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Notizie Varie

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Nuovi progetti alla scuola dell'infanzia Preziosissimo Sangue

prezio

Scuola dell’Infanzia Preziosissimo Sangue, una piccola realtà parrocchiale ma che pensa in grande e che, mettendo al centro del proprio pensare e agire il bambino, continua a rinnovarsi per offrirgli risposte sempre nuove.

L’Associazione William Bottigelli, un’associazione attenta ai bisogni di ogni generazione e a 360 gradi, si è coinvolta nel progetto con la Scuola Preziosissimo Sangue offrendo così l’opportunità ad una giovane di avere gli strumenti multimediali per poter sperimentare con i bambini un percorso di coding che è stato soggetto della propria tesi di Laura inoltre di offrire l’opportunità ad un’altra giovane di specializzarsi come atelierista e creando un piccolo spazio incantato dove le luci e le ombre per i bambini sono gioco, curiosità, interesse, costruzione, scoperta…

Dopo il saluto del parroco e gestore della scuola don Paolo Cignatta entusiasta di questa sua realtà che anno dopo anno prende forme sempre più belle di attenzione al bambino, alle famiglie e alla comunità ha ringraziato l’Associazione William Bottigelli della condivisione di questo nuovo percorso.

E’ quindi intervenuta Laura Pagani, Presidente FISM Piacenza che ha espresso il proprio compiacimento per una scuola che sa proporsi e proporre in modo innovativo, originale e con grande passione di mente e di cuore. “Da quest’anno il Ministero” ha spiegato “ha reso obbligatorio il coding nelle scuole…e loro hanno anticipato tutti i tempi!”

Daniele Cacia e Mario Chitti (Vice Presidente e Consigliere dell’Associazione) hanno invece espresso con soddisfazione l’essere parte di questo progetto propositivo, innovativo e di cura dei piccoli “ed è bello che il progetto parta dal desiderio di offrire il meglio ai bambini ma con un’attenzione speciale a chi è più in difficoltà e agevolando quindi l’inclusione di tutti.”

Ciò che ci sta a cuore” ha spiegato Carolina Sartori, educatrice atelierista della Scuola “è offrire contesti differenti di conoscenza dove tutti i bambini si rendano autonomi e dove tutti possano lavorare agevolando i processi di inclusione” ha poi evidenziato come “l’atelier delle luci sia un ambiente multisensoriale  voluto per il benessere prodotto dalla stimolazione dei cinque sensi al fine di svilupparne la percezione, pensato per tutti i bambini ma in modo specialissimo per i bimbi che manifestano disturbi neurocomportamentali”.

Quindi Rachele Malaspina, docente della Scuola Materna ha illustrato il percorso con Bee Bot, il robot fatto a forma di ape. “I bambini hanno la capacità di riuscire ad apprendere e di apprendere velocemente” ha spiegato “Di conseguenza è facile comprendere l’importanza di insegnare e sviluppare le abilità di coding fin dai primi anni di scuola, con numerosi vantaggi per la crescita, lo sviluppo e il consolidamento di alcune importanti abilità personali trasversali”.

Un binomio felice dunque fra un’Associazione che fa della solidarietà il suo fine ma con l’attenzione a promuovere progetti innovativi e a sostenere la formazione e la crescita dei giovani e chi fa del proprio lavoro educativo non solo un compito ma una missione per rendere migliore la vita di ogni bambino, soprattutto di chi è più in difficoltà.

scuola

Nelle foto, Bottigelli, Cacia e Chitti e un'aula della scuola dell'infanzia Preziosissimo Sangue.

Pubblicato il 29 novembre 2022

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Istituzioni in rete e cittadinanza più informata per combattere la violenza contro le donne

convegno 2

Evidenziare il grande lavoro di squadra svolto da istituzioni e associazioni per delineare, insieme, le linee guida del percorso di presa in carico delle donne vittime di violenza, ed essere un utile veicolo di informazione per la cittadinanza in merito agli strumenti esistenti (e sulle modalità di accesso agli stessi) a supporto delle vittime medesime.
Erano questi gli obiettivi principali del convegno “Insieme per ciascuna-Riconoscere, intervenire e proteggere”, tenutosi nella mattinata di  lunedì 28 novembre in Provincia, che è stato organizzato dal Tavolo provinciale di confronto contro la violenza alle donne nell’ambito del calendario di iniziative per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. L’appuntamento - moderato dal consigliere provinciale Giulia Monteleone - è stato aperto dai saluti istituzionali della presidente della Provincia di Piacenza, Monica Patelli, e del viceprefetto di Piacenza, Attilio Ubaldi.

La presidente Monica Patelli ha sottolineato la valenza di un evento - accreditato anche presso l’Ordine degli Avvocati - che “È stato importante sia per la delicatezza dei temi affrontati sia per il prestigio dei relatori, tutti in prima linea in una delle sfide più qualificanti per la nostra società. Fin dalla sua creazione, nel 2011, il Tavolo Provinciale di confronto contro la violenza alle donne compie sforzi fondamentali nel prevenire e contrastare la violenza di genere, nel sensibilizzare la cittadinanza e nel garantire le pari opportunità tra donne e uomini: in questo cammino la giornata di oggi segna una tappa molto significativa”. La presidente Patelli ha inoltre ringraziato il consigliere provinciale Giulia Monteleone per l’apprezzato lavoro svolto in qualità di presidente del Tavolo Provinciale. Il ruolo sarà ora assunto dalla consigliera Claudia Ferrari, alla quale da ottobre la stessa presidente Patelli ha assegnato anche la delega sulle Pari Opportunità.

Il viceprefetto Ubaldi ha sottolineato l’alto livello dell’iniziativa e ha ricordato varie figure femminili storiche vittime di violenza, tra le quali le sante Caterina e Maria Goretti, come esempi di un fenomeno drammatico contro il quale solo negli ultimi anni sembra essersi finalmente attivata una reazione coesa da parte della società.

Il consigliere Giulia Monteleone si è detta felice dei traguardi raggiunti dal percorso che è stato suggellato dal convegno della Provincia: “Quanto emerso oggi - ha spiegato - è il frutto di un percorso di diversi mesi, per il quale ringrazio tutte le realtà coinvolte. Durante le riunioni tecniche del Tavolo provinciale di confronto contro la violenza alle donne era infatti emersa l’idea di definire linee guida condivise, per mettere in rete e a sistema conoscenze e competenze delle realtà che sono in prima linea rispetto alla violenza di genere. Dal riconoscere i segni e i sintomi, all’intervenire, al proteggere, è molto importante integrare indicazioni coerenti per amministratori, Ausl, Forze dell’ordine, associazioni e professionisti: in quest’ottica le donne vittime di ogni tipo di violenza - fisica, psicologica, economica - potranno essere tutelate e sostenute ancora più efficacemente, e il Protocollo operativo interistituzionale annunciato dalla Prefettura va proprio in questo senso”.

Gli interventi dei relatori si sono succeduti nella logica di raccontare i diversi compiti svolti dalla rete di istituzioni e di associazioni coinvolte nel percorso di presa in carico della donna vittima di violenza.

Il questore di Piacenza Filippo Guglielmino ha delineato le caratteristiche in costante evoluzione degli interventi svolti sia in prevenzione sia in emergenza, che richiedono agli operatori una preparazione specifica e in linea con gli strumenti messi via via a disposizione a livello legislativo. Il tutto avviene nel contesto della provincia di Piacenza, che presenta (come ricordato nei giorni scorsi dal Procuratore capo Grazia Pradella) un numero di codici rossi saliti già a 431 da inizio anno, e in consistente aumento tra luglio e agosto scorsi. Evidenziando l’importanza di incontri come il convegno della Provincia, il colonnello Pierantonio Breda, comandante provinciale dei Carabinieri, ha spiegato le modalità con le quali l’Arma interviene sul territorio per i reati di violenza sulle donne. L’idea di fondo è che la difesa della riservatezza sulla vittima, alla quale sono dedicate apposite stanze nelle Stazioni dei carabinieri, si deve accompagnare ad una sempre più diffusa consapevolezza nella cittadinanza di quanto viene fatto ogni giorno su questo fronte, affinché le vittime non abbiano mai paura di denunciare.

Elena Belli, Coordinatore Unità Operativa Qualità AUSL Piacenza, ha presentato il neonato protocollo aziendale contro le discriminazioni, attualmente in sperimentazione presso il Pronto Soccorso. L’obiettivo, oltre che costruire una piattaforma di lavoro innovativa basata su dati precisi e aggiornati, è configurare il protocollo come strumento educativo contro gli apparati culturali e sociali (stereotipi e pregiudizi in primis) sui quali spesso si fonda la violenza di genere, dedicando particolare attenzione alla singola persona presa in carico.

