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Dal Vangelo secondo Marco (6,30-34)

L’attivismo
fa male

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù
e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato.
Ed egli disse loro:
«Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’».
Erano infatti molti quelli che andavano e venivano
e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono,
e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro,
perché erano come pecore che non hanno pastore,
e si mise a insegnare loro molte cose.

La nostra vita e la Parola

DSC 0955Il pastore. In un tempo in cui la Chiesa in Europa sta vivendo una emorragia di fedeli e l’esperienza cristiana sembra per molti perdere di interesse e di fascino, fa una certa impressione ascoltare le parole del brano evangelico di questa domenica dove ci viene riferito che erano molti quelli che andavano e venivano e che i discepoli non avevano nemmeno il tempo di mangiare, tanto che Gesù tenta di trovare un luogo di riposo: il suo progetto fallisce perché addirittura le folle lo precedono aspettandolo sulla riva del lago.
Quando i cristiani provano ad inseguire gli uomini adeguando il vangelo alla mentalità del mondo, cercando di renderlo meno radicale, più al passo dei tempi, invece di suscitare attrazione provocano disinteresse e repulsione. Forse è necessario ripartire dalla compassione di Gesù, dalle viscere di misericordia di colui che non è venuto per essere servito ma per dare la sua vita.
Il vero pastore non è colui che si serve del gregge e ne dispone a suo piacimento, ma è colui che si mette dalla parte degli agnelli, che va in cerca della pecora che si è smarrita, che mette a repentaglio la sua vita per difendere il gregge minacciato dal lupo. Questo amore gratuito e serio attrae l’uomo. La compassione di Gesù non è un moto sentimentale e superficiale ma è uno sguardo profondo, paziente e inquieto sull’uomo che cerca la vera vita.
Il deserto. Questa passione di Dio per l’uomo ha due fuochi: il deserto e la barca, il riposo e l’evangelizzazione. Per questo Gesù dice ai suoi discepoli appena ritornati dalla missione: “venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”. Senza intimità con Gesù, senza stare con lui è molto facile cadere in un attivismo frenetico e vuoto. Senza seguire Gesù nel deserto si rischia di perdere la fonte della compassione e quando si inaridisce la fonte si diventa incapaci di amare davvero.

Come scriveva il card. Biffi: “se mi occupo della mia anima, mi sembra di tradire il mondo e la sua pena; d'altronde se l’attenzione alla pena del mondo mi distoglie da una vera e diretta vita interiore, compio innegabilmente un suicidio. E non c’è niente di più inutile di un suicidio: lasciare che mi si estingua l’anima, non allevia i guai dell’umanità e non dà salvezza a nessuno”. Se non troviamo tempo per curare la nostra relazione con Dio il servizio ai fratelli diventa un mezzo come un altro per riempire il vuoto che solo Dio può colmare.
Don Andrea Campisi

Il mondo biblico
La metafora del pastore è una delle più frequenti nella Bibbia. Soprattutto i profeti descrivono la relazione di Dio con il suo popolo usando questa immagine. Poiché i re si sono rivelati infedeli alla loro missione il popolo attende un pastore buono secondo il cuore di Dio che farà pascolare il gregge con sapienza e intelligenza.

I Padri, nostri maestri
Occorre guardarsi dai pericoli di una attività eccessiva, qualunque sia la condizione e l’ufficio che si ricopre, perché le molte occupazioni conducono spesso alla durezza del cuore, non sono altro che sofferenza dello spirito, smarrimento dell’intelligenza, dispersione della grazia. Ecco dove ti possono trascinare queste maledette occupazioni, se continui a perderti in esse nulla lasciando di te a te stesso (san Bernardo)

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