come Gonzalo Martin Calero, Roger Selden, Alzek Misheff o Javier Loren, mentre il panorama creativo italiano da quelli di nomi quali Alberto Allegri, Agostino Bonalumi, Gianni Brusamolino, Gioxe De Micheli, Gianfranco Ferroni, Ugo La Pietra, Bruto Pomodoro o Concetto Pozzati. Una particolare attenzione è rivolta poi agli sviluppi dell’arte piacentina, valorizzata attraverso le opere di Carlo Berté, Armodio, Bot, Sergio Brizzolesi, Gustavo Foppiani, Mauro Fornari, Alberto Gallerati, Giorgio Groppi, Paolo Perotti, Ludovico Mosconi, Cinello Losi, Luciano Spazzali e William Xerra. Nel giardino sono presenti alcune sculture e installazioni contemporanee del periodo post-cubista e post-metafisico di Gianni Brusamolino, e della concettuale, poverista Pina Inferrera Curtò. Tra le ultime novità, l'inaugurazione della sala dedicata a Sergio Dangelo e la presentazione dell'installazione "I Guerrieri Robotici” di Ale Guzzetti. (Per informazioni: https://www.visitemilia.com/en/plan-your-visit/castle-of-san-pietro-in-cerro/)
Risale invece al novembre del 2015 l’inaugurazione della Collezione Mazzolini nei monumentali ambienti del monastero di San Colombano a Bobbio. L’esposizione, che comprende principalmente opere di artisti italiani realizzate tra gli anni ’30 e gli anni ’60, raccoglie artisti autorevoli come Enrico Baj, Renato Birolli, Carlo Carrà, Massimo Campigli, Giuseppe Capogrossi, Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Ottone Rosai, Lucio Fontana, Achille Funi, Piero Manzoni, Mario Nigro, Giò Pomodoro e Mario Sironi e conta 899 opere tra sculture e dipinti, di cui solo una minima parte esposte, per questioni logistiche di spazio. La storia della raccolta e la sua eterogeneità prendono le mosse dall’amore per l’arte dei fratelli Simonetti. La conoscenza di Rosa Mazzolini, appassionata collezionista che nel 1950 divenne assistente nel loro studio medico, suggellò l’incontro con l’arte del tempo e incoraggiò i Simonetti alla frequentazione di gallerie e alla scelta di opere coeve. Prese forma così una selezione qualificata dalla considerevole varietà dei pezzi, appartenenti a numerose e differenti correnti stilistiche. (Per informazioni: https://www.visitemilia.com/organizza-la-tua-visita/museo-collezione-mazzolini/)
Parma
Fin dal momento della sua fondazione, nel 1968, Il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) si è posto l’obiettivo di costituire una raccolta rappresentativa di arte, fotografie, disegni di architettura, design, moda e grafica. Ospitato dal 2007 presso l’Abbazia di Valserena, è strutturato in cinque sezioni - Arte, Fotografia, Media, Progetto, Spettacolo – nelle quali sono conservati circa 12 milioni di pezzi. La sezione Arte offre, attraverso 1.700 dipinti, 300 sculture e 17.000 disegni, un panorama della cultura artistica italiana del secondo dopoguerra, dal realismo di Renato Guttuso, all’astrazione di Carla Accardi, Emilio Scanavino, Mario Radice e Nicola Carrino, fino all’informale di Arnaldo Pomodoro, all’arte povera di Mario Ceroli e al concettuale di Alighiero Boetti. L’Archivio della Moda vanta circa 70.000 pezzi tra figurini, disegni, schizzi, abiti, riviste, mentre la sezione Media, conserva 7.000 bozzetti di manifesti e 2.000 manifesti cinematografici di autori come Ballester, Acerbo, Cesselon, Ciriello, Manno, 11.000 disegni di satira e fumetto e 3.000 disegni per illustrazione di autori come Pericoli e Chiappori, quelli del gruppo de “Il Male” (Angese, Giuliano, Perini, Vincino), quelli del gruppo de “La Repubblica” (Bevilacqua, Bucchi, Alain Denis, Eletti, Jezek, Micheli), e poi ancora Galantara e Bisi, oltre agli archivi di Brunetta Mateldi.Da ricordare, gli importantissimi archivi (circa 100.000 pezzi) di Carboni, Iliprandi, Provinciali, Sepo, Tovaglia e Vitale. La Sezione Fotografia consta infine di oltre 300 fondi, più di 9.000.000 di immagini, dal 1840 ad oggi. (Per informazioni: https://www.visitemilia.com/organizza-la-tua-visita/csac-centro-studi-e-archivio-comunicazione/)
Reggio Emilia
