Menu
logo new2015 ok logo appStore logo googleStore

Notizie Varie

Notizie Varie

Covid e giovani: si è recuperata la socialità dei pasti in famiglia

 Unicatt1

“I lockdown, la DAD, lo smart working e più in generale il maggior tempo trascorso tra le mura domestiche hanno favorito il recupero di una “bella abitudine”, quella della “socialità” dei pasti in famiglia” - sono le parole di Edoardo Fornari, docente della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che è intervenuto, il 27 gennaio, nella Sala Giuseppe Piana della Cattolica di Piacenza, sul tema “Adolescenti e cibo”. Il monitoraggio, frutto di una approfondita ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ANBI Emilia Romagna, Consorzio di Bonifica di Piacenza e CREA è stato presentato all'ateneo piacentino nell’ambito del progetto Food Mood con sorprendenti risultati.

A tavola insieme

Nel 96% dei casi, infatti, pranzi e cene oggi si consumano in compagnia di mamma, papà, fratelli e sorelle, tutti seduti insieme a tavola. Un altro aspetto positivo indotto dall’emergenza Covid-19 è stato quello di una maggiore attenzione, rispetto al passato, alla sicurezza dei prodotti: c’è una crescente domanda di “Food Safety” che deriva da un fortissimo bisogno di rassicurazione da parte dei giovani rispetto a tutto ciò che si mangia e si beve. E, nello stesso tempo, c’è una diffusa propensione al “salutismo” alimentare, nel senso che 2 adolescenti su 3 hanno iniziato a scegliere cibi con meno grassi, meno zuccheri, meno sale e/o hanno ridotto la quantità complessiva di cibo consumato.
L’atteggiamento degli adolescenti
Il meeting, moderato dal giornalista Andrea Gavazzoli, ha messo in evidenza come la pandemia ha modificato l’atteggiamento degli adolescenti, in particolare quelli che frequentano le scuole superiori, nei confronti del cibo e nelle modalità con cui si rapportano quotidianamente all’alimentazione. Dopo i saluti di Marco Trevisan, preside della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e di Mauro Balordi, direttore della sede di Piacenza e Cremona, il presidente di ANBI e ANBI ER Francesco Vincenzi ha sottolineato che il contesto penalizzante, causato dall’emergenza pandemica, ha generato, come elemento positivo, la migliore e maggiore attenzione ad una alimentazione sana, tracciabile, spesso di prossimità frutto delle nostre terre. Ed è per queste ragioni fondamentali che ANBI, gestendo la risorsa idrica attraverso le reti dei Consorzi,  ha rinsaldato la collaborazione fattiva con l’Ateneo per i prossimi tre anni.

La collaborazione con le scuole

Sono seguiti vari interventi tra cui quello di Emanuele Marconi, direttore di CREA - Alimenti e Nutrizione, di Luigi BISI, presidente del Consorzio di bonifica di Piacenza, di Angela Ragnetti, psicologa clinica e psicoterapeuta e di Laura Rossi, specialista in Scienza della Alimentazione di CREA - Alimenti e Nutrizione che ha sottolineato il lavoro di collaborazione con le scuole dove è emersa l’importanza di un aiuto verso le scelte alimentari dei giovani.
“Il mangiare domestico buono o cattivo dipende dalla cultura delle famiglie, - secondo Maria Teresa ANDENA, presidente della Rete degli Istituti Agrari Regione Emilia-Romagna - il primo lockdown e adesso il post hanno fatto crescere nei giovani delle scuole problemi relazionali e comportamenti aggressivi. La sfida - per la prof. Andena - della scuola futura è quella di creare professionisti competenti nel settore agricolo ed enogastronomico, valorizzando l’alternanza scuola lavoro, creando interazione, comunicazione e costruzione di una agricoltura sempre più permeata dalla tecnologia”.

