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Notizie Varie

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Festa al Monte di Santa Franca

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Sono due le celebrazioni che si tengono ogni estate al monte di Santa Franca, la prima domenica di agosto e l'ultima.
Domenica 4 agosto è la tradizionale sagra estiva nel magnifico parco naturale  a 1100 metri di quota che vede ogni anno la presenza di centinaia di persone, soprattutto i tanti emigrati della Val d’Arda, sempre molto legati alla figura di Santa Franca e al sacello a lei intitolato. Viene celebrata la messa all’aperto, alle ore 11, e per tutto il giorno  giungono pellegrini che si raccolgono in preghiera nell’oratorio che in tempi antichissimi ospitò per circa due anni  Franca e le sue compagne. è una sagra secolare che viene ripetuta anche nell’ultima domenica di agosto, il 26.
In queste occasioni di festa i pellegrini approffittano per raggiungere  il pozzetto di sorgente dove Franca e le sue compagne attingevano l’acqua per i bisogni quotidiani e, secondo la tradizione, si attribuiscono ad essa proprietà miracolose, tanto che è di prammatica berla e anche raccoglierla e conservarla come lenitivo delle malattie degli occhi.
Un po di storia: Morfasso è tra i maggiori custodi del culto di Santa Franca. In quello che era chiamato il Monte di Lana, dove in tempi antichissimi fu eretto il monastero che ospitò per circa due anni (dall’ottobre del 1214 al maggio del 1216) Franca e le sue compagne, dal 1882 è presente un oratorio a testimonianza della devozione della popolazione locale per colei che, nel raccoglimento di questi luoghi, insegnò alle giovani suore e ai popolani l’amore di Dio, la carità e la fede. A suo tempo proclamata patrona della Val d’Arda, Santa Franca è l’”amica” degli emigrati e da secoli viene festeggiata sul monte che ora porta il suo nome la prima e l’ultima domenica di agosto.
L’oratorio, distante da Morfasso 6 chilometri, sorge ai lati di un meraviglioso pianoro circondato da faggi secolari, e in qualsiasi periodo dell’anno è méta dei tanti vacanzieri che vogliono godere di qualche ora di relax a diretto contatto con un luogo incantato. Circa 250 metri a monte dell’oratorio esiste il pozzetto di sorgente dove Franca e le sue compagne attingevano l’acqua per i bisogni quotidiani e, secondo la tradizione, si attribuiscono ad essa proprietà miracolose, tanto che è di prammatica berla e anche raccoglierla e conservarla come lenitivo delle malattie degli occhi.

Pubblicato il 31 luglio 2019

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Gli appuntamenti dell'Appennino Festival

 

  appennino

L’Appennino Festival 2019 compie diciotto anni e presenta le sue meraviglie con ospiti prestigiosi come l’etnomusicologo Ambrogio Sparagna, l’oboista dei Berliner Philarmoniker Christoph Hartmann, il ghirondista Paolo Simonazzi, il pifferaio sperimentatore Paolo Domenichetti.
Il programma è stato presentato nella sede della Fondazione di Piacenza e Vigevano dalla direttrice artistica Maddalena Scagnelli: “Tramandare vuol dire conservare – spiega – questo festival, che giunge alla diciottesima edizione, è legato al paesaggio sonoro dell’Appennino che viene percorso attraverso una ripresa e una valorizzazione del patrimonio del passato. Per questo la nuova edizione del Festival è legata al tema del cammino e del pellegrinaggio: ci saranno le tappe del progetto “Per Viam” che ci permetterà di percorrere tutta la Via degli abati e i concerti e le conferenze organizzati a Cortebrugnatella per scoprire la via d’acqua o a Piacenza per seguire le orme della Francigena. Fra i tanti ospiti attesi, segnalo in particolare La Rossignol, che proprio di recente ha portato in Svezia e in Brasile il repertorio della tradizione rinascimentale, Christoph Hartmann che è amico del festival, i tre giovani cornisti piacentini Giorgio Strinati, Emanuele Crepet e Davide Navatta, Ambrogio Sparagna che è grande musicista e studioso e infine Massimo Lonardi, straordinario suonatore di liuto”.
Insieme a lei presenti anche Alberto Dosi della Fondazione di Piacenza e Vigevano, Valentina Rimondi di Cooltour, Tiziano Fermi di Domus Justinae, Valter Castignoli del centro di lettura di Rivergaro, Giuseppe Bianchi dell’associazione One e l’assessore del comune di Travo Roberta Valla.

Gli appuntamenti da agosto a dicembre

2 agosto ore 18.30 a Pradello di Bettola nella Chiesa dei Santi Cosma e Damiano: concerto dell'oboista dei Berliner Philharmoniker Christoph Hartmann.

3 agosto ore 21.15 a Pradovera: Ballo all’aperto nello scenario naturalistico della panoramica Pradovera-Coli in località Acqua Nera con le danze tradizionali europee e delle Quattro Province con Banda Brisca, Funambol e Pizzica Ensemble.