Il viceprefetto aggiunto Claudio Giordano, tratteggiato un rapido excursus sulle linee guida dei principali documenti nazionali e internazionali contro la violenza sulle donne, ha annunciato come la Prefettura stia definendo un protocollo operativo interistituzionale (con Prefettura, Procura della Repubblica, Provincia, Comune di Piacenza, Questura, Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri, Comando provinciale della guardia di Finanza, Ausl di Piacenza, Ufficio Scolastico Provinciale di Piacenza, Centro Antiviolenza La Città delle donne-Telefono Rosa di Piacenza) per la promozione di strategie condivise finalizzate alla prevenzione ed al contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne.

Il documento, una novità per il nostro territorio, punta a migliorare la sinergia tra le componenti che agiscono sul fronte della violenza di genere e a incentivare le politiche educative, anche per incontri nelle scuole - in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale - finalizzati a sensibilizzare i giovani alla cultura del rispetto. Attualmente si stanno raccogliendo le osservazioni delle varie componenti, ultimate le quali si procederà - dopo il nulla osta del Ministero - alla sottoscrizione.

Donatella Scardi e Anna Gallazzi, presidente e vicepresidente del Centro Antiviolenza Piacenza-Associazione “La Città delle Donne”, hanno sottolineato come il convegno di oggi abbia dato una risposta all’esigenza di concretezza che emerge dal territorio, e il fatto che le donne vittime di violenza possono davvero ricominciare a vivere nella misura in cui la società - sostenendole con compattezza - crede nella loro capacità di reagire e di superare il momento più difficile.

Il dato di 3.776 donne accolte da inizio anno in regione dai centri antiviolenza conferma che la situazione richiede il massimo impegno delle istituzioni, come nel caso del protocollo annunciato dalla Prefettura o del video “Non sei sola, siamo insieme” realizzato in collaborazione tra Comune, Provincia, Ausl e Comitato per la promozione dell’Imprenditorialità Femminile della Camera di Commercio: il clip invita le vittime di violenza a chiamare il 1522, che dal call center del Centro antiviolenza di Roma rimanda al centro di riferimento del territorio.

Presenti per il Comune, per raccontare la scelta di fare di questo video il perno della propria campagna di comunicazione per il 25 novembre, le assessore Nicoletta Corvi e Serena Groppelli: l’assessora Corvi ha descitto il clip come un’azione corale del territorio e delle istituzioni, che punta a comunicare anche il bisogno di trasformazione culturale che deve interessare ogni donna e ogni uomo.
Altre due proiezioni hanno concluso l’intensa mattinata. Il trailer del docufilm Child Abuse è stato presentato dalla presidente di Soroptimist Piacenza Alessandra Tampellini, che ha raccontato il senso e le principali iniziative della campagna “Orange the World”.
Il racconto di un caso di violenza, ma anche un finale carico di speranza, nel clip realizzato dai ragazzi dell’istituto Romagnosi - ai quali è stata volutamente lasciata la conclusione del convegno - che aveva vinto il contest di Piacenza Memes nell’ambito del progetto “La rivoluzione dei nativi digitali”. Il video è stato presentato da Valentina 
Zorza di CIPM Emilia insieme alla studentessa Emma Caricati, in rappresentanza dei compagni Elisa Mendoza, Tommaso Savi e Stefania Raso.

 Pubblicato il 29 novembre 2022

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Amore e rispetto non alzano le mani. I sindaci piacentini uniti nella Giornata contro il femminicidioa

panchine rosse 

Uniti per contrastare la violenza di genere e il femminicidio. Sono tutti i sindaci dei Comuni di Piacenza e provincia che venerdì 25 novembre dalle pagine dei social istituzionali ribadiranno il loro “no” alla violenza fisica, alle vessazioni psicologiche e al femminicidio, nella giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.
“Noi sindache e sindaci piacentini abbiamo  deciso di far sentire la nostra voce perché si possa dire stop al corpo di una donna pensato come oggetto ed esclusiva proprietà, agli stereotipi sessisti e alla paura tra le mura domestiche, al lavoro e per strada, che troppe donne vivono”, sottolinea Marica Toma, sindaca di Cadeo a nome di tutti gli amministratori.
Diffondere questo messaggio è un modo per promuovere conoscenza, informazione e sensibilizzazione. Dobbiamo mettere in campo tutti gli strumenti affinché  vi sia uguaglianza di genere, emancipazione di tutte le ragazze e le donne e una concreta lotta fianco a fianco di uomini e donne contro le discriminazioni”.
“Il post è accompagnato da una mappa delle panchine rosse disseminate su tutto il territorio piacentino, simbolo di tutte le iniziative che si terranno durante la giornata in tutti i Comuni ma anche segno permanente di memoria e speranza che ci ricorda che l’amore e il rispetto non alzano le mani ma ti prendono per mano”, conclude Toma.