La sfida per il futuro

“Per gli studenti di oggi, cresciuti di numero negli Istituti Tecnici dell’Agricoltura e soprattutto nel settore Alberghiero, la sfida - per Francesco Orlando, agronomo, dirigente tecnico MI/MUR in quiescenza - è quella di avere un ruolo chiave nel territorio con una maggiore valorizzazione del personale docente e la collaborazione con università ed enti di ricerca”.
Al termine degli interventi la domanda sorta spontanea è stata: questi cambiamenti sono destinati a consolidarsi o ad azzerarsi nei prossimi mesi/anni? È proprio per tentare di dare una risposta a questo quesito che il progetto “Food Mood” porterà avanti, nei prossimi due anni, ulteriori analisi e approfondimenti sul tema, con la preziosa collaborazione delle scuole superiori dell’Emilia-Romagna.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 28 gennaio 2022

 

Ascolta l'audio

A Gragnano scelti i vincitori del concorso «La vetrina più bella»

 vetrina

La scelta è stata ardua ma la giuria di qualità, confrontando le foto delle vetrine e i voti del pubblico, nei giorni scorsi ha decretato i vincitori de “La vetrina più bella”, il concorso di Natale aperto a tutte le attività di vicinato commerciali, artigianali e pubblici esercizi dotati di vetrina, ubicate sul territorio di Gragnano e frazioni. I negozi partecipanti dovevano vestire a festa la propria vetrina, secondo la loro libera interpretazione e fantasia. Il concorso nato all’interno del progetto “Scopri Rottofreno e…Gragnano Trebbiense” portato avanti dal Comune di Gragnano in collaborazione con “Promo Pa”, la società lucchese che ha in gestione la comunicazione e la promozione del progetto stesso aveva come obiettivo – nonostante il periodo particolarmente complesso per il commercio locale – quello di stimolare i negozianti dei due borghi coinvolti ad abbellire le proprie vetrine in modo da incentivare i cittadini a scegliere di compiere lì i propri acquisti. “Siamo davvero contenti della partecipazione sia dei commercianti, che quest’anno hanno partecipato all’iniziativa più numerosi dello scorso anno, sia dell’elevato numero di votanti che dimostra come il significato dell’iniziativa sia stato colto con il giusto spirito dai nostri concittadini che così si sono lasciati coinvolgere con divertimento contribuendo a dar   vita a un maggior senso di comunità, particolarmente apprezzabile nel periodo natalizio”, commentano la sindaca Patrizia Calza e il vice sindaco e assessore al commercio Marco Caviati.

La classifica è stata ottenuta unendo i voti della Giuria di Qualità (composta dalla vetrinista professionista Silvana Corradini, dall’assessore del Comune di Gragnano Marco Caviati e dai direttori Riccardo Delfanti di Altrimedia, Fabrizio Samuelli di Confesercenti e Gianluca Barbieri di Confcommercio) a quella del pubblico, che ha totalizzato ben 202 voti in tutto in un arco temporale dal 10 al 26 dicembre 2021. Questa la classifica dei vincitori: al primo posto “La Piccola Sartoria di Betty”, negozio di sartoria gestito dalla signora Betty insieme alla vulcanica figlia Eleonora; al secondo posto “Di Fiore in Fiore” di Elena Galli, negozio di fiori e piante di Gragnano in ex aequo con “Erboristeria L’Erbavoglio” di Laura Quagliaroli; al terzo posto “Cartoleria Girasole” di Paola Aramini, negozio di cartoleria e giocattoli.

Hanno aderito al concorso otto attività commerciali: oltre ai 4 vincitori i partecipanti sono stati il “Lavasecco Claudia”, il parrucchiere “Acconciature Minnone Giuseppe”, il negozio “Zapping Abbigliamento Stockhouse” e il locale “Pizzeria I Nuovi Sapori di Jill”. La giuria tecnica ha valutato 5 aspetti differenti tra loro: rispetto della tradizione, valore artistico, illuminazione, eleganza, creatività. La media di queste votazioni ha dato poi origine alla classifica. Marco Caviati ricorda come la giuria tecnica abbia evidenziato l’elevato livello di tutte le vetrine alcune delle quali si sono particolarmente caratterizzate dal punto di vista del rispetto della tradizione, come la vetrina del parrucchiere Giuseppe o della pizzeria I Nuovi Sapori di Gill. Ogni vetrina è stata particolarmente apprezzata sui singoli aspetti, tant’è che lo scarto tra i vari partecipanti era veramente esiguo. L’impegno degli amministratori è ora quello di cercare di portare avanti il Concorso anche nei prossimi anni nonostante non si potrà più contare sulla collaborazione di Promo Pa e Rara Digital Boutique, avendo queste esaurito il compito assegnato attraverso il Bando Regionale a cui il Comune di Gragnano con quello di Rottofreno avevano avuto accesso.

