Menu
logo new2015 ok logo appStore logo googleStore

Notizie Varie

Notizie Varie

Accademia della cucina piacentina: ai nastri di partenza la 32ª edizione della Süppéra d’Argint

Alberto Paganuzzi Giuseppe Nenna Filippo Cella Mario Magnelli

Dopo il lungo periodo di interruzione, è tornato due anni fa l’ormai mitico concorso della Süppéra d’Argint, la competizione indetta dall’Accademia della cucina piacentina, un evento contrassegnato subito dal successo di partecipanti, uomini e donne, grazie anche al fondamentale sostegno di Banca di Piacenza, Camera di Commercio dell’Emilia, Fondazione di Piacenza e Vigevano. Altri sponsor, Padana Impianti, RG Commerciale, Cantina Vicobarone (che fornisce il Metodo classico Iridium per l’aperitivo), Gioielleria Rossi di Elena Rossi. In particolare, la Banca di Piacenza, fortemente radicata nel tessuto produttivo e culturale del territorio piacentino, è quella che si è fatta da subito sollecitatrice e garante per rivitalizzare una manifestazione che, per le sue peculiarità ormai storiche, concorre a valorizzare il sistema agroalimentare di qualità, attraverso una valenza che è sì culinaria, ma soprattutto culturale e di promozione del territorio stesso. Tra le novità di quest’anno, è in via di sviluppo un progetto che prevede la valorizzazione dei giovani futuri chef che, dopo gli studi, diventeranno i nuovi protagonisti del mondo della ristorazione.

La 32ª edizione è come di consueto riservata a cuochi e cuoche, ma solo per coloro che esercitano professioni al di fuori da attività gastronomiche. Il concorso prenderà il via verso la fine di dicembre per proseguire nei mesi successivi. Nel frattempo, coloro che intendono partecipare dovranno presentare, entro la prima decade di gennaio, domanda all’Accademia, nella quale proporranno almeno un primo e una pietanza. I due “piatti” dovranno indicare un “titolo” e dovranno essere descritti in modo tale che la giuria possa insindacabilmente giudicare se ammetterli al concorso.

La competizione culinaria si snoderà in tre fasi successive. Nella prima verranno selezionati i concorrenti la cui ricetta presentata sarà giudicata più rispondente alla proposta gastronomica personale quindi, nella seconda fase del concorso, verranno scelti i cuochi che parteciperanno alla fase finale, nella quale i quattro prescelti ripeteranno la prova per essere classificati in ordine di merito. Ciascun piatto dovrà essere cucinato per almeno 8 persone. La giuria sarà composta da 8 persone, così designate: il presidente dell’Accademia, un cuoco professionista, un sommelier, un consigliere dell’Accademia, un giornalista e tre membri aggiunti. La giuria eleggerà al suo interno un presidente e un segretario. L’Accademia metterà a disposizione una cucina attrezzata; comunque, il concorrente potrà integrare l’attrezzatura disponibile con suoi utensili e potrà visitare la cucina stessa prima della gara.
Le materie prime per la confezione dei “piatti”, primo e secondo, dovranno essere procurati dal concorrente per non limitare la scelta e condizionarne la riuscita. II concorrente dovrà scegliere le bevande idonee da accoppiare al piatto.

II “cuoco-a” primo classificato riceverà una artistica Süppéra d’Argint; al secondo/a sarà assegnato il Miscul d’Argint, al terzo ed al quarto/a classificato verrà assegnato un Piatt d’Argint. Sono previsti riconoscimenti anche alle ricette che valorizzano o riscoprono la cucina piacentina tradizionale.

Il concorso è stato presentato nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta alla Sala Ricchetti della Sede centrale della Banca di Piacenza e alla quale hanno partecipato il presidente dell’Istituto di credito, Giuseppe Nenna («Siamo contenti di sostenere questa importante manifestazione insieme alla Fondazione e alla Camera di Commercio, con le quali facciamo squadra a favore del territorio»), il vicepresidente della Camera di Commercio dell’Emilia Filippo Cella («Promuovere l’enogastronomia è un volano per il sistema economico; è per questo che sono tre anni che abbiamo scommesso sulla ripartenza di questo concorso, una scommessa, visto il successo, decisamente vinta»), il vicepresidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Mario Magnelli («L’Accademia della cucina piacentina fa cultura e va sostenuta; ed è positivo che l’aiuto venga da istituzioni che fanno cose diverse ma che condividono alcune iniziative da accompagnare insieme, perché così riescono meglio»), il presidente dell’Accademia della cucina piacentina Alberto Paganuzzi («Grazie alla Banca, alla Camera di Commercio e alla Fondazione che ci permettono di proseguire la nostra attività, che tiene viva la tradizione culinaria piacentina con una squadra che funziona»).

