Olga il muratore
di Suor Eleia Scariot  
18 Giugno 2026

Olga il muratore

Questa è la storia di Olga Stetsenko, una donna ucraina che ha dovuto lasciare la sua terra natale a causa della guerra, trovando rifugio e nuove opportunità in Italia. Olga racconta le difficoltà vissute, la fuga, l’arrivo in Italia e il percorso di accoglienza, integrazione e lavoro a Piacenza.
La storia di Olga non si limita alla fuga e all’integrazione; è un racconto di resilienza, sacrificio e speranza. Olga ha vissuto momenti drammatici durante la guerra in Ucraina: la notte in cui sono iniziati i bombardamenti, ha dovuto scappare con i suoi tre figli, rifugiandosi sottoterra per dieci giorni. In quel periodo, la paura era costante, e il dolore era amplificato dal dover proteggere i suoi bambini dalla vista degli orrori della guerra, coprendo loro gli occhi per non far vedere i corpi delle persone rimaste uccise lungo le strade. La stessa Olga porta sulla pelle i segni indelebili di quella violenza: ha subìto ferite, tra cui una lesione al piede e ustioni alla schiena, provocate dal fuoco e dal fosforo delle bombe.

Il viaggio di Olga

La fuga è stata segnata dalla perdita e dalla disperazione: i suoi genitori sono morti in Ucraina, e Olga si è ritrovata sola, con il peso della responsabilità dei figli. Durante il viaggio, ha ricevuto aiuti da volontari italiani, da Medici Senza Frontiere, dalla Croce Rossa e dal Comune, che le hanno fornito cibo, vestiti, medicine e un rifugio temporaneo. Ma la sua forza non si è fermata qui: Olga è riuscita a portare i figli in Italia, dove ha iniziato un percorso difficile, ma pieno di speranza.

 

In Italia sul cantiere

Arrivata in Italia ad aprile 2022, ha trovato ospitalità grazie alla Caritas e alle suore Missionarie Scalabriniane. Nonostante la barriera della lingua, Olga ha deciso di imparare l’italiano con un’app sul telefono, studiando ogni sera dopo il lavoro. La sua esperienza professionale in Ucraina era di alto livello: aveva studiato ingegneria e architettura in Russia, lavorando con il padre in una ditta di costruzioni. In Italia, però, si è scontrata con pregiudizi e diffidenza, soprattutto perché donna in un settore dominato dagli uomini. Nessuno credeva inizialmente nelle sue capacità; persino il commercialista aveva dubbi sulla possibilità di aprire una partita IVA a suo nome. Ma Olga non si è lasciata scoraggiare: un geometra le ha dato fiducia, permettendole di lavorare in cantiere, di dimostrare le sue competenze e, infine, di ottenere la partita IVA.

Lavoro, tanto lavoro

L’incontro con la famiglia del geometra è stato decisivo: hanno creduto in lei, l’hanno aiutata con i documenti e le hanno offerto amicizia e integrazione. Olga ha lavorato duramente, spesso più di dodici ore al giorno, impegnandosi anche nei weekend. La determinazione e la volontà di costruirsi una nuova vita per i suoi figli sono state la sua motivazione principale. “Quando tu lavori, vai tranquilla coi documenti, con tutto” – afferma Olga, sottolineando l’importanza del lavoro per l’integrazione e la dignità personale.

 

Il pilastro della fede

La sua fede è un altro pilastro fondamentale: Olga si definisce cattolica, e attribuisce a Dio la forza di aver superato le difficoltà, di avere una famiglia sana e un lavoro. “Devi tutto il giorno dire grazie di tutto,” dice, esprimendo gratitudine per ogni piccolo gesto, per il cibo, per la salute e per la possibilità di vivere in pace. Per lei, la preghiera è quotidiana, anche se non può andare spesso in chiesa a causa del lavoro.

 

La perdita di un figlio di 22 anni

Olga ha affrontato il dolore: durante la guerra ha perso anche un figlio di 22 anni. Questa tragedia ha segnato profondamente la sua vita e quella dei suoi figli, che hanno vissuto lo stress post-traumatico e la paura costante. Olga racconta di notti insonni, di ansia e di bisogno di medicine per superare lo shock. Nonostante tutto, ha trovato la forza di andare avanti, di studiare e di imparare la lingua italiana, perché “se non parli italiano non puoi lavorare, non puoi aiutare i tuoi figli”.

 

Il sogno della casa

Olga ha anche un progetto per il futuro: vorrebbe acquistare una casa in Italia e portare tutta la sua famiglia qui, consapevole che ormai la sua vita è radicata nel nuovo Paese. Non pensa di tornare in Ucraina, nemmeno se la guerra dovesse finire. “Mi mancava l’Italia quando sono tornata in Ucraina – confida – come se fossi nata qui”. La sua identità si è fusa con la cultura italiana e oggi si sente parte della comunità, riconosciuta come “Olga il muratore” dai clienti e dagli amici.
“Devi lavorare, basta. Quando lavori hai soldi, puoi comprare, puoi tenere i figli, puoi andare avanti coi documenti. E puoi aiutare la tua famiglia che è ancora in Ucraina”. La storia di Olga è la prova che, anche nei momenti più bui, la prossimità della comunità, la determinazione e la solidarietà possono cambiare la vita e aprire nuove strade verso il futuro.

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