In particolare si rifletterà se sarà possibile trovare un sistema di voto non esclusivamente on line che ancora non è accessibile a tutta la cittadinanza e che quest’anno ha impedito di fatto ad alcuni di esprimere la propria preferenza di voto. “Ci teniamo a ringraziare di cuore - concludono gli amministratori - in particolare tutti i commercianti che si sono sbizzarriti con fantasia nelle idee, nei colori, nelle luci dando vita a vetrine, una più bella dell’altra, che davvero invitavano a fermarsi ad osservare ed ammirare”.

Pubblicato il 27 gennaio 2022

Ascolta l'audio

Piacenza ha reso omaggio alle vittime della Shoah

memoria 4345

Anche Piacenza ha reso omaggio alle vittime della Shoah nella Giornata della Memoria; la cerimonia istituzionale  nel 77° anniversario della liberazione del campo di Auschwitz si è svolta nel Giardino della Memoria in Stradone Farnese 6.
Al saluto del Prefetto Daniela Lupo è seguito l'intervento del Sindaco e Presidente della Provincia Patrizia Barbieri, mentre a don Giuseppe Basini, parroco della basilica di Sant'Antonino, è stato affidato il consueto momento di preghiera.

Il discorso del sindaco Patrizia Barbieri

“Immaginatelo così, cio che è stato. Tre generazioni della vostra famiglia hanno vissuto insieme nella stessa città, nella stessa casa. I vostri genitori hanno dato tutto per crescere i figli, hanno costruito amicizie e relazioni sociali. All'improvviso gli viene ordinato di lasciare ogni cosa entro l'indomani, portando con sé una sola valigia”. Con queste parole Irene Fogel Weiss, nata negli anni '30 nell'allora Cecoslovacchia, ritornando ad Auschwitz per condividere la sua testimonianza di sopravvissuta, raccontava: “Non dimenticherò mai quell'ultima notte con la valigia sul letto. La riempimmo di cibo, di vestiti caldi, di lenzuola. Un orologio, un paio di orecchini e una fede nuziale come merce di scambio, ma in realtà non avevamo alcuna consapevolezza dell'inferno che ci attendeva”.
Mentre il treno si arrestava su quei binari che la storia ci ha consegnato, per sempre, come simbolo dell'ideologia nazista dello sterminio di massa, il suo papà intravvide i prigionieri in uniforme e le baracche: “Pensammo che, se ci avevano mandato qui per lavorare, la vita sarebbe potuta andare avanti. Ci aggrappammo alla speranza che avremmo potuto riabbracciarci ogni sera, dopo una giornata di fatica. Era quello, del resto, l'ingranaggio chiave della soluzione finale: l'inganno. La consapevolezza che le persone avrebbero fatto affidamento sulla propria normale percezione delle cose, fino alle estreme conseguenze: credere di essere mandati a fare una doccia, mentre ci si incamminava verso la camera a gas”.
Fu quello che accadde alla sua mamma, alla sorellina. Ma Irene – che si salvò perché sembrava più grande della sua età – lo avrebbe scoperto solo molti anni dopo, riconoscendole in una foto dell'epoca, mano nella mano in fila tra centinaia di donne, ragazze e bambine come loro, smistate lungo la cosiddetta “Judenrampe” come si fa con gli oggetti senza più utilità. Sul loro destino cadeva lo sguardo impietoso di ufficiali e medici delle SS: per i più piccoli, per le madri in attesa, per gli anziani e i disabili, così come per coloro che apparivano malati, la condanna era immediata, appena scesi dal vagone. Senza neppure procedere all'identificazione.
Era l'atrocità di un'efficienza perseguita e sperimentata scientificamente, che tra il 1943 e il 1944, quando le deportazioni raggiunsero il picco massimo, faceva nel solo campo di Auschwitz, rinchiuse tra le esalazioni dello Zyklon-B, 6000 vittime ogni giorno. Oltre 4000 – ma gli addetti sostengono che si arrivasse persino al doppio – i corpi esanimi bruciati quotidianamente nei crematori di Birkenau, dopo che altri detenuti, addetti a questa macabra, barbara procedura, ne avevano rimosso la dentatura d'oro e i capelli, perché il Reich potesse trarre profitto da quelle vite cui era stata tolta, prima ancora di ciò che aveva un valore economico, ogni forma di dignità e rispetto.