REGOLAMENTO

1. Il cuoco/a dovrà presentarsi, in via di massima, con tutti i cibi ancora crudi. Fanno eccezione i brodi.

2. Il cuoco/a potrà contare su un aiutante ma solo come supporto per le operazioni preliminari, non per la preparazione vera e propria.

3. Al concorrente verrà fissato l’orario in cui dovranno essere pronti i piatti. Il concorrente fisserà in relazione l’orario in cui deve iniziare la confezione.

4. Tutti i concorrenti presenteranno assieme prima le minestre e poi le pietanze.

5. I giudici potranno assisteranno alla confezione dei cibi.

Per essere ammessi al concorso i concorrenti dovranno presentare domanda all’Accademia della Cucina piacentina (via Gaspare Landi 85 Piacenza)

email: , indicando la professione, le proprie generalità, un recapito telefonico, o indirizzo e-mail, nonché le ricette per un primo ed un secondo piatto, redatte per gli assaggi di otto persone che compongono la giuria, con l’abbinamento dei vini per ciascuna ricetta (denominazione, provenienza) o eventuale bevanda alternativa, se confacente al piatto scelto. I piatti concorrono congiuntamente al giudizio finale. I concorrenti e le concorrenti saranno convocati presso la sede del concorso sfidandosi a coppie e preparando i piatti prescelti.

Per ogni informazione sarà possibile anche comunicare con Matteo Balderacchi al numero 3487323191, oppure scrivere alla mail dedicata.

Nella foto, da sinistra, Alberto Paganuzzi, Giuseppe Nenna, Filippo Cella, Mario Magnelli. 

Pubblicato il 18 dicembre 2025

Ascolta l'audio

Lotta ai tumori, sessant’anni fa il primo screening in Emilia-Romagna

Ricordo primo screening oncologico

Nel dicembre 1965 partiva a Bologna il primo screening per il tumore alla cervice uterina in Emilia-Romagna. Voluto fortemente dal professor Cesare Maltoni, quell'intuizione, avanti anni luce rispetto ai tempi, rappresentò un seme che oggi ha dato frutti eccezionali: sessant'anni dopo, infatti, l'Emilia-Romagna registra percentuali tra le più alte in Italia di adesione ai programmi di prevenzione ed è tra le regioni con i migliori dati di sopravvivenza a 5 anni dalle diagnosi di tumore. La ricorrenza è stata celebrata in un convegno, dal titolo “Sessant'anni di Oncologia in Emilia-Romagna”, aperto dall'assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi. Tra i partecipanti anche Carmine Pinto, coordinatore della rete oncologica ed emano-oncologica dell'Emilia-Romagna, che in questi giorni festeggia i primi tre anni di vita, rendendo la propria struttura ancora più forte e radicata nel territorio. Di tutto questo si parla anche nello speciale 'Oltre il tumore: 60 anni di oncologia in Emilia-Romagna', online sul portale della Regione. Un reportage che ripercorre questi sei decenni, a partire da un video con le voci dello stesso Pinto, di Maurizio Marangolo, ex primario di oncologia a Ravenna, della dottoressa Anna Myriam Perrone, del reparto di Ginecologia oncologica al Sant'Orsola-Malpighi di Bologna, e di Laura Guerra, sua paziente. E ancora il ricordo di sette grandi maestri dell'oncologia regionale, a partire da Maltoni, tracciato da altrettanti medici di oggi e una panoramica sugli screening e sulla Rete regionale: i testi sono raccolti in un libretto scaricabile anche in versione pdf. Infine, è disponibile sul sito della Rete oncologica ed emato-oncologica un videotutorial per spiegare al pubblico specialista come cercare autonomamente, in Regione, nel Paese o nei Paesi dell’Unione Europea, tutti i centri che stanno conducendo studi clinici, anche oncologici, aperti all’arruolamento di pazienti. La mappa interattiva è stata lanciata da Ema nel 2022 insieme al Sistema di Informazione sugli Studi Clinici e da oggi la Regione Emilia-Romagna intende metterla a disposizione in modo fruibile per tutti i pazienti che ne avessero necessità.

