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Il Comune Alta Val Tidone ha reso omaggio al patrono San Colombano

tesi

Nella sala consiliare del Comune di Alta Val Tidone, intitolata al compianto Alessandro Alberici, sindaco di Nibbiano prima dal 1963 al 1976 e poi di nuovo dal 2004 al 2014, si è tenuta la prima consegna della nuova borsa di studio, anch’essa dedicata alla memoria dell’indimenticato “Sandro”. L’iniziativa, promossa dall’associazione culturale Super Fluvio Padi e appoggiata dall’associazione La Valtidone, gode del patrocinio del Comune Alta Val Tidone ed è resa possibile dal finanziamento concesso da Allied International Group, il cui presidente è Valter Alberici, figlio di Sandro. Padrone di casa il sindaco Franco Albertini, che ha accolto tutte le autorità e gli intervenuti e ha sottolineato come la nuova borsa di studio serva a ricordare la figura di Sandro, che tutti in Val Tidone conoscono e ricordano con affetto poiché il suo impegno ha toccato quasi ogni settore. Di Sandro ha offerto un commosso ricordo l’assessore alla cultura Giovanni Dotti, che ha ricordato come con l’umiltà lo storico sindaco abbia saputo costruire un consenso popolare mai scalfito, sempre all’insegna del dialogo, che sapeva spiegare anche i no che qualche volta erano inevitabili.
Ad essere premiata è stata la dott.ssa Alice Garusi, laureatasi con il voto di 110 e lode all’Università di Pavia con la tesi “Revisione del codice diplomatico del Monastero di San Colombano di Bobbio”. Questa tesi ha di fatto generato un documento di grande importanza per la ricerca storica futura, in quanto, grazie ad una lunga ricerca documentaria condotta anche negli Archivi di Stato di Torino, ha corretto le molte imprecisioni che affliggevano la precedente edizione, a cura di Carlo Cipolla e Giulio Buzzi, risalente al lontano 1918. Ricordiamo che i diplomi in questione sono quei documenti storici che assegnavano al monastero la fruizione di territori ed attività produttive. Con ogni nuovo abate, o alla morte dell’imperatore e con l’incoronazione del successore, venivano stesi nuovi diplomi per ridefinire le competenze territoriali. Di conseguenza, questi documenti ci restituiscono delle preziose istantanee del passato delle nostre valli, consentendoci di definire, finalmente sulla base di solide fonti, dove si trovavano le varie attività agricole connesse all’abazia e come operavano.
Don Mario Poggi, cancelliere vescovile e parroco di S. Colombano in Bobbio, ha ringraziato la dott.ssa Garusi per il suo elaborato perché prende una gran quantità di informazioni storiche e le rende fruibili da tutti. “Questi lavori scientifici portano avanti la memoria dell’immensa opera di San Colombano, personaggio di portata davvero europea che unisce così tante comunità, e in particolare ovviamente quella di Bobbio e quella di Alta Val Tidone, avendo quest’ultima scelto l’abate irlandese come santo patrono del nuovo comune unificato”.
I documenti storici in questione riguardano il periodo fra il 614 e il 1208 e sono di ben difficile fruizione: a parte l’essere per la maggior parte custoditi all’Archivio di Stato di Torino, sono scritti in un latino non classico, contaminato da “dialetti” e germanismi dovuti alla geopolitica di allora. Rendere quella storia fruibile al grande pubblico è quindi doppiamente complicato, e don Mario Poggi ha nell’occasione annunciato che presto si intende dare nuova vita alla rivista “Archivium Bobiense”, cominciando proprio con una serie di pubblicazioni, anche in formato digitale, che prenderanno avvio da questa tesi.
“Parliamo, in fondo, delle nostre origini”, ha sottolineato Giancarlo Baruffi, presidente dell’Associazione Super Fluvio Padi, ponendo l’accento sulla conoscenza che possiamo recuperare da questi studi. “La nostra associazione si pone l’obiettivo di valorizzare le vere terre Colombaniane, da identificare con studi precisi e fonti sicure. Custodiamo il nostro territorio e la nostra storia riscoprendo il passato: una delle cose più sorprendenti è la profonda conoscenza agricola che i monaci colombaniani hanno custodito, prevenendone la scomparsa: non solo coltivavano molteplici tipi di cereali, ma addirittura riuscendo a coltivare vigneti a 1000 metri di altitudine, qualcosa che anche oggi rimane raro ed eccezionale”. Queste conoscenze non sono affatto fini a loro stesse: “Nel passato possiamo trovare soluzioni allo spopolamento delle nostre valli. A queste terre serve un’economia sostenibile, e visto che la produzione agricola in montagna sarà sempre più costosa e meno competitiva di quella di pianura, dobbiamo unire alla qualità anche un valore aggiunto, che è quello storico".
C’è ancora tanto che non sappiamo. La dott.ssa Garusi, raccontando il suo lavoro di ricerca archivistica a Torino, sottolinea: “L’opera del Cipolla si basa su 6 cartelle di documenti, che peraltro non ebbe il tempo di verificare forse a fondo come avrebbe voluto, poiché morì prima di completare il codice. Ci sono però oltre 100 cartelle di documenti ancora da esplorare”. Valter Alberici, prima di consegnare la borsa di studio, ha ringraziato tutti gli intervenuti e ha ricordato il profondo amore del padre per la sua terra. “Non è facile per me parlare di papà e rimanere imparziale. Non posso essere io a lodare il suo operato come amministratore, ma una cosa la posso dire sapendo che su questo tutti siamo d’accordo: ha dato sempre tutto per questa terra e la sua gente. Ed è per questo che anche noi continuiamo a contribuire come possiamo a tutte le iniziative che proteggono la valle dallo spopolamento: per continuare la missione di mio padre”.

Pubblicato il 23 gennaio 2020

Gabriele Molinelli

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