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«Come cristiani non possiamo esimerci da fare politica»

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A 40 anni dall’omicidio Bachelet, Ernesto Preziosi, ospite di un video convegno organizzato dall’Azione Cattolica, spiega perché il mondo cattolico non può tirarsi indietro davanti ai problemi del proprio tempo

Partire dalla figura di Vittorio Bachelet per ripensare l’impegno del mondo cattolico nella politica dei nostri giorni. Questo l’obiettivo alla base del convegno organizzato nella serata di martedì 1 dicembre dall’Azione Cattolica di Piacenza-Bobbio (QUI IL LINK YOUTUBE PER RIVEDERLO). A guidare la riflessione, a poco più di 40 anni dall’omicidio del giurista romano avvenuto per mano delle Brigate Rosse, è stato il professore Ernesto Preziosi, già deputato della Repubblica e Vicepresidente nazionale del settore adulti di Azione Cattolica. Un incontro - moderato da Enrico Corti - che si inserisce nel percorso socio-politico studiato quest’anno dall’associazione.
Nel suo intervento, Preziosi ha ripercorso la vicenda biografica ed umana di Bachelet: dagli anni universitari, con gli studi in giurisprudenza e la militanza nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana, alla cattedra di professore; passando per l’impegno costante nell’Azione Cattolica, di cui è stato presidente, fino all’attività politico-istituzionale. “Iscritto alla Democrazia Cristiana e amico di Aldo Moro - ha affermato Preziosi - in questo campo, tenuto conto delle esperienze come consigliere comunale di Roma e vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura - carica che ricoprirà dal 1976 fino alla morte -, il suo è stato un apporto soprattutto di pensiero. Nel caso del Consiglio Superiore della Magistratura, a Bachelet viene riconosciuta la sua grande opera di tessitura tra le varie anime che lo compongono: egli rappresenta un punto di equilibrio in quella stagione di tensione segnata dagli attacchi terroristici allo Stato”.

La visione politica di Bachelet

Per far intendere la visione politica di Bachelet da presidente dell’Azione Cattolica, Preziosi ha quindi letto l’estratto di un’intervista risalente a quegli anni: “Se per impegno politico si intende fare il galoppino elettorale di qualcuno o di qualche gruppo, l’Azione Cattolica non pensa davvero che questo sia il suo compito - dice Bachelet -. Se invece è l’aiuto e l’invito rispettoso a riferire il proprio impegno e la propria azione alle grandi matrici della ispirazione cristiana, a realizzare l’unità tra fede, vita e azione, e ad assumere con coerenza le proprie responsabilità, allora si tratta di quel compito di formazione delle coscienze che ci è proprio”. Le parole di Bachelet hanno fatto da ponte per la riflessione chiave del convegno: “Perché - la domanda di Preziosi - un cristiano dovrebbe interessarsi di politica? Il motivo di fondo - la risposta avanzata dallo stesso studioso - è il battesimo che abbiamo ricevuto. Questo, infatti, ci incorpora a Cristo, ci rende figli di Dio e fratelli tra noi tutti. La nostra fraternità battesimale ci getta addosso una responsabilità, che tradotta politicamente rimanda, per esempio, all’attenzione al povero, all’immigrato, alle nuove generazioni a cui dobbiamo consegnare un mondo il cui ecosistema non sia distrutto. La formazione cristiana - ha continuato -, se è matura, non ci può non mettere di fronte a questi compiti: non possiamo esimerci da interessarci ai problemi del nostro tempo e da cercare insieme delle soluzioni politiche, appoggiando delle proposte che abbiano di fondo l’idea del bene comune: quella - ha sottolineato - che Papa Francesco nell’ultima enciclica chiama la “politica migliore”.

Federico Tanzi

Pubblicato il 2 dicembre 2020

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