Madre Emmanuel: «La fede che salva, Daniele»

“Tratteremo il tema della fede, che credo sia particolarmente urgente ravvivare. La Fede che salva, Daniele è il titolo dell'incontro, il riferimento è a un testo dell'Antico Testamento con cui ho voluto mostrare che non esiste un'epoca della storia in cui per l'uomo la situazione vada bene: la sua prospettiva è sempre incupita dal peccato che lo abita, ma oggi sappiamo che, con il Risorto, lo abita anche la misericordia. Il nemico vuole farci paura, ma noi non dobbiamo temere. Dobbiamo combattere tenendo in mano il rosario e vinceremo". Così madre e Manuel Corradini lo scorso 11 aprile ha introdotto in San Raimondo la sua nuova meditazione, la penultima del ciclo “Storie di salvezza” che si concluderà prima della pausa estiva. Ad ascoltarla una chiesa piena di fedeli, arrivati anche da fuori regione.
Nabucodonosor e i Giudei nella fornace
“Che il bene della fede vince sul male ce l'hanno dimostrato i giovani ebrei in esilio ai tempi di Nabucodonosor, che hanno rischiato la vita insieme a Daniele - ha spiegato l’abadessa ricordando gli episodi biblici -. Sadrac, Mesac, Abed-Nego furono infatti gettati nella fornace ardente dopo che Nabucodonosor disse loro: o vi prostrate o morirete. E loro dissero: «Noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito; sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente e dalla tua mano, o re. Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dèi e non adoreremo la statua d'oro che tu hai eretto». (Dn 3, 13 - 18). La loro fede è così forte che la morte non li spaventa”.
La storia di Daniele
“Quella di Daniele è l’esperienza della forza della preghiera - ha raccontato la superiora -. Stimato da re Dario per la sua capacità di interpretare i sogni e la sua sapienza, Daniele è inviso a molti per le sue capacità. I suoi dignitari vogliono metterlo in cattiva luce nei confronti del re ma non sanno come fare. Decidono quindi di farlo scoprire e denunciarlo al sovrano mentre prega, a fronte del decreto emanato da Dario perché non venisse adorato altro Dio all’infuori di lui”.
“Pensiamo a come Daniele sostiene il suo ruolo - osserva quindi -. Serve onestamente il re, ma non ne fa un idolo, non si inginocchia davanti a lui e non vuole danneggiare nessuno. Sta nella posizione di comando in cui Dio lo ha messo ma non si pone a servizio del comando, usa il suo potere per promuovere il bene comune. Anche noi dovremmo fare lo stesso, perché ciascuno ha un certo potere, piccolo o grande che sia, ma l'importante è come lo si usa: se a beneficio di noi stessi ponendolo al centro della nostra vita, o per aiutare gli altri. Daniele è vittima delle pressioni e delle invidie che gli altri esercitano contro di lui, ma risponde inginocchiandosi e pregando per sé e per gli altri. Condannato a morte e gettato nella fossa dei leoni non è spaventato. Grazie al suo amore per Dio si fa carico del peccato dei fratelli: non compie il male ed è pronto a fermarlo in sé stesso, con il sacrificio della vita. Chiediamoci allora come ci comportiamo noi, se facciamo vittime con la nostra gelosia e le nostre invidie".

Il male mascherato
“Spesso il male è ben mascherato - ha poi ammonito la suora-, è ingenuo e superbo chi pensa di dominare la forza sotterranea del male solo con la ragione. Ma fallisce anche chi si rifugia in una cieca obbedienza per giustificare condotte che gli sono state ordinate da altri. «Non volevo ma me lo hanno comandato» dicono in molti anche oggi. Un’espressione che non richiama solo i gerarchi nazisti ai tempi di Hitler ma chiunque adotti una doppia morale e una doppia condotta in casa e fuori, con la scusa di ubbidire ai superiori. O si è cristiani in tutto oppure non lo si è. Dobbiamo perciò riflettere su quale etica ci guida in quello che facciamo perché si può compiere il proprio dovere anche nei confronti del diavolo”.
