«Per i medici avevamo il 2% di possibilità di diventare genitori»
La famiglia di Marta Tansini e Raffaele Perazzoli è una delle 816 di Piacenza con sei o più figli
“La maternità per me è stata più di un desiderio, è stata una grazia”. Marta Tansini ha 46 anni ed è mamma di sei figli: Cecilia, quasi maggiorenne, Tommaso, 16 anni, Maria, 15, Mattia, 14, Filippo, 12 ed Angelica, 9. Ma guai a chiamarla super mamma. “Io sono esattamente come le altre mamme: ho paura di sbagliare, non mi sento mai all’altezza… Però mi ritengo una privilegiata, perché se ho un problema so che posso chiamare mia madre, mia sorella, un’amica e chiedere consiglio. Di questo abbiamo bisogno noi mamme: di non sentirci sole”. Determinante è la dimensione della fede, trasmessa dai genitori. “Ho sperimentato che ho un Padre nei cieli che mi ama e provvede alla mia vita, mi sostiene nelle fatiche di tutti i giorni, come mamma e come moglie”. Nei momenti più tosti, si aggrappa a Dio, con la confidenza di una figlia: “Me li hai affidati? Adesso pensaci anche tu”.
La preghiera alla Santa Casa di Loreto nel 2007
e la grazia di diventare genitori
Marta – diplomata al liceo artistico, una specializzazione nella lavorazione della ceramica, un passato da assistente alla poltrona in uno studio dentistico e un presente da addetta in una mensa scolastica – dal 2005 è sposata con Raffaele Perazzoli, conosciuto alla parrocchia della Santissima Trinità. La loro è una delle 816 di Piacenza con sei o più figli. “Pensare che per i medici avevamo solo il 2% di probabilità di diventare genitori”. Nel 2007 – dopo il responso tranchant dei controlli sanitari – partecipano con altri amici all’Agorà dei Giovani con Benedetto XVI a Loreto. Si affidano alla Madonna, nel santuario che secondo la tradizione custodisce la Santa Casa dove Maria ricevette l’annuncio dell’angelo. Una preghiera ascoltata. In abbondanza.
Da allora, i due genitori coltivano un rapporto speciale con Loreto, dove non mancano ogni anno di tornare. “Con il terzo figlio ho avuto un distacco della placenta. Ho chiamato mio papà: in quel momento era proprio nella Santa Casa e ha iniziato a pregare anche lui. La bambina si è salvata: l’abbiamo chiamata Maria”.
Raffaele Perazzoli e Marta Tansini con i figli.
Sotto la croce, come Maria
Alla Madonna si è affidata anche nell’ultima prova che la famiglia ha affrontato. “Angelica non aveva ancora tre anni quando le è stata diagnosticata la neurofibromatosi, che le aveva provocato un glioma ottico. Mi è crollata la terra sotto i piedi. Era settembre, un periodo per me stressantissimo, con l’inizio della scuola alle porte. A metà agosto eravamo stati al campo estivo con i ragazzi del post cresima della parrocchia. Durante un momento di preghiera, avevo ricevuto una Parola che mi aveva scosso: parlava di una tribolazione, di carcere per dieci giorni e invitava a restare fedele. Ma io non avevo problemi, ero in un periodo sereno.. Che voleva dire?”. Quindici giorni dopo, Angelica rischia di perdere un occhio, inizia il via vai per ospedali, finché è ricoverata a Pavia per – guarda caso – dieci giorni. Anziché la prospettata chemioterapia, i medici valutano di aspettare: la bimba dovrà sottoporsi a risonanza ogni 3 mesi. I controlli sono sempre andati bene. Ora l’intervallo è salito a 8 mesi. “Ho chiesto a Maria la forza di stare sotto la croce, come lei. Non mi sono disperata, non ho mai dubitato dell’amore di Dio. In famiglia abbiamo vissuto tutto con grande serenità, è stata l’esperienza spirituale più forte che ho fatto fino ad ora”.