Educare i giovani a rifiutare ogni forma di razzismo


“Fino all'ultimo hanno tentato di eliminare tutte le persone possibili”, ricorda la scrittrice Edith Bruck, giunta ad Auschwitz non ancora 13enne, poi trasferita in altri lager sino a Bergen Belsen, dopo un'estenuante marcia della morte: “Era la fine della fine, anch'io ero ormai una specie di nullità: pesavo 20 chili. Ma i tedeschi non volevano lasciare testimoni e non dovevamo esistere nemmeno noi, né per loro né per quei pochi parenti sopravvissuti... C'erano macerie ovunque, eravamo macerie anche noi che siamo tornati. Pensavamo che un giorno il mondo si sarebbe inginocchiato davanti a noi per chiedere perdono per ciò che è stato fatto a degli innocenti. Invece non fu così... l'Europa era distrutta, c'era la fame... e noi eravamo una specie di avanzo”. Nonostante tutto, non ha mai dimenticato la promessa che fece, adolescente, ai compagni di prigionia che morivano intorno a lei: “Non ci crederanno, ma tu racconta. Se sopravvivi, racconta anche per noi”.
Perché è questo, il Giorno della Memoria: dare voce a chi può ancora testimoniare quell'orrore e ascoltarne le parole, custodirle, difenderle come un'eredita morale da cui le nostre scelte e il nostro impegno civile non possano mai più prescindere. Educando le giovani generazioni a rifiutare e contrastare il razzismo e la discriminazione, la sopraffazione dei forti sugli inermi, l'indifferenza di fronte alle richieste di aiuto e alla sofferenza del prossimo.
Nel 77° anniversario della liberazione del campo di Auschwitz, il nostro pensiero commosso e partecipe va allora ai milioni di donne, uomini, bambini e ragazzi che non hanno mai fatto ritorno dai campi di concentramento e sterminio, perché la loro religione, la loro appartenenza etnica, le loro idee politiche, il loro orientamento sessuale o il loro aspetto fisico non erano conformi alle aberrazioni dell'egemonia ariana. Alle centinaia di migliaia di vite violate e calpestate con brutalità feroce nei ghetti delle grandi città europee. A tutti coloro che subirono umiliazioni e torture indicibili, nel nome dell'odio antisemita e della persecuzione dei diversi.
Perché la volontà e il dovere di coltivare la memoria, di onorarne il significato e i tragici insegnamenti, sono essenziali nel far sì che nessuno, come ha scritto Primo Levi, debba più subire “l'esperienza non umana di chi ha vissuto giorni in cui l'uomo è stato una cosa agli occhi dell'uomo”.

Quattro medaglie alla memoria

In questa giornata di ricordo e riflessione comune, il prefetto Daniela Lupo, nell’assoluto rispetto della normativa vigente in materia di contenimento della diffusione del Covid-19, nel Salone delle Armi della Prefettura, ha provveduto alla consegna delle medaglie d’onore che ai sensi dalla legge 296/2006 vengono concesse ai cittadini italiani, militari e civili, ovvero ai familiari dei deceduti, che siano stati deportati o internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra nell’ultimo conflitto mondiale. Nella nostra provincia quattro sono le medaglie che sono state consegnate alla memoria:

CLAUDIO FAIMALI  (alla memoria) militare deportato dal 10/09/1943 al 25/05/1945 e internato A Witemberge – M.Stammlager III A Arb. KD.575;

RIZIERO LATRONICO (alla memoria) militare deportato dal 18/11/1943 al 06/09/1945 e internato in Germania.

LUIGI MERLINI (alla memoria) militare deportato dal 09/09/1943 al 25/04/1945 e internato a Forbach 12 F;

ALESSANDRO REPETTI (alla memoria) militare deportato dal 14/09/1943 al 15/05/1945 e internato in Germania.

Giornata della Memoria 102

Giornata della Memoria 066

Nelle foto di Carlo Pagani,  i momenti della Giornata della Memoria a Piacenza.

