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Notizie Varie

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A Ferriere il nuovo campo da calcio inaugurato alla presenza di Bonaccini

ferrire 

È stata una festa patronale – quella dedicata a San Giovanni Battista – speciale per la comunità di Ferriere. Dopo la messa, celebrata da don Stefano Garilli, sul campo sportivo comunale l’Amministrazione del sindaco Carlotta Oppizzi, insieme al presidente della Regione Stefano Bonaccini, ha tagliato il nastro proprio al nuovo campo, rinnovato negli spazi. La struttura è più grande e può ospitare partite di calcio e allenamenti anche del mondo professionistico. Il campo sportivo è stato intitolato a “Le Miniere” di Ferriere, l’attività estrattiva del ferro che è all’origine dello sviluppo del capoluogo dell’Alta Valnure. Presenti alla cerimonia – che ha visto esibirsi anche la fanfara dei bersaglieri di Melzo - diverse autorità e sindaci del territorio.

Realizzati grazie a un contributo della Regione di 91mila euro su un costo complessivo di 130mila, i lavori hanno permesso di portare il terreno da gioco del campo sportivo di Ferriere alle dimensioni regolamentari per il calcio a 11. E’ stato anche adeguato il collegamento carrabile dell’impianto con la strada statale della Valnure, con asfaltatura del tratto sterrato. Durante i loro discorsi sia Oppizzi che Bonaccini hanno voluto ricordare l’impegno del compianto sindaco Giovanni Malchiodi, che si era speso proprio per l’allargamento e miglioramento del campo da calcio.

Pubblicato il 28 giugno 2021

 

Apre il fondo regionale per lo sviluppo dell’imprenditoria femminile

 Microcredito

Nuove imprese “rosa” nascono, innovano, si sviluppano, grazie al supporto economico della Regione. È l’obiettivo del neonato “Fondo regionale per l’imprenditoria femminile e women new deal”, attivato dalla Giunta regionale con una dotazione finanziaria di partenza di un milione di euro nel 2021 e operativo dopo l’estate, per favorire l’avvio, la crescita e il consolidamento di attività imprenditoriali a conduzione femminile, con la maggioranza dei soci donne e professioniste. Si tratta di uno strumento finanziario innovativo rivolto espressamente al mondo delle imprese e delle professioni al femminile, con l’obiettivo di sostenere con contributi a fondo perduto fino a un massimo di 30mila euro le micro e piccole imprese, anche in forma associata, e le singole partite Iva che operano sul territorio regionale da non più di cinque anni. Un modo per dare una spinta alla creazione di nuove opportunità imprenditoriali e lavorative all’interno di un mondo, quello femminile, che ha pagato uno dei prezzi più alti ai contraccolpi economico-sociali della pandemia. Il neonato fondo, che potrà essere alimentato con ulteriori risorse finanziarie secondo le necessità che man mano si presenteranno, sarà affidato in base a un’apposita convenzione ad Artigiancredito, attuale gestore dei due fondi regionali di finanza agevolata Microcredito e Starter. “Sono molto orgoglios a- spiega l’assessora regionale alle Pari opportunità, Barbara Lori - di aver avviato questo nuovo progetto che vedrà le donne al centro di un’azione concreta sostenuta dalla Regione Emilia-Romagna, pioniera nelle pari opportunità. Abbiamo deciso di costituire questo fondo proprio per incentivare le donne a scommettere su loro stesse e le proprie risorse, in un mercato del lavoro ancora troppo spesso segnato da disuguaglianze e discriminazioni”. “Il nostro obiettivo - prosegue Lori - è quello di favorire il consolidamento, lo sviluppo e l'avvio di attività imprenditoriali a conduzione femminile o con maggioranza dei soci donne. Tutto questo a maggior ragione oggi, dopo una pandemia che si è abbattuta fortemente sul mondo femminile penalizzandolo ulteriormente, anche in una regione come la nostra, in cui l’occupazione femminile segna un dato al di sopra della media nazionale. Questo fondo, rivolto alle donne imprenditrici, si aggiunge al recente bando a favore di enti Locali e associazioni per il sostegno di progetti di formazione, autoimprenditorialità e conciliazione dei tempi di vita e lavoro capaci di valorizzare davvero le donne in una società che non discrimina ma promuove i propri talenti”.

