Prima regione in Italia per raccolta differenziata. È l’Emilia-Romagna che, nel 2024, ha visto crescere ancora questo processo di separazione dei rifiuti, per tipo di materiale, toccando quota 79% a livello regionale, superando il Veneto che da anni occupava il gradino più alto del podio, con un incremento del +1,8% rispetto al 2023, perfettamente in linea con le previsioni del Piano rifiuti. Ora, in base al Rapporto Rifiuti Urbani 2025, redatto dall’Ispra e appena pubblicato, l’Emilia-Romagna risulta essere anche la regione che differenzia di più. “Il risultato certificato da Ispra- commenta l’assessora regionale all’Ambiente, Irene Priolo- conferma che la strada intrapresa è quella giusta e anzi, già sappiamo che il 2025 si chiuderà con il raggiungimento dell’obiettivo dell’80%. Nel 2020 partivamo dal 72,2%, una crescita di quasi 8 punti percentuali è straordinaria. È la prima volta che raggiungiamo questo traguardo che ci riempie di soddisfazione, ma soprattutto ci impegna a continuare a investire in innovazione, qualità del servizio e partecipazione delle comunità. La collaborazione tra cittadine, cittadini, Comuni e gestori resta il motore principale di questo percorso: solo così possiamo trasformare ciò che è considerato uno scarto in una vera risorsa e rendere concreta la transizione ecologica puntando sull’economia circolare e l’innovazione del sistema produttivo”.
I DATI PER PROVINCIA E PER CAPOLUOGHI
Analizzando i dati provinciali, emergono differenze legate alle specificità territoriali e alle scelte organizzative delle amministrazioni locali. Tra le province più virtuose spiccano Reggio Emilia con l’84,4% (+1,1%), Modena all’84,2% (+5,5%) e Forlì-Cesena con l’83,2% (+1,5%). Seguono Ravenna all’80,7% (+2,4%), Parma al 79,8% (+0,2%), Ferrara al 76,9% (-0,2%), Bologna al 75,1% (+1,5%), Piacenza al 74,2% (+1,2%) e Rimini al 69,2% (+0,4%). Guardando ai Comuni capoluogo, Ferrara raggiunge l’88,3% (+0,4%) di raccolta differenziata, seguita da Reggio Emilia con l’84,5% (+0,6%), Forlì con l’82,0% (+0,1%), Parma con l’81,1% (+0,2%), Ravenna con il 79,5% (+3,5%), Modena con il 78,9% (+5,5%), Bologna con il 72,8% (-0,1%), Piacenza con il 72,0% (+0,7%) e Rimini con il 66,8% (+1,0%). A Rimini, va segnalato che non è ancora partita la procedura di affidamento del servizio, condizione che ha limitato gli investimenti per migliorare ulteriormente le performance.
Continua a crescere anche la quota dei Comuni che raggiungono o superano l’80% di raccolta differenziata: sono 167, pari al 50,6% del totale, mentre ben 36 Comuni (10,9%) hanno superato la soglia del 90%. Fondamentale il ruolo della regolazione, che ha consentito di coprire quasi tutti i territori provinciali con contratti di lungo periodo: sono infatti 12 su 19 i bacini gestionali con affidamenti completati al 2024, tutti assegnati a operatori qualificati e con obiettivi ambientali coerenti con il PRRB 2022-2027. Nel dettaglio, nel 2024 l’organico si conferma la frazione di rifiuto più raccolta in modo differenziato, con una quota del 37,4%, seguita da carta (18,9%), vetro (8,6%), legno (8,4%), plastica (8%) e ingombranti (4,4%).
