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Notizie Varie

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Se vuoi la pace conosci la guerra: i lati invisibili dei conflitti

relatori

Ogni giorno sentiamo notizie riguardanti i vari conflitti che stanno accadendo nel mondo. Tramite i nuovi medium dell’informazione riceviamo notizie in tempo reale e riusciamo così ad acquisire abbastanza elementi per comprendere i casus belli e ciò che molte persone sono costrette a subire ogni giorno. Nonostante ciò, tutto quello che recepiamo dai mass media è filtrato e influenzato dall’opinione pubblica e non ci restituisce la realtà dei fatti a trecentosessanta gradi. Questi accadimenti sono così frequenti da portarci all’assuefazione e, di conseguenza, all’indebolimento della nostra sensibilità. Per questo, per capire davvero ciò che accade, diventa fondamentale ascoltare le esperienze di chi ha toccato con mano la realtà dei conflitti: solo attraverso queste testimonianze possiamo costruire una visione più completa. 
Noi ragazzi del Respighi abbiamo avuto l’opportunità e la fortuna di confrontarci, durante un incontro a Palazzo Gotico, con Nico Piro, giornalista e inviato di guerra del TG3, oltre che scrittore, che ha documentato a lungo il conflitto in Afghanistan anche dal punto di vista dei cittadini di Kabul. L’evento, moderato dalla professoressa Tiziana Albasi e organizzato dal professor Carlo Colombini, ha visto anche la partecipazione dell’assessore alla cultura di Piacenza, Christian Fiazza, e della nostra direttrice, la professoressa Elisabetta Ghiretti. Durante l’incontro, ho avuto l’opportunità di leggere ad alta voce un passo del libro di Piro, Se vuoi la pace conosci la guerra, condividendo così con i presenti le parole che descrivono le vite spezzate dai conflitti. Questo momento ha reso ancora più concreto il racconto del giornalista e ci ha permesso di entrare in contatto diretto con le esperienze dei civili in Afghanistan.

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Grazie alle riflessioni di Piro, abbiamo potuto ascoltare un punto di vista interno ai conflitti. Come scrive nel suo libro: “In guerra i bambini devono rinunciare alla scuola, quindi ai loro sogni di diventare, da grandi, medici, professori, calciatori, disegnatori di moda, artisti.” Questa frase riassume il fulcro del suo discorso. Nico Piro ha sottolineato come le vere vittime della guerra siano i civili, in particolare i più deboli, le cui vite vengono spezzate e, in troppi casi, interrotte. Pensiamo ai bambini che hanno visto i loro sogni andare in frantumi per colpa di eventi di cui non hanno alcuna responsabilità. Inoltre, Piro ha evidenziato che chi combatte la guerra spesso non crede davvero in ciò che sta facendo. Sono altri (governi, leader e chi detiene il potere) a dirigere i conflitti, perseguendo i propri interessi e rimanendo dietro le quinte senza sporcarsi le mani. In molti casi, la guerra diventa uno strumento per distogliere l’attenzione dai problemi interni dello Stato, mentre le vite dei civili e dei soldati restano esposte alle conseguenze delle decisioni altrui.
L’incontro con Piro e le testimonianze riportate nel suo libro ci hanno mostrato che la guerra non è soltanto un flusso di notizie o immagini sui media: dietro ci sono persone reali, vite spezzate e sogni infranti. Se vuoi la pace conosci la guerra ci insegna quanto sia fondamentale ascoltare chi vive questi eventi in prima persona. Ma non basta conoscere: il vero cambiamento dipende da noi, giovani, che possiamo rifiutare l’assuefazione all’orrore e impegnarci a costruire una società più consapevole e attenta ai diritti di tutti. Solo così possiamo sperare di invertire le tendenze che rendono la guerra una realtà accettata.

Alessandro Bernazzani
Arianna Paganini

Pubblicato il 25 novembre 2025

Nelle foto, l'incontro del giornalista Piro con gli studenti del Respighi.

