Menu
logo new2015 ok logo appStore logo googleStore

Centenario della nascita di don Vittorione: una luce si è accesa

CELEBRAZIONE PER VITTORIONE

 

C’è una luce particolare che attraversa certi luoghi quando la memoria non è nostalgia, ma presenza viva. Nella sede di Africa Mission, il 15 aprile, in via Martelli a Piacenza, quella luce si è accesa nel giorno del centenario della nascita di don Vittorio Pastori - “don Vittorione”, come ancora lo chiamano con affetto - riunendo volti, storie e generazioni attorno a un’eredità che continua a camminare. L’evento si è aperto con l’Eucaristia presieduta dal vescovo mons. Adriano Cevolotto, concelebrata da don Maurizio Noberini, presidente di Africa Mission, e da don Giancarlo Dall’Ospedale, direttore del Centro missionario diocesano.

Una vita donata ai poveri

È stato don Noberini, introducendo la messa, a dare il tono della giornata. Le sue parole hanno ricucito passato e presente, riportando al centro il motivo di quell’incontro: “ricordare il bene compiuto”. Non come un esercizio formale, ma come un gesto necessario. Perché la vita di don Vittorio - interamente donata, soprattutto ai più poveri - ha lasciato un segno concreto, capace ancora oggi di interrogare e orientare. La comunità piacentina, e non solo - il collegamento streaming arrivava fino in Uganda - si è ritrovata così a dire grazie: a lui, e al Signore per il dono della sua vita. Un ringraziamento che si è fatto preghiera, nell’Eucaristia, ma anche impegno rinnovato a vivere con maggiore generosità e spirito missionario.

L’amore di Dio

Nell’omelia, mons. Cevolotto ha allargato lo sguardo, accompagnando i presenti dentro una pagina di Vangelo che sembrava scritta per quell’occasione: l’incontro tra Gesù e Nicodemo. Un uomo diviso, sospeso tra ciò che tutti pensano e ciò che il cuore intuisce. È proprio da quella tensione, ha sottolineato il vescovo, che nascono le domande. E sono le domande - non le certezze rigide - il luogo in cui Dio continua a parlare.

Da lì, il cuore del messaggio: l’amore di Dio non è misura, ma eccedenza. Un amore che precede, che non aspetta condizioni favorevoli, che non si ritira nemmeno davanti al rifiuto. “Dio non ha mandato il Figlio per condannare, ma per salvare”: una distinzione netta, quasi disarmante, tra giudizio e condanna.

Una conversione esigente

Mons. Cevolotto non ha evitato il confronto con l’oggi: un’epoca in cui il male, ha osservato, non si nasconde più, ma si esibisce, smettendo perfino di scandalizzare. È il segno di una coscienza che rischia di assuefarsi. E allora la risposta non può essere la condanna, ma la conversione. Una conversione esigente, che passa da un gesto quasi impossibile: amare anche il nemico. È questa, ha ricordato, la logica di Dio. Ed è anche la strada che don Vittorio ha cercato di percorrere, nella concretezza della sua missione.

anniversario vittorione

L’opera di don Vittorio: un cantiere aperto

Terminata la celebrazione, la memoria si è fatta racconto e progetto nelle parole di Carlo Ruspantini, direttore di Africa Mission. Il suo intervento ha spostato l’attenzione su ciò che continua. Perché l’opera iniziata da don Vittorio in Uganda non è un capitolo chiuso: è un cantiere aperto. Progetti, collaborazioni, presenze locali e italiane portano avanti ogni giorno quel primo slancio, cercando risposte a bisogni reali, migliorando concretamente la vita delle persone.

Ma Ruspantini ha insistito su un punto decisivo: ricordare non significa fermarsi. Significa tornare alle radici per trovare energia. I valori che hanno guidato don Vittorio - il coraggio delle scelte, la capacità di leggere i segni dei tempi, il discernimento - non sono reliquie, ma strumenti. Oggi più che mai, in un mondo che cambia velocemente, serve quella stessa lucidità. E per questo diventa prezioso anche il confronto con chi lo ha conosciuto, per comprendere non solo cosa ha fatto, ma come ha saputo iniziare.

Le testimonianze

A dare voce a questa memoria viva sono state poi le testimonianze raccolte e coordinate dalla giornalista Betty Paraboschi. Racconti semplici, diretti, a tratti commossi, che hanno restituito il volto concreto di “don Vittorione”: un uomo capace di prossimità, di decisioni forti, di una fede tradotta in gesti.

La giornata si è conclusa con un momento conviviale, sobrio come nello stile dell’associazione, ma non meno intenso. Infatti tra una parola e l’altra, tra strette di mano e sorrisi, si è percepito chiaramente che il centenario non segna una fine, bensì un passaggio e un’apertura al futuro.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 16 aprile 2026
Nelle foto, il ricordo del centenario della nascita di Vittorione.

Altri articoli...

  1. Addio a Carlo Pecorini, il diacono dal cuore sempre giovane
  2. La Madonna del Popolo: una fede che rinnova e unisce la città
  3. I genitori di Sammy Basso a Piacenza
  4. «Prossima fermata», dove i ragazzi con fragilità producono torte e focacce
  5. Pasqua in carcere: il terremoto della speranza
  6. Veglia Pasquale: il racconto vivo di una speranza
  7. Tra silenzio e preghiera, nella Via Crucis uno sguardo alla Terra Santa
  8. Cambiare è possibile. Dio ci precede sempre
  9. Messa «in Coena Domini»: il silenzio che inaugura il tempo nuovo
  10. Messa Crismale: l’ora dell’amore
  11. Addio don Formaleoni, un prete «generoso di cuore»
  12. «Solo chi si riconosce mancante può accogliere Gesù»
  13. La Domenica delle Palme con tre dettagli
  14. Festa del Sì: un grazie al Signore
  15. Veglia per i missionari martiri: Il limite attraversato dalla speranza
  16. Il Vescovo: «Fin da piccoli, i ragazzi vanno educati alla legalità»
  17. Nel buio la luce: la Statio Quaresimale di Fiorenzuola
  18. Chiara Lubich: un messaggio di fraternità universale
  19. Non solo posti letto: a Piacenza nascono «Casa Ida» e «Il Mandorlo»
  20. Festa di San Giuseppe: la fede che guarda il cuore
  21. Nella cripta della Cattedrale, silenzio e preghiera per la pace
  22. «Senza sete non c’è vita»
  23. «Francesco. Nel nome dell’amore»: una storia viva
  24. “La vita non finisce qui”: davanti alle reliquie di San Francesco
  25. «Il nostro core business è non lasciare sole le persone»
  26. Alla Bellotta: memoria e futuro nel Consiglio pastorale diocesano
  27. Addio don Anselmo, maestro del sorriso
  28. Mercoledì delle Ceneri: la città rallenta per ritrovare il cuore
  29. Il Crocifisso “degli scarti” nel carcere delle Novate. Madre Corradini parla ai detenuti
  30. La «Casa don Camminati», un'opera che parla
  31. E vissero tutti felici e contenti?
  32. La Madonna di Lourdes: una presenza che consola
  33. Giornata del Malato: le celebrazioni dell'11 febbraio
  34. «Casa Don Camminati»: mostra e book fotografico
  35. Goccia dopo goccia, per un oceano di pace
  36. Intelligenza artificiale e informazione, tra opportunità e rischi
  37. L’Italia è ancora cristiana? Quattro testimonianze unite da una fede concreta
  38. Mons. Pierangelo Sequeri: «L’alba della risurrezione nel crepuscolo della morte».
  39. Chiesa di Santa Brigida: «celebriamo un nuovo inizio»
  40. Il Vescovo ha incontrato Yassine Baradai, presidente nazionale dell’Ucoii, e il rabbino Jeremy Milgrom

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente