«Senza sete non c’è vita»
La Quaresima diocesana ha fatto tappa a Castel San Giovanni
“La sete di acqua viva”: questo il titolo della stazione quaresimale diocesana che si è tenuta nella parrocchia di Castel San Giovanni alla presenza del vescovo mons. Adriano Cevolotto.
Nella serata di martedì 10 marzo la piazza che si apre sul sagrato della collegiata di San Giovanni Battista ha accolto fedeli da tutto il Vicariato della Val Tidone, abbracciando le loro storie sotto il segno del Vangelo della Samaritana.
Le voci della comunità
Prendendo le mosse dall’incontro di Gesù al pozzo con lei, i rappresentanti di alcune realtà parrocchiali hanno portato la propria testimonianza sulla “sete” che li anima e li porta a cercare una risposta.
C’era una moglie, mamma e nonna che ha testimoniato la sete di tranquillità e compagnia autentica; c’era una giovane famiglia che ha parlato della sua sete di felicità e luoghi di comunità e condivisione; c’erano alcuni operatori della Caritas, che hanno raccontato la sete che abita tantissimi nei bisogni più concreti della vita quotidiana; c’erano i giovani e gli scout che hanno portato alla luce la sete di incontri che non restino in superficie, di qualcuno che li ascolti, e il desiderio di sperimentare chi sono chiamati a diventare.
C’erano, infine, i migranti filippini che hanno parlato della sete di una vita dignitosa, della speranza di un lavoro e di un futuro più luminoso.
Tutti, infine, hanno preso le loro anfore e simbolicamente le hanno abbandonate all’ingresso della chiesa: l’impegno concreto a cercare un’acqua che disseti veramente.
“Diamo un nome alla nostra sete”
Con la Samaritana Gesù prende per mano anche noi, preoccupati come lei di placare le nostre piccole seti con tante cose da avere, da fare: ci illudiamo che per vivere o per sopravvivere ci si debba accontentare - ha esordito il Vescovo nella sua omelia -.
Gesù aiuta la Samaritana a dare un nome alla sua sete profonda. Ed è una sete che rimane a ogni età e in ogni condizione di vita, anche in quelle apparentemente più comode, proprio come nelle testimonianze che abbiamo sentito: è un bisogno fisico e corporeo ma anche relazionale, di avere e incontrare qualcuno. Un bisogno che, nel profondo di noi stessi, ci parla della necessità di altro e di altri, di un Altro.
È la sete di qualcosa che ci è indispensabile per vivere: lo sappiamo, si può vivere senza mangiare ma si muore senza bere.
Dipendiamo costantemente da qualcosa che è fuori di noi e che dobbiamo invocare, accogliere o comprare: questo è quello che ci dice il nostro bisogno naturale e spontaneo.
Senza sete non c’è vita
Però ciò che soddisfa la sete non è dentro di noi: il nostro corpo non basta a se stesso.
Neanche Gesù basta a se stesso, e infatti anche lui chiede alla donna di dargli da bere.
È tutta l’umanità che c’è in Gesù - sintetizziamo le parole del Vescovo - che in quel momento dice a lei e a noi ciò di cui abbiamo bisogno per vivere.
Senza sete non c’è vita, non c’è crescita. A seconda dell’acqua a cui attingiamo c’è una diversa qualità di vita e di crescita, di presente e di futuro.
Prima, durante la loro testimonianza, i migranti provenienti dalle Filippine hanno detto che la sete si poteva anche chiamare “speranza”. La sete, intesa come futuro, non dipende quindi solo dalle nostre capacità: non bastano le nostre forze per colmarla.
La sete come speranza è un desiderio che è sempre più grande di ciò che ti è dato e delle mete che raggiungi, dei tuoi traguardi e del benessere.
La vera sorgente
Gesù, poi, - ha aggiunto il Vescovo - fa una richiesta strana alla Samaritana: le dice di andare a chiamare suo marito.
È l’unica cosa che le chiede, una domanda fuori luogo: in realtà, Gesù vuole condurre la donna a capire qual è il cuore della sua vera sete, una sete di amore, il bisogno di essere importante per qualcuno.
È la ricerca affettiva di qualcuno da amare e che ti ami; questa donna però ha sperimentato che nessuno ha corrisposto a questa sua sete di amore.Gesù si propone allora come l’acqua che sgorgando ridimensiona il valore e il peso di tutte le altre acque a cui ci abbeveriamo.
L’acqua che lui ci dona può diventare sorgente dentro di noi: è il suo amore, l’offerta di un amore che non viene meno e dimostra a ciascuno di noi quanto siamo importanti.
Dunque, siamo invitati a vivere il nostro tempo, spesso pieno di iniziative ed eventi, con la consapevolezza di chi non mendica riconoscimento perché sa che la sorgente del suo valore è al sicuro, nell’acqua che zampilla per la vita eterna, che è Gesù con tutto quell’amore verso cui stiamo andando e che si concentra in modo così speciale nella sua morte e risurrezione.
I prossimi appuntamenti
Dopo Castel San Giovanni, l’itinerario diocesano di Quaresima fa tappa con una seconda Stazione quaresimale nella Collegiata di Fiorenzuola martedì 17 marzo alle ore 21. La celebrazione, dal tema “La luce. Lo sguardo che sceglie”, meditazione sul Vangelo del cieco nato (Giovanni 9), sarà presieduta sempre da mons. Cevolotto.
Martedì 24 marzo alle ore 21 nella Giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri si terrà a Piacenza nella chiesa di Santa Franca una veglia di preghiera sul tema “Gente di primavera”, con la meditazione sul Vangelo di Lazzaro (Giovanni 11). Durante la serata porterà la sua testimonianza il medico Chiara Castellani, dal 1994 missionaria nella Repubblica democratica del Congo.
Paolo Prazzoli
Nelle foto di Filippo Dallavalle, alcuni momenti della Statio quaresimale a Castel San Giovanni.
Pubblicato l'11 marzo 2026
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