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La Giornata dei diritti dell’infanzia a Piacenza, tra arte, bellezza e scoperta del territorio

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Oltre 650 presenze registrate ai laboratori creativi ed esperienziali tenutisi al Teatro dei Filodrammatici, al Conservatorio Nicolini, alla Galleria Ricci Oddi e a XNL: questo il bilancio delle attività con cui il Comune di Piacenza, sabato 22 novembre, in collaborazione con le quattro istituzioni culturali che hanno aperto le loro porte ai più piccoli, ha celebrato la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Un’iniziativa promossa nell’alveo del gruppo di lavoro Ninfa per la continuità educativa 0-6, cui anche le scuole dell’infanzia cittadine e i Servizi Educativi comunali 0-3 anni hanno aderito con entusiasmo, unitamente alle scuole dell’infanzia paritarie e ai nidi privati convenzionati, collaborando sia al coordinamento organizzativo, sia attraverso la partecipazione degli insegnanti nell’accoglienza alle famiglie.

“Desidero ancora una volta ringraziare tutte le realtà che hanno reso possibile questa bella iniziativa”, sottolinea l’assessora alle Politiche per l’Infanzia Nicoletta Corvi, che nel corso della mattinata ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale accanto alle dirigenti scolastiche Monica Caiazzo e Giovanna Solari, incontrando il presidente Massimo Toscani alla Ricci Oddi, il condirettore artistico di Teatro Gioco Vita Jacopo Maj e il Maestro Patrizia Bernelich al Conservatorio. “Abbiamo voluto declinare questa ricorrenza – aggiunge l’assessora - valorizzando il diritto all’espressione creativa di sé che tutti i bambini del mondo dovrebbero avere, favorendo l’accesso alla bellezza, all’arte e alla cultura come fondamentale stimolo alla fantasia e all’intelligenza emotiva dei più piccoli. Credo sia stata un’opportunità preziosa anche per promuovere ulteriormente la conoscenza e la frequentazione di questi spazi museali, luoghi iconici della città, che con continuità e con grande attenzione offrono molteplici occasioni di incontro e divulgazione rivolte sia ai bambini, sia agli adulti”.

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Suoni, ombre, note, dettagli pittorici, sperimentazioni artistiche con cui giocare: “Si è trattato di una preziosa occasione di condivisione e scambio tra il personale educativo del segmento 0-6 – hanno rimarcato le dirigenti scolastiche presenti – al di fuori delle aule e in dialogo con quattro poli culturali di eccellenza del territorio, che hanno fornito nuovi stimoli all’espressività dei bambini nel quadro di una comunità educante che li aiuta, in sinergia tra tutte le sue componenti, a consolidare la propria identità, acquisire le prime autonomie e imparare in tutte le situazioni della quotidianità”.

“Seguendo questo filo conduttore – commenta l’assessora Corvi - nella giornata di domenica abbiamo replicato con il tradizionale appuntamento promosso dal Centro per le Famiglie in collaborazione con Unicef e associazione Le Valigie: la Marcia dei Diritti, che quest’anno ha attraversato il centro storico alla ricerca di punti di vista inediti e sorprendenti nel patrimonio collettivo della città. Il concetto è proprio quello di coltivare conoscenza e sensibilità nel cuore della nostra comunità, mettendo i più piccoli al centro e accompagnandone la crescita per costruire insieme il futuro”.

Nelle foto: dall'alto, la tappa al Conservatorio e nella sede di XNL.

Pubblicato il 25 novembre 2025

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La gioia di stupirsi: la rivoluzione pedagogica di Andrea Gargiulo

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Andrea Gargiulo, musicista, formatore, pedagogo, dinanzi ad un pubblico di docenti, il 21 novembre, nell’aula magna del Liceo Gioia a Piacenza, non ha parlato di programmi, né di tecniche da applicare con precisione chirurgica. Ha espresso invece di un “atteggiamento”, una postura pedagogica capace di ribaltare l’idea tradizionale dell’insegnamento. Si chiama didattica reticolare, ed ha precisato che non si tratta di un metodo, ma di un modo diverso di guardare l’educazione: socio-costruttivista, relazionale, enattivo. In altre parole: umano.