Sta prendendo forma a Piacenza “Next Pro-Formazione Tecnico Contabile Professionale”, il nuovo percorso ideato dalla Scuola Professionale Skill Lab Amministrazione Italia in collaborazione con l’Unione giovani dottori commercialisti di Piacenza-Lodi, Istituto Cappellari e Infomedia Formazione. Un progetto nato per rispondere a un’esigenza concreta: formare figure amministrative, contabili e fiscali realmente pronte per l’ingresso nel mondo del lavoro Il percorso, articolato in 250 ore suddivise in tre fasi – contabilità base, bilancio/fiscalità/software e dichiarativi – è rivolto principalmente a giovani neodiplomati, ma ha attratto anche candidati con esperienze eterogenee, accomunati dalla necessità di acquisire competenze immediatamente spendibili. La selezione è avvenuta tramite colloqui, test e questionari motivazionali, da cui sono stati individuati i profili più adatti alle richieste degli studi e delle imprese del territorio.
Fabio Maggi, presidente dell’Unione Giovani Commercialisti di Piacenza e di Skill Lab Amministrazione Italia, ha ribadito il valore strategico del progetto: “Next Pro rappresenta un investimento concreto nel futuro dei giovani e nella crescita delle competenze che servono davvero agli studi professionali. Il nostro impegno è garantire che il percorso formativo si traduca in un vero contratto di lavoro, creando figure tecniche pronte e stabili nel tempo”. A conferma del radicamento territoriale, numerosi studi professionali – fra cui Studio Avella, Studio Lavezzi, Studio Cammi, Studio Macrì, Studio Benzi – hanno assicurato un sostegno diretto al progetto e si sono dichiarati disponibili ad assumere i partecipanti al termine del percorso di specializzazione. Ad aderire al progetto anche Confservizi Piacenza srl e Apima Piacenza.
“Sosteniamo Next Pro – spiega Francesco Avella -perché crea un collegamento reale tra formazione e professione. Non si tratta soltanto di un corso, ma di un percorso di crescita reciproca: i giovani acquisiscono competenze concrete, mentre studi e aziende trovano risorse qualificate, già pronte a operare”. L’assessore alle politiche giovanili del Comune di Piacenza, Francesco Brianzi, ha rimarcato il valore dell’iniziativa: “I partecipanti stanno acquisendo competenze spendibili immediatamente, anche qualora decidessero di aprire una partita Iva in autonomia. È un progetto che guarda avanti e che risponde alle esigenze di un mercato in continua evoluzione”. “Dobbiamo aprire – ha aggiunto Andrea Fossati, consigliere comunale - questa strada: le altre regioni ci guardano. Next Pro è un modello che può essere replicato, perché coniuga formazione, lavoro e responsabilità verso il territorio”.
I partecipanti – selezionati tra circa settanta candidati – hanno espresso entusiasmo e soddisfazione per un percorso che definiscono “diverso da qualunque esperienza scolastica”. Le testimonianze raccolte confermano l’approccio concreto dell’iniziativa: “Qui capiamo realmente come si lavora in uno studio professionale. Non è teoria: è pratica quotidiana, software, casi reali, documenti, scadenze”, spiegano Laurette Doungue Mafo, Andrea Braga e Aleksandar Dimitrov. Il corpo docente di Next Pro – coordinato da Paola Fantini – è composto in larga parte da dottori commercialisti attivi professionalmente, che hanno scelto di mettere a disposizione la propria esperienza operativa. Mattia Valorosi sottolinea così il valore sistemico del progetto: “Skill Lab Italia colma l’ampio divario tra scuola e lavoro, permettendo agli studenti di acquisire competenze tecniche e ai docenti di individuare risorse qualificate da inserire nei propri studi. In un mercato dove è sempre più difficile reperire personale formato, rappresenta un’opportunità concreta per entrambe le parti”. “È unico – aggiunge Patrizia Rossi - nel nostro territorio: mette in contatto giovani e studi in modo concreto. Il percorso supera la teoria e porta i ragazzi a confrontarsi con la realtà quotidiana di un’azienda o di uno studio. È un investimento reciproco che valorizza giovani e imprese, rafforzando l’intero tessuto professionale”.