Il post pubblicato sulle pagine dei social di tutti i Comuni piacentini:

Uniti per contrastare la violenza di genere e il femminicidio.
Per dire NO alla violenza fisica, alle vessazioni psicologiche e al femminicidio.
NO al corpo di una donna pensato come oggetto ed esclusiva proprietà;
NO agli stereotipi sessisti;
NO alla paura tra le mura domestiche, al lavoro e per strada.

Insieme per dire SÌ all’uguaglianza di genere;
SÌ all’emancipazione di tutte le ragazze e le donne;
SÌ alla lotta fianco a fianco di uomini e donne contro le discriminazioni;
SÌ alla conoscenza, all’informazione e alla sensibilizzazione.

Le panchine rosse disseminate nei nostri territori sono  segno permanente di memoria e speranza e ci ricordano che
L’AMORE E IL RISPETTO NON ALZANO LE MANI MA TI PRENDONO PER MANO.

Pubblicato il 25 novembre 2022

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Infezioni da Hiv in calo, dieci diagnosi nel 2021 nel Piacentino

fiocco

Continuano a diminuire in Emilia-Romagna le persone che contraggono l’infezione da Hiv: negli ultimi 16 anni il trend è costantemente in calo sia per gli uomini che per le donne, con le nuove diagnosi che si sono più che dimezzate, passando da 368 del 2006 a 175 del 2021. Resta alta, invece, la percentuale di chi arriva a una diagnosi tardiva: il 57%. Ad attestarlo, i dati dell’ultimo Report curato dall’assessorato regionale alle Politiche della Salute. La Giunta regionale ha rinnovato recentemente la Commissione Consultiva Tecnico-Scientifica per gli interventi di prevenzione e lotta contro l’Aids, composta da 18 esperti di diversa professionalità tra le discipline interessate alla prevenzione, cura e assistenza delle persone sieropositive HIV e del mondo del volontariato regionale. A presiederla è stata nominata Cristina Mussini, professoressa ordinaria di Malattie Infettive dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e direttrice della Struttura Complessa di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena.

In Emilia-Romagna nel 2021 sono state registrate 175 nuove diagnosi di infezioni da Hiv in persone residenti, con un’incidenza pari a 3,9 casi ogni 100.000 abitanti; incidenza che si mantiene più alta nel sesso maschile (6,4 rispetto a 1,5 del sesso femminile). Nel periodo 2006-2021, secondo i dati del Settore prevenzione collettiva e sanità pubblica della Regione Emilia-Romagna, l’incidenza media è risultata di 7,0 casi per 100.000 abitanti: il trend è in calo in entrambi i sessi. L’unico lieve rialzo è stato registrato proprio nel 2021, rispetto alle 145 diagnosi del 2020: l’ipotesi è che siano state recuperate diagnosi non effettuate l’anno precedente a causa della pandemia, ma solo i dati futuri potranno confermarlo.

Nell’intero periodo considerato le persone sieropositive diagnosticate sono prevalentemente di sesso maschile (74%), nella fascia di età 30-39 anni (31%) e di nazionalità italiana (68%). La modalità di trasmissione principale risulta essere nell’88% dei casi quella sessuale (52% eterosessuale e 36% omo-bisessuale); in particolare, nel 2021, la trasmissione omo-bisessuale risulta più alta rispetto a quella eterosessuale (rispettivamente 47% e 43%). In quasi un quinto dei casi (19%) di sesso femminile, la sieropositività è stata scoperta in corso di gravidanza; in genere si tratta di donne straniere (84%).