“In questi 60 anni la lotta ai tumori ha compiuto passi da gigante e se solo fino a pochissimo tempo fa, una diagnosi tumorale spesso equivaleva a una sentenza definitiva, oggi non lo è più - ha sottolineato de Pascale -. L’oncologia, ormai, non significa più solo un’imprescindibile attività diagnostica e medica, ma anche la necessità di accogliere e dare fiducia al paziente, accompagnandolo in un percorso che sarà evidentemente duro e doloroso, ma che non affronterà mai da solo. In questo- ha proseguito il presidente della Regione-, l’Emilia-Romagna è da anni all’avanguardia: lo confermano i numeri di adesione agli screening e di sopravvivenza a 5 anni dalle diagnosi, ma anche lo stato di vivacità della rete ematologica e onco-ematologica che rappresenta un modello a livello nazionale. Per questo - ha concluso de Pascale -, continueremo a investire nella prevenzione, che riteniamo un ambito di intervento imprescindibile, che abbraccia tutte le politiche regionali e sarà uno dei tratti distintivi anche di questo mandato”. “Oggi l’Emilia-Romagna rappresenta un laboratorio avanzato di innovazione sanitaria - ha spiegato Fabi -: dalle nuove frontiere della diagnostica alla costruzione dei percorsi multidisciplinari, dai registri tumori alle reti cliniche integrate, fino all’adozione di modelli organizzativi che oggi consideriamo acquisiti, ma che hanno richiesto, all’inizio, scelte lungimiranti e coraggiose. E’ una strada virtuosa che nasce da lontano- ha proseguito l'assessore- e che grazie all’adozione della rete regionale ci ha permesso di consolidare un modello innovativo di presa in carico, cura e assistenza, sempre più radicato nel territorio e costruito attorno alla persona. Una strada lungo la quale intendiamo continuare a investire, puntando sulla ricerca e sulle nuove opportunità di cura e mantenendo saldo il timore su un servizio che sia sempre in mano pubblica”.

LA RETE ONCOLOGICA ED EMATO-ONCOLOGICA REGIONALE

In Emilia-Romagna, secondo i dati del Registro Tumori Regionale, si stimano circa 31mila nuovi casi di tumore per anno e 13.600 decessi. I tumori più frequenti nell’uomo sono quello alla prostata, al polmone e al colon-retto, quelli più frequenti nella donna il tumore alla mammella, al colon-retto e al polmone. L’ampia copertura degli screening oncologici e l’accesso alle cure più appropriate e innovative per le pazienti e i pazienti oncologici in tutto il territorio hanno contribuito a un progressivo miglioramento della sopravvivenza dei pazienti oncologici. Se si considerano il numero osservato di morti causate da tumori dal 2007 al 2019, che risulta inferiore al numero atteso rispetto ai tassi medi degli anni precedenti, si possono valutare in circa 19mila le vite salvate. Nel periodo 2016-2020, la sopravvivenza a 5 anni per tutti i tumori maligni in Emilia-Romagna è di 63% per gli uomini (la media italiana è del 59%) e del 68% per le donne (media italiana 65%). La prevenzione resta il primo approccio fondamentale per la cura dei tumori e la Regione Emilia-Romagna ha avviato venti anni fa lo screening gratuito del colon-retto e quasi trent’anni fa quelli del collo dell’utero e della mammella. Gli screening femminili hanno segnato un ulteriore miglioramento nell’ultimo anno: 73% per il tumore della mammella contro il 71% dell’anno precedente, 67% per i tumori della cervice uterina (rispetto al 66%), 53% per i tumori del colon-retto (dato stabile).