Francesco Perini evidenzia la qualità del gruppo selezionato: “Formare questi giovani è un piacere: entusiasmo, attenzione e voglia di crescere sono costanti. Il percorso crea una continuità reale tra formazione scolastica-universitaria e pratica quotidiana dello studio professionale”. Mattia Magnani ha richiamato inoltre l’importanza delle competenze trasversali, della familiarità con software gestionali, della capacità di lettura dei processi amministrativi e della collaborazione in team: elementi ormai indispensabili per operare efficacemente negli studi e nelle imprese moderne.
Un ringraziamento al corpo docenti In chiusura, viene rivolto un ringraziamento a tutti gli altri componenti del team didattico composto dai commercialisti: Arianna Molinaroli, Carlo Bernardelli, Carlo Salice, Daniela Cristillo, Danila Gambazza, Danila Dosi, Francesca Lombardelli, Matteo Galante, Loretta Buschi, Marisa Benzi, Margherita Ferrante, Silvia Sardo, Valentina Solari, Roberta Cassinelli e Gianluigi Boselli, oltre al coordinamento di Paola Fantini, per l’impegno e la qualità del lavoro svolto.
L’Associazione Nazionale Oltre Le Frontiere (Anolf), nata presso la Cisl per l’aiuto e il supporto ai cittadini stranieri, ha dato sostanza al suo impegno a sostegno della comunità ucraina. Anolf ha scelto di stanziare un contributo economico all’associazione di volontariato Nadiya (che in ucraino significa “Speranza”), con l’obiettivo di sostenere il popolo ucraino. La donazione ammonta a 1460 euro e intende supportare i progetti umanitari presentato da Nadiya, principalmente rivolti a donne e bambini delle città più devastate dalla guerra. L’associazione Nadiya è nota per i suoi sforzi fin dall’inizio del conflitto, con spedizioni in Ucraina generi di prima necessità. Iniziative di solidarietà precedenti, promosse dalla CISL in collaborazione con Anteas, hanno già contribuito all’acquisto di due ambulanze negli scorsi anni. Anolf ha ribadito il proprio impegno per la pace, sottolineando che “ogni guerra è una sconfitta per l’umanità” e le conseguenze inaccettabili del ricorso al violenza da parte di chi la vede come uno strumento praticabile dei problemi internazionali”.
La relazione del presidente Anolf Ivan Bersani: le criticità del lavoro straniero
L'evento della donazione ha fatto da cornice alla relazione del presidente Anolf, Ivan Bersani, incentrata sulla condizione degli stranieri in Italia, un tema che influenza il futuro del tessuto produttivo ed economico del Paese Ivan Bersani ha evidenziato come non si possano ignorare le criticità politiche e burocratiche che colpiscono i diritti dei lavoratori stranieri. Ha affermato che parlare di stranieri significa parlare di persone, ma anche di politica, legalità, produttività e servizi pubblici. Il presidente Anolf ha individuato la principale criticità nella contraddizione politica di fondo: l’Italia ha bisogno di lavoratori stranieri — interi settori come la logistica, l'agricoltura, l'edilizia e l'assistenza alla persona dipendono da essi — ma non possiede un sistema politico in grado di gestire questa realtà con strumenti adeguati,. Questo porta a un sistema che non programma, non accompagna e non integra.Tale incoerenza è manifesta nel sistema dei Decreti flussi, che spesso arrivano in ritardo, presentano quote sottodimensionate e non riflettono i reali fabbisogni produttivi. La conseguente scommessa del click day genera liste d'attesa infinite, creando un terreno fertile per l'irregolarità, lo sfruttamento e il lavoro nero, che in alcune aree sfocia in una vera e propria tratta di esseri umani. Anolf auspica, perciò, il ritorno a una legge che consenta la ricerca di lavoro in loco. Bersani ha avvertito che quando la politica programma male, a pagare sono le persone, e a trarne vantaggio sono gli sfruttatori, non solo quelli economici, ma anche quelli che si annidano nella burocrazia, come finte organizzazioni e consulenti improvvisati.