Una storia che parte da lontano

Da queste premesse, quindici anni fa in Puglia, è nato, dalla forza e creatività di Andrea, MusicaInGioco, un progetto ispirato a “El Sistema”, un modello didattico musicale, ideato e promosso in Venezuela da José AntonioAbreu. Un sistema di educazione musicale pubblica, diffusa e capillare, con accesso gratuito e libero per bambini di tutti i ceti sociali. Questa idea - per Gargiulo - è oggi più attuale che mai. Al centro c’è una convinzione semplice e radicale: non esiste un sapere oggettivo da trasferire, perché ogni persona percepisce la realtà a modo suo. La scuola, allora, non può che partire da questa unicità.

Contro i metodi rigidi: la scuola che perde studenti

Gargiulo non ha risparmiato critiche ai modelli didattici tradizionali, soprattutto in ambito musicale: «Troppo spesso l’insegnamento è costruito per comodità del docente, non per lo studente». Programmi lineari, lezioni standard, mancanza di flessibilità: il risultato è - per Gargiulo - un percorso “infelice”, fatto più per selezionare che per far crescere. Non sorprende - ha detto - che l’Italia sia ai primi posti per dispersione nei conservatori. «È una falsa meritocrazia: si beatificano le rinunce invece di interrogarsi su ogni studente perso per strada».

La vita non è predeterminata

Gargiulo si è opposto anche alle teorie deterministiche che attribuiscono alla genetica quasi tutto il peso del nostro destino. La sua visione è diversa: un equilibrio tra genetica, educazione ed eventi casuali. Per raccontarlo, ha descritto ai docenti la storia di Vincenzo Deluci. Trombettista di talento, un incidente lo lascia paralizzato. Eppure, contro ogni previsione, Deluci torna alla musica con una tromba costruita su misura, si esibisce, aiuta altri musicisti con disabilità. «Gli eventi casuali possono cambiare una vita – ha detto Gargiulo – ma è il desiderio a dare forma alla trasformazione».

In carcere, dove la didattica può salvare

I docenti hanno ascoltato poi con grande attenzione quando Gargiulo ha raccontato le sue esperienze nei carceri minorili. Ragazzi segnati da storie difficili, spesso convinti di valere poco. Come Salvatore, etichettato a scuola come “cretino” perché dislessico, ma straordinario musicista a orecchio. Bastano dieci incontri per far suonare a lui e ai compagni blues, standard e brani scelti da loro. Nessuno spartito, nessun metodo rigido: solo ascolto, condivisione, motivazione. Alla fine è proprio Salvatore a chiedere di imparare la lettura musicale. «Quando capisci a cosa serve, allora diventa un desiderio, non un obbligo» - ha spiegato Gargiulo.

Sedurre con la bellezza

Il cuore della didattica reticolare è la seduzione estetica: far innamorare gli studenti di ciò che studiano. Non imporre Dante, ma proporre un rap sulla Divina Commedia… Non incatenare alla “verità” del docente, ma partire dalla verità dello studente…

L’incertezza come valore

Gargiulo ha invitato inoltre gli insegnanti ad “azzerare quotidianamente i contachilometri”, perché ogni giorno è diverso lo studente che abbiamo davanti. Accettare l’incertezza significa accettare la vita, soprattutto quella dei giovani, dominata dal presente, dal gruppo dei pari, dal bisogno di riconoscimento. L’adulto non deve imporre soluzioni, ma aiutare il ragazzo a vederne le conseguenze, a immaginarsi nel futuro, a scegliere cosa serve davvero per diventare ciò che sogna di essere.

