Non basta mettere un preservativo in tasca ai propri figli
di Cecilia Galatolo  
17 Agosto 2026
I 10 comandamenti in famiglia - 6°: Non commettere atti impuri

Non basta mettere un preservativo in tasca ai propri figli

“Non commettere atti impuri”, ci chiede il sesto comandamento. E cosa dice a noi genitori? Che mettere in tasca ai figli un preservativo non è sufficiente.

 

La Teologia del corpo

Una domenica di Carnevale sono stata invitata
in una parrocchia di Cesena per parlare dei miei libri sull’affettività.
Il pubblico era composto da persone
impegnate nella pastorale familiare, perlopiù genitori,
riuniti per ricevere spunti su come affrontare con i figli
il tema della sessualità.
La premessa che faccio sempre in questi incontri
è molto semplice: non sono ginecologa, né sessuologa, né psicologa.
Dunque, a che titolo parlo?
Nella mia vita ho avuto il dono di approfondire e studiare
la
Teologia del corpo, cioè la visione cristiana della sessualità.
Non ho titoli da esibire,
ma esperienze e testimonianze incarnate da condividere.
La mia prospettiva è quella di chi propone la scuola del Vangelo
in alternativa alla scuola della pornografia.

 

“Non commettere atti impuri”, ci chiede il sesto comandamento. E cosa dice a noi genitori?
Che siamo responsabili di educare i nostri figli anche in questo ambito. Altrimenti, qualcuno lo farà per noi.

 

Non basta mettere in tasca ai figli il preservativo per educarli

Durante un incontro di formazione, dove ero stata invitata a parlare dei miei libri sull’affettività, sono rimasta colpita da una donna con figli che si affacciano nell’età adulta che, dopo avermi fatto una domanda, prendeva appunti.
Non sono docente e non eravamo all’università. Eppure, mi ha colpito questo gesto, segno del bisogno dei genitori di avere strumenti per proporre ai ragazzi messaggi apparentemente fuori dal mondo, come la visione cristiana della sessualità.

La domanda chiave

“Come faccio a parlare di castità ai miei figli, in un mondo come quello di oggi?”: questa domanda è ricorrente; racchiude timori e senso di inadeguatezza.
Quel giorno, senza troppi scrupoli, ho risposto che le alternative sono due: o offriamo una visione diversa da quella del mondo, o i nostri figli davvero non avranno scelta.
Forse saremo presi per pazzi e retrogradi, ma davvero non vogliamo seminare nei nostri giovani la consapevolezza che sono fatti per amare ed essere amati in modo vero, totale, a costo di rinunciare ad un piacere momentaneo?

Se siamo cristiani, non possiamo accontentarci di mettere loro un preservativo in tasca, con la speranza di non diventare nonni prima del tempo.
Dobbiamo dirlo ai nostri figli che usare un’altra persona per egoismo è come rubare in un luogo sacro. Perché ciascuno di noi è un tempio e il corpo custodisce un’anima.

Che cos’è la castità?

Giovanni Paolo II affermava che la castità “è la trasparenza dell’amore”. Essere casti non significa castrarsi, ma amare in modo libero, da padroni del proprio corpo e non da schiavi degli istinti.
La castità non è “negazione dell’amore”, è capacità di un amore vero.
Di fronte alla parola castità spesso si ride. Sembra vada a braccetto con “tabù”, “moralismo”, sterili “sensi di colpa”.
Il rischio, cadendo in questi preconcetti, anche per noi cristiani, è di scegliere la mera astinenza, non l’autentica castità, virtù che consente un amore pieno e pulito.
Se vogliamo essere educatori credibili e portare ai giovani un annuncio che faccia risuonare la bellezza più che la privazione, dobbiamo saper spiegare proprio che la “castità” non è anzitutto un “no”, ma un “sì”, da cui discendono dei “no” per un bene maggiore.

 

La persona non è i suoi genitali

Vogliamo che i nostri figli lo sappiano? Perché se lasciamo il vuoto, qualcun altro lo colmerà.
La scuola della pornografia, che ormai “insegna” ovunque, ci dice l’esatto contrario: se il Vangelo ci indica un volto, la pornografia riduce la persona ai suoi genitali. Il Vangelo chiama alla comunione e all’incontro personale; la pornografia riduce il sesso ad azione meccanica; il Vangelo chiama per nome, nella pornografia il nome non conta.
Ebbene, cari genitori, se crediamo nel Vangelo e vogliamo osservare il sesto comandamento, dobbiamo avere il coraggio di essere i primi testimoni, anche in un tema delicato come quello della sessualità. Ecco perché non basta mettere il preservativo in tasca ai nostri figli.

 

 

E gli altri comandamenti coniugati in famiglia?
Quelli pubblicati li trovi qui: https://www.ilnuovogiornale.it/category/rubriche/genitori-e-figli/

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