Burocrazia e Tempi Inammissibili Se la politica è incoerente, la burocrazia non è da meno. La normativa in continua evoluzione e le politiche migratorie mutevoli ingessano il sistema, causando criticità legate ai tempi, alle competenze istituzionali e alla carenza di personale. Le pratiche per permessi di soggiorno o ricongiungimenti familiari richiedono spesso mesi, superando di molto i termini di legge. Le conseguenze di questi tempi eccessivi sono drammatiche, generando incertezza lavorativa, rischio di chiusura dei contratti, difficoltà nell’accesso ai servizi bancari e sanitari, e la sospensione di prestazioni INPS come l'Assegno Unico o l'Invalidità. Tutto ciò produce ansia e vulnerabilità psicologica, aumentando l'esposizione a incidenti e infortuni sul lavoro.
La Sfida del Sindacato. Per un Nuovo Patto Sociale Di fronte a queste sfide, il sindacato ha il dovere di tutelare gli stranieri sia come persone che come lavoratori. La CISL e l'Anolf hanno già messo in atto azioni per rafforzare la tutela individuale, come l'assistenza nelle pratiche, la mediazione culturale e la lotta alle discriminazioni. Bersani ha chiesto di intervenire con azioni unitarie, come già sperimentato a Piacenza con la "Carta di Piacenza", per richiedere procedure più snelle, potenziamento e digitalizzazione degli sportelli. Il presidente ha concluso sottolineando l'urgenza di un Nuovo Patto Sociale basato su trasparenza e legalità. Questo patto deve mirare a un ingresso ordinato e sicuro nel mercato del lavoro, tenendo conto delle competenze necessarie. Ha evidenziato l'importanza di rafforzare i servizi territoriali e promuovere politiche abitative che evitino la ghettizzazione, Infine, Bersani ha invitato a una riflessione seria sulla cittadinanza e la partecipazione per le seconde generazioni: "Un ragazzo nato o cresciuto qui, che studia, lavora, paga le tasse, non può essere trattato come un ospite temporaneo". Questo patto è indispensabile e urgente a causa del declino demografico (che mette a rischio il welfare), della transizione ecologica e digitale (che richiede nuove competenze), e del rischio crescente di polarizzazione sociale. La migrazione, se governata e non subita, è un fattore che rafforza la società, non che la divide.
Nella foto, Ivan Bersani (Presidente Anolf) accanto a Lyudmyla Popovych, pres. dell'Ass. Nadiya (Odv referente degli ucraini a Piacenza (al centro della foto).
Il kick-off nel campus di Piacenza ha aperto ufficialmente la nuova edizione di MyMentor. La decima stagione appena conclusa, festeggiata come merita un anniversario importante, ha raccolto i frutti della lungimiranza di questo progetto, come aveva detto Anna Maria Fellegara, pro-rettore vicario dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. MyMentor è il programma che abbina mentor, ossia professionisti affermati, spesso laureati all’Università Cattolica, e mentee, cioè studenti interessati a ricevere consigli per il proprio orientamento professionale e la crescita personale, sulla base di specifiche aree di interesse. È un’idea nata nella Sede di Piacenza-Cremona dell’Università Cattolica, nell’ambito del corso di laurea magistrale in Gestione d’Azienda - profilo General Management, con le docenti della Facoltà di Economia e Giurisprudenza Elena Zuffada, Franca Cantoni e Roberta Virtuani. L’undicesima edizione è iniziata con i saluti di Pier Sandro Cocconcelli, Preside della Facoltà di Scienze Agrarie, alimentari e ambientali, del professor Francesco Timpano, delegato dal Marco Allena, Preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza, e del direttore di Sede, Angelo Manfredini.
