Giornata degli anziani: Luisa, 93 anni, a messa tutti i giorni. «È la mia carica»
di Barbara Sartori  
22 Luglio 2026

Giornata degli anziani: Luisa, 93 anni, a messa tutti i giorni. «È la mia carica»

Giornata degli anziani e dei nonni: Io invece non ti dimenticherò mai (Is 49,15) è il tema scelto quest’anno da papa Leone XIV per il suo Messaggio.

La Giornata di preghiera per gli anziani e i nonni

La Chiesa celebra ogni anno una speciale Giornata per i nonni e gli anziani il 26 luglio, giorno della memoria liturgica dei Santi Anna e Gioacchino, genitori della Madonna e nonni di Gesù. Il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita sollecita le parrocchie a dedicare loro una preghiera particolare e mette a disposizione del materiale per incontri e intenzioni da proporre durante le celebrazioni.

In vista della Giornata dei nonni e degli anziani, noi abbiamo incontrato una nonna – e bisnonna – ancora molto attiva, a dispetto dei 93 anni di età.

 

La fede è il motore della signora Luisa

Sveglia, rosario mentre fa la cyclette. Colazione. Recita delle Lodi. Alle 10 appuntamento con le amiche per un caffé e due chiacchere. Pranzo. Riposo. Coroncina della Divina Misericordia davanti a Tv2000. Alle 18.15 messa in chiesa.
La giornata della signora Luisa Ghilardelli Rossi di Podenzano, classe 1933, ha ritmi quasi monastici.

La fede – lo dice con convinzione – è stata la sua salvezza. A messa ci era sempre andata, ma qualcosa è cambiato il giorno della morte del marito agricoltore, Pino, vittima di un incidente sul lavoro 42 anni fa. “Mi son detta: in chiesa non ci vado più. Invece il mattino dopo mi sono ritrovata a messa, anche se la mia testa non voleva. Mons. Teodoro Pallaroni (storico parroco a Podenzano, nda) mi ha vista, si è avvicinato: «Signora Luisa, non avevo dubbi»”.

 

La chiamata di Monsignore

“Ho avuto un grande dolore, ma il Signore mi ha dato tanto, a cominciare da una famiglia meravigliosa”. Due figli – Lucio Rossi, fisico di fama al Cern, e Mariolina (nella foto sopra, il giorno del 90° compleanno della mamma), 4 nipoti e 6 pronipoti – Luisa si commuove mentre racconta di come la Provvidenza ha saputo farsi presente nella sua vita in tanti modi. “Monsignor Pallaroni non mi ha mai abbandonato: tutti i giorni mi telefonava per sentire come stavo. È grazie a lui se ho cominciato a lavorare nella Chiesa. Mi mandava a prendere le ostie dalle suore Giuseppine, in Cattedrale a ritirare gli oli santi”.

Due anni dopo la morte del marito, arriva una proposta che mai avrebbe immaginato: diventare presidente parrocchiale dell’Azione Cattolica. “Non mi sentivo capace, però ho detto di sì. Mi hanno aiutato dal Centro diocesano – quante volte è venuta Elena Camminati ai nostri incontri! – e ho conosciuto persone meravigliose: Ida Filippi, Piera Corona, don Paolo… Ho ritrovato la maestra di mio figlio, Adriana Fumi. Con l’Ac ho vissuto tante esperienze, pellegrinaggi…”.
L’orizzonte diocesano Luisa continua a viverlo attraverso la lettura de Il Nuovo Giornale, di cui è fedele abbonata. “Mi aiuta a stare informata sulla diocesi e a conoscere delle belle testimonianze di fede. Ho appena finito di leggere la storia di don Vittorione nello Speciale Sant’Antonino”, ci racconta, a pochi giorni dalla Giornata degli anziani e dei nonni. E siccome la notte dorme poco, sul comodino tiene la rivista “Tracce” di CL, il cammino ecclesiale che vivono i figli e i nipoti.

 

“Il dono più bello”

Per trent’anni – fino al 2024 – è stata ministro straordinario della Comunione in servizio. “È il regalo più bello che i miei sacerdoti potessero farmi. Quando porti il Signore ai malati ti accorgi come lo aspettano, con quanto desiderio. E così torni a casa più ricca anche tu”. Anche adesso, ogni tanto, accompagna la figlia – da un anno ministro della Comunione – in qualche visita. “L’importante è non chiudersi: se ti chiudi, ti piangi addosso, invece la vita ha sempre qualcosa di bello da regalare, hai i tuoi problemi, ma c’è chi sta peggio”.

 

La parrocchia,
seconda famiglia

La parrocchia – con mons. Pallaroni e don Renzo Salvi, con don Giuseppe Ferrari e don Piero Galvani, suoi coscritti (Luisa era tra le volontarie al campeggio del Penna), infine con don Fausto Arrisi – è la sua seconda famiglia. “Finché posso, alla messa in chiesa non rinuncio”. Anche con il caldo? “Se non vado, sento che mi manca qualcosa. Mi fa vivere bene”.

Un cruccio ce l’ha, lei che è una cuoca formidabile e ogni 1° dell’anno a pranzo per una tradizione iniziata con Monsignore – “la perpetua era stata ricoverata all’improvviso e tutti i ristoranti erano chiusi” – ha sempre invitato i parroci a casa sua. “Non so se riuscirò con don Fabio…”. Conoscendo Luisa, siamo certi che il modo lo troverà.

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