“Affidarsi alla parola è dunque l'unica arma efficace per resistere contro il male, che si configura come naturale avversario di Dio e pericoloso avversario dell'uomo -continua -. Con la menzogna il male usa la Parola stessa di Dio e si presenta come Suo devoto”. E qui cita Solov’ëv con la sua descrizione dell'Anticristo. «Un convinto spiritualista, un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante. Sarà. tra l'altro. un esperto esegeta, la sua cultura biblica gli propizierà addirittura una laurea honoris causa all'università di Tubinga. Soprattutto si dimostrerà un eccellente ecumenista, capace di dialogare con tutti, e nei confronti di Cristo non avrà un'ostilità di principio, anzi: apprezzerà il suo altissimo insegnamento. Ma non potrà sopportare, e sempre censurerà, la Sua assoluta unicità. Sarà il cristianesimo dei valori, delle aperture e del dialogo, dove però non compare mai la figura del Figlio di Dio morto e risorto». Così succede oggi in molte realtà cattoliche: si parla di tutto, ma non si parla mai della Pasqua, della Passione e Resurrezione di Cristo, morto per noi”.
La fede ci fa comprendere che il senso della storia è la vita eterna
“Perché quindi continuare a resistere al male? Non è forse una perdita di tempo? -riflette poi la Madre-. Per rispondere bisogna cominciare a comprendere la storia a partire dal suo destino ultimo: la vita eterna. Il compimento della nostra vita è nelle mani di Dio e questa consapevolezza comporta un autentico rovesciamento del nostro sguardo sulla storia: dovremo comunque resistere all'abuso del male, del potere e dell'ingiustizia, consapevoli che questo si ritorcerà contro di noi in silenzi, solitudine, ingiurie, e perfino uccisioni. Ma è proprio la fede a sostenerci e a non farci soccombere di fronte al male mentre la sua assenza ci spaventa e ci smarrisce. Con la sua fede il contadino Jägerstätter, menzionato dalla superiora, non si è piegato al potere di Hitler, ha sopportato il carcere e non ha temuto per la fine della propria vita. Dobbiamo comprendere che l’unico vero male per l’uomo di oggi è essersi separato da Dio, dalla preghiera, dall'obbedienza alla fede in Cristo, unico vero potere del cristiano.
“Quando il Figlio di Dio tornerà troverà la fede sulla terra? è questa la domanda particolare che Gesù ci rivolge – ha sottolineato -. Non è importante sapere come e quando arriverà il momento finale della Storia, conta interrogarsi sul modo in cui viviamo il presente: oggi la nostra fede resiste? Siamo ancora convinti che Dio ci guidi e si prenda cura di noi? Che se anche ci cadesse una bomba addosso la nostra vita rimarrebbe nelle mani di Dio?”
Le testimonianze, Chiara Corbella
In chiusura della lectio la superiora ha poi portato testimonianze di chi, vivendo con fede, attraversa il guado della disperazione, delle bombe, della malattia. C’è anche la storia di Chiara Corbella, che dopo aver partorito il terzo figlio e averne persi altri due, scopre di avere un tumore aggressivo. Ormai malata terminale, chiede al marito: «Se sapessi che il tuo sacrificio salverebbe la vita ad altre dieci persone non lo faresti? Allora forse io questa guarigione che chiedo non la voglio». «Chiara sapeva bene dove andava - ricorda il marito -, l’unico suo timore era quello di non arrivare con fede al momento dell'incontro».
“E allora che cos’è la fede? - conclude Corradini? È uscire dalla prigione del nostro io e aprire la porta per fare entrare la luce di Cristo Risorto”.
Micaela Ghisoni
Pubblicato il 24 aprile 2026
Nelle foto, dall'alto, madre Emmanuel Corradini e i fedeli presenti all'incontro in San Raimondo.
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