In aggiunta ai finanziamenti agevolati targati Microcredito e Starter, potranno dunque beneficiare dei contributi a fondo perduto le micro e piccole imprese singole o associate (compresi consorzi, società consortili e cooperative) oppure le professioniste con partita Iva con sede legale e/o operativa in Emilia-Romagna che alla data di presentazione della domanda abbiano iniziato l’attività da non più di cinque anni e siano regolarmente iscritte all’apposito registro presso la Camera di commercio competente per territorio. Tra i requisiti per essere classificate come imprese femminili, e quindi usufruire dei sostegni a fondo perduto, le società cooperative e di persone dovranno avere come soci almeno il 60% di donne; invece nel caso delle società di capitali dovranno essere intestate alle donne imprenditrici almeno i due terzi delle quote di partecipazione; la stessa percentuale minima richiesta per la composizione degli organi di amministrazione.

 I progetti

I progetti finanziabili comprendono gli investimenti necessari all’avvio, allo sviluppo e al consolidamento dell’impresa e alla messa sul mercato di prodotti e/o servizi. In particolare, tra le spese ammissibili figurano quelle per ristrutturazioni edilizie, acquisto di macchinari, attrezzature, impianti, hardware e software, arredi, brevetti, iniziative promozionali e partecipazione a fiere ed eventi, consulenze specialistiche e spese per formazione. L’aiuto regionale a fondo perduto non potrà comunque superare il 40% dei costi ammessi, con un contributo massimo di 30.000 euro ad impresa, per la parte non coperta dal finanziamento agevolato eventualmente ottenuto attraverso i fondi Microcredito o Starter. Inoltre, i progetti dovranno prevedere un costo totale ammissibile non inferiore a 8.000 euro. A disposizione di ogni provincia, per la prima attivazione del fondo, è riservato un plafond minimo di 50.000 euro.

L’istruttoria e la selezione dei progetti sono affidati ad Artigiancredito, che dovrà gestire il fondo con contabilità separata ed esercitare le dovute attività di controllo e monitoraggio. I progetti saranno valutati in base a una serie di criteri come le ricadute positive in termini occupazionali; la rilevanza della componente femminile e giovanile in termini di partecipazione societaria e/o finanziaria al capitale sociale; la valorizzazione dei mestieri della tradizione (sartoria, artigianato, ecc.); la conciliazione dei tempi di vita e lavoro e la condivisione delle responsabilità di cura famigliari; lo sviluppo dei percorsi di inclusione sociale e lavorativa di donne a rischio di fragilità sociale (ad esempio vittime di violenza di genere); il contenuto innovativo dei progetti. Le domande di aiuto vanno presentate secondo le modalità stabilite dalle finestre di ammissione ai fondi Starter e Microcredito e avere già ottenuto il relativo finanziamento agevolato richiesto per la realizzazione del progetto. Nel 2020 attraverso il Fondo Starter sono stati erogati 83 finanziamenti ad altrettante imprese femminili per oltre 4,6 milioni di euro, mentre sono state 59 le imprese e le professioni femminili che hanno potuto usufruire di 1,2 milioni di euro grazie al Fondo Microcredito. Numeri destinati a crescere con il lancio del nuovo Fondo regionale per l’imprenditoria femminile.

Pubblicato il 27 giugno 2021

Iscrizioni ancora aperte al Fano Summer School Socio Politica

Fano Summer School 

Rimane ancora qualche giorno per potersi iscrivere alla Fano Summer School.  Organizzata da Ucid Marche (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti) in collaborazione con diocesi di Fano, Azione Cattolica Diocesana, ACLI Pesaro, CISL Marche, Cooperativa Generazioni, Associazione “Generazioni in Movimento” e Opera Don Orione di Fano, con il patrocinio di Comune di Fano, si svolgerà dal 14 al 16 luglio 2021, presso l’Opera Don Orione, via IV Novembre 47, a Fano in provincia di Pesaro Urbino nelle Marche.

La significativa kermesse, rivolta ai giovani di età compresa tra i 16 e i 35 anni, si snoderà in tre giornate sui cui si rifletterà sui temi della politica, dell’ambiente della giustizia e dell’economia.

Numerosi i relatori di grande fama tra cui:

Stefano Zamagni, docente di economia Università di Bologna, Mauro Magatti, docente all’Università Cattolica di Milano, Ernesto Preziosi, docente Università Cattolica di Milano e già Deputato, Bruno don Bignami, Direttore nazionale Ufficio CEI Pastorale Sociale e del Lavoro. Tra le autorità e gli invitati: Armando Mons. Trasarti, vescovo della Diocesi di Fano e presidente della Commissione Regionale per i problemi Sociali e del Lavoro della Conferenza episcopale Marchigiana, Dino Latini, presidente del Consiglio Regionale delle Marche, Remo Fiori, Presidente Ucid Marche, Romualdo Rondina, Presidente BCC Fano, Barbara Brunori, Assessore Sport, Ambiente, Partecipazione, Opportunità Nuove Generazioni di Fano.

Per partecipare alla Summer School è necessario inviare i propri dati a .

La quota di iscrizione, tutto compreso, è di 65,00. L’alloggio è nella Casa per ferie Opera Don Orione, via IV Novembre, 47 Fano (PU).

Per informazioni

Ufficio Psl e Ucid Fano

via Roma 118, 61032 Fano – Gabriele Darpetti, tel. 345 0944984, email

Segreteria  Fano Sumer School Socio Politica

Cristina Genga tel. 370 3796226, email

Segreteria amministrativa

Coperativa Generazioni

Via Don Bosco 14 – 61032 Fano – email

Pubblicata il 27 giugno 2021

Un milione di euro per rendere i nidi d’infanzia ancora più accessibili e qualificati

Nidi dinfanzia

Abbattere o azzerare le rette di iscrizione ai nidi d’infanzia, compresi micronidi e sezioni primavera per bambini dai 24 a 36 mesi di età. Ma anche qualificare e sostenere il funzionamento e la gestione del sistema dei servizi educativi per i bimbi da 0 a 3 anni e di quelli integrativi (spazio bambini, centri per bambini e famiglie, servizi domiciliari e servizi sperimentali), pubblici e privati convenzionati. La Regione Emilia-Romagna conferma per il terzo anno consecutivo il progetto “Al nido con la Regione” per l’abbattimento delle rette, e destina per l’anno educativo 2021-2022 ulteriori risorse per qualificare i servizi: in totale 25,5 milioni di euro che la Giunta regionale ha stanziato con due distinti provvedimenti appena approvati. Uno per completare l’erogazione di 18 milioni e 250 mila euro per contenere e abbattere i costi delle rette d’iscrizione ai nidi, ripartiti tra i Comuni e Unioni sede di servizi educativi per la prima infanzia, con il vincolo di utilizzare le risorse esclusivamente per l’obiettivo individuato; il secondo, da 7milioni e 250mila euro, anch’essi ripartiti tra Comuni e Unioni di Comuni dell’Emilia-Romagna, per consolidare le strutture educative pubbliche e private convenzionate con i Comuni, e migliorarne la qualità attraverso il sostegno ai coordinamenti pedagogici territoriali e la formazione continua degli operatori. “I servizi di qualità rivolti ai bambini più piccoli costituiscono un supporto fondamentale per rendere più solidi i loro percorsi educativi e per contrastare le disuguaglianze all’origine e per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro - sottolinea la vicepresidente con delega al Welfare, Elly Schlein -, in particolare delle donne su cui grava sproporzionatamente il lavoro di cura. L’Emilia-Romagna ha da sempre nei nidi d’infanzia un punto di forza del suo welfare, ma è giusto fare ancora meglio e ancora di più per rafforzare e qualificare strutture che forniscono ai più piccoli, esperienze educative, di socialità, formazione e gioco che rappresentano aspetti essenziali della loro crescita. Confermiamo dunque il progetto Al nido con la Regione- chiude la vicepresidente- che anno dopo anno ha permesso di dare un sostegno concreto a tante famiglie e destiniamo ulteriori risorse per la qualificazione dei servizi”.

 "Al nido con la Regione"

Partito in via sperimentale nell’anno educativo 2019-2020 e riproposto nel 2020-2021, torna in Emilia-Romagna, da settembre 2021, il progetto “Al nido con la Regione”. Le risorse per finanziarlo (18,25 milioni di euro)vengono assegnate a tutti i 223Comuni e loro Unioni dell’Emilia-Romagna sede di servizi educativi (pubblici e privati convenzionati) per la prima infanzia, che avranno il vincolo di utilizzarle esclusivamente per l’obiettivo individuato, quindi per abbattere o azzerare le rette. Il budget finanziario assegnato a ciascun Comune viene determinato sulla base del numero dei bambini iscritti ai servizi (indipendente dal Comune di residenza) nell’anno educativo 2019-2020, ultimo dato disponibile validato dai Comuni stessi. Potranno usufruire delle risorse soltanto i Comuni che entro il 3 settembre 2021 faranno richiesta di finanziamento alla Regione, accompagnata da un impegno formale, espresso dal legale rappresentante dell’Ente, di utilizzo delle risorse esclusivamente per l’abbattimento delle rette di frequenza.
La riduzione delle rette interesserà i nuclei familiari con un Isee massimo di 26 mila euro, il cui risparmio annuo per ogni bambino iscritto sarà più consistente nel caso di un bambino con disabilità o residente in un Comune montano. Saranno gli stessi Comuni o Unioni stabilire come articolare concretamente l’abbattimento o l’azzeramento delle rette. Sulla base dei bambini iscritti nell’anno educativo 2019-20, a livello provinciale le risorse ai Comuni sono così suddivise: a quelli dell’area metropolitana di Bologna 5.114.585 euro; a quelli della provincia di Modena 2.914.613 euro; alla provincia di Reggio Emilia 2.482.124 euro; alla provincia di Parma 1.819.710 euro; alla provincia di Ravenna 1.633.009 euro; alla provincia di Forlì-Cesena 1.364.188 euro; alla provincia di Ferrara 1.296.692 euro; a quella di Rimini 877.538 euro, e a quella di Piacenza 747.536 euro.

