Un’amicizia nata sotto «i ‘occ ad San Iacam»
di Barbara Sartori  
23 Luglio 2026

Un’amicizia nata sotto «i ‘occ ad San Iacam»

Per i bambini della generazione di Antonio Serena cresciuti nel quartiere Caselle di Podenzano, l’oratorio di San Giacomo rappresentava il confine che li separava dal paese. Per divieto dei genitori, che temevano i pericoli della “strada grande”, oltre non potevano andare. Le loro scorribande si fermavano lì, tra il campetto da calcio improvvisato nel terreno di proprietà dei Panini e lo spiazzo di fronte alla chiesetta romanica chiusa da decenni, che viveva nei ricordi dei nonni insieme alla devozione per il Santo pellegrino. Per Antonio e amici, però, “San Iacam” – più che un volto e una storia – era un paio d’occhi. Quelli che, grandi e benevoli, osservavano dall’alto giochi, scherzi, litigi e riconciliazioni dei bambini delle Caselle dall’affresco ormai sbiadito sulla facciata dell’oratorio, unico particolare – insieme al ricciolo del bastone e all’aureola – che si è salvato dalle intemperie e dal tempo.

 

Antonio Serena (primo da sinistra, in piedi) con la moglie Monica e gli amici Marco, Manuela, Fausto, Nadia, Antonello e Franca all'oratorio di San Giacomo alle Caselle prima della partenza per Santiago de Compostela.

Antonio Serena (primo da sinistra, in piedi) con la moglie Monica e gli amici Marco, Manuela, Fausto, Nadia, Antonello e Franca all’oratorio di San Giacomo alle Caselle prima della partenza per Santiago de Compostela.

 

L’incidente quattro mesi dopo la riapertura
dell’oratorio di San Giacomo alle Caselle

A quegli occhi Antonio Serena – 66 anni, titolare di un’azienda agricola, sposato con Monica, papà di tre figli e sette volte nonno – ha pensato nella dura convalescenza dopo un incidente, nel 2010, che poteva costargli la vita. “Stavo sistemando del trinciato, sono stato travolto da una massa di insilato che, nella parte superiore, non era saldata bene. L’onda d’urto mi ha spinto, la testa è rimasta fuori: è stata la mia salvezza”.
Si è temuto il peggio. “Ho letto di incidenti simili con esiti mortali. Invece io ho scongiurato anche il rischio della paralisi e me la sono cavata con due costole rotte. In quel periodo di immobilità ho ripensato all’infanzia alle Caselle. E a San Giacomo, che ha sempre vegliato su noi ragazzi. Agli occhi di San Giacomo ci rivolgevamo tutte le volte che, passando davanti all’oratorio per andare a scuola, avevamo un compito in classe…”.

San Iacam: l'oratorio intitolato a San Giacomo alle Caselle di Podenzano.

Quanto rimane dell’affresco sulla facciata dell’oratorio: gli occhi di San Giacomo hanno sempre colpito la fantasia dei bambini.

“San Giacomo ha vegliato su di me”

Antonio ha avuto l’incidente a novembre 2010. Il 25 luglio dello stesso anno, l’oratorio di San Giacomo – finalmente restaurato grazie all’impegno della diocesi e dell’allora parroco don Piero Galvani – era rinato a nuova vita, tornando dopo decenni ad ospitare la messa.
A casa Serena, San Giacomo da sempre è il patrono più amato. “Mia nonna, Colomba Michelotti, organizzava un grande pranzo il 25 luglio invitando i parenti: calavamo nel pozzo il cibo per farlo star fresco. L’altro nonno, Leopoldo Zilli, aveva l’abito di una Confraternita legata al Santo”.
Antonio non ha dubbi: “Se sono salvo, è per intercessione di San Giacomo”.

 

La canzone per «San Iacam»

Il suo “grazie” l’ha espresso nel linguaggio che più gli è familiare: la musica. Ha composto una canzone – “San Iacam, al Sant d’ill Casell” – con la supervisione linguistica di un docente della scuola di dialetto della Famiglia Piasinteina. Il figlio Carlo gli ha invece dato una mano arricchendo il sottofondo di chitarra col violino.
Quella canzone è diventata “l’inno” dei bambini – oggi adulti, ma sempre amici – cresciuti guardando gli occhi del Santo pellegrino. L’oratorio resta un luogo del cuore: ogni estate accoglie la messa della domenica alle 7.30, a maggio ospita il rosario mariano. Sotto gli occhi di San Giacomo si organizza la cena del quartiere. E naturalmente ogni 25 luglio si celebra la messa solenne nella memoria liturgica: quest’anno, sabato 25, sarà alle ore 18.15. Presiede il parroco di Podenzano don Fabio Galeazzi.

 

 

Da San Iacam delle Caselle alla Spagna: il gruppo di podenzanesi a Santiago di Compostela

Antonio Serena (secondo da destra) con la moglie Monica e gli amici Marco, Manuela, Fausto, Nadia, Antonello e Franca di fronte alla Cattedrale di Santiago a Compostela.

Da «San Iacam»  a Compostela

L’oratorio delle Caselle custodisce al suo interno una conchiglia di pietra – simbolo del pellegrino – portata da Antonio e da alcuni amici del quartiere con cui a febbraio è riuscito a realizzare il sogno di mettersi in cammino a piedi da Sarria alla tomba dell’Apostolo. Oggi “San Iacam” delle Caselle e Santiago di Compostela sono idealmente più vicini.

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