La scuola deve far scoprire la bellezza

Il racconto di Paolino, ragazzo robusto e temuto del carcere minorile che ha paura di suonare il sax per timore di sbagliare, ha mostrato quanto la bellezza possa scardinare le identità costruite su fragilità e difese. «Quando un ragazzo scopre - ha affermato Gargiulo - di poter fare qualcosa di bello, cambia il modo in cui guarda se stesso».

Una rivoluzione gentile

La scuola - per Gargiulo - deve smettere di imporre verità e iniziare a generare curiosità. Deve essere una rete in cui studenti e docenti si trasformano a vicenda. La didattica reticolare non offre ricette, ma relazioni. Non promette risultati immediati, ma cambiamenti profondi…

E mentre l’incontro si conclude, l’impressione è che qualcosa sia già cambiato: che in quella sala, gli insegnanti abbiano ricompreso la dimensione umana, creativa e trasformativa dell’educazione, che permette a ciascuno di scoprire il proprio potenziale attraverso la curiosità, la bellezza e lo stupore.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 23 novembre 2025

Nella foto, Andrea Gargiulo durante il suo intervento.

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Il Rotary Club Fiorenzuola in pellegrinaggio a Roma: un percorso emotivo e identitario

I soci del Rotary Club Fiorenzuola in Piazza San Pietro


Tre giorni intensi, densi di storia, incontri e spiritualità. Il Rotary Club Fiorenzuola d’Arda guidato dal presidente Rinaldo Onesti ha vissuto così il suo pellegrinaggio a Roma in occasione del Giubileo 2025: non un semplice viaggio culturale, ma un percorso emotivo e identitario, alla ricerca di una Roma diversa, meno scontata, più profonda.

Il viaggio verso la Capitale e il primo tuffo nella Roma nascosta
Il gruppo – 43 partecipanti tra soci, amici e ospiti, guidati dal presidente Rinaldo Onesti con la presenza del Prefetto del Distretto 2050 Stefano Pavesi – è partito da Piacenza all’alba. Arrivati alla stazione Termini, i rotariani hanno raggiunto l’Hotel Genio, a pochi passi da Piazza Navona, dove è iniziata la prima immersione nella città eterna. Roma, sin dai primi istanti, si è presentata come un mosaico di storie: da Piazza della Repubblica alle Mura Aureliane, da Via Veneto con la sua atmosfera dolce-vitaia fino al verde di Villa Borghese e ai Parioli, quartiere elegante affacciato su Piazza del Popolo.
“I nostri occhi si sono illuminati: il fascino di questa città conquista tutti”, ha scritto una socia nel suo diario di viaggio, riportando non solo luoghi, ma suggestioni, emozioni, percezioni. La prima vera sorpresa è arrivata sotto Piazza Navona: la visita ai sotterranei dello
Stadio di Domiziano, patrimonio UNESCO, ha rivelato a molti una Roma invisibile, dimenticata, fatta di marmi, archi e gradinate che raccontano la vita dell’antica Urbe con una potenza evocativa inattesa.

Tra piazze iconiche e storie di Roma
Il pomeriggio ha segnato il passaggio alla Roma “classica”, quella che tutto il mondo conosce ma che, guidati da Maurizio di ASIARCA, i soci hanno percorso con un occhio diverso. Trinità dei Monti, Piazza di Spagna, la Fontana di Trevi, il Pantheon: luoghi magnifici ma spesso attraversati distrattamente, che invece, grazie a spiegazioni puntuali e alle audio-guide, hanno rivelato dettagli insoliti, curiosi, sorprendenti. La giornata si è conclusa nei pressi della Bocca della Verità, dove una cena animata da due musicanti ha trasformato la serata in un piccolo spettacolo conviviale: un’immersione nella romanità vera, fatta di stornelli, battute e sorrisi.

Tra fede, arte e archeologia: una domenica che lascia il segno
La domenica mattina ha spalancato la dimensione spirituale del viaggio: alcuni soci hanno assistito alla messa in San Pietro attraverso i maxischermi in piazza, mentre tutti si sono riuniti alle 12 per l’Angelus di Papa Leone XIV, un momento corale che ha saldato il senso del pellegrinaggio.
Ma la tappa più sorprendente è stata la
Basilica di San Clemente, un capolavoro stratificato: un livello medievale, uno paleocristiano e, ancora sotto, un mitreo romano. Luoghi che permettono di “sentire” fisicamente il passare dei secoli, un unicum capace di parlare tanto ai credenti quanto agli appassionati di storia, arte o archeologia .
La visita , supportata dalla presenza di una validissima guida, è proseguita con il Colosseo, i Fori e il Campidoglio. Roma, in quelle ore, ha mostrato tutta la sua grandezza, ma anche la sua fragilità: pietre millenarie che resistono, pur ricordando la caducità del tempo. La sera, invece, è stata un omaggio alla vivacità contemporanea della città: Trastevere, con le sue trattorie e i suoi vicoli intrisi di vita, ha accolto il gruppo con una cena genuina, in cui amatriciana, carbonara e dolci romani sono diventati una forma ulteriore di condivisione.

Il passaggio della Porta Santa del Rotary CLub Fiorenzuola dArda

Nella foto, l'ingresso alla Porta Santa.



La Porta Santa e l’incontro con il Rotary di Roma: il cuore del viaggio
Lunedì mattina il pellegrinaggio ha raggiunto il suo culmine. Percorrendo Via della Conciliazione, il gruppo si è diretto verso la Porta Santa della Basilica di San Pietro. L’attraversamento della Porta è stato un momento di profonda emozione, vissuto in silenzio, con intensità, quasi in un tempo sospeso. Subito dopo, la visita alla Pietà di Michelangelo e alla tomba dell’apostolo Pietro ha chiuso la parte spirituale del viaggio con una nota di straordinaria solennità.
A seguire, il pranzo interclub con il
Rotary Club di Roma, presieduto da Maddalena De Gregorio, composto da 150 soci e che quest’anno festeggia i suoi 100 anni, ha aggiunto una dimensione internazionale all’esperienza: saluti ufficiali, scambi di doni (tra cui prodotti tipici piacentini), testimonianze reciproche di amicizia e l’intervento della professoressa Marina Righetti sul tema “Pellegrini e Giubilei”. Un incontro caloroso, che ha rinsaldato il legame tra i due club e ha dato un valore aggiunto al viaggio. Il Presidente Onesti ha consegnato a nome del club tre confezioni di Grana Padano DOP, una Coppa Piacentina DOP (stagionata oltre 6 mesi) e tre bottiglie di vino DOC di altrettante rinomate cantine e una bottiglia di Vin Santo DOC di Vigoleno. La Presidente De Gregorio ha omaggiato Onesti con un cofanetto contenente un ferma-fogli d’argento con lente d’ingrandimento e un volume che raccoglie i 100 anni di storia del Rotary Club Roma

L’ultima tappa: Santa Maria Maggiore e Santa Prassede
Il pomeriggio si è chiuso con un’ulteriore visita giubilare alla Basilica di Santa Maria Maggiore, passando per la Porta Santa e sostando presso la tomba di Papa Francesco, semplice e raccolta. Ultima suggestione: la Basilica di Santa Prassede, gioiello nascosto dell’arte bizantina, affidata ai Benedettini Vallombrosani fin dal 1198 . Alle 18 il gruppo ha salutato Roma. Il rientro a Piacenza, quasi a mezzanotte, ha concluso una tre giorni in cui, come ha scritto un partecipante, “Roma è apparsa non solo immensa, ma intima: una città che sa parlare al cuore di chi la guarda davvero”.

Lincontro tra il Rotary Club Fiorenzuola dArda e in occasione del centenario del Rotary CLub Roma

Nella foto, l'incontro con il Rotary di Roma.




