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SAE: il dialogo tra le Chiese nel cuore di un’Europa attraversata da tensioni e speranze

convegno sae

“Ecumenismo in Europa. La Charta Oecumenica ed oltre”, è il titolo del Convegno nazionale del SAE (Segretariato Attività Ecumeniche) che si è aperto, il 24 aprile, nella Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni di Piacenza. Un appuntamento che, più che una semplice occasione di studio, si è rivelato un crocevia di storie, memorie e prospettive sul futuro del dialogo tra le Chiese nel cuore di un’Europa attraversata da tensioni e speranze.

I saluti istituzionali

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali: la sindaca Katia Tarasconi ha sottolineato il valore di Piacenza come città accogliente e aperta al confronto; Patrizia Calza, vicepresidente della Provincia, ha richiamato l’importanza del dialogo come strumento civile oltre che religioso; padre Nicola Albanesi, superiore del Collegio Alberoni, ha ricordato la vocazione culturale e spirituale del luogo che ospita l’incontro. Ma è stato l’intervento del vescovo mons. Adriano Cevolotto ad offrire una prima chiave narrativa dell’intero convegno.

Piacenza naturalmente ecumenica

Il presule ha parlato di Piacenza come di una città “naturalmente ecumenica”, dove la pluralità delle comunità non è un’astrazione teorica ma una realtà quotidiana fatta di relazioni, differenze e riconoscimento reciproco. Un dialogo che - ha sottolineato - non può ignorare le ferite della divisione, ma proprio da esse trae la sua necessità più autentica. Il discorso di mons. Cevolotto si è poi fatto memoria viva, nel ricordo del padre scalabriniano Giuseppe Testa, definito “missionario dell’ecumenismo”. Una figura capace di aprire strade nuove, di vivere il dialogo come forma concreta di carità: andare incontro all’altro, riconoscerne la ricchezza, abbattere pregiudizi.

vescovoa al convegno sae

Pagina bianca

A raccogliere il testimone è stata Allegra Tonnarini, del SAE, coordinatrice dell’evento, che ha introdotto il cuore tematico del convegno: la nuova Charta Oecumenica, aggiornata nel 2025. Il documento, ha spiegato, non è solo un testo da studiare, ma un invito a pensare il futuro delle Chiese dentro il destino dell’Europa. Un’Europa chiamata a riscoprire i propri valori fondativi - giustizia, pace, dignità umana - in un tempo segnato da profonde trasformazioni. Suggestiva l’immagine della “pagina bianca”, evocata come simbolo dell’impegno personale: se le carte costituzionali lasciano spazio alla responsabilità dei cittadini, anche i documenti ecumenici chiedono di essere completati dalla vita concreta delle comunità locali. Non basta leggere, occorre quindi - per Tonnarini - scrivere, con le proprie scelte, il seguito di quella storia.

Ecumenismo come resistenza contro le passioni tristi

Nel suo intervento, Simone Morandini, presidente nazionale del SAE, ha ampliato lo sguardo, intrecciando il piano ecclesiale con quello sociale e politico. Ha parlato di Piacenza come di una realtà “potentemente viva”, capace di accoglienza e dialogo, ma ha anche descritto senza retorica il tempo presente: un’epoca segnata da guerre, ingiustizie, crisi ambientali e da un uso distorto della religione, trasformata talvolta in strumento di divisione. Eppure, proprio dentro questa oscurità, Morandini ha indicato la necessità di riconoscere “segnali diversi”: tracce di resistenza, semi di speranza. L’ecumenismo, in questa prospettiva, diventa una forma di resistenza attiva contro le “passioni tristi” del nostro tempo, contro l’integralismo e la chiusura.

Teologia ecumenica pubblica

La Charta Oecumenica emerge così come una bussola per orientarsi. Non un documento astratto, ma una chiamata concreta: le Chiese sono invitate a partecipare alla costruzione dell’Europa, a disinnescare i germi della violenza e a coltivare una cultura della pace e della convivenza. Un compito che richiede quella che Morandini ha definito una “teologia ecumenica pubblica”, capace di parlare al mondo, nella laicità e nella profezia.
In questo quadro, l’Europa appare come uno spazio attraversato da contraddizioni, ma ancora ricco di possibilità. Un progetto nato dalle macerie della guerra, che ha saputo, almeno in parte, trasformare la diversità in risorsa. Oggi - ha ricordato il presidente SAE - l’Europa è chiamata a non smarrire questa vocazione, resistendo alle tentazioni di chiusura e riscoprendo il valore dell’accoglienza.

pubblico al convegno sae

La tavola rotonda

La giornata è proseguita con la tavola rotonda “In dialogo per un’Europa di pace”, che ha visto confrontarsi voci diverse del mondo cristiano, tra cui la pastora Ilenya Goss e l’archimandrita Dionisios Papavasileiou. Un dialogo che ha dato forma concreta a ciò che il convegno ha più volte evocato: l’unità nella diversità, non come obiettivo lontano, ma come pratica possibile.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 26 aprile 2026
Nelle foto, dall'alto, i relatori al Convegno Nazionale SAE, il vescovo Adriano Cevolotto e il pubblico presente.

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