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Notizie Varie

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Youngercard, a Gragnano il progetto di volontariato va avanti

youngercard ottobre 2019

Sono stati premiati nei giorni scorsi a Gragnano per il loro impegno nelle attività di volontariato i ragazzi aderenti alla “Youngercard” che hanno accumulato gli 80 punti previsti per la premialità, ovvero un punto per ogni ora prestata a favore della comunità. Si tratta di Amanda Anselmi, Martina Aradori, Edoardo Bacci, Marcello Barocelli, Eleonora Covati e Nadia Paratici.
Sono stati 12 i progetti attivati: dalla collaborazione alla creazione di materiale d’arredo e di promozione per il nuovo centro di aggregazione giovanile, al progetto “No alla violenza io c’entro” con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani e tutta la comunità locale sul tema della violenza di genere. Dall’animazione del Centro Diurno Assistenziale di Gragnano (ad esempio con attività ludico-ricreative), al progetto di sensibilizzazione dei giovani e di tutta la comunità in occasione della giornata mondiale delle Bambine e delle Ragazze dello scorso 11 ottobre.
Dalla collaborazione come aiuto allenatori con la società U.S. Gragnano ASD alla collaborazione con la Pro Loco Gragnano, Orzorok, Anspi Don Bosco Madonna del Pilastro, Liberamind, Comitato Torta Spisigona, in occasione delle feste e iniziative da loro organizzate. Dalla attività di affiancamento agli educatori nelle attività ricreative e di animazione presso il Centro Estivo “Bella Storia Grest 2019” organizzato dalla Parrocchia San Michele di Gragnano al lavoro presso la Biblioteca Comunale.
“Come è noto - spiega l’assessore alle politiche giovanili Marco Caviati - il Comune di Gragnano è uno dei comuni della Provincia che, fin dall’origine, ha aderito al progetto Youngercard, pensato e voluto dalla Regione Emilia-Romagna per favorire e promuovere il volontariato e la cittadinanza attiva. Aderendo ai vari progetti collegati i giovani, in base alle ore di volontariato svolte, maturano crediti che assicurano loro la possibilità di usufruire di sconti nei negozi aderenti”. “Ciò che abbiamo consegnato ai ragazzi - ricorda il sindaco Patrizia Calza - non va considerato come un vero e proprio premio perché sotto alla scelta del volontariato vi sono la spontaneità del gesto e la consapevolezza della gratuità di esso. Tuttavia, come Amministrazione, abbiamo voluto dire grazie a questi giovani volonterosi e lo abbiamo fatto con un dono, un buono da 50 euro, da spendere in un centro commerciale della zona”.
A Gragnano sono 159 i giovani aderenti alla Youngercard e, recentemente, il Camper della Regione, messo in campo per documentare i progetti più innovativi messi in campo, ha fatto tappa in paese.

Pubblicato il 24 ottobre 2019

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Cooperativa Assofa, da 15 anni in via Zoni

presentazioneASSOFA 2019 05

La cooperativa Assofa ha festeggiato i quindici anni dall'inaugurazione della nuova sede di via Zoni.
L’inaugurazione ufficiale è datata 2004, e in questi anni  Assofa è cresciuta, offrendo servizi importanti ai propri ospiti: spazi teatrali, atelier di grafica, palestra di fisioterapia, senza contare i servizi socio educativi domiciliari.
La presidente è Donatella Peroni, che offre un quadro delle attività e l’importanza che esse anno sui pazienti. “Un ambiente ospitale e accogliente, con 43 dipendenti tra terapisti, educatori e OSS e oltre a un centinaio di volontari che si occupano di fundraising e di sensibilizzazione. Nel suo complesso anche poco conosciuta. Sono rimasta colpita dalla capacità di queste persone di seguire gli utenti, il lavoro è molto individualizzato. Si tratta di 24 persone per il centro diurno e 91 ruotano attorno ai progetti educativi pomeridiani legati a disturbi del comportamento e alimentari”.
Un aspetto che la presidente tiene a sottolineare è come l’opinione pubblica si stia sempre più sensibilizzando a temi di questo tipo. “La cosa più bella di questa organizzazione: si lavora sempre per obiettivi con la persona, ogni lavoro è finalizzato al raggiungimento di un obiettivo all’interno di un percorso, sia esso un disegno o abilità molto semplici, ma che richiedono pazienza”.