Un viaggio che continua
Il pellegrinaggio del Rotary Fiorenzuola non è stato un semplice itinerario turistico, ma un percorso di scoperta: di luoghi, di persone e – come spesso accade in questi viaggi – anche di sé stessi. Una Roma “che non ti aspetti”, fatta di contrasti e rivelazioni, capace di stupire chi la visita per la prima volta e chi la conosce da una vita. Ed è forse questa la vera forza del viaggio: aver ricordato che Roma, come ogni esperienza spirituale autentica, non si esaurisce mai. Resta dentro, e continua a parlare.

Nella foto in alto, il gruppo del Rotary Club Fiorenzuola in piazza San Pietro a Roma.

Pubblicato il 25 novembre 2025

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Piacenza verso la «desertificazione commerciale»: a rischio un negozio su cinque entro il 2035

 Raffaele Chiappa Confcommercio Piacenza giugno 2025

Il tessuto commerciale di Piacenza si trova davanti a un bivio cruciale. Secondo le elaborazioni dell'Ufficio Studi Confcommercio, senza un’inversione di tendenza attraverso politiche concrete di rigenerazione urbana, la città potrebbe perdere il 20,4% della propria densità commerciale nel giro di un decennio. Un dato che si traduce in numeri tangibili: dagli attuali 8,6 negozi di vicinato e ambulanti ogni 1.000 abitanti si passerebbe a 6,6 nel 2035. Il paradosso è ancora più evidente se si considera che questa contrazione avverrebbe mentre Piacenza dovrebbe registrare una crescita demografica del 3,9%. In altre parole: più abitanti, ma meno servizi commerciali a disposizione. Un fenomeno che rischia di impoverire la vita quotidiana dei quartieri e di compromettere l’identità stessa della città.
Piacenza non è sola in questa sfida. L’analisi di Confcommercio rivela che l’intera area tra Emilia e Lombardia orientale sta attraversando una fase critica. Le prospettive per le città vicine sono, se possibile, ancora più preoccupanti: Cremona rischia di vedere la propria densità commerciale crollare del 29,8% (da 6,9 a 4,8 imprese per mille abitanti), Lodi del 25,5% (da 6,4 a 4,5), Reggio Emilia del 23,2% (da 6,1 a 4,5) e Parma del 21,4% (da 6,9 a 5,2).

Per questi territori, la contrazione media stimata supera il 26,8% nel periodo 2024-2035. Non si tratta di un semplice riposizionamento delle attività commerciali verso nuove zone, ma di una scomparsa netta di esercizi, con conseguenze che vanno ben oltre l’aspetto economico.

Non è solo una questione economica

«La desertificazione dei negozi non è solo una questione economica - sottolinea con forza Raffaele Chiappa, presidente di Confcommercio Piacenza. - È una sfida che coinvolge direttamente la qualità della vita nelle nostre città. Ogni saracinesca che si abbassa definitivamente rappresenta un pezzo di socialità che viene meno, un presidio di sicurezza che scompare, un servizio in meno per chi vive il quartiere ogni giorno».
L’impatto della progressiva rarefazione del commercio di vicinato si manifesta su più livelli. Dal punto di vista sociale, significa quartieri meno vivibili, con minor senso di comunità e maggior isolamento, specialmente per anziani e persone con difficoltà di mobilità. Sul piano della sicurezza urbana, i locali sfitti diventano spesso catalizzatori di degrado. Dal punto di vista economico, si indebolisce una rete imprenditoriale che dà lavoro a migliaia di famiglie. E non ultimo, anche l’attrattività turistica ne risente: città con centri storici svuotati perdono fascino e autenticità.
A livello nazionale, i dati confermano la portata del fenomeno. Dal 2012 al 2024, l’Italia ha perso quasi 118mila negozi in sede fissa e circa 23mila ambulanti, per un totale di oltre 140mila attività commerciali chiuse. Le ragioni sono molteplici e interconnesse: la crescita insufficiente dei consumi interni, il cambiamento radicale nelle abitudini di spesa dei consumatori, la concorrenza del commercio online (cresciuto del 114,9% nello stesso periodo), e l’espansione della grande distribuzione organizzata. In questo scenario, alcuni settori sono stati colpiti più duramente: i distributori di carburante hanno visto una contrazione del 42,2%, gli articoli culturali e ricreativi del 34,5%, il commercio non specializzato del 34,2%.

