Coldiretti Piacenza tra le associazioni protagoniste a “Futuro in Salute”, la manifestazione dell’Ausl al via oggi, mercoledì 3 ottobre e in programma fino a sabato 6, sul Pubblico Passeggio, con attività interattive ed educative dedicate agli studenti dalle materne alle superiori. Il laboratorio di Coldiretti Piacenza, con il suo progetto di Educazione alla Campagna Amica, è andato in scena proprio questa mattina, con i bambini di ben quattro classi che a turno hanno provato a impastare gli gnocchi di zucca, guidati dalle agrichef di Terranostra Maria Rosa Minardi (agriturismo “Tenuta Casteldardo”) e Claudia Anselmi (agriturismo “Le Rondini”). “Abbiamo scelto la zucca perché è un prodotto di stagione e – attraverso un gioco – abbiamo spiegato ai bambini l’importanza della stagionalità e della territorialità degli alimenti che consumiamo ogni giorno” ha commentato la responsabile di Campagna Amica Cinzia Pastorelli, affiancata dalle colleghe Elena Malacalza e Lara Sartori. Il progetto di “Educazione alla Campagna Amica” di Coldiretti Piacenza riprenderà ufficialmente nelle scuole a gennaio, sul tema della biodiversità: ogni anno coinvolge circa 3mila studenti di città e provincia.
Maschere del tragico radici, metamorfosi, modernità è il tema di un ciclo di seminari di formazione che si tengono alla biblioteca comunale Passerini Landi. Si inizia giovedì 4 ottobre alle ore 16.30. Il tema è "Medea e la sua vitalità sulle scene recenti italiane"; ne parla Giulio Iacoli professore di Letterature comparate e Teoria della letteratura Università di Parma La conferenza analizza le riscritture della tragedia di Medea sulla scena italiana contemporanea (Emma Dante, Grazia Verasani, Antonio Latella, Gianluca Bottoni, Antonio Tarantino).
E’ stato Paolo Rumiz, giornalista ed editorialista, ad aver concluso l’Appennino Festival, domenica 30 settembre nella Sala delle Colonne del Palazzo Vescovile a Piacenza. All’incontro, organizzato dal Gruppo Enerbia con Maddalena Scagnelli, sono state affrontate diverse tematiche che si sono tradotte per Rumiz in veri e propri viaggi: la Grande Guerra, Annibale, i monasteri benedettini e la Terra Santa. Hanno contribuito con una parte musicale di contorno alla narrazione del giornalista, le voci di Lucia dal Corso, Anna Perrotti e Sara Pavesi. “Il viaggio in Appennino – dice Rumiz –è stato emozionante perché ho capito qual è la risposta per risollevare l’Europa. Quando giunsi a Norcia, terra in cui si aprii una cicatrice in quel che è il cuore dell’Italia, la cosa che mi colpì è vedere la statua di San Benedetto intatta che indicava una strada da seguire. Cosa voleva dire quel gesto? Il patrono del nostro continente, San Benedetto, viene da queste montagne e non è un caso. Fu lui, con la sua rete di monasteri, a mettere in piedi l’Europa. E lo fece in un momento di confusione e di invasioni, proprio come oggi”. Ha fatto seguito poi il racconto del viaggio in Terra Santa. Era il 2005 e Paolo Rumiz percorse seimila chilometri in due mesi, attraverso gli Appennini, i Balcani, la Grecia, Istanbul, l'Anatolia fino ai confini dell'Iraq. E poi Siria, Giordania, Israele. “Mi proposero – dice il giornalista – di raccontare il mio viaggio. Pensai di concentrarmi sulle cose che vidi. La sera prima della conferenza capii di aver sbagliato tutto. Non erano le cose viste bensì i suoni che avevo sentito ad essere il filo conduttore di questo viaggio. I rumori creavano una radiografia che mi ricordavano come erano fatti quei luoghi. Il canto del gallo, il suono del traghetto, il mare e tanto altro. Ho capito l’importanza dell’ascolto”. Paolo Rumiz quale originario di Trieste, non poté non raccontare in un reportage, tramutatosi poi in film, il viaggio compiuto alla ricerca dei Caduti della Grande Guerra, ripercorrendo quindi le lunghe trincee protagoniste di quel conflitto mondiale. “I lunghi km percorsi – conclude Rumiz – e i momenti che ho vissuto, mi hanno dato la capacità di capire che non è importante commemorare quanto piuttosto evocare, cioè richiamare in vita chi non lo è più. Nei cimiteri della Galizia ho capito proprio questo. Luoghi in cui sono stati sepolti vinti e vincitori insieme. Ed è proprio l’evocazione, specie nella forma della memoria orale visti i numerosi racconti sui caduti in guerra che ho udito, che evita di ricadere di un terzo conflitto mondiale”.
La Banca di Piacenza ha inaugurato il suo autunno culturale a Palazzo Galli con un’interessante conversazione (tema, il discernimento - pastorale e spirituale - dei segni dei tempi) che ha visto protagonista in Sala Panini il vescovo di Cremona Antonio Napolioni, presentato dal presidente del Comitato esecutivo dell’Istituto di credito di via Mazzini. Corrado Sforza Fogliani ha ringraziato mons. Napolioni - unitamente al responsabile dell’Ufficio Beni culturali della Diocesi cremonese don Gianluca Gaiardi, che lo accompagnava - per aver accettato l’invito e per la collaborazione offerta in occasione della “Salita al Pordenone”. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche al nostro vescovo, mons. Gianni Ambrosio, per la sua presenza in sala. Prima di compiere un breve e illuminante viaggio tra coscienza e fede, libertà e responsabilità nella vita della Chiesa e della società, il vescovo della città del Torrazzo ha ringraziato la Banca per l’invito, sottolineando e auspicando che la collaborazione tra i territori cremonese e piacentino «si rafforzi sempre di più in una unità d’intenti, perché il Po non ci divide ma ci unisce». Mons. Napolioni ha premesso che il suo non voleva essere «un giudizio sull’oggi», non possedendo sfere di cristallo, bensì una lettura della realtà. «Interrogarmi - ha specificato - se esista un metodo che escluda l’istinto per orientarci nel contesto di grande cambiamento che stiamo vivendo», un percorso da compiere insieme «per leggere la storia e non esserne vittime». Un viaggio che parte col piede giusto «se non ci si limita a fotografare i fatti» e se «si usano strumenti adeguati per vedere, giudicare, agire». Un approccio che a parere del vescovo di Cremona «ci consente di stare nella realtà in maniera adulta, non trattandola ingenuamente ma capendo i segni del tempo», cogliendo l’occasione favorevole affinché «il tempo sia propizio per arrivare alla salvezza». Diceva Giovanni XXIII: “In mezzo alle tenebre cercate gli indizi che fanno ben sperare sulle sorti della Chiesa e dell’umanità. Da gesuita Papa Francesco, ha ricordato il vescovo di Cremona, si ricollega all’esigenza del discernimento, che è cosa ben diversa dal catalogare e giudicare. La ricetta finale? «Liberarci - ha esemplificato il relatore - dall’homo faber e dall’homo sapiens e affidarci all’homo ludens, libero da schematismi, docile e curioso che guarda la vita come alla più bella avventura che possa capitare».
La Casa della Salute di Podenzano era rimasta, negli scorsi mesi, senza medici di medicina generale. Da sette si era passati a zero: ora l’Ausl di Piacenza annuncia che dal primo ottobre sono tornati operativi tre medici nel presidio sanitario valnurese. La comunicazione è arrivata dal direttore generale Ausl Luca Baldino e dal sindaco del paese della Valnure Alessandro Piva. I tre medici sono Umberto Montecorboli, Laura Mezzadri e Valentina Scorsonelli. “Mi fa piacere che tre medici – ha spiegato il primo cittadino Piva – abbiano aderito. Così aiutano a mettere in piedi un sistema che sarà molto apprezzato dai cittadini e dagli utenti. La sanità deve essere a favore degli utenti e sempre meno burocratizzata. In questo momento ci saranno più servizi per i pazienti e più facilmente utilizzabili”. Come detto, i tre medici saranno operativi da lunedì 1 ottobre: quattro ore al mattino – dalle 8.30 alle 12.30, al mercoledì, giovedì e venerdì. “Siamo fiduciosi – spiega Baldino -, poi pian piano la struttura verrà incrementata con il coinvolgimento di altri professionisti”. La Casa della Salute vede l’impiego, oltre che dei tre medici, di quattro infermiere dell’ambulatorio della cronicità e dell’ambulatorio prestazionale, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12. L’ambulatorio dedicato ai pazienti diabetici è operativo lunedì, martedì e giovedì dalle 7.30 alle 12. Due infermiere assistono inoltre gli specialisti che di volta in volta sono presenti all’interno della struttura. “In questo momento – è la chiosa del sindaco Piva - la Casa della Salute riparte alla grande e si rilancia per una sanità sempre più vicina e a portata di mano per tutti”.
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