Pubblicato il 24 ottobre 2019

Emanuele Maffi

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Ripensare i rapporti con l’Europa per «amor proprio»

In Confindustria ospiti Federico Fubini, vice direttore del Corriere della Sera, e Lisa Ferrarini, vice presidente di Confindustria con delega all’Europa. “Servono sacrifici ma ciò non vuol dire sottomettersi”

fubini


“L’Europa siamo noi, è arrivato il momento di capirlo”. L’affermazione convinta viene da Federico Fubini, vice direttore del Corriere della Sera, che da questo concetto è partito per elaborare il suo ultimo libro “Per amor proprio. Perché l'Italia deve smettere di odiare l'Europa (e di vergognarsi di sé stessa)” (Longanesi - 2019, 144 p).
Il giornalista è intervenuto nel pomeriggio del 21 ottobre presso la sede di Confindustria a Piacenza insieme a Lisa Ferrarini, vice presidente di Confindustria con delega all’Europa (nella foto, il tavolo dei relatori: da sinistra, Francesco Timpano, Lisa Ferrarini, Alberto Rota, Federico Fubini ).
Introdotti dal presidente degli industriali piacentini Alberto Rota e guidati dal docente dell’Università Cattolica Francesco Timpano, i due ospiti si sono soffermati sulle tante questioni sollevate dal saggio, principalmente legate ai rapporti tra Italia ed Europa.
“L’Europa è stata percepita a lungo come un progetto di élite finalizzato a modernizzare il resto della popolazione - ha esordito Fubini -. Sicuramente questo è stato vero: pensiamo al ruolo avuto dal «Trattato di Maastricht» nell’aiutare l’Italia a raddrizzare la sua finanza pubblica, all’epoca in condizioni disastrose. Un ruolo importante di ancoraggio, che però per una democrazia grande e complessa come la nostra non basta più: ecco perché è necessario, per amor proprio, vivere l’Europa non in condizioni di subalternità, come se fosse una maestra che ci rimprovera quando stiamo seduti scomposti a tavola. Questo infatti - ha sottolineato - non è un valore politico; abbiamo tanto da apprendere ma possiamo dare anche un contributo: finché questo non verrà capito non potrà esserci un europeismo maturo in Italia”.

fubini libriUNA TERZA VIA TRA SOVRANISMO ED EUROPEISMO SOTTOMESSO

Né sottomessi né ostili, durante l’incontro Fubini ha rivendicato più volte la necessità di adottare un’attitudine che si collochi nel mezzo di questi due estremi. Tuttavia il dibattito politico nazionale a questo proposito pare essersi incagliato.
“Facciamo molta fatica – ha commentato –: il paradosso è che quando avevamo il vecchio governo, euroscettico e sovranista, si parlava sempre di Europa. Adesso, invece, che il governo ha un atteggiamento filo-Bruxelles, abbiamo praticamente smesso di farlo. Teoricamente avrebbe dovuto essere il contrario: serve una crescita culturale - ha continuato - per capire che quello che succede fuori dai nostri confini è importante in quanto siamo parte di un insieme più ampio, solo così potremmo iniziare ad avere un peso in Europa. Purtroppo siamo talmente piegati su noi stessi, su questo bipolarismo acritico, che la crescita non si riesce a verificare”.
Ma quali sono i punti di forza che l’Italia potrebbe far valere sui tavoli dell’Unione Europea?
“Anche in un anno difficile come questo le esportazioni italiane stanno crescendo molto, ciò vuol dire che ci sono delle nicchie di grande produttività e competitività dell’industria italiana” – ha spiegato ancora Fubini. Tuttavia è amor proprio anche riconoscere i problemi e accettare l’idea che questi non si possono risolvere a costo zero ma richiedono delle scelte e dei sacrifici. Un esempio: se bisogna investire di più nell’educazione e nell’istruzione delle nuove generazioni è necessario trovare risorse da altre parti”.