«MyMentor nasce per colmare il divario tra istruzione formale e mondo professionale, grazie all'imprescindibile supporto del Servizio Stage e Placement e del Comitato scientifico di MyMentor» ha spiegato Fabrizio Capocasale, program manager del progetto. «In oltre dieci anni, abbiamo accompagnato più di 800 studenti, offrendo loro uno spazio protetto in cui sperimentare, imparare e crescere. Un percorso in cui i mentor non sono trasmettitori di istruzioni, ma guide capaci di aiutare gli studenti a guardare oltre, trasformando gli ostacoli in risorse, anche grazie al reverse mentoring, che valorizza la loro prospettiva fresca e innovativa». Da undici anni il progetto dell’Università Cattolica accompagna i laureandi delle Facoltà di Economia e Giurisprudenza e di Scienze agrarie, alimentari e ambientali ad un incontro diretto con manager e professionisti, trasformando il passaggio dal percorso accademico al mercato del lavoro in un’esperienza guidata, concreta e personalizzata. Una filosofia racchiusa nel principio che da sempre anima il progetto: bridging the gap. «Costruire connessioni autentiche, aprire porte, offrire direzioni. Non uno slogan, ma un impegno concreto rivolto ai giovani» hanno spiegato, insieme a Capocasale, Giuseppe Ghittoni, Max Traversone e Giulio Drei, tra gli ideatori del format, dopo l’intervento della professoressa Cantoni su “UC CareER Hub: MyMentor 2030, percorsi di sviluppo sostenibile e inclusivo”.
Quest’anno il progetto coinvolge complessivamente 87 coppie tra i campus di Piacenza e di Cremona, numeri che testimoniano l’ampiezza di un format ormai radicato nel tessuto formativo dell’ateneo. A Piacenza le coppie mentor-mentee sono ben 61 coppie, distribuite tra i percorsi di AgriSystem (4), Agricoltura sostenibile e di precisione (4), Scienze e tecnologie alimentari (4), Banking e Consulting (12), Global Business Management (3), Giurisprudenza (9), Gestione d’Azienda (25, di cui 8 coppie nel profilo Consulenza e Governance, 13 in General Management e 4 nel profilo Sostenibilità). A queste, si aggiungono altre 26 coppie nel campus di Cremona. E poi c’è la mentorship duale, ossia cinque casi in cui al mentee sono stati abbinati ben due mentor, così da poter ottimizzare al meglio le competenze dei professionisti operanti in due aree funzionali differenti, tenendo presente le preferenze espresse da ogni mentee.
“Sostenibilità” è il concetto che più spesso è stato associato al nuovo quartiere che sorgerà a breve nell’area dove una volta c’era la Manifattura Tabacchi. Una parola più volte ripetuta dai diversi relatori che si sono alternati al microfono nel corso del convegno organizzato all’auditorium Sant’Ilario per presentare l’ambiziosa iniziativa che unisce edilizia, educazione e sociale. Si è parlato di sostenibilità ambientale, rimarcando che “non viene consumato suolo”, dato che le nuove costruzioni (di classe energetica A4) stanno venendo alla luce in un’area precedentemente edificata, in un’ottica di rigenerazione urbana. E poi di sostenibilità economica, perché tra i 284 appartamenti divisi nei due lotti ce ne saranno 60 in vendita libera oltre ai 144 in locazione agevolata (Ers) e agli 80 in vendita convenzionata. L’elemento di innovazione, sottolineato da molti degli intervenuti, è stato garantire a una fetta (crescente) di “ceto medio” che non può permettersi il “peso” di un affitto o di un mutuo la possibilità di accedere alla casa. Ad assistere al convegno, oltre alla parlamentare Paola De Micheli, ai consiglieri regionali Lodovico Albasi e Luca Quintavalla (Pd) e a diversi stakeholders piacentini, c’era anche il vescovo mons. Adriano Cevolotto.
