Accogliere il bambino, senza rinunciare ai propri sogni
Dafne si accorge di aspettare un figlio mentre inizia l’università. Il quinto comandamento - “Non uccidere” - coniugato in famiglia
Un bambino non programmato e una scelta difficile: cosa ci dice la storia di Dafne?
Un bambino in arrivo: se accade l’imprevisto
Quando ho scritto il libro “Genitori sta a noi”,
edito da Mimep Docete, arrivata al quinto comandamento
mi sono bloccata: avevo troppe cose da dire
e non sapevo da dove iniziare.
Poi mi è tornata in mente una frase
detta da una bambina al catechismo:
“Ci sono tanti modi per uccidere,
mica solo con il mitra o il bazooka!”.
Quella frase mi è rimasta impressa
e continua a guidarmi anche oggi,
nel mio essere madre.
Perché davvero esistono tanti modi
per “uccidere” un figlio:
non curando la sua originalità,
non aiutandolo a sbocciare,
affossando la sua personalità.
Oggi, però, vorrei parlare, con rispetto,
di quando la vita di un figlio
sembra davvero un ostacolo per noi
e può fare paura accogliere l’imprevisto…
Su Punto Famiglia, due anni fa, è uscita un’intervista ad una mamma che aveva scoperto di essere incinta subito dopo aver iniziato la facoltà di medicina. L’articolo si intitolava: “Mamma e studentessa di medicina: «Rifarei tutto». La storia di Dafne”.
Quel bambino: di fronte ad un bivio
Dafne racconta di essersi quasi trovata di fronte ad un bivio: o la carriera o la maternità.
Poi ha scoperto una terza via: accogliere il bambino, senza rinunciare ai suoi sogni.
Di certo non era facile. Intorno a lei, molti le dicevano che era impossibile proseguire gli studi. Aveva ancora tanti anni di intenso lavoro davanti e frequentava l’università in una città a due ore da casa. Sì, perché, oltretutto, era una studentessa fuori sede: originaria della provincia di Ancona studiava medicina a Bologna.
La coppia non ha mai pensato di interrompere quella gravidanza, ma spesso Dafne piangeva e si chiedeva come avrebbe fatto.
Il supporto dei medici
La parte bella di questa vicenda è che ad asciugare le sue lacrime sono stati soprattutto dei medici, quelli che la seguivano durante la gravidanza. L’incoraggiavano, dicendo che studiare e avere un figlio era perfettamente possibile.
Una dottoressa, in particolare, le ha dato forza, quando le ha confidato che, potendo tornare indietro, preferirebbe avere un figlio a 20 anni, nel periodo dello studio, invece di concentrarsi solo sulla carriera fino ai 40.
Gli angeli di Bologna
Con l’aiuto delle famiglie di origine, Dafne è riuscita a trovare una soluzione. Ha lasciato la casa, accettando la vita da pendolare e a Bologna una cara amica sposata – molto credente e dal cuore generoso – le ha proposto di accoglierla gratuitamente, quando doveva fermarsi per i tirocini.
Con un bambino piccolo e tante spese da affrontare, prima di avere uno stipendio, quel gesto è stato un dono enorme: “Li chiamo gli angeli di Bologna”, racconta. “Hanno ricavato per me una piccola stanza. Temevo di essere d’intralcio, di disturbare… invece, ogni volta che arrivo, fanno festa. Spesso si offrono anche di tenere il bambino”.
Il suo bimbo, che oggi ha quattro anni, è diventato la mascotte del gruppo universitario: “A volte viene con me all’università. I miei compagni mi chiedono sempre di lui”.
Racconta di aver persino allattato a lezione, senza trovare problemi di nessun tipo da parte dei docenti. Questo è il lato bello dell’umanità, che spesso manca nel nostro Paese in forte calo demografico e, talvolta, “allergico ai bambini”…
Una mamma e un bambino: laurea per due
Ovviamente, ha giocato un ruolo centrale il compagno, che, oltre ad essere un ottimo padre, ha sempre sostenuto lei: “Quando sono in sessione d’esami, nel fine settimana, giocano tanto insieme, a volte lo porta fuori, per farmi studiare. Questa laurea la prenderemo in due, quando arriverà il giorno…”. E poi, oltre ai nonni, c’è la sorella, che ha preso molto seriamente il suo ruolo di zia.
Quando si dice che per crescere un figlio ci vuole un villaggio è proprio vero. Dafne può testimoniarlo.
E se tanti si sgolano per gridare alla donna che quel figlio le rovinerà la vita, c’è chi sceglie di mettersi in gioco in prima persona, perché la vita trovi spazio, senza che la donna rinunci ai desideri di bene che ha per se stessa.
E gli altri comandamenti coniugati in famiglia?
Quelli pubblicati li trovi qui: https://www.ilnuovogiornale.it/category/rubriche/genitori-e-figli/
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