Una diagnosi precoce dell’infezione da Hiv consente di attivare tempestivamente cure efficaci. Nel periodo 2006-21, oltre la metà (52%) delle persone era già in Aids, o in una fase molto avanzata dell’infezione, al momento della diagnosi HIV. Nel 2021 tale quota è pari al 57%. L’incidenza per classi di età mostra come le più colpite siano quelle tra i 20 e 49 anni: il fenomeno è appena rilevabile per i giovanissimi sotto i 20 anni e di minor impatto negli ultracinquantenni. Le persone straniere con diagnosi di infezione da Hiv rappresentano poco meno di un terzo (32%) del totale: sono sensibilmente più giovani rispetto agli italiani e prevalentemente di sesso femminile. L’incidenza degli stranieri presenta un andamento costantemente più alto rispetto a quello degli italiani, anche se la differenza si è ridotta nel tempo. Nel 2021 i nuovi casi di Aids tra residenti in Emilia-Romagna sono stati 47. L’incidenza biennale 2020-21 (più stabile, vista la scarsa numerosità) è pari a 1,0 casi per 100.000 abitanti. Dal 1996, anno di introduzione delle terapie antiretrovirali (ARV), si è osservato un forte calo delle diagnosi e dei decessi, con un incremento progressivo del numero delle persone che vivono con una diagnosi di Aids. Le nuove diagnosi di Hiv nel 2021 sono state 50 a Bologna (con un’incidenza di 4,9 casi ogni centomila abitanti), 22 a Rimini (incidenza 6,5), 20 a Reggio Emilia (incidenza 3,8) e a Modena (incidenza 2,8), 19 a Parma (incidenza 4,2), 12 a Ferrara (incidenza 3,5) e a Forlì-Cesena (incidenza 3,0), 10 a Piacenza (incidenza 3,5) e a Ravenna (incidenza 2,6).

Pubblicato il 28 novembre

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ConfapiD: le testimonianze delle imprenditrici in una cultura ancora da cambiare

donne 

Per Ombretta Sarassi, direttrice generale di Opem spa, azienda mondiale nella produzione di impianti per il confezionamento alimentare, “la valorizzazione del ruolo della donna nelle imprese è un percorso lungo, niente viene regalato”. Per Laura Ottaviani invece, amministratrice delegata di Ottaviani spa attiva nel settore dei bijou, l’ingresso in azienda - per lei donna e figlia del titolare, “non è stata facile”: “Nonostante ci fosse già un’apertura alcuni stereotipi resistevano”spiega.
Sono loro le protagoniste del convegno su “Il valore aggiunto delle donne nell’impresa” organizzato dalle donne imprenditrici di ConfapiD Piacenza al Laboratorio Aperto Piacenza nella ex chiesa del Carmine.

“Sono 6200 a Piacenza le imprenditrici a fronte di un milione e 345 mila in Italia” spiega la presidente di ConfapiD Piacenza Sara Brugnoni all’inizio del convegno: per loro, ma soprattutto per la valorizzazione dell’imprenditoria femminile, il prossimo anno verrà riproposto il fondo regionale sperimentato nel 2021 che ha permesso di cofinanziare 107 progetti di imprese al femminile. Ad annunciarlo è Barbara Lori, assessore alle pari opportunità della regione Emilia Romagna intervenuta all’inizio dell’incontro insieme all’assessore Nicoletta Corvi che ha evidenziato “la necessità di una riflessione e un impegno che vadano oltre la giornata del 25 novembre”.
“Non penso esista un modo di fare impresa al maschile o al femminile perché un’impresa deve stare sul mercato e le leggi di mercato non fanno distinzioni di genere - spiega il presidente di Confapi Industria Piacenza Giacomo Ponginibbi  - ma ci sono ancora tanti stereotipi da scansare e per competere è necessario che le condizioni siano le stesse per tutti”.
“Spesso la donna nell’azienda ha un ruolo significativo che però non sempre viene riconosciuto - fa notare la presidente nazionale di ConfapiD Giovanna Boschis Politano - lei è quella che fa andare avanti l’azienda e riesce a conciliare la vita di famiglia e d’azienda”.
Ma le vere protagoniste sono le imprenditrici: “Per anni sono stata la moglie di mio marito, la signora Binacchi. Quando finalmente hanno iniziato a chiamarmi con il mio nome, Ombretta Sarassi, ho capito che finalmente ero riconosciuta come tale” spiega la direttrice generale di Opem.
Ottaviani invece fa notare che “la sua azienda può contare sul 70 per cento di donne fra i dipendenti”: “Non è una discriminazione al contrario - spiega - semplicemente cerchiamo di dare a tutti le stesse opportunità e di essere flessibili nelle esigenze”.
A chiudere, dopo l’intervento dell’avvocato Francesca Cilli, è stata Patrizia Magnante, presidente della Società italiana di sociologia: A chiudere è stata Patrizia Magnante, presidente della Società italiana di sociologia: “Se nel Pnrr sono stati stanziati dei fondi per valorizzare le imprese femminili e non quelle maschili, significa che il problema c’è: la nostra cultura è ancora molto indietro, deve fare i conti con secoli di discriminazioni. Ci si pone diversamente in famiglia e anche quando si entra nel mondo del lavoro a seconda che uno sia uomo o donna”.

pubblicocarmone

Nelle foto, l'incontro a cura di ConfapiD nell'ex chiesa del Carmine.

Pubblicato il 25 novembre 2022

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