UN POTENZIALE DA DUECENTO MILIARDI IN FUGA

È però proprio l’istruzione una di quelle istanze che per Fubini potrebbero essere utilizzate in chiave europea per riequilibrare i rapporti tra gli Stati membri dell’Unione.
“Pensiamo un attimo - ha rilevato - alle migrazioni di cittadini europei, spesso molto giovani, che dalla periferia europea - Est e Sud Europa - sin sono trasferiti a lavorare in Germania negli ultimi 9-10 anni. In questo lasso di tempo gli Stati di origine di queste persone hanno investito circa duecento miliardi di euro di denaro pubblico nella loro educazione per poi vedere realizzato questo potenziale in una nazione straniera. In sé non c’è niente di male, però ciò deve far luce sul fatto che non è solo la Germania che sta pagando per gli altri, ma esiste un rapporto molto più complesso che meriterebbe un altrettanto complesso bilancio europeo. È una questione che l’Italia potrebbe far valere ma anche in questo caso non sembra preoccuparsene”.

fubini presentiCONTRO LA CRISI UN GRANDE PIANO INFRASTRUTTURALE EUROPEO

Che l’Italia debba iniziare a giocare un ruolo da protagonista nello scacchiere europeo lo ha ribadito infine anche Lisa Ferrarini.
“Ci sono tante opportunità per collaborare e far crescere l’Europa - ha detto -. Allo stesso tempo ci sono anche tante cosa da cambiare, migliorare ed implementare. Io, come imprenditrice, vedo il bicchiere sempre mezzo pieno: dobbiamo però essere chiari, a partire dal «Patto di stabilità e crescita». Vorremmo un grande piano infrastrutturale europeo, con investimenti - da ammortare nel corso degli anni -di oltre mille miliardi. Al momento - ha aggiunto - bisogna far fronte a quella che può essere una situazione anti-ciclica che si sta profilando a livello mondiale, anche se l’Europa ha sempre dimostrato nei momenti di crisi di essere capace di rispondere bene a livello di politiche economico-industriali. Questo è il momento di farlo”.

Federico Tanzi

Pubblicato il 22 ottobre 2019

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Quando la storia di una famiglia è anche la storia della città

 Sforza Gionelli Corvi copia

«Una pubblicazione di grande interesse e di grande significato, espressione della devozione di un discendente di una delle famiglie più distinte di Piacenza, che s’incarna con la storia di una farmacia che nella sede attuale dura da più di due secoli, anche se i Corvi hanno ufficialmente iniziato l’attività 300 anni fa con l’iscrizione, nel 1715, nella Corporazione degli speziali. Un atto di devozione verso la famiglia ma anche verso l’arte farmaceutica e la storia della nostra città. Auspico che ci si attivi per avere altre raccolte di documenti di famiglie che meritano di essere ricordate. Vedo in prima fila l’avvocato Gianluigi Grandi, discendente di un’altra grande famiglia, titolare di uno studio legale dalla storia secolare, che ha avuto come cliente Giuseppe Verdi».
Il presidente esecutivo della Banca di Piacenza Corrado Sforza Fogliani ha così introdotto il partecipato appuntamento dell’Autunno culturale di Palazzo Galli (con Sala Panini gremita e Sala Verdi video collegata), che ha visto la presentazione del libro di Antonio Corvi “Un’arte, una città, una famiglia”, a cura di Luisa Castellini, realizzato con il sostegno dell’istituto di credito di via Mazzini. Il volume è stato illustrato dall’autore in dialogo con il presidente Sforza e con il giornalista Robert Gionelli.
Il dott. Corvi (che è stato per 25 anni presidente dell’Accademia nazionale della storia della farmacia) ha posto l’accento sull’eccezionalità della continuità familiare nell’ars farmaceutica, che non si deve solo al fatto che i suoi antenati hanno sempre avuto molti figli, ma ad una condizione di Piacenza che la rende unica in Italia, perché fin dai tempi antichi l’attenzione per la salute era da noi maggiore rispetto ad altre realtà, forse anche a causa del nostro clima insalubre. E il primo segno dell’arte del curare nel nostro territorio è - secondo l’autore - il fegato etrusco ritrovato nelle nostre campagne, che dimostra una conoscenza dell’organo che poteva avere solo chi aveva fatto vivisezione su animali. Altre testimonianze di questa vocazione sanitaria le troviamo con la figura del medico militare nelle colonie romane e - qualche secolo dopo - con l’arrivo a Bobbio di San Colombano (medico) e dei suoi confratelli, che curavano i pellegrini con sistemi, per l’epoca, moderni. «Il XIII è per Piacenza un secolo aureo - ha spiegato il dott. Corvi -: vengono costruiti il Duomo, San Francesco, il Gotico, e abbiamo un Papa piacentino (Gregorio X, ndr) dopo Silvestro, Abate di Bobbio. Anche l’arte farmaceutica dimostra precocità, con la nascita della categoria degli speziali che gestivano le “droghe” portate dall’Oriente con le Crociate. Ho trovato un documento del 1309 che attesta un contratto di affitto per una spezieria in piazza Duomo». Si passa quindi alle farmacie medievali, che vendevano anche generi diversi, come confetti, marzapane, sementi e candele, e poi al 1630, allorché la peste determinò la trasformazione in farmacie delle vecchie drogherie. Arriviamo così alla prima traccia della famiglia Corvi: in una pagina delle “Memorie storiche di Piacenza” di Cristoforo Poggiali si riporta la notizia del testamento (contestato) di Gerolamo Illica, che istituisce una spezieria dei poveri a beneficio della città (in via Illica): a gestirla (1575) è Petrus de Corvis. Inizia così una catena familiare che ancora prosegue. «Il merito - ha sottolineato il dott. Antonio - è di alcuni miei antenati di capacità e intelligenza superiori. Come Antonio II, già speziale a 20 anni, che gestisce in affitto una farmacia in piazza Cavalli riuscendo a guadagnare le risorse per acquistare l’attuale sede di via XX Settembre, arredata approfittando delle aste napoleoniche: il banco della nostra farmacia era quello della ricca biblioteca di Sant’Agostino. Da ricordare anche le capacità di Antonio III, laureato a Parma e per 10 anni presidente della Camera di commercio. Grandi capacità imprenditoriali dimostrò anche Luigi I che consolidò, siamo a metà ‘800, patrimonialmente la famiglia».
Robert Gionelli ha ricordato come il volume (che nasce da un invito fatto al dott. Antonio dal compianto Giorgio Fiori) richiami aspetti interessanti della storia della città, legati per esempio alla chiesa di Sant’Alessandro (l’attuale Santa Teresa) e di San Protaso.
E veniamo alla storia recente. Al timone della Farmacia Corvi (con annessi un museo e una preziosissima biblioteca con 300 volumi) oggi resta, nonostante i suoi 90 anni - il dott. Antonio (V) con la figlia Maria Giovanna, mentre l’altro figlio Luigi ha portato avanti il laboratorio per la preparazione dei medicinali. Ma per continuare la tradizione dei preparatori, è stato necessario unirsi con altri colleghi. E’ nata così una rete di 600 farmacisti-preparatori che ha creato un’azienda - collegata con due Università - in grado di produrre qualsiasi tipo di integratore e cosmetico e della quale è vicepresidente il dott. Luigi. Il dott. Antonio ha ricevuto, in ricordo della serata, una pubblicazione della Banca.

Pubblicato il 23 ottobre 2019

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Interessante lezione di educazione finanziaria con Gabriele Pinosa

 

Crosta Pinosa copia

«Se le banche centrali non cambieranno la loro politica, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno». A lanciare l’allarme è stato Gabriele Pinosa, presidente Go-Spa Consulting, protagonista a Palazzo Galli della Banca di Piacenza (Sala Panini, che non è bastata a contenere il numeroso pubblico, e Sala Verdi video collegata) di una lezione di Educazione finanziaria su “Tassi, moneta ed inflazione ad un punto di svolta. Come educare risparmiatori ed imprese al cambiamento”.
Il dott. Pinosa - introdotto da Mario Crosta, direttore generale dell’Istituto di credito di via Mazzini, promotore dell’incontro - ha posto l’accento sulla centralità della moneta, fin dalle sue origini (risalenti al VII secolo a.C.), come esercizio di sovranità e messo in guardia da un pericolo reale che sta correndo il sistema economico mondiale: «Lo sviluppo di tassi negativi causati dall’interventismo delle banche centrali, che hanno utilizzato il loro potere di signoraggio per stampare moneta slegandola dell’economia reale. Creare moneta dal nulla ha effetti collaterali che magari non si percepiscono subito, ma che sono latenti e pericolosi». Con questi soldi, per esempio, la Bce compra titoli del debito pubblico dei vari Paesi europei che, per effetto dei tassi bassi, si vedono ridurre notevolmente gli oneri finanziari sul debito stesso. Quello della Germania - ha esemplificato l’oratore - ha l’88 per cento del debito con interessi negativi: quindi non solo non paga interessi, ma riceve rimborsi. «La Bce - ha consigliato il dott. Pinosa - non dovrebbe occuparsi delle politiche fiscali dei Paesi Ue finanziandone il debito. Il grande obiettivo delle banche centrali, non raggiunto, era invece quello di rivitalizzare l’inflazione. Rammento che la deflazione è il nemico numero uno del sistema economico, perché la gente non consuma e gli imprenditori non investono».
Mario Draghi, il 12 settembre, ha riattivato queste misure espansive (che vanno sotto il nome di quantitative easing) con un investimento di 20 miliardi di euro al mese. L’unico limite della Bce è quello che non può detenere più di un terzo del debito pubblico di ogni singolo Paese. «Il quantitative easing - ha proseguito l’esperto di mercati finanziari - ha effetti negativi sugli investimenti, sempre più rischiosi. Non solo. Provocando tassi negativi, ha mandato in Paradiso i debitori e all’Inferno i creditori per effetto della repressione finanziaria, fenomeno che si ha quando i tassi reali sono negativi in quanto quelli nominali sono costantemente inferiori al tasso di inflazione. Il mondo va alla rovescia: chi presta denaro, deve pure pagare...». E il dott. Pinosa ha paventato il rischio di un punto di rottura dal quale sarà difficile tornare indietro: «Cosa può accadere? Le banche centrali sono davanti a un bivio, con due possibili scenari. Il primo: si prosegue con le politiche monetarie espansive alimentando la repressione finanziaria e acuendo lo scontro tra creditori (detentori di obbligazioni e fondi) e debitori del mondo (governi e aziende) con il rischio di perdita di credibilità delle banche centrali e di fuga dei capitali verso monete alternative (bitcoin e libra), con il ritorno del signoraggio privato». Il secondo: le banche centrali riducono gli stimoli monetari non convenzionali, i tassi reali tornano positivi e le condizioni creditore-debitore rientrano nell’alveo della normalità, con il rischio assunto che viene premiato, ma al prezzo di una difficile sostenibilità del debito pubblico».

Pubblicato il 21 ottobre 2019

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