Pubblicato il 17 dicembre 2025

Ascolta l'audio

Prende forma a Piacenza il nuovo modello di formazione amministrativa e inserimento lavorativo

Progetto commercialisti 

Sta prendendo forma a Piacenza “Next Pro-Formazione Tecnico Contabile Professionale”, il nuovo percorso ideato dalla Scuola Professionale Skill Lab Amministrazione Italia in collaborazione con l’Unione giovani dottori commercialisti di Piacenza-Lodi, Istituto Cappellari e Infomedia Formazione. Un progetto nato per rispondere a un’esigenza concreta: formare figure amministrative, contabili e fiscali realmente pronte per l’ingresso nel mondo del lavoro Il percorso, articolato in 250 ore suddivise in tre fasi – contabilità base, bilancio/fiscalità/software e dichiarativi – è rivolto principalmente a giovani neodiplomati, ma ha attratto anche candidati con esperienze eterogenee, accomunati dalla necessità di acquisire competenze immediatamente spendibili. La selezione è avvenuta tramite colloqui, test e questionari motivazionali, da cui sono stati individuati i profili più adatti alle richieste degli studi e delle imprese del territorio.


Fabio Maggi, presidente dell’Unione Giovani Commercialisti di Piacenza e di Skill Lab Amministrazione Italia, ha ribadito il valore strategico del progetto: “Next Pro rappresenta un investimento concreto nel futuro dei giovani e nella crescita delle competenze che servono davvero agli studi professionali. Il nostro impegno è garantire che il percorso formativo si traduca in un vero contratto di lavoro, creando figure tecniche pronte e stabili nel tempo”. A conferma del radicamento territoriale, numerosi studi professionali – fra cui Studio Avella, Studio Lavezzi, Studio Cammi, Studio Macrì, Studio Benzi – hanno assicurato un sostegno diretto al progetto e si sono dichiarati disponibili ad assumere i partecipanti al termine del percorso di specializzazione. Ad aderire al progetto anche Confservizi Piacenza srl e Apima Piacenza.

 “Sosteniamo Next Pro – spiega Francesco Avella -perché crea un collegamento reale tra formazione e professione. Non si tratta soltanto di un corso, ma di un percorso di crescita reciproca: i giovani acquisiscono competenze concrete, mentre studi e aziende trovano risorse qualificate, già pronte a operare”. L’assessore alle politiche giovanili del Comune di Piacenza, Francesco Brianzi, ha rimarcato il valore dell’iniziativa: “I partecipanti stanno acquisendo competenze spendibili immediatamente, anche qualora decidessero di aprire una partita Iva in autonomia. È un progetto che guarda avanti e che risponde alle esigenze di un mercato in continua evoluzione”. “Dobbiamo aprire – ha aggiunto Andrea Fossati, consigliere comunale - questa strada: le altre regioni ci guardano. Next Pro è un modello che può essere replicato, perché coniuga formazione, lavoro e responsabilità verso il territorio”.

I partecipanti – selezionati tra circa settanta candidati – hanno espresso entusiasmo e soddisfazione per un percorso che definiscono “diverso da qualunque esperienza scolastica”. Le testimonianze raccolte confermano l’approccio concreto dell’iniziativa: “Qui capiamo realmente come si lavora in uno studio professionale. Non è teoria: è pratica quotidiana, software, casi reali, documenti, scadenze”, spiegano Laurette Doungue Mafo, Andrea Braga e Aleksandar Dimitrov. Il corpo docente di Next Pro – coordinato da Paola Fantini – è composto in larga parte da dottori commercialisti attivi professionalmente, che hanno scelto di mettere a disposizione la propria esperienza operativa. Mattia Valorosi sottolinea così il valore sistemico del progetto: “Skill Lab Italia colma l’ampio divario tra scuola e lavoro, permettendo agli studenti di acquisire competenze tecniche e ai docenti di individuare risorse qualificate da inserire nei propri studi. In un mercato dove è sempre più difficile reperire personale formato, rappresenta un’opportunità concreta per entrambe le parti”. “È unico – aggiunge Patrizia Rossi - nel nostro territorio: mette in contatto giovani e studi in modo concreto. Il percorso supera la teoria e porta i ragazzi a confrontarsi con la realtà quotidiana di un’azienda o di uno studio. È un investimento reciproco che valorizza giovani e imprese, rafforzando l’intero tessuto professionale”.

Francesco Perini evidenzia la qualità del gruppo selezionato: “Formare questi giovani è un piacere: entusiasmo, attenzione e voglia di crescere sono costanti. Il percorso crea una continuità reale tra formazione scolastica-universitaria e pratica quotidiana dello studio professionale”. Mattia Magnani ha richiamato inoltre l’importanza delle competenze trasversali, della familiarità con software gestionali, della capacità di lettura dei processi amministrativi e della collaborazione in team: elementi ormai indispensabili per operare efficacemente negli studi e nelle imprese moderne.