Cosa ci sarà nel nuovo quartiere
L’assessora comunale all’urbanistica Adriana Fantini ha riepilogato i dettagli del progetto. In un’area di 60mila metri quadrati è già nata un’attività commerciale (il supermercato Conad); una superficie di 6mila 766 metri quadrati sarà dedicata alla nuova scuola media con nove classi per 252 alunni (contandone 28 per classe), dotata di palestra, campo sportivo polivalente, parcheggio da 23 posti auto e 4mila 961 metri quadri di spazi aperti. Quanto alle case, nel lotto uno l’edilizia “libera” prevede 60 alloggi (bi, tri e quadrilocali, trilocali duplex e quadrilocali duplex) che saranno venduti a 2.500 euro al metro quadro; in social housing ci saranno 79 appartamenti da affittare con un canone del 3,5% del prezzo di vendita medio di superficie complessiva, oltre a servizi integrati per abitare come spazi dedicati alla comunità per attività di aggregazione. Il lotto due sarà interamente dedicato al social housing con 80 alloggi in vendita a 2mila 111 euro al metro quadro e 65 in locazione al 3,5%. Il nuovo quartiere avrà infine 15mila metri quadrati di parco pubblico, a gestione privata, dotato di un sistema di vigilanza e videosorveglianza. “È un intervento che non riguarda solo un quartiere ma tutta la città, per soddisfare un’esigenza oggi presente in tutta Europa”, ha detto Fantini.
Tarasconi: “C’è bisogno di case a prezzi calmierati”
L’edilizia residenziale sociale si rivolge “a quella fascia che si sta ampliando sempre di più – ha spiegato la sindaca di Piacenza, Katia Tarasconi – che comprende anche tante giovani coppie, che altrimenti non potrebbero permettersi un’abitazione decorosa”. Nei lavori propedeutici al Piano urbanistico generale (Pug), il Comune aveva scoperto, attraverso una ricerca che perfezionava i dati forniti dal Cresme, che gli appartamenti sfitti a Piacenza sono meno di mille. “Parecchie famiglie hanno bisogno di una casa a costi agevolati”, ha rimarcato la sindaca. “Spesso abbiamo la memoria corta – ha detto – dopo il clamore mediatico, ci dimentichiamo di quell’argomento. Qualcuno non ricorda com’era la Manifattura prima, un’area che andava completamente rigenerata. Tutta la città dovrebbe essere orgogliosa che questo progetto sarà portato a termine”.
“I privati che hanno investito hanno bisogno di un ritorno”
Mario Spezia, presidente del consorzio Concopar, che ha progettato l’intero comparto, costruisce gli alloggi e li gestisce, ha evidenziato le difficoltà incontrate da altre città a mettere a frutto il progetto Pinqua, lanciato nel 2021 su impulso dell’allora ministra delle Infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli, piacentina, presente in prima fila al convegno e più volte citata dagli intervenuti. A Piacenza fu l’amministrazione Barbieri ad avviare l’iter. “Chi riesce a capire in anticipo la necessità del domani è vincente – ha detto Spezia – noi abbiamo messo in piedi un’idea nostra, collegata col sistema locale, riuscendo a portare a frutto un finanziamento di Cassa Depositi e Prestiti (circa l’80% dell’importo complessivo, nda) legandolo alle istituzioni”. Sulla necessità di alloggi a prezzo calmierato, Spezia ha portato l’esempio dei “tanti insegnanti che vengono dal Sud Italia con un contratto determinato, magari da settembre a giugno”. La fetta destinata alla vendita libera, ha spiegato, serve a rendere sostenibile l’investimento dei privati, garantendo al “sistema” un “equilibrio economico”. Fattore sottolineato anche da Alessandro Busci, intervenuto in rappresentanza del Fondo Prelios Sgr, che ha precisato che “gli investitori hanno bisogno di un ritorno, anche nel lungo termine”, definendo “uno dei progetti più importanti per Piacenza dal Dopoguerra” quello dell’ex Manifattura. “Non è solo un progetto immobiliare, ma un investimento nel futuro delle persone”, ha detto Busci. “Questo grande progetto – ha concluso Mario Spezia – porterà Piacenza nel domani”.
