Astutillo Malgioglio: «Questo progetto è di Dio»
di Barbara Sartori  
26 Giugno 2026

Astutillo Malgioglio: «Questo progetto è di Dio»

“Sarebbe falso dire che non fa piacere: un premio fa piacere, ma perché è il frutto di un lavoro condiviso con i tanti angeli che in questi anni ho incontrato e mi hanno aiutato ad andare avanti. Ricevo così tanto che io mi sento già premiato tutti i giorni”. Astutillo Malgioglio è di una umiltà disarmante, perché sincera. Il tono pacato, le parole misurate, l’ex calciatore cresciuto a Villa Grilli – classe 1958, portiere di talento tra gli anni ’70 e ’90 con le maglie di Brescia, Roma, Lazio e Inter – accoglie la notizia del Premio solidarietà per la vita 2026 con la saggezza di chi sa che da soli non si va da nessuna parte. Con la moglie Raffaella, ha fondato a Piacenza l’associazione “ERA 77” (giocando con i loro nomi e quello della figlia, nata in quell’anno).

Da allora, l’impegno si è diffuso, senza clamori né ricerca di riconoscimenti. Anche se nel 2021 ne è arrivato uno dal valore enorme: il presidente Sergio Mattarella  ha insignito Astutillo Malgioglio del titolo di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica “per il suo costante e coraggioso impegno a favore dell’assistenza e dell’integrazione dei bambini affetti da distrofia”. “Ma il progetto – sottolinea il calciatore – non è mio: è del Signore”.

La motivazione

Domenica 28 giugno al santuario dell’alta Valtidone dedicato a Santa Maria del Monte riceverà il riconoscimento dalla prefetto Patrizia Palmisani al termine della messa delle ore 18, presieduta dal vescovo emerito mons. Gianni Ambrosio. Il premio – nato 36 anni fa per riconoscere l’impegno di promozione e difesa della vita – è organizzato dalla Banca di Piacenza.

L’assegnazione del Premio solidarietà per la vita ad Astutillo Malgioglio è stata decisa all’unanimità dalla Commissione presieduta dalla prefetto Patrizia Palmisani e composta da: Giuseppe Nenna, presidente della Banca di Piacenza; don Giuseppe Basini, vicario generale e rettore del Santuario; Franco Albertini, sindaco di Alta Val Tidone; Paola Farroni, ispettrice provinciale delle infermiere volontarie della CRI.

“In un mondo spesso distratto – questa la motivazione – ha scelto di non lasciare solo chi soffre. Lo fa senza clamore, accogliendo e accompagnando le persone con gravi disabilità, offrendo non solo assistenza ma dignità, amore, speranza. Con mezzi propri, con sacrificio personale, con una dedizione che solo chi è animato da una profonda convinzione spirituale riesce a mantenere viva, facendola diventare una missione di vita”.

 

 

Quel che sembrava un’utopia si è realizzato

— Come nasce questo percorso a fianco delle persone con disabilità?

Nel 2026 sono 49 anni di attività. Ho cominciato da ragazzo, quando avevo appena iniziato a fare il calciatore professionista, e da lì è andata avanti fino a oggi. Quello che all’inizio ci sembrava un’utopia – cioè che le persone ci seguissero nell’opera di volontariato gratuito – si è concretizzato. In tantissimi si sono aggregati, da Roma alla Calabria.

 

— Ci racconta i primi passi a Piacenza?
Abbiamo iniziato a Piacenza aprendo la nostra palestra. All’epoca guardavamo ai disabili gravi, cerebrolesi, quelli che non venivano accolti da nessun’altra parte. Siamo stati tra i primi a portare metodi scientifici di riabilitazione e psicomotricità. Oggi a Piacenza di quel gruppo storico sono rimaste 3-4 persone, che sono diventate grandi, hanno superato i cinquant’anni. Gli altri, il Signore ha preferito portarseli con sé… Quando abbiamo chiuso la palestra, abbiamo continuato con l’assistenza domiciliare.

L'ex portiere e campione di solidarietà Astutillo Malgioglio è stato protagonista all'Istituto Grazio Cossali di Orzinuovi (Brescia) di un incontro per discutere di sport, inclusione e disabilità, accompagnato dagli atleti della squadra di calcio in carrozzina Brixia Powerchair Football.

L’ex portiere e campione di solidarietà Astutillo Malgioglio è stato protagonista all’Istituto Grazio Cossali di Orzinuovi (Brescia) di un incontro per discutere di sport, inclusione e disabilità, accompagnato dagli atleti della squadra di calcio in carrozzina Brixia Powerchair Football.

Astutillo Malgioglio, un impegno che ha il sapore di una chiamata

— Un impegno che va oltre i confini locali...

Sì, con mia moglie abbiamo girato tanto. Fuori da Piacenza la nostra realtà è andata avanti grazie a persone splendide. Ora che sono più anziano ed è complicato muoversi, mi rendo conto che serve l’aiuto di altri “contadini” per curare l’albero che è cresciuto. Ma il principio resta lo stesso: se hai uno devi dare uno, se hai cento devi dare cento, non ci si può risparmiare. Non è un progetto mio, è un progetto del Signore. Io sono solo un suo servo. Quello che mi ha chiesto di fare, ho cercato di farlo.

— Ne parla come di una “chiamata”: perché?
A 19 anni sono andato a vedere per la prima volta un istituto per bambini e ragazzi cerebrolesi: mi ha colpito lo stato di abbandono in cui erano. Non potevo far finta di nulla.
Il mio approccio è vedere Cristo in ognuno di loro. La chiamata c’è stata tanto tempo fa, ma la sento ancora viva.

 

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