Gli adulti impacciati  a parlare di sesso ai propri figli
di Cecilia Galatolo  
31 Agosto 2026
I 10 comandamenti in famiglia - 6°: Non commettere atti impuri

Gli adulti impacciati a parlare di sesso ai propri figli

Se i genitori tacciono, anche i figli imparano a non aprirsi

Il sesto comandamento ci invita a non commettere atti impuri. Ma noi genitori, cosa facciamo concretamente per educare i nostri figli in questa direzione? È il grande paradosso del nostro tempo: si sente parlare di sesso ovunque, tranne che nel luogo più giusto per farlo in modo vero e maturo – la famiglia.

La storia di Clare Crockett

Se non sapete da dove iniziare, partite
da ciò che tocca più in profondità:
le storie vere.
E se voi stessi non avete ancora le idee del tutto chiare,
lasciatevi nutrire da testimonianze coerenti e luminose.
Oggi vi parlo di Clare Crockett,
una giovane suora morta nel 2016
durante un terremoto in Ecuador.
Una donna che, dopo aver smarrito
il senso della propria purezza,
ha saputo ritrovarlo in modo pieno e autentico.
Non entrerò nei dettagli della sua vita
– che potete trovare raccontata
molto bene in un documentario –
ma mi soffermerò su questo aspetto:
il valore del corpo, che aveva perduto
e che, con stupore e verità, ha poi riscoperto.

 

Spesso, viaggiando per presentare libri sulla sessualità nella visione cristiana, mi trovo davanti adulti impacciati. Non per cattiva volontà, ma perché non sanno da dove iniziare. È una fatica reale, che merita rispetto.
Eppure, se i genitori tacciono, anche i figli imparano a non aprirsi: ciò che è tabù per gli adulti, diventa tabù anche per loro.
Noi Millennials (sono del ’92) siamo cresciuti, salvo eccezioni, in questo silenzio.
Mentre il mondo correva verso una presunta “liberalizzazione” sessuale e la Chiesa sembrava restare indietro, in famiglia mancavano parole e guide.
Così a educarci sono stati i media – film, musica, internet – spesso con un linguaggio povero, quando non esplicitamente pornografico.
È il grande paradosso del nostro tempo: si parla di sesso ovunque, tranne che nel luogo più giusto per farlo in modo vero e maturo – la famiglia. E quasi mai secondo una visione che riconosca il corpo come dono e realtà sacra.

Storie vere di guarigione affettiva

La storia di Clare Crockett è molto significativa.
Da giovane attrice, viveva immersa nella cultura dominante: successo, eccessi, relazioni superficiali. Aveva tutto ciò che molti desiderano, eppure dentro cresceva un vuoto. Quel vuoto iniziò a incrinarsi durante un pellegrinaggio in Spagna, quasi “per sbaglio”. Davanti al crocifisso, capì per la prima volta di essere amata: “È morto per me”.
Ma comprendere non bastò a cambiare subito vita.
Tornata a casa, ricadde nei vizi. Finché, in una notte di eccesso e solitudine, nel bagno di una discoteca, sentì dentro una voce, era la presenza di Dio, che le diceva: “Perché continui a ferirmi?”.
Quella domanda non la lasciò più.

Poco dopo, in un hotel di Londra, mentre la carriera sembrava decollare, si accorse di non essere felice. E trovò il coraggio di scegliere: lasciò tutto per seguire Cristo.

Il suo cammino non fu immediato né facile.
Fu un percorso lento, fatto di cadute, ferite da guarire, resistenze da vincere. Ma, passo dopo passo, imparò a passare dalla violenza interiore alla pace, dall’egoismo al dono.
Divenne suora, emise i voti perpetui e dedicò la sua vita ai giovani, ai malati, ai più poveri. Ai ragazzi parlava con forza e verità, perché conosceva bene le illusioni che li ingannano: “Non perdete la purezza”.

Morì a 33 anni, in Ecuador, durante un terremoto, mentre serviva gli ultimi. Una vita breve, ma piena.

La sua storia ci ricorda qualcosa di essenziale: nessuno è perduto, nessuna ferita è definitiva. Si può sempre ricominciare.
Si può ritrovare uno sguardo puro, un cuore libero, una vita piena.

Hai un corpo per amare

Clare ha risposto con la vocazione religiosa; i nostri figli, forse, saranno chiamati al matrimonio.
Ma la verità non cambia: il corpo non è fatto per essere consumato, ma per custodire. E la felicità non nasce dal prendere egoisticamente, ma dal donarsi.
Ai figli, diciamolo: “Avete un corpo per amare”.
Dobbiamo trovare il coraggio di dirlo. Con semplicità, con verità, dentro le nostre case.
Perché quel vuoto che tanti giovani sentono non è una condanna: è una domanda.
E attende una risposta.

 

 

E gli altri comandamenti coniugati in famiglia?
Quelli pubblicati li trovi qui: https://www.ilnuovogiornale.it/categoria/rubriche/genitori-e-figli/

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