I fondi stanziati

Sul totale dei fondi stanziati dalla Regione, 7 milioni e 250 mila euro vanno direttamente a 235 Comuni e Unioni di Comuni per i 1.233 servizi educativi sulla base del numero di bambini iscritti, che nell’anno educativo 2019-2020 furono in totale quasi 34mila. Per quanto riguarda le attività finanziate, si va dalla gestione delle strutture sulla base degli standard qualitativi e di sicurezza fissati, al funzionamento dei coordinamenti pedagogici territoriali, fino alla formazione degli operatori dei servizi educativi rivolti ai bambini più piccoli, da zero a tre anni, che comprendono i nidi d’infanzia e i servizi integrativi al nido (spazio bambini; centri per bambini e famiglie; servizi domiciliari e servizi sperimentali). Nel dettaglio, larga parte delle risorse (6 milioni 525mila euro) è finalizzata alla gestione e al consolidamento dei servizi per la prima infanzia: nell’ambito di questa cifra, è previsto un incremento di 182.700 euro per i bambini iscritti ai servizi educativi di Comuni montani, e una quota aggiuntiva di 137.000 euro assegnati sulla base del numero di bambini con disabilità. La quota di 725.000 euro è destinata a sostenere la qualificazione dei servizi educativi, attraverso il coordinamento pedagogico territoriale (300 mila euro) e la formazione permanente degli operatori (425 mila euro). A livello territoriale, le risorse saranno così suddivise: nella provincia di Bologna 2.028.418 euro; Modena 1.157.865 euro; Reggio Emilia 986.809 euro; Parma 721.977 euro; Ravenna 650.075 euro; Forlì-Cesena 540.660 euro; Ferrara 517.333 euro; Rimini 347.921euro; Piacenza 298.938 euro.

Secondo i dati del Sistema Informativo Regionale servizi dell’infanzia riferiti all’anno educativo 2019-2020, in Emilia-Romagna i bambini da 0 a 3 anni iscritti nei 1.233 servizi educativi erano quasi 34 mila (precisamente 33.908), il 34,7% dei bambini di questa fascia d’età residenti in regione (97.623). Nell’area metropolitana di Bologna i servizi sono 311 e gli iscritti 9.144. Nelle altre Province: Modena (195 servizi, 5.575 iscritti), Reggio Emilia (146 servizi, 4.272 iscritti), Ravenna (125 servizi, 3.041 iscritti), Parma (125 servizi, 3.564 iscritti), Forlì- Cesena (114 servizi, 2.639 iscritti), Ferrara (85 servizi, 2.335 iscritti), Piacenza (67 servizi, 1.495 iscritti), Rimini (65 servizi, 1.843 iscritti). Per continuare a promuovere l’accesso ai servizi educativi,la Regione Emilia-Romagna è pronta a rilanciare da luglio la campagna di comunicazione “Al nido con la Regione” su numerosi canali (locandine, sito web dedicato, video, spot radiofonico, social). Tutte le informazioni su: https://sociale.regione.emilia-romagna.it/infanzia-adolescenza/temi/politiche-educative/al-nido-con-la-regione.

Pubblicato il 27 giugno 2021

Nei centri diurni per anziani e disabili è tornata la frequenza ordinaria pre-covid

Centri diurni

In Emilia-Romagna dal 21 giugno, sono stati riaperti per anziani e persone con disabilità i Centri diurni, Centri socio-riabilitativi diurni e i Centri socio occupazionali, ed è ripresa delle attività ordinarie di accoglienza, educazione e riabilitazione attive prima della pandemia. La Giunta regionale ha infatti approvato le nuove indicazioni per garantire la completa apertura di questi servizi, dopo la chiusura del 10 marzo 2020 a seguito della prima ondata di Covid-19, e poi parzialmente riattivati a fine maggio dello stesso anno. Si tratta di un provvedimento molto atteso dalle persone più fragili (disabili, anche gravi, e anziani), che possono finalmente riprendere a tempo pieno le attività educative, riabilitative, formative e di socializzazione, interrotte durante il lungo periodo di lockdown da emergenza sanitaria; ma anche dalle loro famiglie, che possono contare nuovamente, per alcune ore del giorno, su un sostegno esterno. “Abbiamo compiuto un altro importante passo per ristabilire questi luoghi indispensabili per la socialità e la vita di relazione delle persone più fragili - dichiarano la vicepresidente Elly Schlein e l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini -. Lo abbiamo fatto tenendo in considerazione la situazione epidemiologica attuale in costante miglioramento e il positivo stato di avanzamento della campagna vaccinale, mantenendo però la prudenza e le raccomandazioni al rispetto delle regole di sicurezza. Ora, finalmente, su tutto il territorio regionale saranno riprese a pieno regime le attività rivolte alle persone non autosufficienti, Una buona notizia, anche per le famiglie e i caregiver, che potranno nuovamente sentirsi sollevati dopo un periodo così lungo e faticoso di assistenza dei propri cari”. Tra le principali indicazioni da seguire viene riproposta quella di continuare a lavorare per gruppi di persone, garantendo il più possibile la continuità e stabilità degli utenti appartenenti ai singoli gruppi e degli operatori loro dedicati; oltre, naturalmente, l’applicazione puntuale delle norme igienico-sanitario di prevenzione del contagio da Covid. Con l’apertura a tempo pieno, tornano dunque le modalità ordinarie di frequenza in vigore prima della chiusura, nel rispetto della capacità ricettiva formalmente autorizzata ad ogni singola struttura (atti di “autorizzazione al funzionamento” o “dichiarazione di avvio attività”). Per aumentare la capacità di accoglienza del servizio potrà essere programmata l'apertura anche nei fine settimana e nel periodo estivo. In ogni struttura potranno essere introdotte e costantemente aggiornate soluzioni flessibili, tenendo in considerazione le dimensioni e l'articolazione degli spazi interni ed esterni, il numero complessivo degli utenti, il livello di autonomia degli ospiti e la loro capacità di rispettare i comportamenti per contenere il rischio di contagio (distanziamento, igiene delle mani, uso delle mascherine). Le indicazioni di carattere generale sono valide anche per le attività territoriali estive, laboratoriali, associative, al fine di garantirne la ripresa su tutto il territorio regionale, nel rispetto delle modalità di contenimento dei contagi. Anche i centri diurni contigui ad una struttura residenziale possono riprendere le attività, assicurando il più possibile accessi, spazi, attrezzature e personale separati. In caso di focolaio, deve essere garantita la completa separazione dal punto di vista strutturale ed organizzativo tra il centro diurno e la struttura residenziale adiacente o la chiusura temporanea del centro diurno quando non sia possibile il completo isolamento.

Sono valide anche nei centri diurni e nelle diverse tipologie di servizio le indicazioni per i nuovi ingressi nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali contenute nell’ordinanza dell’8 maggio 2021 del ministro della Salute, che recepisce e integra le disposizioni regionali sulle modalità di accesso/uscita di ospiti e visitatori alle strutture residenziali in Emilia-Romagna. Le nuove disposizioni della Regione per ripresa delle attività, si applicano anche agli interventi psico-sociali domiciliari e di gruppo, pubblici e privati, destinati alle persone con demenza, loro familiari e caregiver: Meeting center, Centri di Incontro, Caffè Alzheimer, palestre della mente, Spazi incontro e incontri a domicilio. Infine, per le persone con disabilità vanno assicurati nuovamente i progetti per la “Vita Indipendente” ed il “Dopo di Noi”.

In Emilia-Romagna sono complessivamente 495 le strutture di accoglienza esclusivamente diurna rivolte alle persone fragili. Di queste, 195 sono Centri diurni socio-riabilitativi e 84 sono Centri socio-occupazionali, che ospitano oltre 5mila persone con disabilità gravi e gravissime. I restanti 216 sono Centri diurni per anziani che accolgono, da Piacenza a Rimini, circa altri 5.000 utenti. La Regione sostiene queste tipologie di servizi socio-sanitari attraverso il Fondo regionale per la non autosufficienza, che per il 2021, integrato da risorse nazionali, supera il mezzo miliardo di euro: 20,8 milioni in più rispetto al 2020. Nel dettaglio, la spesa sostenuta dalla Regione per i Centri diurni supera i 70 milioni di euro.

Pubblicato il 26 giugno 2021

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