Un ringraziamento al corpo docenti In chiusura, viene rivolto un ringraziamento a tutti gli altri componenti del team didattico composto dai commercialisti: Arianna Molinaroli, Carlo Bernardelli, Carlo Salice, Daniela Cristillo, Danila Gambazza, Danila Dosi, Francesca Lombardelli, Matteo Galante, Loretta Buschi, Marisa Benzi, Margherita Ferrante, Silvia Sardo, Valentina Solari, Roberta Cassinelli e Gianluigi Boselli, oltre al coordinamento di Paola Fantini, per l’impegno e la qualità del lavoro svolto.

Pubblicato il 17 dicembre 2025

Ascolta l'audio

Raccolta differenziata dei rifiuti, la provincia piacentina è al 74,2%

Raccolta differenziata ultimi dati 

Prima regione in Italia per raccolta differenziata. È l’Emilia-Romagna che, nel 2024, ha visto crescere ancora questo processo di separazione dei rifiuti, per tipo di materiale, toccando quota 79% a livello regionale, superando il Veneto che da anni occupava il gradino più alto del podio, con un incremento del +1,8% rispetto al 2023, perfettamente in linea con le previsioni del Piano rifiuti. Ora, in base al Rapporto Rifiuti Urbani 2025, redatto dall’Ispra e appena pubblicato, l’Emilia-Romagna risulta essere anche la regione che differenzia di più. “Il risultato certificato da Ispra- commenta l’assessora regionale all’Ambiente, Irene Priolo- conferma che la strada intrapresa è quella giusta e anzi, già sappiamo che il 2025 si chiuderà con il raggiungimento dell’obiettivo dell’80%. Nel 2020 partivamo dal 72,2%, una crescita di quasi 8 punti percentuali è straordinaria. È la prima volta che raggiungiamo questo traguardo che ci riempie di soddisfazione, ma soprattutto ci impegna a continuare a investire in innovazione, qualità del servizio e partecipazione delle comunità. La collaborazione tra cittadine, cittadini, Comuni e gestori resta il motore principale di questo percorso: solo così possiamo trasformare ciò che è considerato uno scarto in una vera risorsa e rendere concreta la transizione ecologica puntando sull’economia circolare e l’innovazione del sistema produttivo”.

 I DATI PER PROVINCIA E PER CAPOLUOGHI

Analizzando i dati provinciali, emergono differenze legate alle specificità territoriali e alle scelte organizzative delle amministrazioni locali. Tra le province più virtuose spiccano Reggio Emilia con l’84,4% (+1,1%), Modena all’84,2% (+5,5%) e Forlì-Cesena con l’83,2% (+1,5%). Seguono Ravenna all’80,7% (+2,4%), Parma al 79,8% (+0,2%), Ferrara al 76,9% (-0,2%), Bologna al 75,1% (+1,5%), Piacenza al 74,2% (+1,2%) e Rimini al 69,2% (+0,4%). Guardando ai Comuni capoluogo, Ferrara raggiunge l’88,3% (+0,4%) di raccolta differenziata, seguita da Reggio Emilia con l’84,5% (+0,6%), Forlì con l’82,0% (+0,1%), Parma con l’81,1% (+0,2%), Ravenna con il 79,5% (+3,5%), Modena con il 78,9% (+5,5%), Bologna con il 72,8% (-0,1%), Piacenza con il 72,0% (+0,7%) e Rimini con il 66,8% (+1,0%). A Rimini, va segnalato che non è ancora partita la procedura di affidamento del servizio, condizione che ha limitato gli investimenti per migliorare ulteriormente le performance.

Continua a crescere anche la quota dei Comuni che raggiungono o superano l’80% di raccolta differenziata: sono 167, pari al 50,6% del totale, mentre ben 36 Comuni (10,9%) hanno superato la soglia del 90%. Fondamentale il ruolo della regolazione, che ha consentito di coprire quasi tutti i territori provinciali con contratti di lungo periodo: sono infatti 12 su 19 i bacini gestionali con affidamenti completati al 2024, tutti assegnati a operatori qualificati e con obiettivi ambientali coerenti con il PRRB 2022-2027. Nel dettaglio, nel 2024 l’organico si conferma la frazione di rifiuto più raccolta in modo differenziato, con una quota del 37,4%, seguita da carta (18,9%), vetro (8,6%), legno (8,4%), plastica (8%) e ingombranti (4,4%).