4 agosto ore 18 al Passo Sella dei Generali sulla strada panoramica Pradovera-Mareto-Coli: “Per Viam” terza tappa con il concerto e reading al tramonto sul pascolo lungo la Via degli Abati con Giorgio Strinati, Emanuele Crepet e Davide Navatta (corni). Alle 21 all’Albergo dei Cacciatori di Mareto cena del Pellegrino.

10 agosto ore 21.30 a Pigazzano di Travo: “Sempre caro mi fu quest'ermo colle. Poesia e musica nella notte di San Lorenzo” con le letture poetiche a cura di Gabriele Dadati, Giovanni Zilioli, Edoardo Callegari, gli intermezzi musicali di Gianmaria Lodigiani, Samuel Bateson e Vincenzo Torricella.

12 agosto ore 9 ore 18 a Marsaglia (Corte Brugnatella): discesa in canoa in collaborazione con l’associazione One. Alle 18 nella chiesa di Brugnello conferenza di Tiziano Fermi con internezzi musicali di Priscilla Panzeri. Alle ore 21.30 a Bobbio nel chiostro di San Colombano: “Per Viam” quarta tappa con il cantastorie Bernardo Beisso sul tema “Partirò farò partenza: dalle valli Appenniniche a Genova sulle Vie del Sale” con la partecipazione del gruppo Enerbia.

13 agosto ore 15 a Cerignale: “Festa delle aie” con Ettore Losini (piffero) e Davide Balletti (fisarmonica).

16 agosto ore 21 a Cerreto di Zerba: concerto di Gabriele Dametti (piffero) e Fabio Paveto (fisarmonica).

18 agosto ore 21.15 a Borgotaro (Parma): “Per Viam” quarta tappa con Marco Domenichetti (Barcellona – Spagna) ai flauti dritti, piffero e percussioni sul tema “Dal Cammino di Santiago alla Via degli Abati” con la partecipazione della Schola Sancti Columbani.

21 agosto ore 18.30 nella chiesa di San Bartolomeo di Ottone: concerto con Federico Perotti (spinetta), Agostino Subacchi (basso) e Chiara Pavesi (violoncello).

8 settembre ore 15 a Ozzano Taro (Parma): Festa al Museo Guatelli con visita guidata alla corte rurale, alle collezioni e agli strumenti musicali.

21 settembre ore 21 a Bardi: “Per Viam” quinta tappa con il convegno di studi su “Le presenze longobarde nelle regioni italiane: il quotidiano nelle fonti e nei dati materiali” in collaborazione con le Associazioni “Il Cammino della Val Ceno” e “La Via degli Abati”.

22 settembre ore 20 a Caratta di Gossolengo nell’azienda Lungacque - I Melograni: esibizione del quintetto di fiati Parma Brass Ensemble e del Gruppo tradizionale sardo “Juntos” (launeddas e tumbarinu) con la cena a cura dei Contadini Resistenti in collaborazione con il Gremio Sardo di Piacenza.

29 settembre ore 15 a Piozzano: Festa del miele e dei prodotti tipici della Val Luretta con le danze popolari dei Lu Trainana (musica tradizionale delle Marche).

6 ottobre ore 17 all’Azienda Vitivinicola Uccellaia di Vigolzone: “Cornamuse e zampogne d’Europa” con Fabio Rinaudo dei Birkin Tree e l’aperitivo con i vini dell'Azienda.

11 ottobre ore 21 a Piacenza nella Sala delle colonne e giardini della Cattedrale di Piacenza: “La musica strumentale ai tempi di Leonardo” con Massimo Lonardi (liuto) e Giuliano Lucini (tiorba) in collaborazione con l'Associazione Domus Justinae.

13 ottobre ore 15 a Pecorara: Festa del tartufo e dei prodotti della montagna con le danze tradizionali italiane ed europee con Paolo Simonazzi (ghironda) ed Emanuele Reverberi (violino).

8 dicembre ore 11 a Ferriere nella Chiesa di San Giovanni Battista: concerto del Coro Vox Silvae.

Pubblicato il 31 luglio 2019

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A Pey 24ore no stop di musica con il «Quattro Festival»

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24 ore di musica, cucina e stelle in Val Boreca: inizia alle ore 15 del 3 agosto a Pey di Zerba la prima edizione del “Quattro Festival - Il Rock delle Quattro Regioni”.

Organizzato nella valle crocevia di 4 regioni da Andrea Rocca e Paolofranco Mereni, il Festival ospiterà gruppi musicali provenienti da Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte e Lombardia e farà incontrare culture, dialetti e stili musicali differenti.

L'iniziativa è stata presentata nei giorni scorsi a Piacenza, nella sede della Provincia, alla presenza del consigliere provinciale con delega al Turismo Maria Rosa Zilli e del sindaco di Zerba Pietro Rebolini che hanno sottolineato come queste inziative possano contribuire a valorizzare il territorio e promuovere una zona di montagna, che fa incontrare quattro province per quattro regioni.

I gruppi musicali che parteciperanno al Festival - scelti per la provenienza da una delle quattro regioni limitrofe alla Val Boreca e per la proposta di musica italiana autoprodotta - sono: Arbos, Beppe Malizia e i Ritagli Acustici, Day After Rules, Fattore Rurale, La Quadrilla, Maladissa, Palinurus Elephas, Quarantena, Renzo e i Tafferugli, Santamaddalena, Stasi e Uno Sfiziosissimo Progetto.

All'iniziativa non mancheranno stand gastronomici che proporranno cibo e bevande locali, puntando a valorizzare i tre salumi Dop; sarà anche presente un rappresentante del Consorzio Tutela del pesto genovese.
Grazie all'allestimento di un'apposita area, sarà possibile anche campeggiare in loco con camper e tende per il week-end.
Durante la serata, inoltre, saranno presenti alcuni astrofili dell'Associazione Astrobrallo che “guideranno” i partecipanti tra le costellazioni con un telescopio.

Alla presentazione hanno partecipato anche Simone Cutrì in rappresentanza di Dancetool, sponsor dell’evento, e il cantante della band “Renzo e i tafferugli” in rappresentanza dei gruppi che si esibiranno durante il Festival.

Pubblicato il 30 luglio 2019

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Un libro per l'estate: «La mistica dell'intimità nuziale»

libriRocchettaIl testo di Carlo Rocchetta "La mistica dell’intimità nuziale. Crescere nella grazia del sacramento" vuole sottolineare l’importanza dell’intimità nuziale che, come evidenzia papa Francesco nell’Amoris Laetitia, «vissuta in modo umano e santificata dal sacramento» diventa «via di crescita nella vita della grazia».

La tradizione spirituale cristiana è sempre stata caratterizzata dall’esperienza di amore mistico tra i santi e Dio, spesso definita con il termine di nozze mistiche.
Il libro di Rocchetta vuole portare il lettore a riflettere, nell’ambito della famiglia, come anche sugli sposi sia possibile, a partire dall’intimità nuziale, arrivare all’esperienza mistica.

La tesi dell’autore rappresenta una sfida teologica che vuole superare tante chiusure della chiesa verso la sessualità, mostrando come non vi sia contrapposizione tra grazia sacramentale ed eros.
Per Rocchetta l’intimità nuziale non significa semplicemente esercitare la sessualità di coppia.
“L’intimità - aggiunge l’autore - presuppone il superamento di due opposti pericoli: il materialismo sessuale e lo spiritualismo asessuato. La tenerezza dona alla sessualità la sua dimensione di gratuità e quindi la umanizza aprendo gli occhi al riconoscimento dell’altro e alla riconoscenza per la sua presenza. Vissuta in questo livello umano e umanizzante, l’unione sessuale diventa per gli sposi via di crescita nella vita della grazia”.

Anche San Giovanni Paolo II, citato da Rocchetta, spiega che, grazie al sacramento delle nozze, “l’amore umano viene elevato a carità teologale” (cf. Familiaris consortio 13).
Il libro di Carlo Rocchetta vuole quindi indicare dei percorsi di santità vissuti proprio come coppia e dimostrare che l’intimità nuziale non è un impedimento verso la mistica, ma un momento di grazia.
Nella comunione intima coniugale si attua la grazia del sacramento che può essere la via verso la santità.
Nel testo di Rocchetta si cerca di fondare tutto questo in termini teologici.

C. Rocchetta, "La mistica dell’intimità nuziale. Crescere nella grazia del sacramento"
EDB, Bologna, pp. 186, euro 16

Pubblicato il 30 luglio 2019

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La Collegiata di Castel San Giovanni, uno scrigno di bellezze

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La Collegiata di Castel San Giovanni è una chiesa ricca d’arte e di bellezza architettonica, risultato di ripetute estensioni e rifacimenti nel corso dei secoli.

La presenza di un luogo di culto pre-data la nascita della rocca di Castel San Giovanni: si trovano menzioni documentali che risalgono al gennaio 954, mentre l’attuale paese nasce nel 1290 come insediamento militare voluto dal signore di Piacenza Alberto Scotti.

Nel 1412 la famiglia nobiliare degli Arcelli fa di Castel San Giovanni la capitale di una contea autonoma che spazia dal Monte Penice al Po e fino alla Val Luretta.
In questo periodo di splendore si ritiene che l’antica chiesa romanica a navata singola sia stata espansa e ricostruita nel ben più grande tempio tardo gotico.
Nel 1465 la Collegiata viene nuovamente ristrutturata ed ampliata.

Oggi si presenta con una facciata slanciata, con echi rinascimentali ma con archi e guglie di gusto gotico: la Collegiata è un’elegante e variegata sinfonia di stili che spaziano dal romanico al gotico lombardo fino al barocco.
Lo spettacolo più impressionante è all’interno: la pianta a croce latina, a tre navate coronate da absidi, è splendidamente arricchita dallo sfarzo delle sculture e decorazioni barocche e dalle otto statue di Dalmazio Della Porta, che dall’alto delle otto imponenti colonne fissano i fedeli.

Gabriele Molinelli

Pubblicato il 29 luglio 2019

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