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Il Cardinal Zuppi a Piacenza: «non abituiamoci alla guerra»

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Il freddo e la pioggia non hanno fermato le moltissime persone, accorse nella chiesa di San Giuseppe Operaio, la sera del 1° marzo, per ascoltare le parole del cardinale mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Una celebrazione ricca di emozioni, guidata dall’associazione Assofa che, attraverso canti e preghiere, ha coinvolto intensamente i presenti. L’iniziativa è stata fortemente desiderata dallo storico presidente di Assofa Giancarlo Bianchini, deceduto lo scorso 3 dicembre, che proprio con il cardinal Zuppi aveva partecipato nei primi anni ‘90 ai tavoli di lavoro che portarono alla risoluzione di pace in Mozambico, sotto la guida della Comunità di Sant’Egidio.
La veglia iniziata con un canto di pace accompagnato dalla danza dei giovani dell’Assofa, ha subito immerso nel clima di fraternità e di preghiera della serata. Dopo i saluti e l’introduzione del vescovo mons. Adriano Cevolotto, si sono ascoltate le testimonianze di un rappresentante del gruppo dell’Arsenale dei Pace di Torino e dei volontari dell’Assofa. È seguita la lettura della sacra scrittura a cui ha fatto eco la riflessione del cardinal Zuppi.

La preghiera chiama alla pace

“Non dobbiamo abituarci alla guerra - ha esordito mons. Zuppi - e pensare che in fondo non ci riguarda”. Ricordando come tutti dobbiamo chiedere la pace, il cardinale ha sottolineato l’importanza dell’incontro, domandandosi che cosa si può fare insieme? “La prima opera - ha risposto - come cristiani, è quella della preghiera. Chi alza le mani in atteggiamento orante sperimenta la chiamata alla pace, e l’unica via è quella di essere artigiani di pace. Ritrovarsi qui questa sera - ha aggiunto il Cardinale - anche con i fratelli delle altre chiese cristiane, chiamati da Gesù, vero artigiano di pace, è un momento significativo e importante”.

Giancarlo Bianchini: un uomo buono

Un altro elemento portante della veglia è stato quello di ricordare il sacramento dell’amicizia, così definita da Zuppi che ha unito i presenti a Giancarlo Bianchini. “Ho incontrato un uomo buono, - ha ricordato il cardinale - uno che si specchiava negli altri, soprattutto nei più piccoli e fragili che sono i veri maestri di pace. Gli artigiani di pace - ha proseguito - credono nella pace non perché ce l’hanno, ma perché la cercano e la vogliono in tutti i modi. È questa una forza straordinaria che costringe coloro che hanno il potere e possono prendere decisioni ad andare nella giusta direzione”.

La figura di Maria, la madre di Gesù  

Maria, la madre di Gesù è l’altro riferimento di cui ha parlato da mons. Zuppi: “Una donna piccolissima, che ha potuto cantare come i troni dei potenti si possono ribaltare e che la pace arriva quando gli umili sono rialzati, e i fragili, i deboli, quelli che sembrano non contare niente, sono innalzati da tanto amore”.

Essere artigiani di pace

“Se non la finisce di piovere, se i nostri egoismi non cessano, nessun argine potrà resistere… Ognuno di noi è un cielo che può dare pioggia o sereno, è guardiano degli argini della pace… L’amore è l’arma decisiva della pace che i soldati non potranno mai distruggere… La guerra è un frutto del nostro peccato… Prima di prendercela con il cannone dobbiamo togliere il male dentro di noi”. Sono alcune delle frasi di don Primo Mazzolari, voce profetica del secolo scorso, citate in conclusione, dal cardinal Zuppi che ha invitato a seguire l’esempio del Signore per essere artigiani di pace.

Segni e preghiere

Vicino all’altare è stata posta, durante la celebrazione, l’icona di “Maria dalle tre mani”, portata dal gruppo Sermig di Torino, una immagine che ha viaggiato, in uno zaino, in giro per l’Italia e per il mondo, simbolo del cammino e della ricerca dei cercatori di pace. Si è recitato insieme poi la preghiera a Maria “madre dei giovani”. L’altra simbologia è stata quella dell’accensione di ceri, segni di pace, al termine di ogni riflessione letta dai volontari dell’Assofa. Altre preghiere, nel segno dell’ecumenismo, sono state pronunciate dai rappresentanti delle varie chiese cristiane presenti a Piacenza.

Il magistero della fragilità

La veglia di preghiera, nel quarantesimo di fondazione dell’Associazione Assofa, ha manifestato le parole: incontro, dialogo, accoglienza che sono realtà quotidiana per chi si mette a fianco delle persone con disabilità, che diventano maestri. “Loro ci insegnano e costruiscono la pace ogni giorno, incessantemente - hanno sottolineato i volontari di Assofa -. E chiedono a noi di fare lo stesso, di volerci bene, di essere uniti e collaborare, di costruire insieme perché davvero tutti e ciascuno possano realizzare la propria vita sperimentando di essere amati e di poter amare. Potremmo quasi dire che “ci costringono” a fare la pace fra noi, per essere capaci di rispondere ai loro bisogni e volergli bene fino in fondo, sul serio. Abbiamo capito camminando con loro che dobbiamo imparare a superare le nostre differenze e i nostri modi “chiusi” di vedere l’altro per cercare sempre il bene comune, il bene che fa bene a tutti, il bene che permette a ciascuno di essere valorizzato e di portare nella comunità i propri talenti a disposizione di tutti. Per questo li chiamiamo “maestri di umanità”, potremmo aggiungere “maestri di pace” e ci troviamo in sintonia con le affermazioni di papa Francesco che recentemente ha parlato di magistero della fragilità”.

Riccardo Tonna

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Nelle foto, alcuni momenti della Veglia in San Giuseppe Operario con il cardinal Zuppi.

Pubblicato il 2 marzo 2023

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