Dal 21 maggio al 4 luglio torna il Festival FOTOGRAFIA EUROPEA, quest’anno ispirato da un verso di Gianni Rodari “Sulla Luna e sulla Terra / fate largo ai sognatori!”, un invito a continuare a guardare in alto, soprattutto in questi momenti di spaesamento, a portare contributi visivi che accompagnino gli sguardi verso prospettive nuove e necessarie. Con un programma denso di eventi, alla presenza di artisti internazionali, il Festival – prodotto e promosso da Comune di Reggio Emilia e Fondazione Palazzo Magnani – per convivere al meglio con le restrizioni che ci accompagneranno ancora per i prossimi mesi, partirà con un’anteprima, il 14 maggio, proponendo per la prima volta cinque mostre open air. (info: https://www.visitemilia.com/eventi/emilia-2020-21/) Giovane Fotografia Italiana, progetto del Comune di Reggio Emilia dedicato alla valorizzazione dei migliori talenti della fotografia contemporanea under 35 in Italia. Dal 21 maggio al 4 luglio, nel suggestivo complesso monumentale dei Chiostri di San Domenico, durante il Festival Fotografia Europea in una mostra collettiva dal titolo RECONSTRUCTION, a cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi, saranno esposti sette nuovi progetti di Domenico Camarda, Irene Fenara, Alisa Martynova, Francesca Pili, Vaste Programme, Martina Zanin, Elena Zottola, selezionati da una giuria internazionale. La fotografia può essere un linguaggio tra i più efficaci per ricostruire il passato, costruire il reale nelle sue multiple dimensioni, anticipare nuove visioni e un’idea di futuro. (per info: https://www.visitemilia.com/eventi/emilia-2020-21/) Negli spazi cinquecenteschi dei Chiostri di San Pietro, aprirà entro l’anno anche la mostra “Caleidoscopica. Il mondo illustrato di Olimpia Zagnoli”, rimandata a causa dell’emergenza sanitaria. Dopo aver conquistato in pochissimi anni il mondo dell’editoria, della moda e della comunicazione, Olimpia Zagnoli torna a Reggio Emilia, città della sua infanzia, con un progetto espositivo capace di valorizzare le innumerevoli sfaccettature del suo lavoro. La mostra ripercorre dieci anni della carriera dell’illustratrice mostrando il suo tratto inconfondibile declinato in disegni, stampe, neon, tessuti, sculture in ceramica, legno e plexiglas e oggetti di uso comune. (per info: https://www.visitemilia.com/organizza-la-tua-visita/fondazione-palazzo-magnani/) È ricchissima la programmazione della Collezione Maramotti che, con una costante attenzione all'andamento della situazione sanitaria, vede aggiungersi alla mostra già in corso una lista di progetti futuri e una nuova esposizione, già pronta ad aprire i battenti, appena sarà consentito.
La Collezione, ha sede nell’ex stabilimento Max Mara progettato nel 1957 dagli architetti Antonio Pastorini ed Eugenio Salvarani e convertito in spazi espositivi dall’architetto inglese Andrew Hapgood nel 2003. La collezione permanente comprende diverse centinaia di opere d'arte realizzate dal 1945 a oggi, che rappresentano alcune delle principali tendenze artistiche italiane e internazionali della seconda metà del XX secolo. È fondamentalmente costituita da dipinti, ma sono presenti anche sculture e installazioni. Gli artisti sono rappresentati con opere significative soprattutto nel periodo della loro apparizione sulla scena artistica, quando cioè il loro lavoro introduceva elementi di sostanziale novità nella ricerca contemporanea. A fianco della collezione permanente si susseguono, con una programmazione sistematica, mostre e progetti commissionati ad artisti, negli spazi dell’edificio adibiti alle iniziative temporanee. Appena sarà possibile riaprire, proseguirà fino al 30 maggio 2021 “Mollino/Insides” - che propone suggestive fotografie delle modelle di Carlo Mollino accanto a scorci dell’ultima enigmatica dimora dell’artista in via Napione a Torino, trasformata dall’interpretazione pittorica di Perez e dall’occhio fotografico di Schindler – fino al 25 luglio (inaugurazione non ancora definita) “HOW TO BE ENOUGH”, prima personale in Italia di ruby onyinyechi amanze, artista di origine nigeriana che ha concepito un nuovo disegno pluridimensionale per la Pattern Room della Collezione, lavorando su una scala monumentale mai sperimentata prima. Il 17 ottobre aprirà infine i battenti la prima mostra italiana dei TARWUK, duo artistico formato dai croati Bruno Pogačnik Tremow e Ivana Vukšić, che per l’occasione propongono quattro nuove sculture di grandi dimensioni e una serie di disegni. Da segnalare inoltre la fase di preparazione di due esposizioni con materiali della biblioteca e degli archivi, per espandere lo sguardo sulla ricerca degli artisti della Collezione, la residenza di Emma Talbot, vincitrice dell’ottava edizione del Max Mara Art Prize for Women, e la performance site specific della compagnia belga Peeping Tom – prevista per l’autunno 2021 - nell’ambito della collaborazione con la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e Max Mara. Merita una visita anche l’installazione permanente Lafontana Mahallat el-Ghouta94, Block 8, District 4al Parco Alcide Cervi, parte del progetto The Fountains of Za’ataridi Margherita Moscardini, presentato da Collezione Maramotti in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia nell’aprile 2019. (Per informazioni: https://www.visitemilia.com/organizza-la-tua-visita/collezione-maramotti/)
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