«Perché insistiamo a chiedere un Ministero della Pace»
“Mi sono avvicinata alla Comunità di Papa Giovanni XXIII a 17 anni, tramite il mio fidanzato dell’epoca. Era obiettore di coscienza, condividevo lo spirito della sua scelta e conobbi don Oreste Benzi. Ho visto da vicino la realtà e, soprattutto, ho conosciuto il carisma di don Oreste, da subito diventato il mio padre spirituale fino alla sua salita al cielo”. L’avvocato Laila Simoncelli, pesarese, è responsabile del servizio “diritti umani e giustizia” della Comunità Papa Giovanni XXIII. Più volte a Piacenza per le iniziative promosse dalla di associazioni laiche ed ecclesiali che aderiscono ad Europe for Peace, è appena uscita con l’editore Sempre con il libro “Ministero della Pace: dalla visione alla governance”. “La nostra Costituzione – evidenzia – ha una vocazione essenzialmente pacifista. L’articolo 11 parla del «ripudio alla guerra», ovvero si chiede di mettere in atto una serie di politiche pubbliche atte a disinnescare i conflitti. Oltre all’organizzazione della difesa armata della patria, andrebbe quindi prevista anche una organizzazione della difesa non armata e i costruttori di pace italiani sono una superpotenza, un patrimonio da mettere al servizio del Paese”.
I Balcani negli anni ‘90 con la Papa Giovanni XXIII
La campagna per chiedere l’istituzione di un “ministero della pace” nasce ufficialmente nel 2017, ma la proposta arriva come intuizione di don Benzi, sviluppata ai tempi della guerra dei Balcani negli anni Novanta. “Esperienza che noi giovani obiettori di coscienza dell’epoca – ricorda Simoncelli – vivemmo intensamente, raccogliendo il grido delle vittime del conflitto nell’ex Jugoslavia. Un ragazzo ci spiegò precisamente come la propaganda dei «signori della guerra» era stata in grado di far diventare nemici persone che fino al giorno prima erano vicini di casa o anche coniugi. Queste vittime ci gridavano forte: «dovete tornare al vostro Paese e fare in modo che la pace venga mantenuta, custodita, in maniera strutturale, per evitare questa tragedia». I «signori della guerra» li avevano turlupinati”.
L’intuizione di don Benzi per costruire la pace
Don Oreste chiese, pubblicamente, l’istituzione del ministero, da metà anni ’90, fino alla sua morte (nel 2007), a tutti i presidenti del Consiglio italiani. “Poi – sottolinea Simoncelli – l’unione di diversi movimenti ecclesiali e di non violenza ha dato vita a questa campagna. Si cerca di portare avanti quello che don Oreste faceva come sacerdote di frontiera”.
L’obiettivo non è stato ancora centrato. “La pace ha bisogno di una casa costituzionale – prosegue l’avvocata -. Continuiamo ad insistere perché riteniamo che sia un dovere civico e corrisponda alla nostra Costituzione. D’altronde il ministero della salute è nato solo nel 1958, quello per l’ambiente nel 1986”, esemplifica.
Leila Simoncelli insieme a don Oreste Benzi nel periodo in cui era missionaria in Africa.
«Cercavo una giustizia umana…»
L’attuale impegno di Simonelli nasce dalla sua esperienza sul campo: è stata volontaria nei Balcani, missionaria in India e Africa per oltre un decennio occupandosi di diritti dell’infanzia, tutela delle donne, tratta degli esseri umani e migrazione. “Don Oreste è stato un profeta – confida – e mi ha condotto verso la non violenza evangelica e verso questo mistero dell’amore disarmato, facendomi condividere la vita con quelli che la società odierna definirebbe gli ultimi, gli scarti. Mi ha fatto comprendere l’importanza di amare loro, quelli scomodi, ruvidi e fastidiosi”.
La proposta di don Oreste è stata forte. “Cercavo una giustizia umana, che non fosse solo il diritto, la legge e l’ordinamento di quella che è diventata la mia professione. Mi ha fatto sentire la necessità di una giustizia vera, fatta di persone, di volti e poi da lì non mi sono più staccata. Mi ha fatto scoprire che gli ultimi non erano soggetti da assistere, ma soggetti di quella rivelazione che mi avrebbero permesso di vivere la nonviolenza evangelica e la giustizia”.
