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Mons. Ambrosio ad «Avvenire»: gli italiani e la preghiera

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Un momento di raccoglimento prima dell'inizio della celebrazione del Patrono il 4 luglio a Piacenza (foto Del Papa)

“Ma i bisogni dell'anima sfuggono alle statistiche”: è questo il titolo dell’intervista al vescovo mons. Gianni Ambrosio a firma di Matteo Liut pubblicata dal quotidiano Avvenire del 4 luglio nell’ambito delle pagine dedicate allo scenario del coronavirus sul piano sociale ed economico.

L’attenzione è posta sul tema della preghiera, quell’esperienza profonda che muove le persone generando speranza nel loro orizzonte di vita. Per i dati Istat – scrive Liut – “il 22% degli italiani ha pregato ogni giorno durante il lockdown, il 48% una volta a settimana”, ma come sottolinea mons. Ambrosio “le statistiche forse non fotografano un’esperienza che è stata ben più ampia e poco compresa in questi mesi difficili”.

Che cos’è veramente la preghiera?

“In molti hanno riscoperto la gioia della preghiera e questo è molto positivo. Penso, però, - avverte il Vescovo - che rispecchino anche la situazione di ambiguità in cui si trova la preghiera, perché da un lato è molto desiderata, ma dall’altro è molto trascurata, perché si pensa che la preghiera sia qualcosa di infantile, come la recita di una formula che serve a chiedere una «grazia»”.

“L’impressione - continua mons. Ambrosio - è che non ci sia un’idea precisa di cosa sia la preghiera”. “Conosco persone che a questa domanda risponderebbero «no, io non ho pregato», ma io so, perché me l’hanno confidato, che queste stesse persone durante la quarantena hanno fatto silenzio, hanno cercato dentro di sé, hanno cercato nel dialogo con gli altri, hanno rivolto lo sguardo verso l’alto, verso il cielo. Poi, però, il passaggio da questo gesto di apertura al riconoscere la protezione e l’aiuto di Dio non sempre è facile. Per questo credo che la preghiera rimanga il «caso serio della fede»: sappiamo esprimere il nostro credo o ci chiudiamo in noi stessi?”. “La preghiera cristiana è prima di tutto apertura del cuore e della mente a Qualcuno che è sopra di noi e io credo che questo tipo di preghiera, durante il lockdown, l’abbiamo fatto in tanti”.

Il rapporto tra i giovani e la preghiera

Liut incalza il Vescovo: tra i giovani, il 65% sotto i 34 anni non ha mai pregato. “Questa statistica sembra dirci che i giovani hanno dimenticato la forza, la gioia, la grazia della preghiera e non sanno più trovare un «tu» cui rivolgersi, e non sanno più ritrovare nemmeno un «noi», che è quello della comunità che prega. Probabilmente i giovani non si ritrovano in un’orazione che è solo «formula», ma in questo periodo in realtà si sono sperimentate anche altre forme di preghiera, ad esempio attraverso i social. Sarebbe interessante poter esaminare anche solo alcuni degli scambi vissuti sui social network: penso che ci accorgeremmo che di fatto online i giovani hanno vissuto una «preghiera sommersa», che non riesce a emergere e a diventare consapevolezza in tanti di loro”.

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Pregare con la messa in tv

Mons. Ambrosio esemplifica: “so di molte persone che, come famiglia, genitori e figli, si sono riunite davanti allo schermo per seguire una messa. Credo, però, che se chiedessimo a questi giovani se hanno pregato, molti di loro risponderebbero di no, perché forse non capiscono come le parole e i gesti del Papa in televisione, così come una messa teletrasmessa, possano diventare anche la loro preghiera. Ma questo nasce da una visione distorta di ciò che è la preghiera, esperienza che spesso sfugge alla capacità di comprensione dei ragazzi. Forse avrebbero la necessità di comprendere più a fondo questo bisogno dell’anima che tutti abbiamo avvertito in questi mesi”.

Un impegno per tutta la comunità cristiana

“Come comunità cristiana dovremmo lavorare molto di più per renderci tutti più consapevoli della bellezza del dialogo della preghiera, che è espressione del bisogno di aprirsi, di contemplare, di apprezzare di non essere soli nel nostro cammino. I dati – conclude il Vescovo - ci dicono che in molti hanno cercato conforto nella preghiera ed è da lì che dovremmo ripartire per aiutarci tutti a riappropriarci della nostra interiorità”.

Pubblicato il 4 luglio 2020

Ascolta l'audio   

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