Scenari alternativi

Ma c’è una buona notizia: questo scenario non è inevitabile. «Il futuro non è ancora scritto», ribadisce con determinazione il presidente Chiappa. «Abbiamo davanti a noi un decennio in cui possiamo fare la differenza. Con politiche fiscali più eque, accesso facilitato al credito, sostegno concreto alla transizione digitale e soprattutto una strategia condivisa tra istituzioni, imprese e comunità locale, possiamo invertire questa tendenza».
Le proiezioni di Confcommercio mostrano infatti scenari alternativi. Con l’implementazione di efficaci politiche di rigenerazione urbana, la perdita di densità commerciale a Piacenza potrebbe essere ridotta significativamente, attestandosi su valori più contenuti rispetto al -20,4% dello scenario base. La risposta di Confcommercio a questa emergenza si chiama “Cities - Città e Terziario: Innovazione, Economia, Socialità”, un progetto nazionale che sarà al centro del convegno “inCittà. Spazi che cambiano, economie urbane che crescono”, in programma a Bologna il 20 e 21 novembre presso Palazzo Re Enzo.
Il progetto punta su azioni concrete e misurabili: la riqualificazione degli oltre 100mila negozi sfitti in Italia, la valorizzazione innovativa degli spazi pubblici, nuove forme di mobilità urbana sostenibile, il supporto all’integrazione digitale delle attività tradizionali, e la creazione di partenariati tra pubblico e privato per rivitalizzare le aree in declino. Per il territorio piacentino e le province limitrofe, Chiappa indica alcune priorità immediate: «Servono patti locali per la riattivazione dei locali sfitti, con incentivi coordinati. Dobbiamo sostenere l’apertura di nuove attività nei quartieri più colpiti, accompagnando gli imprenditori nella fase di avvio. È fondamentale implementare una logistica urbana più efficiente e sostenibile. E non dimentichiamo le piattaforme di welfare territoriale, che permettono di creare circuiti virtuosi tra imprese e residenti».
Il presidente nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli, inquadra la questione in una prospettiva ancora più ampia: «Il progetto Cities vuole offrire una risposta concreta per evitare la desertificazione. Solo unendo politiche pubbliche innovative e la collaborazione di tutte le parti sociali sarà possibile restituire vitalità e nuove opportunità ai nostri centri urbani. Rigenerare i negozi vuoti è una priorità assoluta, così come valorizzare l’utilità sociale dei servizi di prossimità per cittadini e turisti».

La sfida della desertificazione commerciale richiede uno sforzo collettivo. Non basta l’iniziativa dei singoli commercianti, per quanto coraggiosa. Serve il coinvolgimento attivo delle istituzioni locali, che devono mettere la rigenerazione urbana al centro dell’agenda politica. Serve la partecipazione dei cittadini, che con le loro scelte di consumo possono sostenere il commercio di vicinato.
«Ogni acquisto in un negozio di quartiere è un voto per la città che vogliamo - conclude Chiappa. - Entro il 2035 rischiamo davvero di avere città fantasma. Ma se agiamo ora, con determinazione e visione, possiamo costruire centri urbani più vivibili, più sicuri, più coesi. Piacenza ha le risorse e le competenze per essere protagonista di questa rinascita. Dipende solo da noi. Il tempo per agire c'è ancora. Ma non è infinito. Il prossimo decennio sarà decisivo per determinare se le nostre città manterranno la loro anima commerciale e sociale, o se diventeranno contenitori svuotati della loro identità più profonda. La scelta è nelle mani di tutti: amministratori, imprenditori e cittadini. E il momento di scegliere è adesso».

Nella foto, Raffaele Chiappa.

Pubblicato il 22 novembre 2025

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