Nella foto, il pubblico presente; in prima fila il vescovo Cevolotto e l'onorevole Paola De Micheli
Da Pinqua a Pnrr con la collaborazione fra pubblico e privato
Per la Fondazione di Piacenza e Vigevano (che partecipa finanziariamente alla rigenerazione) ha parlato Carlo Marini, consigliere generale, al posto del presidente Roberto Reggi. “È uno dei due progetti che ci vede protagonisti sul tema dell’abitare, insieme a quello dell’ex convento di Santa Chiara”, ha ricordato, sottolineando l’importanza del “gioco di squadra”. Il lavoro, anche difficile, svolto dagli uffici comunali in collaborazione con quelli ministeriali, di far migrare i fondi Pinqua nel Pnrr è stato sintetizzato dal direttore generale di Palazzo Mercanti, Luca Canessa. “C’era bisogno che l’operazione da privata diventasse pubblica: la nostra idea è stata utilizzare la forma del partenariato pubblico-privato – ha spiegato –. Il Comune utilizza i fondi Pinqua per acquisire una parte della proprietà e conferirla all’interno di un fondo immobiliare, con una procedura negoziata trasparente e tutelandosi dai rischi. Quest’operazione ha avuto successo per il metodo di lavoro «orizzontale» che è stato adoperato: spesso i processi non riescono per la verticalità delle governance”.
Foti: “I progetti Pnrr possono essere certificati fino al 30 giugno”
Le conclusioni del convegno sono state affidate al ministro Tommaso Foti, che fra le sue deleghe ha il Pnrr. Nel suo intervento (poi precisato con una nota inviata alla stampa), Foti ha “benedetto” il progetto dell’ex Manifattura Tabacchi, dissociandosi dalle recenti polemiche sorte in merito a una presunta modifica degli accordi e rimarcando l’importanza del “cooperare” per raggiungere gli obiettivi. “Il Pnrr è passato per tre governi (Conte, Draghi e Meloni), ognuno ha lasciato un’impronta – ha detto il ministro –, è inutile fare una lotta per intestarsi i meriti. È stato un lavoro di squadra far partire i fondi Pinqua, pensati dall’onorevole Paola De Micheli, allora ministro delle Infrastrutture. Così come ci siamo impegnati per farli passare nel Pnrr. Oggi il 5,6% della popolazione vive in condizioni di grave difficoltà abitativa e il 5,1% dichiara di destinare in media oltre il 40% del proprio reddito netto all’abitazione, sia essa mutuo o locazione. È evidente che a questa situazione il sistema Italia deve agire. Le soluzioni arrivano dalla collaborazione pubblico-privato, dalle sinergie positive che si possono costruire e dalla capacità degli enti locali di essere pienamente coinvolti nella progettazione e nell’esecuzione degli interventi. Quando c’è cooperazione tra i diversi livelli di governo, l’Italia riesce a raggiungere risultati che una conflittualità permanente non consentirebbe mai di ottenere”. Infine, Foti ha dichiarato che il ministero non sarà rigido sulla data “fatidica” del 31 marzo 2026 per i progetti Pnrr. “Se i lavori vengono certificati per il 30 giugno non manderemo indietro le pratiche”, ha detto.
Francesco Petronzio
Nelle foto, dall'alto, da sinistra Alessandro Busci (Prelios), Carlo Marini (Fondazione di Piacenza e Vigevano), Mario Spezia (Concopar), Katia Tarasconi (sindaca di Piacenza) e il rendering del nuovo quartiere.
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