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Esodo: un cammino faticoso, ma verso una speranza


 giuda

Esodo significa camminare tenuti per mano da Dio, essere invitati ad uscire, trovare e vivere la propria identità. Questa è una delle principali riflessioni emerse, il 24 gennaio, nell’incontro sul libro dell’Esodo, organizzato dall’Ufficio Catechistico Diocesano che ha visto come protagonista il biblista don Paolo Mascilongo.
La lezione, trasmessa in diretta sul canale Youtube della diocesi di Piacenza-Bobbio, è stata coordinata dalla giornalista Barbara Tondini. Prendendo spunto dalla Lettera Pastorale del Vescovo “Dal lamento all’appello”, il tema è stato ispirato proprio dal testo biblico dell’Antico Testamento.
Il prossimo appuntamento in streaming sul canale YouTube della diocesi (piacenzadiocesitv) lunedì 31 gennaio con inizio alle ore 21.

La Bibbia sempre attuale

“A molti cattolici manca una buona conoscenza della sacra scrittura, soprattutto dell’Antico Testamento - ha sottolineato don Mascilongo -, invece la Bibbia si dovrebbe approfondire maggiormente per scoprire delle perle preziose”.
Per il biblista è impressionante accorgersi come la Scrittura sia di grande attualità, non è un testo antiquato e fuori dal tempo!

Esodo un cammino simile al nostro nella pandemia

“Pensiamo alla seconda parte dell’Esodo (capitoli 15 – 40), - ha aggiunto - è l’esperienza di cammino nel deserto, un fenomeno gigantesco, la narrazione di un intero popolo, 600.000 persone, che escono, abbandonano tutto e vanno verso l’ignoto, un luogo inospitale, seguendo Mosè che viene aspramente avversato e criticato. Siamo di fronte ad un cammino complicato per certi tratti simile al nostro in questi ultimi due anni di pandemia. Un percorso inedito che sembra non terminare più. Anche noi, come gli ebrei, siamo stati colti alla sprovvista… Anche la chiesa cammina a fatica, è avviata verso un percorso in uscita”.
Utilizzando uno slogan - ricorda il Vescovo nella Lettera - potremmo dire che il nostro tempo, per essere vissuto come un Esodo, deve passare dal lamento all’appello”.

La sfiducia e le mormorazioni

“Il popolo ebraico - ha aggiunto don Paolo - cede, si lascia andare allo sconforto, nel cap. 15 dell’Esodo, la moltitudine si trova nel deserto senza acqua e mormora contro Mosè, ancora nella Lettera Pastorale leggiamo:Talvolta il lamento sterile può essere sostituito dalla frenesia delle cose da fare o dalla pretesa che altri ci diano risposte o soluzioni (che per lo più non sono a portata di mano). D’altronde anche nel cammino dell’Esodo il popolo protesta e mormora contro Mosè e Aronne. La ricerca del colpevole di turno del proprio disagio e dei problemi che incontriamo può nascondere la fuga dal lasciarsi interrogare. Non possiamo rinunciare a chiederci cosa si possa rivelare in tale situazione, cosa ci richieda, cosa ci offra”.

Uscire dalle schiavitù

È importante - secondo Mascilongo - uscire dalle varie schiavitù e non rimpiangere il passato dicendo: “Si stava meglio quando si stava peggio…”. È la dinamica e il dualismo libertà-schiavitù che anche oggi ci viene riproposta. Infatti la libertà spaventa, si preferiscono gli schemi già precostituiti e rinchiudersi nelle decisioni già prese”.

La tenda come la cattedrale

“Nel cammino dell’Esodo - sottolinea il Vescovo nella Lettera - viene piantata una tenda speciale, quella dell’incontro. Nella quale avviene il confronto tra Jahvé e Mosè. Essa assicura la presenza del Signore e garantisce che il cammino sia indicato da Lui”.
“La tenda nel deserto è quella del convegno, dell’incontro - ha concluso don Paolo - e segna la presenza mobile di un Dio che segue il suo popolo”.
Anche la chiesa madre, la cattedrale di Piacenza, che celebra 900 anni di storia, assume questo significato. “È segno - come scrive il Vescovo - anche per noi che le promesse di Dio non vengono meno, che la sua presenza non si riduce ad un luogo, ma che in esso sono raccolte le tante forme con le quali Egli non fa mancare il suo aiuto e sostegno”.

Riccardo Tonna

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Nelle foto: in alto nella foto di Giancarlo Zizola/Sir, un'immagine del deserto di Giuda; sopra, don Paolo Mascilongo.

Pubblicato il 26 gennaio 2022

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