Pubblicato il 17 dicembre 2025

Ascolta l'audio

MyMentor, al via da Piacenza la nuova edizione del programma di mentorship dell’Università Cattolica

My Mentor 2026 1

Il kick-off nel campus di Piacenza ha aperto ufficialmente la nuova edizione di MyMentor. La decima stagione appena conclusa, festeggiata come merita un anniversario importante, ha raccolto i frutti della lungimiranza di questo progetto, come aveva detto Anna Maria Fellegara, pro-rettore vicario dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
MyMentor è il programma che abbina mentor, ossia professionisti affermati, spesso laureati all’Università Cattolica, e mentee, cioè studenti interessati a ricevere consigli per il proprio orientamento professionale e la crescita personale, sulla base di specifiche aree di interesse.
È un’idea nata nella Sede di Piacenza-Cremona dell’Università Cattolica, nell’ambito del corso di laurea magistrale in Gestione d’Azienda - profilo General Management, con le docenti della Facoltà di Economia e Giurisprudenza Elena Zuffada, Franca Cantoni e Roberta Virtuani.
L’undicesima edizione è iniziata con i saluti di Pier Sandro Cocconcelli, Preside della Facoltà di Scienze Agrarie, alimentari e ambientali, del professor Francesco Timpano, delegato dal Marco Allena, Preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza, e del direttore di Sede, Angelo Manfredini.

«MyMentor nasce per colmare il divario tra istruzione formale e mondo professionale, grazie all'imprescindibile supporto del Servizio Stage e Placement e del Comitato scientifico di MyMentor» ha spiegato Fabrizio Capocasale, program manager del progetto. «In oltre dieci anni, abbiamo accompagnato più di 800 studenti, offrendo loro uno spazio protetto in cui sperimentare, imparare e crescere. Un percorso in cui i mentor non sono trasmettitori di istruzioni, ma guide capaci di aiutare gli studenti a guardare oltre, trasformando gli ostacoli in risorse, anche grazie al reverse mentoring, che valorizza la loro prospettiva fresca e innovativa». Da undici anni il progetto dell’Università Cattolica accompagna i laureandi delle Facoltà di Economia e Giurisprudenza e di Scienze agrarie, alimentari e ambientali ad un incontro diretto con manager e professionisti, trasformando il passaggio dal percorso accademico al mercato del lavoro in un’esperienza guidata, concreta e personalizzata. Una filosofia racchiusa nel principio che da sempre anima il progetto: bridging the gap. «Costruire connessioni autentiche, aprire porte, offrire direzioni. Non uno slogan, ma un impegno concreto rivolto ai giovani» hanno spiegato, insieme a Capocasale, Giuseppe Ghittoni, Max Traversone e Giulio Drei, tra gli ideatori del format, dopo l’intervento della professoressa Cantoni su “UC CareER Hub: MyMentor 2030, percorsi di sviluppo sostenibile e inclusivo”.

Quest’anno il progetto coinvolge complessivamente 87 coppie tra i campus di Piacenza e di Cremona, numeri che testimoniano l’ampiezza di un format ormai radicato nel tessuto formativo dell’ateneo. A Piacenza le coppie mentor-mentee sono ben 61 coppie, distribuite tra i percorsi di AgriSystem (4), Agricoltura sostenibile e di precisione (4), Scienze e tecnologie alimentari (4), Banking e Consulting (12), Global Business Management (3), Giurisprudenza (9), Gestione d’Azienda (25, di cui 8 coppie nel profilo Consulenza e Governance, 13 in General Management e 4 nel profilo Sostenibilità). A queste, si aggiungono altre 26 coppie nel campus di Cremona. E poi c’è la mentorship duale, ossia cinque casi in cui al mentee sono stati abbinati ben due mentor, così da poter ottimizzare al meglio le competenze dei professionisti operanti in due aree funzionali differenti, tenendo presente le preferenze espresse da ogni mentee.

Pubblicato il 16 dicembre 2025

Ascolta l'audio

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente