«Sognavo una famiglia numerosa». Adozione: l’apertura alla vita ha il volto di Kau
di Barbara Sartori  
15 Giugno 2026

«Sognavo una famiglia numerosa». Adozione: l’apertura alla vita ha il volto di Kau

La forza dell’adozione. Sin da ragazzina Simonetta Bersani sognava una “tavola imbandita per una famiglia numerosa”. Mai avrebbe immaginato che il suo desiderio si sarebbe realizzato ad ottomila chilometri di distanza da Piacenza, a un pranzo di Natale a base di cibi indiani, seduta accanto a Madre Giovanna Alberoni, allora superiora generale delle Orsoline di Maria Immacolata, e alle suore della comunità di Bandra, sobborgo di Mumbai, felici di far festa con una coppia di neo genitori. Solo tre giorni prima – il 22 dicembre 1998 – Simonetta e il marito Antonio Carlini avevano tenuto in braccio per la prima volta Kaushik, 17 mesi per otto chili e mezzo di peso. “Uno scricciolo che con i suoi occhi scuri ci fissava con un’intensità incredibile: in quel momento ho toccato il cielo con un dito”.

 

Il percorso dell’adozione

Simonetta – giornalista pubblicista, consulente finanziaria in pensione – si definisce con orgoglio “mamma adottiva”. La sua gestazione è durata 4 anni – tanti ne sono passati tra il decreto di idoneità del Tribunale dei minori e l’incontro con Kaushik – e non sono mancate le delusioni. “Per due volte, a metà percorso, ci erano stati prospettati degli abbinamenti: una bambina, che invece poi scoprimmo diretta in Danimarca, e una coppia di maschietti, in seguito destinati ad altre famiglie”.

 

Un libro per fissare quei momenti

È l’incontro con “La Primogenita International” – ente accreditato per le adozioni internazionali – a segnare la svolta.  “L’adozione – Simonetta non ha dubbi – è un’esperienza meravigliosa, ma va fatta quando si è pronti e seguendo le regole”. Un’esperienza così intensa che ha voluto raccontarla in un libro, “Vite rinate”, a metà tra diario delle emozioni vissute e racconto dei passaggi che ogni genitore adottivo si trova ad affrontare. Sarà presentato mercoledì 17 giugno alle ore 17 al salone monumentale della biblioteca comunale Passerini Landi di via Carducci a Piacenza. L’autrice dialogherà con Anna Salerno sui temi legati all’adozione e alla sua esperienza personale di madre adottiva.

 

Una pancia cresciuta lontano, lontano…

“Volevo cristallizzare il momento in cui Kau è entrato nelle nostre vite e sono contenta di averlo fatto adesso, che è cresciuto e posso raccontare la sua storia”. Simonetta è schietta. Non omette le problematiche che – specie nell’adolescenza – un ragazzo deve affrontare in una città ormai multetnica ma non ancora pronta ad accogliere.

Non è solo questione di pregiudizi. A volte è leggerezza. Alla Materna, la maestra aveva chiesto ai bambini di portare una foto di quando erano appena nati o una ecografia che la mamma aveva fatto in gravidanza. Richiesta che per Kau si trasformò in pianto disperato: a 4 anni e mezzo, sapeva che sarebbe stato l’unico a non avere nulla da mostrare in classe.

“Ci volle un colpo di genio di mio marito: gli raccontò che lui era nato in una pancia diversa, lontano lontano… Abbiamo sempre risposto a tutte le domande che nostro figlio ci ha posto, rispettando i suoi tempi. Questo ha permesso di costruire un rapporto forte, profondo. L’adozione ti educa, come genitore, a prestare attenzione ai dettagli e, da parte dei figli, a non dare nulla per scontato”.

Nel percorso Simonetta non si è mai sentita sola. Ha avuto al suo fianco Floriano e Gabriella Cero, “la nostra coppia referente: all’alba del 31 dicembre 1998, al rientro in Italia, li abbiamo trovati ad aspettarci a Malpensa”.

 

Essere mamma adottiva: Simonetta Bersani ha raccontato la sua storia nel libro "Vite Rinate".

La copertina del libro “Vite Rinate” di Simonetta Bersani.

L’adozione: le radici e il futuro

Oggi lo scricciolo è un giovane uomo di 28 anni con un diploma da graphic designer e la passione per l’arte della calligrafia – tiene un corso annuale all’Istituto Gazzola – che svolge la professione di consulente immobiliare.

Guardandosi indietro, Simonetta rivede in Kau la continuazione di una storia. “Mio padre, vice-comandante dei Vigili del Fuoco di Piacenza, è mancato quando avevo 13 anni. In casa eravamo in quattro ma lui ha sempre aperto la porta ai «suoi» vigili, io sono cresciuta in quella dimensione di accoglienza, che desideravo vivere nella mia famiglia. Non c’è un attimo in cui non lo senta vicino a me: ho cercato di consegnare a Kau i valori che mi ha trasmesso”. Una cosa, però, non ha preso dalla mamma. “La passione per la cucina, in particolare quella piacentina: lì la maestra – ride Simonetta – era la nonna”.

 

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