Pubblicato il 27 gennaio 2022

Ascolta l'audio

«Corri con me» per dire basta alla violenza di genere

 

salvarani

Giovani testimonial, in rappresentanza di società sportive e scuole della Provincia di Piacenza, insieme a testimonial dello sport e delle istituzioni, parteciperanno ad una iniziativa di corsa, che si svolgerà sabato 7 di Maggio tra le vie del centro di Piacenza. Precedentemente all’iniziativa saranno previsti incontri di sensibilizzazione con esperti.

Destinatari del progetto, sono giovani maschi e femmine tra gli 11 e i 17 anni. L’ adesione avverrà attraverso la propria società sportiva o la propria scuola, con il coordinamento degli allenatori e degli insegnanti di Educazione fisica. Tutti i partecipanti a “Corri con me”, dovranno essere in possesso di certificato medico per attività ludico motoria e regolarmente iscritti tramite la società o la scuola. In base alle normative anticovid 19, si farà riferimento alle disposizioni del momento.

Comunque, il numero dei partecipanti sarà contenuto:
due/quattro giovani (femmine/maschi) per ogni Società Sportiva o Scuola. Il gruppo di partecipanti, che manterrà una velocità di marcia tra i 6.30/7.00 minuti/KM, sarà preceduto e seguito da moto o auto di sicurezza;
il percorso si svilupperà lungo le strade del centro di Piacenza per circa 4 km, con partenza da Piazza Cavalli, via S. Antonino, Piazza S.Antonino, via Giordani, Pubblico Passeggio direzione Stradone Farnese, giro di boa nel sottomura di via IV Novembre, via Alberici, Pubblico Passeggio, Corso Vittorio Emanuele, Arrivo in Piazza Cavalli.

Ritrovo ore 16.30. Partenza ore 17.00 di sabato 7 maggio 2022. All’arrivo verranno consegnate targhe di partecipazione e Buoni per l’acquisto di materiale sportivo. Le iscrizioni saranno gratuite e verranno effettuate attraverso la compilazione di apposito modulo e dovranno essere accompagnate dal Certificato Medico per attività ludico motoria. A tutti i partecipanti verrà consegnato un pettorale appositamente ideato.

Madrina della corsa sarà Claudia Salvarani, già Campionessa Italiana di Atletica Leggera.

Per informazioni:

Nella foto, Claudia Salvarani testimonial  di "Corri con me".

Pubblicato il 27 gennaio 2022

Ascolta l'audio

Cadeo, anziani in soggiorno ad Alassio

alassio

“Siamo tra i pochi Comuni che hanno organizzato la vacanza anziani in questo inverno, una scelta dettata dal desiderio che per i nostri over 65 non venga meno una preziosa occasione di socializzazione, dove poter godere della compagnia reciproca e guadagnarci in salute, nel pieno rispetto delle norme sanitarie oggi vigenti”. Così la prima cittadina di Cadeo, Marica Toma ha presentato il soggiorno ad Alassio di ben due settimane, che si concluderà il 28 gennaio e a cui hanno aderito 12 cittadini di Roveleto.

“Chi sta prendendo parte a questo soggiorno non ha dovuto sostenere i costi di trasferimento andata e ritorno, poiché il trasporto è offerto dall’Amministrazione, grazie al bando del trasporto scolastico”, aggiunge l’assessore Marco Bricconi che ha accompagnato gli anziani a prendere il bus di fronte al Municipio-. Auguro a tutti i partecipanti giorni sereni e spensierati, vista la grande prova che noi tutti, ma in particolare la terza età, ha dovuto affrontare in questi due anni a causa della pandemia”

“Soggiornare ad Alassio è uno splendido modo per abbandonare il grigiore e il freddo della nostra pianura in questo periodo dell’anno, domenica 23 gennaio con immenso piacere ho raggiunto il gruppo con la vicesindaca Amici per un saluto e una giornata insieme.   Li abbiamo trovati in ottima forma - conclude la sindaca Toma -. Fanno lunghe passeggiate ogni giorno, ottima cucina e personale della struttura recettiva gentilissimo. Un’esperienza sicuramente da riproporre il prossimo anno”.

Pubblicato il 25 gennaio 2022

Ascolta l'audio

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente